ROGER R. TALBOT.
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IL CENACOLO DELLE SORELLE.
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2010. Sperling & Kupfer Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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TI INSEGNER A USARE LE TUE PAURE COME CIBO, IL TUO CORPO COME MEZZO, LA TUA VOCE COME ARMA.
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Salom, Isabella di Castiglia, Anna Bolena, Madame de Pompadour, Jacqueline... Mani femminili che hanno scritto la Storia. Ma se esistesse un filo che le lega? Se si scoprisse che tutte, nel corso dei millenni, hanno fatto parte di una sorellanza votata alla conquista del potere?
Allora impadronirsi del loro sapere - anche a costo di molte vite - significherebbe possedere le chiavi del mondo...
Ekaterinburg, Russia: una famosa attrice muore in un tragico incidente sul set. Il marito, l'oligarca Gavrijl Derzhavin, sospetta si tratti di omicidio. La figlia Nadja ne  convinta, anche se l'unico indizio  un vecchio fondale teatrale, riapparso dopo decenni di oblio. Perch quel pezzo di scarso valore aveva incuriosito sua madre, negli ultimi giorni di vita? E come mai aveva colpito Lena Leskov, la bellissima amante di Gavrijl? Nadja si getta a capofitto in un'indagine inquietante e pericolosa, ma a vegliare su di lei c' Kirill, ex soldato e guardia del corpo di Derzhavin, un siberiano silenzioso e all'apparenza impenetrabile. La loro caccia all'assassino incrocia pi personaggi e si sposta da Mosca a San Pietroburgo, dal Kazakistan all'Irlanda, sulle tracce di un'antichissima e occulta sorellanza e del suo segreto finora inviolato: una formula con cui, da tempo immemorabile, le adepte hanno dominato il mondo, soggiogando gli uomini di potere al proprio disegno. Una formula che non deve cadere nelle mani della donna sbagliata...
In un crescendo di suspense, dove le sorprese si moltiplicano pagina dopo pagina, il romanzo corre verso l'imprevedibile epilogo, confermando il talento di Roger R. Talbot nel miscelare magistralmente storia e avventura, esoterismo e tecnologia in un thriller originale e appassionante.
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L'AUTORE.
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Roger R. Talbot, irlandese di nascita, risiede in Italia da oltre quarantanni. Appassionato studioso di storia, letteratura e teologia, ha esordito con successo nella narrativa con I numeri della sabbia, pubblicato da Sperling & Kupfer e tradotto in diversi Paesi.
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IL CENACOLO DELLE SORELLE.
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Capitolo 1.
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Leningrado, Piccolo Teatro Cechov. Domenica 15 Novembre 1942, ore 17,18.
Che senso aveva mettere in scena un'opera teatrale in quella desolazione?
...e ai compagni artisti, affido il compito di tenere alto il morale dei proletari combattenti, militari e civili, riscaldando i loro cuori con i poemi e le opere dei figli della Grande Madre Russia, aveva tuonato il compagno Maresciallo, nel bollettino radiofonico della sera prima.
Propaganda inutile, aveva pensato sconsolata. Sarebbero morti tutti, come topi in trappola.
Olga Tvardovskij scese dal suo sgabello e si avvicin all'abbaino, appoggiando le mani sulla vetrata fredda e leggermente appannata: da lass, si dominava Leningrado. Era tutto buio, per via del coprifuoco. Pochi fiocchi leggeri apparivano d'improvviso davanti ai suoi occhi, al di l della finestra, brillavano per un momento sullo sfondo nero del nulla e poi svanivano. Soltanto i traccianti della contraerea squarciavano di tanto in tanto la notte, lasciando scie come di stelle ascendenti.
Olga sent salire dalla strada ghiacciata un crepitio di scarponi chiodati. Marciavano all'unisono: soldati dell'Armata, si disse. Oppure un manipolo delle Milizie Operaie, che rastrellavano il quartiere a caccia di avamposti tedeschi. O un plotone della Wehrmacht che era riuscito a sfondare. Sper che Yuri fosse stato abile come al solito.
Decise di accendere la radio.
Armeggi per un po' con il selettore di frequenza: le vecchie valvole gracchiavano e decine di idiomi scorrevano veloci l'uno dietro l'altro.
Finalmente si sintonizz su Radio Berlino.
Ascoltare i notiziari del Reich le dava la sensazione di saperne
un po' di pi, e si sentiva quasi rassicurata. E poi conosceva
bene la lingua: sua madre era nata a Praga, e le aveva
sempre parlato in tedesco, fino all'ultimo giorno.
La notizia che la sconvolse giunse al termine del bollettino,
nella parte dedicata ai Paesi Alleati. Il portavoce italiano
riferiva che la celebre attrice del cinematografo Elsa Ambrosini
era scomparsa a Roma in circostanze misteriose: la
polizia fascista era impegnata nelle ricerche, ma si temeva
per la sua vita. I suoi numerosissimi ammiratori, italiani e tedeschi,
stavano con il fiato sospeso.
Olga spense la radio e torn alla finestra, a guardare
fuori quel mondo buio, che all'improvviso le sembr ancora
pi nero.
La sua amatissima Elsa. Evidentemente, non le era bastato
essere l'amante segreta del Ministro della Cultura Popolare:
qualche invidioso, o pi probabilmente invidiosa, doveva
aver fatto trapelare le sue origini ebraiche.
Olga scoppi in lacrime, senza far nulla per frenarle: si
sent all'improvviso sola e impotente. Prima Mary, adesso
anche Elsa. Le due Sorelle di una vita. Perse entrambe, in
trentaquattro giorni.
Adesso era rimasta l'unica depositaria del Libro di Foglie.
E prima o poi una bomba avrebbe fatto centro, una
raffica l'avrebbe falciata, un campo di prigionia l'avrebbe
consumata di fame e di freddo. Comprese di non avere
scampo: dopo pi di trenta secoli, il Cenacolo rischiava di
estinguersi.
In quel preciso istante la porta del salone si spalanc andando
a sbattere contro la parete, come se qualcuno le avesse
tirato un calcio. Accompagnato da una folata di aria gelida,
entr Yuri. Il ragazzino era imbacuccato in un pastrano
troppo grande per lui. Si sbarazz quasi con furia del berretto
carico di neve, buttandolo per terra, e si precipit verso
la donna reggendo un involucro di carta spiegazzata.
Era desolato. Ecco qui, Madame: cinquanta grammi di
pittura nera. Non ho trovato altro, disse con il suo indigesto
accento kazako, srotolando il cartoccio sul tavolo da disegno.
L'aveva colta di sorpresa e, prima di voltarsi, Olga si
asciug furtivamente le lacrime con il dorso della mano. Poi
raggiunse lenta il tavolo e sedette sullo sgabello.
Avrei preferito il grigio, come avevo richiesto. Non abbiamo
pi neppure il bianco per mischiarli.
Il mercato  quello che , sogghign Yuri. Nero.
Il solito insolente. Fra i ragazzi che l'aiutavano con le
scenografie, Yuri era l'unico che sembrava indifferente al
suo fascino. Per era dotato di un talento naturale: una mano
superba, grezza e indisciplinata quanto intensa e passionale.
Il suo destino sarebbe stato inferno o paradiso: niente
vie di mezzo. Ma questo non l'avrebbe riguardata: in quel
momento doveva pensare al suo, di destino.
Olga alz lo sguardo verso la parete e cominci a esaminare
il fondale: un albero di ciliegio stilizzato su vari toni di
grigio. L'ultima opera del suo apprendista, dipinta come
sempre riproducendo in grande i suoi bozzetti. Yuri aveva
disteso il fondale ad asciugare, appendendolo all'asta della
veneziana a soffitto per mezzo di rudimentali ganci ricurvi,
e con lo stesso tipo di ganci aveva attaccato dei pesi al fondo
del telone: staffe di ferro arrugginito, di quelle usate per imbullonare
i binari alle traversine. Per stirare bene le pieghe
della tela anche in orizzontale, invece, aveva usato corde di
quinta e chiodi.
Hai impegni per questa notte? gli domand Olga.
Il ragazzo, che si era seduto al suo posto di lavoro di fronte a lei, la fiss con strafottenza: Ce l'ha ancora la mia vodka?
Certo.
Allora forse possiamo metterci d'accordo.
Forse s, acconsent lei, ma poi non aggiunse altro. In silenzio si avvicin al telo e rimase in contemplazione.
Come previsto, Yuri non resistette a lungo. Cosa devo fare?
Lei si volt e sorrise compiaciuta: Ho deciso di introdurre delle modifiche al fondale.
Non se ne parla! salt su Yuri. Deve ancora finire di asciugare, e la prova generale  dopodomani sera. Non c' tempo per modificare un bel niente.
Si tratta solo di aggiungere qualche dettaglio. E il nero che hai comprato andr benissimo.
Di nuovo quegli stupidi simboli?
 
Capitolo 2.

Londra, Teatro B.A.S. T.E. T.
Marted 22 Gennaio 2008, ore 21,30.
Dal buio Victoria vedeva tutto.
L'americana fitta di proiettori era il solo elemento di metallo
del piccolo teatro. Le luci, dirette in punti strategici,
disegnavano e componevano l'unica scenografia del palco.
Un sagomatore mascherato proiettava un sole arancio su
una quinta nera. Era un'alba onirica che, pian piano, saliva
al suo zenit. Lentamente, inesorabilmente. Nessun suono,
come se nella pace di un mattino fatato tutti i rumori del
mondo si fossero acquietati, in contemplazione di un'antica
divinit solare, dimenticata per secoli dalla storia. Non appena
il fascio mobile li sfior, i quindici fantasmi di lino cominciarono
a cantilenare, sollevandosi da terra come Titani
in un risveglio epico: fino a quel momento erano sembrati
rocce, immobili e silenziose, testimoni di un mito che stava
per riaffiorare.
Ma quali, pel talamo
di Deiamra, terribili
rivali a cimento non scesero
fra i colpi e la polvere?
Il raggio squarci la scena e colp in pieno Victoria.
Era in piedi, sola, scalza: indossava un chitone biancastro,
lungo fino alle caviglie. Un himation a drappo, di panno
chiaro, le copriva la spalla nuda. Un nastro di seta rossa
stringeva i capelli neri: un'onda serica e confusa come una
cascata fra le scapole. Reggeva fra le mani uno scrigno e,
quando attacc, si accorse che la voce le tremava leggermente:
Non vo' saper di tristi audacie, apprenderle
non voglio: aborro le sfrontate femmine;
ma superar con filtri e con incanti
questa fanciulla nell'amore d'rcole,
questo l'ho fatto - ove non sembri a voi
stolida impresa: attor, desister.
C'era dolore, ma anche determinazione, nella sua voce:
qualcosa di difficile da afferrare, in equilibrio fra un'intonazione
troppo acerba e una consapevolezza troppo matura.
I fantasmi le risposero all'unisono, accomodanti:
Se nutri in ci che fai fiducia alcuna,
non ti consigli, sembra a noi, da stolta.
Poi tacquero, immobilizzandosi di nuovo. Victoria riprese
coraggio, finalmente riusc a dimenticare se stessa, e replic
entrando nella parte:
La mia fiducia  tal, ch'io la presumo
fondata; ma la prova io non attinsi.
Gli spettri si fecero beffardi, iniziando a danzare in cerchio.
Ma per sapere, oprar devi: certezza,
pur se credi, non hai, sinch non...
Stop! ordin una voce femminile dal fondo. Madame
Iv.
Il tono non ammetteva repliche. Immediatamente l'occhio
di bue si spense e si accesero le luci di sala. Il tecnico
delle luci, un uomo sui quaranta scuro di pelle, con i capelli
rasta, che stava in piedi dietro il quadro a fondo sala, si sedette
su uno sgabello e si accese una sigaretta arrotolata a
mano.
Il teatro aveva perso ogni magia: una piccola sala con sedie
di tessuto blu, circondata da un finto perlinato color noce
che fasciava le pareti.
Madame si alz da una delle poltrone centrali e si avvi
con eleganza verso il proscenio. Victoria la osserv con deferenza:
Madame aveva superato i sessantanni e non poteva
certo dirsi bella, ma era alta e sinuosa, e il portamento aveva
qualcosa di regale. Gli anni l'avevano come scolpita, anzi,
parevano quasi aver acuito l'intensit dello sguardo, che sapeva
essere al contempo languido e severo, benevolo e inflessibile.
Zigomi alti, occhi azzurri e profondi, e un caschetto
bianco, perfettamente acconciato, che le incorniciava
il volto fino al mento. Indossava un cardigan bianco, leggero
come una nuvola, sopra una camicia di seta verde pastello.
Una longuette in nuance fasciava le gambe ancora toniche
e sottili.
Se non fosse stato per il medaglione di pietra grezza, con
tarsie microscopiche e indecifrabili, che portava sempre al
collo appeso a un filo d'oro, non avrebbe sfigurato a Corte.
Questo pensava Victoria mentre dal centro del palco, appoggiato
lo scrigno a terra, la guardava avvicinarsi.
Alcuni fantasmi si erano tolti i copricapi. Erano tutte ragazze
giovani, dell'et di Victoria, con le guance pesantemente
truccate che scavavano i loro lineamenti. Sembravano
appena uscite dall'Ade.
Cinque minuti di pausa, ragazze, disse Madame. Poi
batt due volte le mani, lievemente. State facendo un buon
lavoro, aggiunse. Bevete qualcosa. Ma niente spuntini. Vi
faccio chiamare io.
Mentre le coriste sgattaiolavano dietro le quinte, Madame
sal sul palco dalla scaletta laterale. Victoria fece per andarle
incontro, ma la donna la blocc con un gesto della
mano.
Mi scusi, Madame...  che... cominci a dire Victoria.
Vai a fumare fuori, intim Iv al tecnico delle luci.
Lui alz le spalle e spar.
Poi Madame si volt verso Victoria e lentamente, con
dolcezza, quasi a volerla persuadere, le domand: Victoria,
chi sei tu?
La ragazza rimase stupita. Le braccia lungo il corpo ebbero
un leggero sussulto: Sono Vi... Victoria, balbett.
Madame fece un passo verso di lei: Qui sopra, chi sei
tu?
Victoria si morse un labbro maledicendo la sua ingenuit.
Sono Deianira, rispose.
Parlami di te, Deianira.
Sono la moglie di Eracle, le disse, alzando il mento e
rientrando nel personaggio.
Gli occhi di Iv erano due fessure, come se cercasse di focalizzare
un punto lontano. Ed  questo che sei, Deianira?
Solo una sposa?
N... no, sono Deianira, figlia di Oineo, re di Calidone,
e di Altea.
Sei una principessa, quindi?
No! Sono una regina.
Senza aggiungere altro, Madame Iv le diede le spalle e si
diresse verso il proscenio. Raggiunse il bordo, poi continu:
Non l'avevo notato, sai?
Ho dimenticato di porgere lo scrigno al sole, Madame,
si difese Victoria.
Hai dimenticato ben altro. Hai dimenticato il peso di
essere una regina abbandonata dal marito. Figlio di un dio.
Eroe per la sua patria. Fece una pausa e sospir. Poi le si
rivolse nuovamente con dolcezza:  difficile essere diverse
da ci che si ... e soprattutto da ci che ci si sente... ma
Deianira era una madre, la moglie di un semidio. Non una
ragazzina: non devi dimenticarlo.
Lo so, Madame, si difese ancora Victoria, ma sto solo
provando una parte in sostituzione. Ero solo una comparsa.
Sono diventata Deianira solo perch Angie  ammalata.
Appunto.
Victoria arross: Appunto... cosa?
Madame non le rispose subito: sollev il medaglione di
pietra dal petto e per un lungo attimo lo osserv intensamente,
prima di alzare di nuovo lo sguardo verso Victoria.
 quello che intendevo: sei una sostituta ne Le Trachinie di
Sofocle. Iv inspir profondamente. Ci hai provato, ma
pazienza. Domani ti faccio avere una parte pi facile. Grazie
del tuo prezioso tempo. Puoi andare. Poi si avvi verso
la piccola scalinata.
No! la blocc Victoria.
Iv si ferm in cima ai gradini. Prego?
La ragazza si sedette per terra. Una piccola nuvola di polvere
si alz dalle assi del palco. Madame, io so quel che valgo.
E fiss Iv con determinazione: Mi metta alla prova.
Iv non rispose. Rimasero a lungo cos, in silenzio: Victoria
seduta e Madame in piedi, a osservarla a distanza. I due
sagomatori di quinta, rimasti accesi, ronzavano lievemente,
illuminando di azzurro e di rosa il pulviscolo sospeso nell'aria.
Quindi Victoria si rialz e dichiar risoluta: Io voglio
questa parte.
Si dice voglio, aperto, la corresse Iv. Non vuglio,
chiuso, come una scozzese delle isole.
La voglio.
Iv la squadr un attimo dalla testa ai piedi, tormentandosi
di nuovo la collana. Ascoltami bene, disse fissandola.
Essere, e non fare.
Victoria pendeva dalle sue labbra.
Hai mai letto Epitteto?
N... no, rispose Victoria con un filo di voce.
Era un filosofo greco schiavo a Roma, cominci a spiegare
Madame. Ma nonostante la sua condizione - era anche
zoppo - era un uomo divertente. Epitteto ebbe delle
grandi intuizioni riguardo alla vita.
Iv port le mani dietro la schiena e si diresse verso le
quinte. A piena luce il cerchio arancione del sole si intuiva
appena.
Questo  il cuore del suo insegnamento, prosegu Madame.
Tra le cose che esistono, alcune dipendono da noi,
altre non dipendono da noi. Se pensi che sia tuo solo ci
che  tuo, e che ci che ti  estraneo ti sia estraneo, nessuno
potr pi esercitare alcun potere su di te.
Victoria abbass la testa, cercando di comprendere a
fondo il senso di quelle parole, mentre Iv continuava a parlare.
Quando Domiziano fece espellere tutti i filosofi da Roma,
Epitteto si stabil in Epiro, a Nicopoli. L apr una scuola
che ebbe grande successo. Nelle sue lezioni, Epitteto paragonava
le persone normali ai fili bianchi di una toga. Tutti
assolutamente uguali. Ma lui, anche da schiavo, si era sempre
paragonato al filo porpora. Quella piccola parte che fa
apparire tutta la trama stupenda e luminosa.
Iv arriv al fondo del palco. Con una mano accarezz il
tessuto scuro della quinta seguendo il bordo luminoso di
quel sole arancio creato dal proiettore. Ai discepoli che lo
esortavano a spiegarsi meglio, Epitteto domandava: "Perch
dovrei? Cos mi chiedete di diventare un uomo come ce ne
sono molti. Se lo facessi, come potrei rimanere porpora? E
rendervi migliori di cos?" Iv si volt a fissare Victoria.
Io devo essere il filo porpora? chiese la ragazza.
La domanda : sei la regina de Le Trachinie di Sofocle?
Posso diventarlo, rispose Victoria sicura.
Iv sorrise. E se tu lo fossi gi e fossi solo illuminata male?
La ragazza parve colpita.
 sempre una questione di potere, riprese Madame.
Tu puoi essere migliore di cos.
Poi la fiss con un'intensit nuova, e ci che le disse
suon quasi come un ordine: Victoria, da domani ti presenti
qui in teatro ogni mattina, alle dieci in punto. Partiremo
dalle basi.

 Capitolo 3.

Mar Nero, a 20 miglia dalla costa di Sochi.
Marted 21 Dicembre, ore 12,43.
Dima Gusejnov sudava.
Non c'era una nuvola in cielo e lo yacht scivolava senza
scosse sul mare piatto, come spinto da vele invisibili. I dodici
gradi di quella morbida giornata di sole erano neutralizzati
dalla brezza marina. Ma Dima Gusejnov, sul ponte, sudava.
In abito bianco, sdraiato su una chaise-longue di vimini
bianco finemente intrecciato, sudava. Le vene del collo,
strizzate dal colletto a punta di una camicia Versace nera e
da una cravatta color salmone, pulsavano.
Eppure non avrebbe dovuto essere cos, visto che si trovava
al cospetto di Gavrijl Derzhavin, alle cui dipendenze
aveva trascorso gli ultimi dieci anni. Gavrijl Derzhavin: un
uomo che rappresentava mille miliardi di rubli e un salvacondotto
permanente per qualunque Paese del mondo,
qualora le cose si fossero messe male.
Ma l, sul ponte di quella sorta di astronave, Dima sudava:
lo Yacht B, centotrenta metri, era costruito sulle linee favolose
di una Bismark tornata alla luce nel suo massimo
splendore, e aveva la prua corazzata come quella di un rompighiaccio.
A una decina di metri da lui, al riparo dei cristalli antivento,
era sdraiata al sole Lena Leskov. Dima aveva avuto a
che fare con centinaia di donne, tutte con il loro prezzo, ma
Lena apparteneva a un altro universo. Non era pi bella
della maggior parte delle ragazze che aspettavano i turisti
nelle hall degli hotel di lusso di Mosca. Ma aveva qualcosa
di indefinibile negli occhi e nel portamento: e, malgrado
fosse con Gavrijl da anni, dava sempre l'idea di non appartenere
a nessuno.
Neanche quella vista riusciva per a distrarre Dima dagli
avambracci tatuati di Gavrijl, che puntavano il fucile nel
cielo a caccia di piattelli rossi, lanciati con cadenza regolare
da un'invisibile catapulta a poppa. L'uomo li frantumava
l'uno dopo l'altro in una nuvola di polvere rossa, che subito
svaniva. Sparava impassibile: una mira olimpica, si sarebbe
detto.
Dopo una serie interminabile di centri, un colpo and a
vuoto, e Dima segu il piattello scomparire in mare sollevando
uno spruzzo bianco. Anche i migliori sbagliano, ebbe la
forza di pensare mentre la cartuccia espulsa rotolava ai suoi
piedi. Ma Kirill Rotchko, il fidato braccio destro di Gavrijl,
intercett il bossolo ancora fumante e lo infil nella tasca
della giacca nera, incurante del costosissimo abito Armani
che indossava. Sul collo del siberiano, mentre si chinava,
Dima scorse le due famose cicatrici: aveva sentito dire in giro
che una pallottola gli aveva trapassato la trachea danneggiandogli
le corde vocali e rendendolo quasi afono.
Grazie, Kirill, disse Gavrijl.
A Dima quella voce sembr un coltello nelle viscere: da
quando aveva messo piede sullo yacht, l'oligarca non gli
aveva ancora rivolto la parola.
Dima sent il sudore farsi gelido e la voce gli si strozz in
gola. Neanche un sorso di Kaiser, il suo cocktail preferito -
gin, triple sec e un quinto di vermouth dry -, riusc a dargli
sollievo. Dovette appoggiare il bicchiere sul bracciolo, perch
se lo avesse tenuto in mano si sarebbero accorti che stava
tremando. E tremava perch sapeva bene che chi tentava
di fregare Gavrijl Derzhavin, il numero dodici nella speciale
classifica del potere russo, avrebbe fatto una fine orribile.
Eppure era impossibile che lo avessero scoperto: si era
mosso alla perfezione. Troppo preciso e troppo prudente
perch qualcuno potesse essersi accorto del suo progetto
laterale. Qualcosa nell'aria, per, gli diceva che non era cos,
che Gavrijl sapeva, e che la sua convocazione su quel mostro
tecnologico era destinata a finire male. Arriv perfino a
sperare che Gavrijl gli puntasse il fucile al petto e facesse
fuoco, cos, senza troppe cerimonie, per mettere fine in un
attimo al terrore che lo stava schiacciando.
Carissimo Dima, esord finalmente Gavrijl, con un'espressione
indecifrabile, non ho avuto modo di ringraziarti
del tuo regalo.
Dima sentiva quegli occhi grigi fissi su di lui, e gli venne
in mente un lupo della steppa, un attimo prima dell'assalto.
La mia cara Lena ha gradito moltissimo la tua collana di
perle, concluse il suo ospite con affettazione, mentre riponeva
attentamente il fucile nella custodia di coccodrillo e si
accomodava proprio sulla sedia accanto alla sua.
Sorrise gelidamente, mentre Kirill faceva un gesto al cameriere
in livrea. Questi si precipit subito portando un
vassoio d'argento massiccio con un bicchiere e una bottiglia
di vetro tempestata di cristalli.
Dima aveva sentito parlare di questa nuova mania del capo:
ora beveva solo acqua minerale Bling H20 The Ten
Thousand, importata direttamente da Dubai. Duemilaseicento
dollari a bottiglia, secondo i bene informati. Il logo
inconfondibile gli conferm che la voce era fondata: l'uomo
che aveva di fronte poteva permettersi di pagare della semplice
acqua quanto tre mesi di stipendio di un operaio. Uno
schiaffo in faccia a tutti i russi che morivano di fame. Quanto
avrebbe voluto essere al suo posto. Soprattutto in quel
momento.
Il sole s'era velato all'improvviso, e la brezza leggera era
virata in folate pungenti da Nord.
Devi dirmi qualcosa, Dima? spezz il silenzio Gavrijl.
Dima deglut. Cosa doveva dire? Doveva confessare tutto
subito, nella speranza di salvare la pelle? Oppure bluffare?
Lui era molto bravo a farlo. Era imbattibile a poker, tanto
che i suoi uomini lo chiamavano Ni puha ni pera(1).
S, Gavrijl, decise infine di rispondere.
L'oligarca bevve un lungo sorso d'acqua e pos il bicchiere
sul vassoio, congedando il cameriere con un gesto.
Ti ascolto, lo invit.
Dima si volt istintivamente: Lena si era alzata con una
grazia quasi magica e si stava dirigendo verso di loro. Indossava
una vestaglia di cachemire aderente che sottolineava le
sue forme. La donna si ferm appoggiandosi di schiena, delicatamente,
al parapetto: aveva occhi soltanto per il suo
magnate, come se Dima e Kirill fossero stati bicchieri vuoti
dimenticati l dai camerieri. Amore, se non ti dispiace, vado
a cambiarmi...
Raggiungici fra una decina di minuti, rispose Gavrijl.
Saranno sufficienti a sbrigare i nostri affari...
Dima abbozz un mezzo sorriso di congedo, e alz il
bicchiere in direzione della donna: lei, prima di scomparire
attraverso la porta di cristallo scuro che introduceva al
salone sottocoperta, sorrise in modo indecifrabile. Un'aspide
poteva sorridere allo stesso modo, prima di morderti
e iniettarti il veleno, pens Dima. La verit era che non l'aveva
mai sopportata: l'amante di uno dei pi potenti uomini
della Russia era riuscita a ottenere quel ruolo facendo
piazza pulita intorno a s. Ci sapeva fare da sempre, ma
adesso che era al fianco di Gavrijl, tutti erano costretti a
venerarla come se fosse la Madonna di Kazan.
A Dima Lena faceva paura: ricambi con un sorriso di
cortesia, sforzandosi di sembrare sincero.
Ora possiamo parlare, lo sollecit Gavrijl.
Dima raddrizz la schiena, e scol il bicchiere in un sorso.
Sent il cocktail scorrergli lungo la gola liscio come l'olio,
a lubrificare le parole che stava preparandosi a dire. C' un
problema con la Commissione Olimpica... cominci. Poi
sospir, ma non emise alcun suono.
Continua, lo esort ancora Gavrijl.
Dima rigir il bicchiere fra le dita: ora non tremavano
pi. Si stava giocando tutto e, quando si trovava in quelle
condizioni, diventava un pezzo di ghiaccio. I nostri movimenti
hanno fatto incazzare gli altri, spieg.
Gavrijl stava seduto in silenzio, con le mani incrociate sul
ventre. La vestaglia di broccato rossa con i bordi dorati lasciava
intravedere il suo petto glabro e tatuato. E neanche
un accenno di pelle d'oca, come se la temperatura non lo riguardasse.
Ho provato a parlare con gli altri e, forse, sono riuscito
ad arrivare a un accordo. Vantaggioso per tutti, prosegu
cauto Dima.
Va' avanti, annu Gavrijl studiandolo.
Dima pens di essere riuscito a ingannarlo: forse i suoi
movimenti non erano stati scoperti. Questa sensazione gli
restitu un po' di coraggio e prosegu: Se accetterai la...
spesa imprevista di trecento milioni di dollari, tutto sar definitivamente
nelle tue mani. Stiamo parlando di un giro
d'affari complessivo di quasi dodici miliardi. Ci guadagneresti
comunque tanto.
Un altro drink, Dima? chiese Gavrijl agitando le dita
sopra la testa. Il cameriere si precipit di nuovo. Senza
aspettare la risposta, l'oligarca ordin un altro Kaiser: Dima
annu solamente a cose fatte.
Continua, lo invit ancora Gavrijl.
Questo  tutto, concluse Dima, risistemandosi contro
lo schienale della sedia.
 tutto, gli fece eco Gavrijl annuendo.
Dima iniziava a sentirsi a proprio agio. Del resto non gli
aveva mentito. Quell'operazione avrebbe portato a Derzhavin
un sacco di soldi e poco importava se il rilancio di altri
trecento milioni, orchestrato da lui stesso, avesse alzato la
tangente a pi del doppio. Dima guard verso la costa: erano
davanti a Sochi, la perla del Mar Nero. La pressione russa
sulla Commissione Olimpica era stata fortissima sul piano
politico, diplomatico ed economico, mentre sul versante
interno i telegiornali, quasi quotidianamente, avevano promosso
e magnificato la candidatura di Sochi a sede olimpica.
Per il Presidente era diventata una sorta di scommessa
personale, legata anche a un pi complesso piano di sviluppo
turistico del Paese, di cui Sochi rappresentava il progetto-guida.
Gi sul finire del 2003, Gazprom, che avrebbe
sponsorizzato i Giochi del 2014, aveva messo le mani sull'area
di Krasnaja Poljana, futuro teatro di una parte delle
competizioni, a ridosso della riserva naturale del Caucaso.
Ci avrebbero costruito un imponente complesso sciistico-alberghiero
destinato, oltre che ai Giochi, anche al turismo di
lite. Si era calcolato che gli investimenti nel Progetto Sochi
ammontassero a quasi dodici miliardi di dollari, ma era una
stima in difetto, considerando le spese per ingrandire e ammodernare
il vecchio aeroporto, di cui Gavrijl sarebbe stato
uno dei soci di maggioranza. E poco importava se - per far
posto ai grandi complessi alberghieri e sportivi - case, dacie
e terreni di cinque villaggi e di due ex sovkhoz sarebbero
stati espropriati, con indennizzi da fame, e i loro residenti
trasferiti chiss dove. Con quel giro d'affari Gavrijl avrebbe
comprato tante casse di acqua costosissima. E poi questo
non era un problema di Dima: in tasca si sarebbe trovato
una manciata di milioni.
Con chi hai trattato? La domanda di Gavrijl interruppe
il flusso dei suoi pensieri.
Cosa? Dima aveva perfettamente capito la domanda,
si chiedeva solo se Gavrijl avesse scoperto il suo accordo
sotto banco con Nicolas Dobycin, il boss che controllava la
zona di Sochi fino alla Georgia.
Perch vedi, riprese Gavrijl, mentre il cameriere porgeva
a Dima il nuovo cocktail prendendo in consegna il bicchiere
vuoto, Alexej Krylov mi ha chiamato per avvisarmi
che  stato tagliato fuori dai tavoli che contano.
Dima ricominci a sudare. Quel bastardo di Krylov lo
aveva venduto. Non erano bastati cinque milioni di rubli
per comprare il suo silenzio. Se fosse uscito vivo da l gliel'avrebbe
fatta pagare. Krylov  un coglione, reag d'istinto.
Ecco perch l'ho estromesso. Ha rischiato di far saltare
tutto. E invischiato mani e piedi con Dobycin. Troppo ingordo
e troppo stupido per capire che stava facendo una
cazzata. Dima spar le sue cartucce, in un estremo tentativo
di difesa.
Hai ragione e torto, replic Gavrijl.
Kirill, che fino a quel momento aveva assistito al dialogo
in piedi, rigido come una statua, indietreggi verso il parapetto
e scrut l'orizzonte.
Krylov era un coglione, continu Gavrijl. Lo hanno
ripescato con un rotolo di rubli infilato in bocca.
Il sudore di Dima si fece davvero fastidioso, tanto da costringerlo
ad allentare la cravatta.
Kirill, mostragliele pure, ordin Gavrijl al siberiano.
L'uomo estrasse un pacchetto marrone dalla tasca interna
della giacca e lo gett a Dima, che lo afferr al volo, goffamente.
Lo apr e tir fuori quel che conteneva. Fotografie. Una
decina di scatti: per colpa del sudore quasi gli caddero dalle
mani. Cominci a scorrerle: erano sua moglie Sofija e le sue
tre bambine, legate e imbavagliate in qualche luogo. Gli occhi
gli si riempirono di lacrime.
Non ti preoccupare, lo rassicur Gavrijl. Sono state
messe in posa solo per le foto. In questo momento stanno
bene e sono al sicuro, fuori Mosca.
Io... io non volevo, piagnucol Dima. Una goccia di
saliva bagn il viso della figlia minore. Stava piangendo, povera
piccola. Un uomo incappucciato la stava tenendo per i
capelli, con la lama di un lungo coltello da cucina appoggiata
sull'esile gola bianca. Dima aveva sbagliato. Era stato
troppo ingordo e ora la sua famiglia pagava le conseguenze.
Poi arriv l'ultima immagine: il cadavere nudo di Nicolas
Dobycin impiccato in una camera con vista mare. La lingua
gli pendeva orribilmente da un lato.
Hai due scelte, gli annunci Gavrijl serio. Non negoziabili.
Dima gli rivolse uno sguardo appannato dalle lacrime,
stringendo le fotografie. Non ebbe la forza di parlare. Quasi
non si accorse quando il suo bicchiere cadde dal bracciolo
infrangendosi e bagnando il legno del ponte.
La prima, prosegu Gavrijl,  che io accetto la tua
proposta. Tu chiudi l'affare e sparisci da questo continente.
Puoi vivere in molti posti del mondo, escluso questo, ovviamente.
Consiglio l'Australia...
E le mie...
La domanda di Dima venne stroncata sul nascere da Gavrijl:
Non interrompere! gli intim.
Dima si limit a portarsi le foto al petto.
Per te consiglio l'Australia, dicevo. Ma tua moglie e le
tue figlie muoiono.
Dima sbarr gli occhi.
Seconda opzione, riprese Gavrijl. In questa le cose
vanno molto meglio per loro. Ma tu muori. Perci concluder
l'affare senza avvalermi della tua professionale mediazione.
Nella testa di Dima tutto vorticava e stava precipitando.
La vista era annebbiata, e ora anche l'udito era confuso: non
aveva quasi sentito le ultime parole pronunciate da Gavrijl,
che si erano mischiate al ronzio sordo di un motore fuoribordo
che si stava avvicinando a poppa.
Devo farlo qui? riusc infine a rispondere, con voce
impastata.
Gavrijl lo squadr un attimo, poi si alz e gli si avvicin.
Avanti, disse porgendogli la mano. Non voglio vederti
cos.
Dima accett l'aiuto e si sollev dalla sedia, il volto abbassato.
Stava ancora piangendo.
Gavrijl lo prese per le spalle e lo costrinse a guardarlo in
faccia. A quella distanza il suo alito parve a Dima profumato.
Un gusto di agrumi e spezie.
Dima, tu hai sbagliato. E nel nostro mondo nessuno di
noi pu farlo. Ma ti giuro che mi prender cura della tua famiglia.
Non le far mancare nulla. Dima, guardami!
L'altro alz gli occhi. Le lacrime erano cessate.
Sei stato un collaboratore prezioso, e fedele. Ma alla fine
sei diventato avido. E questo io lo rispetto, per solo se
l'avidit  accompagnata dalla forza e dall'intelligenza. Senza
quelle, non sei niente. Sono costretto a farlo, Dima.
Gavrijl fece un cenno a Kirill e il siberiano, pronto, gli
lanci una pistola. Gavrijl la prese al volo, estrasse il caricatore
e controll le pallottole. Ce n'era soltanto una. Qui
sotto c' una barca che ti porter al largo. L, ti consiglio di
spararti in testa. Molto meglio che affogare.
Kirill aveva tirato fuori un paio di cinture da sub, con i
pesi di piombo, e gliele stava sistemando in vita. Istintivamente
Dima allarg le braccia, per facilitargli il compito.
Grazie, Gavrijl e... scusami, si conged.
 un peccato, Dima, comment laconico Gavrijl. Poi
lo baci due volte sulla guancia, e infine ancora sulle labbra.
S, era odore di spezie. Molto buono, pens Dima.
Gavrijl scomparve sottocoperta. Quando la porta di cristallo
si richiuse, Kirill indic cortesemente a Dima la via
per il ponte inferiore. Di fianco allo yacht aspettava un
gommone, collegato con una passerella mobile.
Dall'ampia vetrata antiriflesso, Gavrijl osserv l'imbarcazione
allontanarsi con Dima a bordo, Kirill al suo fianco e il
giovane Vladimir al timone. Le onde alzate dalla velocit
erano bianche e luminose. Quando la barca era ancora abbastanza
vicina da poter distinguere gli occupanti, scorse
Dima afferrare la pistola e spararsi in testa. Il corpo floscio
cadde fuoribordo e affond immediatamente.
Troppo presto, Dima, sbuff Gavrijl.
Troppo presto per cosa? domand Lena, entrando.
Adesso indossava un dolcevita di angora grigia e dei pantaloni
a sigaretta neri.
Gavrijl le si avvicin, le prese le mani e la baci. Questa
sera scendiamo a terra. Voglio mostrarti una cosa.
Come vuoi tu, annu lei.
Allora faccio attrezzare il mio nuovo giocattolo.
Lena gli accarezz il viso dai lineamenti ruvidi. Sembra
che i soldi ti servano solo per comprare giocattoli.
Cosa c' di meglio?
I gioielli.
Gavrijl la guard per un istante: Un diamante non lo
puoi guidare sull'acqua e sulla terra.
Un diamante non  stato creato per essere divertente,
ribatt lei. E stato creato per essere bello.
Gavrijl mise una mano in tasca e tir fuori una scatolina
con un fiocco.
Cos'?
Aprila, le ordin lui.
Lena obbed: dentro c'era un diamante da cinque carati
montato in platino.
 meraviglioso.
Gavrijl si sedette su uno dei divani color panna della
lounge. Me lo ha dato la moglie di Dima. Lo ha chiamato
un pegno di fiducia. E stata lei a mettermi in guardia.
Lena si infil l'anello e lo rimir sotto la luce che filtrava
dalle vetrate a obl. Davvero meraviglioso.
Gavrijl si alz soddisfatto. Adesso hai anche tu un giocattolo
nuovo. Poi concluse: Ma vedrai che il mio  pi
bello.

Note.
1. Letteralmente N penna n piuma. Augurio russo paragonabile all'italiano
In bocca al lupo.

 Capitolo 4.

Londra, Regent Street.
Marted 21 Dicembre, ore 10,50.
VICTORIA si accorse del Natale nel preciso momento in cui,
mentre correva in un'affollatissima Regent Street, and a
sbattere contro Santa Claus in carne e ossa. Perso l'equilibrio,
l'uomo lasci cadere la pentola di rame, che emise un
suono sgraziato all'impatto con il marciapiede.
Ma dove hai la testa, ragazza? le url dietro Babbo
Natale, che non vedeva pi nulla per colpa della barba di
ovatta, risalita fino agli occhi nello scontro.
Non ti ho visto arrivare... si giustific lei a bassa voce.
Nel traffico congestionato della strada una macchina le
sfil accanto a passo d'uomo. Due giovani osservavano perplessi
la scena e, dal finestrino semiaperto, il fumo della sigaretta
dell'autista si disperdeva nell'aria in spirali azzurrine,
assieme alle note di Young man blues suonata dagli Who.
Victoria ebbe l'impressione che il mondo stesse rallentando.
Tutto si muoveva in modo strano e nel film di quel
momento mancavano dei frames-, battiti di ciglia fuori tempo,
labbra che si schiudevano mute, un'insegna che sfarfallava
a sproposito. Il mondo doveva essere riavviato.
Mi hai fatto cadere la pentola! la rimprover ancora
Babbo Natale, sempre pi arrabbiato.
Cosa? rispose Victoria riscuotendosi dalla trance.
Davanti a lei l'uomo stava rimettendo nella pentola di rame
i volantini che erano caduti: promozioni, sconti natalizi
e incredibili occasioni da non perdere del centro commerciale
che lui pubblicizzava in strada.
Victoria si chin per aiutarlo a raccoglierli, ma l'uomo la
scost bruscamente con una mano. Hai gi fatto abbastanza
danni, smamma.
Scusami, non ti avevo proprio visto...
E cosa cazzo mi devo mettere per farmi notare? Non ti
bastano un vestito rosso fuoco e una pentola in mano?
Dai che ti aiuto...
Fila via! Tu guarda sta pivella!
La parola la colp pi di quanto si aspettasse. Se anche lo
fosse mai stata, non era pi una pivella. Due anni prima, durante
le prove de Le Trachinie, era stata scelta da Iv Lily in
persona per frequentare il pi prestigioso corso di recitazione
del Regno Unito e ora che, con grandissimi sacrifici, aveva
concluso gli studi, Madame l'aveva convocata nel suo
studio per cominciare un nuovo ciclo di lezioni private. Sull'argomento,
Iv era stata alquanto misteriosa. Diventerai
molto pi di un'attrice, te lo prometto, si era limitata ad
anticiparle.
Cosa aspetti a levarti dai coglioni? le url il finto Babbo
Natale.
Victoria lo super lasciandolo carponi con le mani piene
di volantini. Quando fu abbastanza lontana lo chiam:
Ehi, babbo... buon Natale! gli url alzando l'indice e il
medio verso di lui.
Va' a farti fottere! l'apostrof l'uomo.
A Victoria venne da ridere. Non era male come inizio di
giornata: insultata da Santa Claus e quasi in ritardo per la
sua prima lezione privata con Madame. Le toccava correre
perch, anche se lo studio si trovava a due isolati da l, mancavano
solo tre minuti all'appuntamento.
In quel momento Regent Street pareva un termitaio in
piena attivit: chi si urtava, chi si fermava, chi smarriva solo
per un attimo l'orientamento, cercando la direzione giusta.
Sembrava che in ciascuno ci fosse una bussola che inconsciamente
indicasse la via da seguire per l'affare migliore, il
regalo pi bello e il negozio pi in voga. Non ci si poteva
sbagliare: l'istinto non tradiva mai.
Tutta questa frenesia sfilava di fianco a Victoria mentre
cercava di raggiungere in tempo il teatro e Madame Iv. Nella
corsa, frasi e parole catturavano per brevi attimi la sua
attenzione: una giovane donna fresca di messa in piega, con
palmare all'orecchio e tre pacchi dalla carta sgargiante sotto
il braccio, aspettava al semaforo litigando con qualcuno.
Un vecchio, con un ombrello usato come bastone da passeggio,
era fermo di fronte a un negozio di dolci: aveva gli
occhi lucidi. Un bambino strattonava la madre come un
rottweiler, affascinato da ogni vetrina e da ogni nuova distrazione.
Lei subiva tutto quanto con una serenit disarmante.
A Victoria piaceva tutto questo: le piacevano i rumori
che si mischiavano diventando un suono diverso, dodecafonico
e con una sua partitura ben precisa, fatta di clacson,
fruscii di borse, segnali acustici di semafori e ronzii di telecamere
che si muovevano osservando ogni cosa a trecentosessanta
gradi.
Appena scatt il verde, attravers per imboccare Princes
Street.
Ancora pochi metri, fino alla porta vetrata, dove si ferm
per un attimo a prendere fiato. L'entrata del piccolo teatro
di Madame Iv sembrava quella di uno dei tanti negozi che
punteggiavano la via. Nessuna insegna: solo un campanello
con l'acronimo B.A.S.T.E.T. (Best Actor Society Theatre Entertainment
Television) inciso e laccato di bianco su una
placca d'ottone nuova di zecca. Chi non avesse conosciuto
l'indirizzo esatto non avrebbe mai immaginato che quella
porta di vetro scuro avesse celato le speranze di decine di
giovani che, come lei, avevano frequentato per migliaia di
ore i corsi intensivi di Madame Iv.
Lei per, dopo due anni, aveva chiuso con quel posto.
Iv le aveva dato istruzioni precise: vieni al teatro e poi
suona il campanello accanto. Guard: c'era un'unica targa
in ottone opaco, senza iscrizioni.
Victoria si specchi nella vetrata: era sudata, ma non le
importava perch era uscita di casa senza un filo di trucco.
Respir profondamente, come aveva imparato alle lezioni di
tecnica corporea, e si prepar a quello per cui si era allenata
con cos tanto impegno. Dovunque volesse condurla Madame,
lei l'avrebbe seguita con determinazione.
Quando si sent pronta premette il campanello che non
emise alcun suono. Il ronzio dell'apertura elettrica arriv
quasi subito.
Victoria apr con circospezione. Permesso... sussurr.
Una larga scalinata bianca, con una passatoia color granata,
occupava interamente l'ingresso e non c'erano porte.
Victoria sal nell'unica direzione consentita, un po' agitata e
con il cuore che le batteva forte.
Alla fine di tre rampe di scale, un lungo corridoio si apriva
a destra e a sinistra. Non c'erano quadri e neanche elementi
di arredo. Victoria si era immaginata che Madame Iv
ricevesse in una casa vittoriana piena di oggetti antichi e tessuti
preziosi, invece l imperava un'aria minimal che per, a
pensarci bene, le si addiceva.
Lungo le pareti si affacciavano diverse porte. L'unica
aperta era quella in fondo a sinistra.
La moquette granata attutiva i passi e ogni rumore sembrava
avvolto nell'ovatta. Il suono della citt era scomparso,
come se il palazzo si trovasse sulla luna. Quando Victoria
giunse davanti alla porta intravide una vetrata affacciata sul
parco al centro di Hanover Square, proprio l dove Vogue
aveva la sua filiale londinese. Certo non era male lavorare di
fronte alla testata di moda pi famosa del mondo.
Prima di entrare Victoria buss.
Entra pure. E chiudi la porta, la invit la voce di Madame.
Lei obbed, senza capire da dove provenisse.
Ora si trovava in un ampio open space, con tre lati occupati
da larghe vetrate, che arrivavano al soffitto, e il quarto
rivestito da un'immensa libreria piena di volumi dai dorsi
consunti, inframmezzati a tomi d'arte, design e moda.
In fondo alla sala c'era una scrivania che sembrava un'opera
d'arte contemporanea: una torre di cubi di metallo
bianchi e rossi che sosteneva un lungo piano di cristallo
fum. A corredo, una sedia dall'aria scomoda, probabilmente
una Mackintosh, con uno schienale altissimo che riprendeva
la forma di una scala a pioli, e un'elegante poltrona
girevole di pelle bianca.
L'unica nota stonata era un quadro senza cornice dai
bordi sfilacciati, appoggiato su un cavalletto da pittore: rappresentava
la testa mozzata di una donna con serpenti al posto
dei capelli. Era Medusa, Victoria la riconobbe, ma il
quadro la inquietava proprio perch sembrava fuori luogo
in quell'ambiente.
Madame Iv comparve da una porta a destra della scrivania,
che Victoria non aveva notato. Stava parlando al telefono,
ma le indic di avvicinarsi.
Mrs. Derzhavin? annu. S, me la passi. Ci fu una
pausa. Ciao, Catherine. Dammi delle buone notizie.
Victoria era rimasta in piedi. Madame Iv le fece cenno di
accomodarsi.
Quindi il nostro antiquario italiano  riuscito a concludere?
Iv appariva soddisfatta. Allora lo considero confermato:
il fondale parte per l'Italia nei tempi previsti... Magnifico,
mia cara... continu poi con evidente sollievo. E
infine si conged: Ora ti chiedo scusa, ma devo proprio lasciarti.
Ripose il telefono e finalmente si rivolse a Victoria.
Ben arrivata, le disse sedendosi sulla poltrona.
Era vestita con la solita eleganza: il tailleur grigio chiaro
dal taglio sartoriale le stava a pennello, abbinato a un
sottogiacca nero e a quel medaglione che non l'abbandonava
mai. Sulla scrivania campeggiava un centralino: con la scuderia
di attrici che Iv gestiva era ovvio che volesse essere
sempre aggiornata in tempo reale.
Grazie. Sono davvero curiosa di sapere... cominci
Victoria, ma Madame non sembrava ascoltarla. Allora tacque
e la guard aprire un cassetto per tirar fuori una stilografica
che appoggi con delicatezza sul piano di cristallo.
Iv prese quindi dal raccoglitore un documento su carta
intestata, lo scrut per un attimo, poi glielo tese: Controlla
che i dati siano esatti e firma.
Victoria lo fiss un po' sospettosa: Che cos'?
Madame si appoggi allo schienale, rilassata:  un contratto
di non-disclosure che garantisce che tutte le nozioni
che riceverai durante queste lezioni speciali, inclusi eventuali
testi che ti consegner, rimarranno confidenziali, non
divulgabili a nessuno... nemmeno alla tua famiglia. Perfino
la tua presenza qui va tenuta riservata.
Victoria non lesse neanche il documento perch le venne
subito un dubbio: Perch questa novit? Per il corso precedente
non mi aveva fatto firmare niente.
Madame Iv sorrise sporgendosi verso di lei: Qui  diverso.
E devi fidarti di me.
La ragazza diede una scorsa veloce al testo, scritto in piccolo
e con numerosi paragrafi. C'erano molte postille, che
dopo la prima riga rendevano ostica la lettura, ma nella testa
le risuonava la frase: Devi fidarti di me. Questo le aveva detto
Madame Iv, l'artefice del successo di alcune delle attrici
pi famose del mondo, talmente brava nel manovrare dietro
le quinte dello showbusiness da non apparire mai sulle testate
scandalistiche, dove invece risaltavano, con scoop pilotati
ad arte, tutte le sue protette.
Madame era una leggenda nell'ambiente e Victoria, in
quei due anni di corso, aveva amato sopra ogni cosa le sue
lezioni. Nelle poche ore mensili che aveva dedicato alla classe,
infatti, Iv si era dimostrata un'insegnante spietata ma dotata
di un carisma unico. E poi la sorpresa: alla fine del corso,
Victoria era stata prescelta fra tutte le compagne per
qualcos'altro. Solo lei.
Victoria prese la penna e non ci pens pi. Firm e riconsegn
il foglio. Madame soffi sopra l'inchiostro ancora
fresco e ripose il documento in un cassetto. Poi la guard
severa: Prima lezione: in futuro leggi sempre quello che
stai firmando.
Ma mi ha appena detto di fidarmi di lei.
Seconda lezione: non fidarti mai di nessuno. A quel
punto Iv le sorrise: A parte me, hai ragione.
Cosa imparer da oggi? chiese Victoria, curiosa.
Iv tacque un momento prima di rispondere: La seduzione.

 Capitolo 5.

Mar Nero, sotto costa.
Marted 21 Dicembre, ore 21,02.
Fra le nubi filtrava la luna piena. Lena si volt verso lo Yacht
B, ormai lontano, e vide la paratia di poppa che si stava chiudendo.
Rialz il bavero d'ermellino e, rabbrividendo, si
strinse al fianco di Gavrijl: Non si vede quasi pi niente, e
comincia a piovere: sei sicuro di voler proseguire?... Potremmo
tornare domani, con la luce...
A Gavrijl non erano mai piaciute le rinunce, cos ignor
la proposta e premette un pulsante sul cruscotto: immediatamente,
il fascio bianco di un proiettore allo xenon a prua
squarci il buio. Di fronte a loro, sulla costa, sfilavano enormi
condomini tetri, venuti su come funghi per accogliere i
figli di bocca buona della nuova Russia: neanche una finestra
illuminata, in quella stagione.
Ecco: niente pi buio. E ora, niente pi pioggia. Gavrijl
allung di nuovo la mano sul quadro comandi: un cupolino
di cristallo temperato si alz dal retro del natante
con un ronzio leggero fino a sigillare la plancia, proteggendo
i due passeggeri dalle intemperie.
Et voil! sorrise trionfante a Lena, dopo aver attivato
anche il violento getto di aria compressa che dall'esterno
dello scafo era direzionato contro il cupolino, per spazzare
la pioggia e garantire la visibilit.
Sei proprio un bambino... sussurr lei, rilasciando i
lembi del bavero e accarezzandogli il volto.
Gavrijl, imperturbabile, mosse delicatamente la cloche. I
due motori Rolls-Royce da millecinquecento cavalli ruggirono,
rispondendo docili al comando: le due turbine fuoribordo
si riorientarono all'unisono e l'hovercraft acquist velocit.
Lena si aggrapp istintivamente al braccio dell'uomo.
L'hovercraft cominci a volare senza quasi sollevare
spruzzi, sospeso sulle onde lunghe, mantenendosi sempre a
un centinaio di metri dalla costa. Lena si rilass: si godeva
l'oscurit indistinguibile del cielo e del mare, perforata solo
dalla sciabola di luce del faro di bordo.
Proseguirono per qualche miglio in silenzio, finch non
apparvero in lontananza alcune deboli luci rosse: a Lena
sembr una catena di boe di segnalazione, che circondavano
a semicerchio un tratto del litorale, quasi a volerlo proteggere
da improbabili pirati.
Appena furono in prossimit di quello strano recinto
marino, Gavrijl tolse potenza e l'hovercraft si appoggi dolcemente
sull'acqua, fino a fermarsi a una decina di metri da
una delle boe. Allora l'uomo premette il pulsante centrale di
un piccolo telecomando e le boe risposero al segnale con un
triplice lampo verde, prima di spegnersi del tutto.
Gavrijl riattiv rapidamente i propulsori e l'hovercraft
punt deciso verso lo sbarramento. Abbiamo solo dieci secondi,
disse.
Lena gli lanci uno sguardo interrogativo e lui spieg:
Una rete di mine antisommergibile, qui sotto, come nei
porti militari: l'ho disattivata giusto per il tempo necessario
ad attraversare. Se ti volti, fra pochissimo vedrai riaccendersi
i segnalatori.
Lei si guard alle spalle e dopo pochi secondi ebbe la
conferma: di nuovo la triplice intermittenza verde, e subito
dopo il rosso fisso. Pareva divertita: Devi custodire un vero
tesoro... Adesso sono curiosa.
Fra poco... le rispose compiaciuto Gavrijl. Poi indic
nell'oscurit: Le boe sono dotate di sensori a infrarossi e
collegate a una centrale automatica di intercettazione che
governa quattro batterie di missili terra-aria. Tutto automatico,
e immediato: il mio piccolo scudo spaziale.
E dove sono i missili?
Gavrijl rimase piacevolmente sorpreso: in genere Lena
non s'interessava ai dettagli tecnici dei suoi giocattoli, ma
parlare di armi risvegliava sempre la sua curiosit.
In casematte sotterranee, le spieg. Sotto i primi pini.
Del tutto invisibili, anche di giorno. Ma ti garantisco
che nulla che si muova, e che scaldi pi di un gabbiano, potrebbe
raggiungere terra: sarebbe immediatamente polverizzato.
La donna per non era ancora soddisfatta: E da terra,
come ti difendi?
Gavrijl inarc leggermente le sopracciglia:  pi facile,
mia cara. E anche meno costoso: muraglia in cemento armato,
alta tre metri. Nessun accesso. Una fotoelettrica ogni
cento metri... sempre luce a giorno. E una telecamera ogni
cinquanta. Il tutto, collegato a circuito chiuso con la casermetta
di guardia.
Sono sempre pi curiosa di sapere cosa custodisci di
tanto prezioso in questo posto sperduto... sussurr Lena,
accentuando la pressione della mano sul suo avambraccio.
Lui non le rispose.
L'hovercraft, senza scossoni, aveva raggiunto l'arenile e
aveva cominciato a procedere sulla terraferma fino al limitare
di una lingua asfaltata, che aveva tutta l'aria di venire utilizzata
come pista di atterraggio per piccoli aerei.
Gavrijl, spenti i motori, fece rientrare il cupolino e salt
a terra. Poi accorse a porgere la mano a Lena, per aiutarla a
smontare.
Una GAZ67 li attendeva a pochi metri di distanza, con la
portiera posteriore destra tenuta rispettosamente aperta da
un uomo, di cui si distinguevano, grazie alle luci delle fotoelettriche,
la corporatura imponente e il portamento marziale.
Quando gli fu vicina, Lena osserv l'impeccabile mimetica
grigia e gli anfibi luccicanti e not che era gi avanti negli
anni. Mentre si issava sulla jeep, non le sfugg il profilo in rilievo
di una stella a cinque punte stampata sul cofano: era
stata ricoperta dalla vernice, ma un tempo era stata certamente
di un bel rosso brillante.
In un attimo furono tutti e tre a bordo: l'uomo alla guida,
Lena e Gavrijl sul sedile posteriore. Il veicolo si mosse
dolcemente, puntando verso il bosco di pini che delimitava
il litorale segnandone i primi contrafforti: a prima vista, non
c'erano strade.
Buonasera, Boris, lo salut Gavrijl.
Buonasera a voi, Compagno Presidente.
Novit?
Nessuna.
Fra un paio di settimane sar Natale, e avrai una bella
licenza.
Boris parve non sentire: Tutto confermato per sabato?
Tutto confermato. Alle nove in punto.
Bene. Domani prepareremo il materiale.
Lena non comprese il senso di quella conversazione,
per non fece domande.
Giunti a una cinquantina di metri dai pini, l'autista
azion una piccola leva sul cruscotto: un ponte mobile mimetizzato
dallo strato di sabbia cominci a sollevarsi di
fronte a loro. La jeep imbocc con sicurezza la rampa discendente
fino a inoltrarsi in un ampio corridoio sotterraneo,
fiocamente illuminato da tubi al neon. Alle loro spalle,
la rampa si richiuse. Tutto era di cemento grezzo: sembrava
un parcheggio sotterraneo ma non c'erano macchine.
Dopo circa duecento metri giunsero in un ampio slargo,
dal soffitto basso percorso da enormi tubature grigie, e apparentemente
senza vie d'uscita. Sulla sinistra spiccava una
garitta di guardia, protetta da cristalli antiproiettile, cui si
accedeva attraverso una porticina di ferro: all'interno, due
guardie armate scattarono in piedi appena la jeep si ferm.
Boris scese con decisione, apr la portiera ai passeggeri,
attese che scendessero e poi indic loro di seguirlo.
Gavrijl si guardava intorno svagato, apparentemente distratto.
Lena, al contrario, era curiosa e inquieta.
Mentre attraversavano il posto di guardia, i due uomini
salutarono militarmente Boris, che rispose con un cenno
sbrigativo.
Subito oltre si apriva un corridoio lungo, stretto e basso:
un vero e proprio tunnel scavato nelle viscere della terra.
Vecchie scritte sulle pareti attestavano che non era recente e
che probabilmente era servito a scopi militari.
In fondo al corridoio solo un muro, con un tastierino numerico
ad altezza d'uomo.
Gavrijl digit il codice: subito una porta blindata si
schiuse lentamente.
Boris si fece da parte con un leggero inchino: Madame,
Compagno Presidente, accomodatevi. Buon divertimento.
Poi torn velocemente sui suoi passi e li lasci soli.
Gavrijl e Lena si ritrovarono in un locale molto grande a
pianta circolare, con il soffitto a pi di quindici metri
d'altezza: era come stare in un enorme serbatoio di stoccaggio.
O in un teatro barocco.
La sensazione del teatro era accentuata dal fatto che, lungo
tutta la parete circolare, si affacciavano tre file sovrapposte
di finestre a sbarre: parevano palchi, ma per detenuti. Si
dipanavano tutt'intorno al grande sipario di panno nero che
scendeva dal soffitto fino a terra, celando il fondo della sala.
Ma la platea non ospitava file di poltrone: solo un nudo
pavimento di lastre metalliche, che si dipartivano a raggiera
dal centro verso i bordi, intervallate da strette canaline ricoperte
da griglie.
Lena not che il pavimento s'incurvava leggermente, risalendo
in modo concentrico dal bordo circolare verso il
centro della sala, come se fosse stato appoggiato su una cupola.
Gavrijl la prese per mano e risal con lei fino al centro,
dove spiccava l'unico oggetto di arredamento: una sinuosa
chaise-longue a due piazze di impeccabile design, rivestita
di velluto rosso.
Si accomodarono: appena i sensori rilevarono il loro peso,
lo schienale si inclin automaticamente per ottimizzare
la visione verso il sipario e l'ansa sotto le ginocchia si sollev
per appoggiare bene le gambe. Due comodi braccioli con
portabicchiere emersero come d'incanto, mentre dal pavimento,
dalla parte di Gavrijl, sbuc una torretta sormontata
da uno schermo a cristalli liquidi da ventidue pollici. Sul video
spiccava una sola icona baluginante: START VISION.
Gavrijl, cos' questo posto? domand Lena stupita.
E le celle? E i canali di scolo?
Lui le rispose solo dopo qualche istante di silenzio:
Questo sotterraneo fu fatto costruire da Kruscev, nei suoi
primi anni al Cremlino, e affidato poi al KGB.
Un gulag? chiese lei.
In questo... dipartimento... venivano rieducati i traditori
dei Soviet: quelli pi ostinati, e meno loquaci... i ragazzi
di Via Nikolskaya, a Mosca, lo chiamavano "la nostra Accademia
della Persuasione"...
Torture, quindi...
Trattamenti.
E le celle qui intorno?
Si riteneva utile che tutti gli ospiti potessero assistere alle
sedute, spieg Gavrijl. Era opportuno per ammorbidirne
la... cocciutaggine, in attesa del loro turno.
Allora capisco i canali di scolo...
Una questione di igiene.
Che bel posticino... scherz Lena. La prossima volta
scelgo io il cinema...
Lui sorrise.
... Vorrei capire perch dovrebbe piacermi questo posto.
Qui c' la pi completa collezione di fondali teatrali del
mondo.
Fondali teatrali? Hai costruito tutto questo per dei fondali
teatrali?
Non ho costruito nulla, rispose placidamente Gavrijl.
Faceva tutto parte del pacchetto: le boe, i missili e il resto.
Seicentosettantaquattro dipinti scenografici, di tutte le epoche,
e provenienti da ogni parte del mondo. La collezione
pi preziosa esistente. E ora  mia.
E il precedente proprietario?
 via.
Gavrijl cominci ad armeggiare con l'interfaccia touch
screen dello schermo. Il led della connessione bluetooth cominci
a lampeggiare freneticamente. Lena vedeva scorrere
sul video una lista interminabile: e per ogni riga, l'anno, la
citt, il teatro, l'opera, l'autore, il regista, lo scenografo e, al
fondo, quale ultimo campo visibile a destra, un push button:PLAY.
E cosa se ne fa uno come te di questa roba?
Business, ovviamente, rispose lui. Comincerei dal
Cinquecento: il grande Rinascimento italiano, la culla del
teatro moderno occidentale... E si posizion su una riga,
sfiorando con l'indice il bottone di attivazione.
Istantaneamente, tutti i neon si spensero e la sala piomb
nel buio. Lena cerc la mano di lui. Si ud un lieve ronzio.
Dopo un tempo che le parve infinito, Lena cominci a
percepire una melodia, che andava crescendo lentamente.
Riconobbe flauti e liuti, e le inconfondibili dissonanze della
musica gioiosa delle grandi corti italiane, prima che Bach
temperasse la scala. Quando il suono fu pieno, cominciarono
a salire luci morbide, proiettate da sagomatori sapientemente
filtrati con gelatine calde, che invasero a poco a poco
tutta la parete di fronte, rivelando il capolavoro.
L'effetto era stupefacente: pareva davvero di trovarsi all'inizio
del primo atto, in un immaginario teatro. Una voce
registrata cominci la descrizione: Realizzato da Baldassarre
Peruzzi, cresciuto alla bottega di Raffaello. Ispirato a uno
squarcio della Urbino del tempo, in omaggio ai suoi mecenati,
fu utilizzato per il primo atto de La Calandria di Bernardo
Dovizi - meglio noto come il Bibbiena - rappresentata
a Mantova il 21 febbraio 1520, in onore della principessa
Isabella d'Este Gonzaga.
Non lo trovi impressionante? chiese Gavrijl. La sua
emozione era sincera. E Lena l'aveva scelto proprio per questo:
un perfetto mix di violenza e classe, spregiudicatezza e
sensibilit. Un uomo nato tra le peggiori brutture, ma poi
cresciuto con una passione e un gusto sfrenati per il bello.
Lei lasci vagare lo sguardo sui particolari del grande dipinto,
perdendosi fra le fughe prospettiche e gli eleganti colonnati
ad arco acuto. Dopo qualche secondo, luce e melodia
iniziarono a dissolvere dolcemente, riconsegnandoli infine
al buio e al silenzio.
Meraviglioso... mormor Lena. La magia dell'inizio:
quell'istante unico del teatro, quando in sala scende il buio
e si fa silenzio, e poi lievemente qualcosa appare... quell'istante
magico in cui tutto  attesa e niente ancora  disvelato.
Ma non pu durare a lungo... vero?
Cambiamo epoca? propose lui.
Ma come funziona?
I fondali sono immagazzinati nel retroschermo, in teche
singole a temperatura e umidit controllate. Quelli che
vediamo noi non sono i veri fondali, ma la loro proiezione
in altissima definizione. Posso anche fare degli zoom sui
dettagli.
Splendido...
Ora gioca un po' tu, la invit Gavrijl porgendole la
consolle.
Lena prese il display e cominci a far scorrere il file
avanti e indietro, trascinando la scrollbar con l'indice: Cos?
Brava, cos. E quando trovi quello che ti piace, sfiora il
bottone PLAY.
Lena scorse alcune pagine, finch qualcosa la incurios.
La videata con i campi indicava:
Opera: Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov
Anno: 1942
Regista: Fdor Ossendowski
Scenografo: Olga Tvardovskij
Rappresentazione: Piccolo Teatro Cechov di Leningrado
(San Pietroburgo)
Questo  recente, osserv rivolta a Gavrijl.
Non vale molto... le spieg lui. E in bianco e nero. E
smaccatamente ispirato a Klimt. Comunque fa parte del
blocco che ho venduto per tre milioni di euro... Ne parlavo
con Boris: vengono a prelevarli sabato... Come ti dicevo,
questa collezione  un business. Ma prima di smantellarla,
valeva la pena che tu la vedessi.
E allora vediamolo questo fondale, annu Lena, premendo
con decisione il tasto virtuale.
Mentre l'immagine cominciava ad affiorare sullo schermo,
senza alcuna colonna sonora, lei riappoggi la mano sul
grembo di Gavrijl, che subito la prese fra le proprie. Rimase
stupito, quando sent le sue dita tremare leggermente:
Qualcosa non va? le chiese.
Niente, niente, si ritrasse lei in fretta. Troppo in fretta,
Gavrijl se n'era accorto.
Quando il grande albero scomparve del tutto dallo
schermo, lei butt l una domanda: E a chi l'hai venduto?
L'uomo rimase sul vago: Un antiquario italiano... ma
non lo conosco di persona. C' un intermediario.
E tua moglie l'ha visto, questo strano fondale?
Gavrijl si spazient. Il patto era di non parlare mai di
Catherine quando erano insieme. Certo che lo ha visto,
qualche giorno fa.
Lena si alz quasi di scatto. Tutta questa bellezza mi ha
messo fame, disse. C' un ristorante da queste parti o ci
tocca la mensa del gulag?
Lui sorrise: Anche su quello, sono intervenuto con
qualche lieve miglioria... francese.

 Capitolo 6.

Anabah, Panshir Medical Centre.
Gioved 23 Dicembre, ore 14,54.
Il suo turno era finito e poteva finalmente riposarsi un po'.
Flavio Giordano usc dal padiglione centrale, dove si trovavano
le sale operatorie, l'ambulatorio e i settanta posti letto
dei quattro reparti di degenza, e si diresse verso la zona dei
bassi fabbricati in pietra dov'era sistemata la mensa. Alz gli
occhi verso il cielo, che era di un azzurro intenso: alle spalle
dell'ospedale svettavano maestose le cime dell'Hindu Kush,
immacolate di neve. Sembravano cos vicine da poterle sfiorare.
Flavio inspir profondamente: l'aria era fresca e pulita,
come se nessuno l'avesse mai respirata. A una ventina di
metri, vicino al prato, c'erano Ahmad e Ajmal, due cugini
quasi maggiorenni, che fumavano godendosi il sole tiepido.
Erano entrambi in terapia subintensiva per ferite da schegge
alla testa.
Smoking kills, url da lontano.
Ajmal sorrise. Man kills, gli rispose indicandosi la benda
sulla testa.
Flavio gli sorrise alzando il pollice in segno di intesa, fece
un lungo giro e raggiunse i locali della mensa. A quell'ora
era tutto deserto. Si avvicin al televisore appeso al muro e
lo accese, sintonizzandolo su Al Jazeera International, poi
sedette a un tavolo e cominci a seguire distrattamente le
notizie, finch una cattur la sua attenzione.
Afghanistan... lesse il conduttore, un uomo con i baffi
che assomigliava a Saddam Hussein. Secondo un comunicato
NATO, venerd notte alcune postazioni talebane della
provincia di Uruzgan sono state bombardate. Per il comando
NATO la missione  stata un successo: almeno quaranta
insorti sono stati uccisi.
Flavio sapeva gi tutto. Poche ore prima era stato contattato
telefonicamente da un collega dell'ospedale di Lashkargah:
l erano arrivati in undici, donne e bambini, sfigurati
dalle ustioni provocate dal bombardamento. Una delle donne
aveva perduto suo figlio quella notte, mentre lo stava allattando.
Ma non si  lasciata andare, aveva chiuso la telefonata
il collega. Ora  qui che allatta il bambino di un'altra donna,
morta sotto le bombe. Tutti gli altri si stanno prendendo
cura dei piccoli, per tenerli un po' su.  una cosa bella da
vedere.
E una cosa bella da vedere, ripet fra s Flavio, con un
groppo in gola. Avrebbe voluto urlare.
Dall'inizio del mese i comandi della missione ISAF-NATO
avevano avviato una nuova grande offensiva militare
contro le roccaforti dei Talebani in tutto l'Afghanistan, allo
scopo di prevenire la campagna di primavera annunciata
dai guerriglieri. I bollettini ufficiali parlavano di decine di
insorti uccisi ogni giorno. Dei civili, invece, non sembrava
importare a nessuno. Danni collaterali, li chiamavano. E loro,
dopo trenta anni di guerre, si erano ormai abituati. Una
donna perdeva un figlio e ne allattava un altro rimasto orfano.
Avrebbe dovuto abituarsi anche lui, e invece non ci riusciva.
Flavio Giordano viveva ad Anabah, l fra le montagne,
da pi di sei mesi. Era arrivato volontario giusto in tempo
per partecipare a un'impresa che tutti nel villaggio consideravano
epica: sulla sponda del fiume Panshir, con pezzi recuperati
da vecchi carri armati, erano riusciti a costruire una
piccola turbina per produrre elettricit. Flavio sapeva che in
Italia avevano realizzato perfino un cartone animato su
quella storia. Pens alla turbina e sorrise.  una cosa bella
da vedere, ripet fra s.
Stava per addormentarsi appoggiato al tavolo, quando
un colpo di clacson e subito dopo un fruscio alle sue spalle
lo scossero dal torpore. Si volt. Non vide niente, ma cap.
Layla, con un balzo, gli salt sulle ginocchia. Lui la strinse
forte. La piccola aveva quattro anni e il suo villaggio era stato
bombardato tre mesi prima. Aveva perso i genitori e
quattro fratelli. Un quinto era in carcere, sospettato di collaborazione
con i Talebani. Layla era arrivata all'ospedale con
ustioni di secondo grado sulle gambe e sul braccio destro,
che richiedevano un trattamento molto doloroso: le zone
ustionate erano sottoposte a lavaggi profondi per rimuovere
i tessuti necrotizzati e favorire la fase di granulazione di
quelli sottostanti. Ma la bambina aveva riportato anche altre
ferite, ancora pi evidenti: stava tutto il giorno rintanata nel
suo letto, rifiutando il cibo, chiusa in un silenzio ostinato
che nessuno riusciva a penetrare.
Tuttavia, l dove non avevano avuto successo neanche le
infermiere afgane, stranamente era riuscito Flavio. A poco a
poco, con i gesti giusti, con una pazienza e una misura che
neanche lui credeva di possedere, aveva spezzato quell'isolamento,
finch la bambina era tornata a concedere la sua fiducia
al mondo circostante e, soprattutto, a mangiare.
Ora Layla, anche se correva ancora a nascondersi quando
si avvicinava il momento delle medicazioni, scorrazzava
allegramente per l'ospedale nel suo vestitino colorato e
continuava a preferire la compagnia di Flavio a quella di chiunque
altro. Ma in questo aveva una rivale. E stava arrivando
proprio in quel momento.
Nadja Derzhavin entr nella sala, trafelata: Flavio, vieni
subito con me.
Lui sollev delicatamente Layla e la mise in piedi sul pavimento,
poi scatt su e segu la dottoressa, rivolgendo alla
bambina un sorriso di scusa.
Nadja era russa: aveva studiato medicina in Francia e al
termine dell'internato in ospedale era partita volontaria per
l'Afghanistan. Era bella quanto rispettata da tutto lo staff medico,
perch sapeva coniugare decisione e tenacia a una
profonda sensibilit. Parlava benissimo francese, inglese e afgano,
facendo quasi dimenticare le sue origini. Di questo non
faceva parola mai, neanche con Flavio, con cui aveva stretto
qualcosa di pi di un'amicizia, sfociata in un paio di episodi
infuocati, su cui non erano mai ritornati, come se la situazione
intorno a loro fosse pi importante anche di quello.
Appena ebbero lasciato la zona della mensa, Flavio si rese
conto che era capitato qualcosa di grosso. Un lungo corteo
di macchine impolverate occupava lo spiazzo di fronte
all'ospedale. Erano cariche di feriti. I barellieri correvano
all'impazzata per far fronte a quell'afflusso massiccio di civili
coperti di sangue, trascinandoli all'interno. Flavio not
subito che erano tutti maschi: strano, le bombe non facevano
distinzione di sesso.
Cos' successo? domand a Nadja mentre correvano
verso l'ingresso del pronto soccorso.
Una bomba a una festa di matrimonio, a Taloquan.
Ecco perch erano tutti uomini, pens Flavio. In Afghanistan
i matrimoni si festeggiavano separatamente, le femmine
in casa e i maschi all'aperto.
Qualcuno parla di uno spasimante respinto, aggiunse
Nadja concitata. La donna che gli era stata promessa da
bambina stava andando in sposa a un altro del villaggio. Ma
molti pensano che siano stati i Talebani. Per loro musica e
danza sono intollerabili, anche durante i matrimoni.
Poi non ci fu pi tempo per parlare. Entrarono nel pronto
soccorso dove, secondo uno schema collaudato, si stabilivano
le urgenze da inviare direttamente in sala operatoria.
Sopra una branda improvvisata c'era un ragazzo che doveva
avere meno di quattordici anni: non avevano neanche
avuto il tempo di togliere il telo di plastica che lo avvolgeva,
n il lenzuolo e gli stracci ricoperti di sangue che gli tamponavano
le ferite. Flavio esegu l'operazione con cautela. Il
ragazzo rimase immobile e muto: l'esplosione gli aveva bruciato
il volto, le schegge gli avevano procurato lesioni al
dorso, alle braccia e al collo, coperto di sangue come se lo
avessero sgozzato.
Quando Flavio alz il telo insanguinato si trov di fronte
a un'immagine devastante: la gamba destra c'era ancora, anche
se lacerata dalle ferite, ma quella sinistra era troncata
sotto il ginocchio, con due spuntoni d'osso che fuoriuscivano
dalla carne viva.
Flavio guard Nadja. Erano entrambi abituati a scene
ben peggiori. Eppure lui le lesse sul viso un moto di tristezza,
l'incapacit di accettare.
Stabilizziamolo, decise subito Nadja.
Cominciarono a darsi da fare ma dopo qualche secondo
entr Marco, il chirurgo di maggior esperienza l ad Anabah,
e ordin a Nadja di seguirlo immediatamente: avevano
bisogno di aiuto in sala operatoria.
Fa' quello che puoi, disse Nadja a Flavio, prima di
sparire. Torno il pi presto possibile.
Mentre intorno a lui il mondo girava vorticosamente -
infermieri, feriti, chirurghi, parenti - Flavio rimase a fissare
il ragazzo, quasi incapace di muoversi. Gli era capitato spesso,
in quei sei mesi, di sentirsi inadeguato: avrebbe voluto
essere un chirurgo e non un semplice infermiere. Ma per
questo era necessaria la costanza, una virt che non gli apparteneva.
Un giorno aveva raccontato a Nadja la verit: era
diventato infermiere ben oltre i trent'anni, per puro caso,
perch se non avesse accettato quell'ultima offerta lo avrebbero
cancellato dalle liste di disoccupazione. Cos aveva dovuto
rinunciare alle aspirazioni da pittore, con cui aveva vivacchiato
fino ad allora. Aveva lavorato per quasi sei anni a
Roma, occupandosi soprattutto di profilassi ospedaliera.
Poi la voglia di viaggiare l'aveva preso di nuovo e adesso eccolo
l: quarantun anni ed era ancora un principiante.
Con un paio di forbici cominci a tagliare con cautela le
vesti del ragazzo, stando bene attento a non staccare, assieme
al tessuto, le croste di pelle bruciata.
Mentre disinfettava le gambe martoriate si fece avanti un
uomo dai lineamenti fieri, che indic il ragazzo: Fazul, my
son, disse.
Capisco, annu Flavio pazientemente. Ma tu devi
uscire. Sono le regole.
L'uomo sembrava non capire: in sei mesi era la prima
volta che a Flavio succedeva una cosa simile. In genere i civili
erano rispettosi e disciplinati verso medici e infermieri.
Anzi, si prodigavano nell'aiutarli. Ma il nuovo arrivato lo
guardava quasi con odio, come se le condizioni del figlio
fossero colpa sua.
Fuori di qui. Sono le regole, gli intim in afgano. Poi
lo ripet a un infermiere locale che passava in quel momento,
sperando che lo traducesse in un dialetto comprensibile
al padre del ragazzo. Ma quello guard l'uomo e poi scapp
subito via: evidentemente doveva trattarsi di qualcuno di
importante, il capoclan, per esempio, e nessuno poteva permettersi
di dargli ordini.
All'improvviso il ragazzo - Fazul, come lo aveva chiamato
il padre - cominci a tossire. L'uomo gli strinse un braccio
come per dire: Fai qualcosa, ma lui non sapeva che fare.
No doctor, spieg battendosi sul petto, no doctor.
L'uomo non sentiva ragioni e gli stringeva il braccio sempre
pi forte indicando Fazul e fissandolo minaccioso.
Raramente Flavio si era ritrovato in una situazione cos
assurda. E non sapeva come uscirne. Ripensava ai manuali
che aveva letto, dove si spiegavano la capacit di gestire lo
stress, il metodo di lavoro in contesti difficili, le pressioni
psicologiche a cui bisognava far fronte... Tutte cazzate scritte
da qualche bravo strizzacervelli nel comfort del suo ufficio,
mentre lui adesso stava l davanti a un moribondo, incapace
di agire, con il capoclan pi rabbioso della regione che
gli stava stritolando un braccio. Non capiva pi niente. Nella
testa gli risuonava il bando dell'associazione, letto meno
di un anno prima: Cerchiamo persone con diploma da infermiere
professionale, motivate, che abbiano almeno due
anni di esperienza, ottima conoscenza dell'inglese e autonomia
lavorativa. E le parole del suo esaminatore: Dovrai
gestire l'igiene ospedaliera, la sterilizzazione, la farmacia...
mentre poi avrebbe imparato tutt'altro. Avrebbe imparato
che l'Afghanistan ti prende la testa e la pancia, avrebbe imparato
che in circa trent'anni di conflitti il Paese aveva contato
un milione e mezzo di morti e quasi quattro di profughi,
avrebbe imparato che persone poverissime erano capaci
di offrire l'unica cosa che possedevano - un po' d'ombra
in un giorno assolato -, avrebbe imparato quanto  saporito
un riso alle uvette gustato su una stuoia, e che il t verde va
sorseggiato rumorosamente per non scottarsi le labbra. Tutte
conoscenze inutili per fronteggiare la situazione attuale.
Fazul continuava a tossire, sempre pi violentemente, e il
padre continuava a strattonare Flavio quando, per fortuna,
ricomparve Nadja. Fece appena in tempo a guardare il ragazzo
steso sul lettino che lui, con un ultimo sussulto di tosse,
spir.
Il padre lanci uno sguardo d'accusa prima verso Flavio
e poi verso Nadja, ed entrambi capirono che con quel tipo
sarebbe stato difficile ragionare. E fu allora che l'uomo
estrasse la pistola.

 Capitolo 7.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Gioved 23 Dicembre, ore 12,10.
I NUOVI esercizi di respirazione ai quali Madame la stava
sottoponendo da pi di un'ora la stremavano, ma Victoria
eseguiva ogni movimento di diaframma con determinazione
e pazienza.
La respirazione ha un ruolo fondamentale nella vita di
una donna, poich le permette di recuperare la propria capacit
di sentire il piacere.
Victoria lasci andare il fiato di colpo. L'idea che le lezioni
si potessero tramutare in qualcosa di diverso da quel che
si aspettava le diede un leggero brivido.
Perplessa? le chiese Iv fissandola con freddezza.
Mi ha solo stupito l'ultima affermazione... le spieg
Victoria.
Era a piedi scalzi, al centro di quel loft, con un'insegnante
che le aveva appena parlato di respirazione e piacere. Cosa
c'entrava con la recitazione? Recitare, per Victoria, aveva
sempre significato lavoro duro, sofferenza e ambizione.
Niente a che fare con il piacere: quello sarebbe arrivato dopo
aver realizzato i suoi sogni.
Nel conto della carriera aveva anche messo le avance di
uomini che avrebbero potuto aiutarla, ma sapeva che sarebbe
stata capace di gestirli a proprio vantaggio e, nel caso
fosse stata costretta a concedersi, lo avrebbe fatto con un ottimo
tornaconto. Ma cos'aveva a che fare questo con il piacere?
E poi Victoria era quasi sicura che Madame, per diventare
quello che era oggi, non fosse mai scesa a quei compromessi
cui lei era pronta.
Dal tuo sguardo, la riprese Iv,  chiaro che non hai la
pi pallida idea di cosa intendo.
Victoria si limit a tacere finch Madame non le fece
cenno di parlare liberamente.
Non capisco, Madame. Non capisco il nesso con il piacere.
Sono qui per imparare a recitare meglio di chiunque
altro... e a costo di morirci sopra ce la far.
Madame si avvicin alla finestra e gli splendidi capelli
bianchi si illuminarono di una tonalit dorata, quasi com'erano
un tempo.
La risposta non  la morte. Almeno non come la intendi
tu, con quell'accezione romantica di sacrificio e oblio. Hai
tutta la vita per morire inseguendo un sogno. Ma  vivere
che, per una donna, non  scontato. Per molte di noi  una
conquista, spesso qualcosa che va reimparato, con tutta la
fatica che ci comporta. Quindi, rispondimi: perch mai
questo percorso non dovrebbe essere anche piacevole?
Victoria era confusa. Non intendeva addentrarsi in territori
cos lontani. Non le interessava per niente la figura della
donna nella societ moderna.
Ti mostro una cosa, disse Madame, avvicinandosi al
dipinto che raffigurava la Medusa. Guarda attentamente
questo quadro: cosa vedi?
Victoria lo osserv bene e lo trov ancora pi inquietante
della volta precedente: chi avrebbe voluto appenderlo in
casa propria?
Questo  un bozzetto preparatorio originale della Medusa
di Bocklin. Cosa ti dice?
Victoria prov ad analizzare il dipinto, scrut gli occhi
opachi e spenti nel volto cereo, contornato dal buio. L'unico
elemento vitale erano i serpenti che sembravano ancora
possedere un'ultima stilla di energia. Ma la sua attenzione
era catturata dalla bocca semiaperta di quel volto, quasi volesse
proferire un'ultima maledizione contro chi l'aveva decapitata.
Mi mette tristezza, dichiar alla fine.
Madame le si affianc osservando con lei il quadro:
Perch?
Victoria sbirci l'insegnante con la coda dell'occhio, cercando
di trovare una risposta.
Perch  comunque una donna alla quale hanno tagliato
la testa? ipotizz.
Iv sospir ma non disse nulla, rimanendo immobile a fissare
il quadro e massaggiandosi il mento sottile.
Victoria si sforz di trovare qualcosa di meglio. C'...
violenza e sensualit, vita nei serpenti e morte nel volto. La
Medusa  un mostro mitologico, racconta qualcosa di perduto.
La composizione dei colori, poi...
Basta cos! la ferm Madame.
Victoria si congel: il tono di voce di Iv non lasciava presagire
nulla di buono.
Non ti ho chiesto una descrizione da storia dell'arte. Ti
ho chiesto emozioni. Coraggio: qual  la prima immagine
che ti viene in mente guardando questo quadro?
Victoria non sapeva cosa dire, nella sua testa c'erano diverse
immagini: porte di vetro chiuse, una passatoia granata
sulle scale.
Voglio un'immagine, subito!
Non so...
Adesso! la incalz l'insegnante.
Forse un...
Non forse, cosa? alz la voce Madame.
Madame... io...
Che delusione! sospir l'insegnante.
Victoria si sent mancare la terra sotto i piedi. Una vagina
con i denti! url senza pensare a nulla.
L'aria divenne un mattone.
Madame Iv si accomod di nuovo in poltrona, ma non la
invit a sedersi di fronte a lei. Victoria rimase l in piedi impalata.
Quando Teseo decapita Medusa elimina una matriarca,
impossessandosi del suo potere religioso che, in una societ
matriarcale, era riservato alle donne. Non esistono insegnanti
ideali in materia, perch tutto ci  perso nel mito.
Ed  proprio questo che imparerai, Victoria: a impossessarti
della tua storia. Perci brava: una vagina con i denti...
Madame, intervenne titubante Victoria, ma cosa
c'entra questo con la recitazione?
Iv le sorrise e la invit a sedersi. Se insegnassi filosofia ti
parlerei di mestiere attoriale come animalit, come alterit,
come abbandono, violenza e sensualit. Ma io sono pi
pragmatica e ti insegner gli stessi concetti non con le parole
ma con i gesti, con il corpo.
Victoria si sent frastornata.
Una vagina con i denti... sorrise Madame. La Medusa,
la Sirena, la Sfinge sono lo specchio della nostra schizofrenia
di donne ammansite, ma sempre potenzialmente pericolose
e inarrestabili, se risvegliate. Non ci tengo a fare di te
una delle tante. Voglio che tu sia la migliore. Ma per diventarlo
dovrai imparare di nuovo a essere una donna.
Ora Iv era diversa da come Victoria l'aveva sempre vista.
Non pi una semplice insegnante, ma un antico oracolo che
parlava per frasi oscure. Lei intu che il suo discorso aveva
un senso, anche se in quel momento tutto le sembrava criptico
e complicato.
Ti insegner a usare le tue paure come cibo, il tuo corpo
come mezzo, la tua voce come arma. Capirai come la tua
femminilit sia un enigma che si pu svelare. Ti aprir porte
che neanche immagini. E sai perch lo far?
Ma... credo... prese tempo Victoria.
Perch in te ho visto molto pi di una semplice attrice
teatrale.
Davvero?
Iv la guard comprensiva: Mi rendo conto che in questo
momento tutto possa sembrarti strano e fuori luogo, ma
ti garantisco che puoi diventare come quelle donne che hanno
trasformato la storia. Lasci che la ragazza recepisse
ogni parola, poi la sua domanda arriv secca, senza nessuna
inflessione: Allora, sei pronta?
Victoria si sentiva piena di emozioni che non riusciva a
controllare. Madame voleva insegnarle qualcosa di pi,
qualcosa che lei non aveva mai neanche osato immaginare.
Nei due anni precedenti, nel corso delle lezioni ufficiali, la
sua unica ambizione era stata farsi strada in un mondo dominato
da regole che l'avrebbero costretta a chinarsi di
fronte a questo o a quello. Ma ora Iv le rivelava qualcosa di
molto diverso. Victoria non dovette nemmeno domandarsi
se era pronta.
Se ha visto in me tutto questo, rispose con convinzione,
io la seguir dovunque mi condurr.
Madame si alz con calma dalla sedia: Allora continuiamo
con gli esercizi di respirazione e risvegliamo un po' i
tuoi cinque sensi. Dovrai provare piacere nel farlo, e farlo
percepire a chi ti troverai di fronte: un pubblico o una persona
sola.
Victoria deglut e sent un brivido lungo la schiena. Da
dove avrebbero cominciato?
Iv sembr leggerle nel pensiero. Quello che ti insegner
sar la quintessenza della recitazione, qualcosa che
potrai utilizzare a tuo piacimento sul palco come nella vita.
Sarai un'attrice, questo te lo garantisco, ma nel senso pieno
della parola. Non fingerai di provare delle emozioni, le
proverai davvero. Sarai un'attrice, come lo sono state prima
di te Elena di Troia, Salom, Anna Bolena, Madame de
Pompadour. Ma anche Evita, Jacqueline, Marilyn, Grace.
Tutte Sorelle.
Evita, Jacqueline? Erano attrici? si stup Victoria.
Madame Iv sorrise.

 Capitolo 8.

Ekaterinburg, Spazio 4.
Gioved 23 Dicembre, ore 16,40.
L'INTERNO dell'astronave era intatto. I colpi della fregata
aliena non avevano compromesso la cabina di comando. La
detective Xandra Landau era pronta a eseguire le indagini
preliminari sul vascello. Sulla tuta stagna spiccava il logo
della Polizia Spaziale Confederata.
Come da copione, una lieve emissione di gas sblocc la
ghiera pneumatica e con un gesto deciso Xandra si tolse il
casco, inspirando una lunga boccata d'aria.
Attiv il registratore di cristallo mantraniano: Detective
Xandra Landau, codice XK4, data terrestre 27 ottobre
2578. Fa un caldo terribile qui dentro, probabilmente i
fotolaser dei pirati hanno compromesso l'impianto di mantenimento.
Xandra guard il pannello di controllo e supervision gli
ultimi dati di crociera, ripetendoli ad alta voce.
Poi pass a esaminare i due corpi a terra. Erano umani,
anche se i volti apparivano orribilmente sfigurati.
Davanti alla troupe e al regista, rilev i codici identificativi
con lo scanner e li lesse nel registratore.
Quei dannati Naputin non hanno avuto alcuna piet,
continu il rapporto. Hanno estratto le ghiandole pineali.
Ormai sono tre cicli che quei pirati si sballano sniffando
polvere micronizzata di ghiandola pineale umana. Il mio
giudizio  che attaccare un cargo commerciale come questo,
con un elevato numero di operai da spolpare, fosse un rischio
calcolato per fare un ultimo colpo e sparire dal settore
per un po'.
Un rumore la fece voltare. Per un attimo vide il proprio
volto riflesso sulla lamiera lucida della plancia: i lunghi capelli
biondi erano raccolti in uno chignon e gli occhi azzurri
pesantemente truccati.
Sapevamo che saresti arrivata qui prima dei rinforzi, detective
Xandra. Per questo ti abbiamo aspettato. I tre Naputin
le stavano puntando addosso altrettanti fasatori a particelle
ioniche. Le facce, simili a quelle di iguana blu, erano
distorte in un orrendo ghigno.
Ora ci darai il codice della partitura cromosomica telemetrica
del tuo trasponder! rumin uno degli alieni.
Non l'avrete cos facilmente, feccia spaziale, rispose
Xandra in tono di sfida, mentre il produttore annuiva compiaciuto.
Lo vedremo, prendetela! ordin intanto il capo dei pirati.
In pochi secondi gli altri due furono addosso a Xandra e
la ammanettarono a contatto con i cavi elettrici.
Kawuan, il capo, le apr la zip della tuta e strapp la parte
superiore: ora Xandra era a seno nudo.
Adesso ci darai il codice o io, la minacci indicando la
leva che stava stringendo, abbasso questa. Poi mi implorerai
di potermi dare quello che ti ho chiesto.
Non riuscirete mai ad avere il codice. Io sono Xandra
Landau: detective spaziale!
L'alieno azion la leva. Una scarica elettrica attravers il
corpo della donna provocandole da subito un'aritmia, per
poi iniziare a bruciarle la pelle.
L'alieno tent di rialzare la leva, ma era bloccata. Gli altri
due intervennero subito, ma senza risultati, mentre la donna
veniva squassata dalla scarica. In un attimo lo chignon biondo
inizi a fumare e gli occhi sembrarono gonfiarsi fin quasi
a esplodere per la pressione elettrostatica.
Aiuto! Che cazzo succede? url disperato Kawuan.
Ferma la macchina! strill il regista.
Due macchinisti si precipitarono sul set. La giovane assistente
regista, sistemata dietro il video assist, sbianc mettendosi
una mano sulla bocca. I tre alieni fuggirono in una
pioggia di scintille, mentre il capo tecnico cominci a urlare:
Staccate tutto, cazzo! Staccate tutto!
Due uomini in completo nero balzarono sul set, riparandosi
dalle scintille con le mani. Il cameraman della troupe
televisiva che si occupava del backstage fiut lo scoop e
cerc di arrivare il pi vicino possibile alla scena.
Uno dei due uomini in nero prov a staccare il corpo
della donna dal pannello elettrico ma venne scaraventato
via da una potente scossa che provoc un'altra pioggia di
scintille.
Poi, finalmente, si spense tutto.
A illuminare la scena rimasero solo le deboli fiammelle
sui capelli di Xandra, la cui testa si accasci sul petto lasciando
colare dalla bocca una schiuma bianca fumante.
Si accesero le luci di emergenza. Sul set regnava un silenzio
irreale.
Il produttore esecutivo Stanislav Sabitov guardava inorridito
la scena. I tre alieni si erano strappati dal volto le maschere
in lattice che, a causa del calore, si stavano liquefacendo.
Ci volle almeno un minuto per liberare l'attrice dalle manette
che la tenevano ancora saldamente incollata al pannello
elettrico. L'uomo in nero rimasto incolume si scott le
mani al contatto con il corpo rovente della donna. Incurante,
la prese fra le braccia e poi l'appoggi delicatamente sul
pavimento del teatro di posa.
Un capannello ammutolito di una trentina di persone
circond lentamente il corpo della protagonista di Detective
Xandra e la nebulosa del Quinto Quadrante, che sarebbe dovuto
uscire quell'estate in tutte le sale russe, per la gioia delle
decine di migliaia di fan di Catherine Derzhavin.
I due medici del set si fecero largo fra la folla.
Dov' quel figlio di puttana degli effetti speciali? Voglio
Karjaka, portatemelo subito qui! urlava Sabitov. Tremava,
completamente fuori di s.
Dopo alcuni tentativi di rianimazione, uno dei due medici
scosse la testa.
Il regista Denis Kombarov, giovane promessa del cinema
russo, non credeva ai suoi occhi: da quel giorno nessuno gli
avrebbe pi affidato un lavoro. Ma non era tanto questo a
preoccuparlo, quanto il fatto che la moglie di Gavrijl
Derzhavin era morta sul suo set. Era incerto se fuggire subito
o aspettare disciplinatamente che qualcuno lo portasse in
un laido sottoscala, per torturarlo e farlo a pezzi.
I due uomini in nero - uno stava ancora cercando di riprendersi
dalla botta - sembravano sconvolti quanto lui:
avrebbero dovuto vigilare sull'incolumit di Catherine e
avevano fallito. Anche per loro le conseguenze sarebbero
state molto spiacevoli.
Mesto, il regista usc dal teatro di posa e si diresse verso
il suo camper. Un'ambulanza stava arrivando sul set a sirene
spiegate. Numerose comparse, vestite da alieni, stavano accorrendo
nel teatro di posa Spazio 4 assieme al regista della
seconda unit.
Denis si rinchiuse nel camper e attacc a bere vodka,
cercando di stordirsi.
Poi, barcollando, prese da un cassetto un tubo di patatine
e, da un altro, la vecchia Steckin regalo di suo padre, con
cui si divertiva a sparare ai cartelli stradali nelle innumerevoli
trasferte di lavoro.
La cosa buffa era che sulle prime Denis, come Catherine,
si era rifiutato di lavorare su quell'immensa idiozia di
film, ma gli incassi gli avrebbero permesso di realizzare il
sogno per cui era diventato un regista: un film biografico,
girato con tecnologia 3D, sulla figura di Nikolaj Stepanovic
Gumilv, poeta e figura fondamentale del movimento acmeista
e fervente anticomunista. Un'epopea in due film.
Sarebbe stato il suo Heimat e la critica lo avrebbe osannato.
Denis controll che il caricatore fosse pieno, lo inser e
con gesto teatrale fece slittare il carrello come in quei film di
gangster occidentali di cui era appassionata Raissa Kibirov,
la chiacchieratissima cantante metal con cui condivideva da
un anno la storia d'amore pi travagliata della sua vita.
Si sedette al tavolino sotto la finestra di plexiglass appoggiando
sul piano la pistola e il tubo di patatine. Rimase un
attimo a fissare nel vuoto, poi afferr il tubo e lo rovesci:
mezz'etto di cocaina peruviana, retaggio del set di Cuzco,
coproduzione cino-russa. Non propriamente un capolavoro,
ma lavorazione divertente e successo internazionale.
Immerse la faccia nella montagnola bianca e aspir.
Un fremito lo scosse tutto.
Alz la testa, prese la pistola e se la punt alla tempia.
Indugi qualche istante. Poi immerse nuovamente il naso
nel mucchietto di polvere bianca e ne venne fuori con
una nuova consapevolezza.
Il mondo  mio! si mise a urlare. Venite a prendermi!
Poi cominci a sparare all'impazzata verso il soffitto del
camper, facendo saltare il neon e il lucernaio.
Sono Denis Kombarov! Il pi grande regista del mondo!
gridava fuori di s. Coraggio, Derzhavin, fammi vedere
cosa sai fare! E poi che cazzo vuoi da me?
Infine, di colpo, abbass la voce: E stato solo un errore
di produzione.

 Capitolo 9.

Anabah, Panshir Medical Centre.
Gioved 23 Dicembre, ore 21,34.
C'erano volute le preghiere di quattro persone insieme, ma
alla fine gli altri afgani del clan avevano convinto il padre di
Fazul a ritirare la pistola e l'avevano accompagnato fuori.
Ma anche da l l'uomo non aveva smesso di urlare la sua
rabbia. Un altro afgano, un omone enorme con i vestiti da
festa tutti insanguinati ma nessuna ferita grave, era andato
da Flavio e gli aveva spiegato la situazione, in un inglese approssimativo
ma chiaro. Il padre si chiamava Ahmad e il suo
gesto aveva una ragione precisa: Fazul era lo sposo. Ahmad
era il capoclan e gi da qualche mese aveva dato segni di
squilibrio mentale, dopo che il suo secondogenito era saltato
in aria su una mina. Ma ora che, nel giorno pi bello della
sua vita, anche il primogenito era morto, sembrava che
Ahmad avesse perso completamente il senno. Le grida che
arrivavano da fuori testimoniavano che non si era affatto
calmato. Ma perch se la prendeva con lui, pens Flavio,
anzich con gli assassini che avevano piazzato la bomba?
Era una reazione senza senso e Flavio, anche se cercava di
concentrarsi sulle cure dei feriti, non riusciva a ignorare
quelle urla e cominciava a spaventarsi. Ma non c'era tempo
neanche per quello.
Il pomeriggio era trascorso rapidissimo, con tutti gli effettivi
dell'ospedale impegnati con i feriti. Nadja, assieme
agli altri chirurghi, non era mai uscita dalla sala operatoria
e alla fine, alle nove di sera, il bilancio era risultato pi che
soddisfacente: c'era stata una sola vittima, Fazul. Ma proprio
questa notizia fece riesplodere la furia di Ahmad, che
incurante del freddo non si era mai mosso dallo spiazzo.
N i parenti n gli amici che erano con lui riuscirono a placarlo
e quando il chirurgo italiano Marco Ferraro prov a
parlargli, venne preso per il collo. Intervennero di nuovo
in parecchi per calmarlo e, a quel punto, Marco fu tassativo:
dovevano portare via Ahmad, la situazione era intollerabile.
L'afgano gigantesco si incaric di farlo salire in macchina
ma poi, una volta varcato il cancello, si ferm, scese dall'auto
e rientr nell'ospedale, vagando per i corridoi finch non
trov Flavio. L'omone fu molto diretto e, nel suo strano
quanto efficace inglese, gli spieg che Ahmad era accecato
dalla rabbia e lo considerava responsabile della morte del figlio.
Tutti loro si rendevano conto di quanto il dolore l'avesse
sconvolto, ma non c'era stato verso di farlo ragionare:
Ahmad aveva giurato di uccidere Flavio. L'omone gli disse
che per il momento non c'era da preoccuparsi, lo avrebbero
riportato subito al villaggio. Ma era tornato indietro per
metterlo in guardia: Ahmad era un uomo pericoloso e un
capoclan. Sarebbe ricomparso, anche solo per dimostrare
che manteneva fede a un giuramento.
Mi dispiace per Fazul, aveva protestato Flavio, ma 
arrivato qui troppo tardi. Non potevamo fare niente. Vi prego
di spiegarlo a suo padre: io non c'entro nulla.
L'omone aspett un po' prima di rispondere. Gli uomini
potenti, disse infine, spesso non sentono ragioni. Vogliono
solo dimostrare la loro forza a qualcuno. E la stessa
cosa che pensava ogni afgano dopo le due torri, quando
Bush attacc noi: ma io non c'entro nulla! Ahmad non 
potente com'era Bush, ma qui  il pi potente. Se vuoi un
consiglio, sparisci.
Ci detto se ne and, lasciando Flavio profondamente
agitato.
Non voleva crederci: era la prima volta che qualcuno lo
minacciava di morte in modo cos esplicito. Cosa doveva
fare?
Fin il suo giro di controllo dei ricoverati, e poi punt deciso
verso la mensa, per parlarne con Nadja. La trov intenta
a mangiare un piatto di riso giallo con carote e uvetta,
mentre lanciava qualche occhiata indifferente al televisore,
proprio come lui qualche ora prima. Le raccont brevemente
quanto era accaduto.
Poi le disse la verit. Aveva paura.
Flavio ricordava le atrocit che aveva visto in Sierra Leone,
la sua precedente esperienza in un ospedale di guerra.
Rivedeva i Krio che, imbottiti di droghe rituali, si scagliavano
con le lance e i machete contro i nemici, credendosi non
solo invincibili ma addirittura invisibili: falciati in un attimo
dagli AK47.
Per non aveva provato paura: solo orrore per la stupidit
con cui quegli uomini si erano letteralmente lanciati
contro le pallottole.
Ricordava anche i ribelli del RUF, il Fronte Unito Rivoluzionario:
per la maggior parte ragazzini, la cui ferocia metteva
i brividi. Quelli che mutilavano ogni maschio chiedendogli
se tagliare solo la mano o anche il braccio: preferisci la
manica lunga o la mezza manica?
Ma anche in quell'occasione, ogni volta che aveva incontrato
un mutilato, non aveva provato paura: solo orrore.
E contro l'orrore ormai era vaccinato. Una volta era arrivato
in un villaggio poco dopo il passaggio dei RUF. Tra i
tanti cadaveri coperti di mosche avevano trovato una donna
con il ventre squarciato e un feto di otto mesi estratto e buttato
l accanto. I pochi superstiti avevano raccontato che
quattro bambini soldato - dopo averla violentata, malgrado
fosse incinta - avevano cominciato a scommettere sul sesso
del nascituro. Alla fine avevano controllato con lei ancora
viva.
Anche quella volta aveva avuto schifo del mondo, ma
non paura.
Ma adesso le cose erano cambiate. Dopo tanti anni vissuti
per inerzia, senza niente da perdere, quasi andando incontro
al pericolo, cercandolo, sfidandolo, ora si era accorto
di tenere improvvisamente alla vita. E il motivo era di fronte
a lui: Nadja.
 per questo che, adesso, ho paura, le confess sinceramente.
Sedevano l'uno accanto all'altra, alzando ogni tanto lo
sguardo al televisore, sempre sintonizzato su Al Jazeera International.
Nadja gli fece una carezza.
Marco mi ha garantito che in qualsiasi momento posso
interrompere la missione ed essere rimpatriato, disse lui.
Non puoi andartene proprio ora, mormor Nadja.
Flavio sospir. Era stanco, ma non voleva nasconderle
nulla. Non ho ancora deciso, ma la famiglia di quel vecchio
pazzo  stata chiara: lui torner qui a cercarmi per uccidermi.
Se resto metto in pericolo tutti voi.
Non devi avere paura di questo, non devi mollare...
replic lei, ma le parole le morirono in bocca.
Flavio si volt a guardarla: stava fissando il televisore a
bocca aperta. Sullo schermo c'era la foto di una donna.
Il commentatore stava annunciando: Gli inquirenti cercano
di far luce sui contorni della morte sul set della nota
attrice franco-russa Catherine Derzhavin...
Nadja scatt in piedi e raggiunse il televisore. Alz il volume.
La donna  stata immediatamente soccorsa, ma le sue
condizioni sono apparse da subito...
Flavio la raggiunse senza capire.
Lei lo abbracci forte.
Ma... chiese lui confuso. Cosa succede? Chi ?
 mamma, rispose Nadja fra le lacrime.

 Capitolo 10.

Londra, Maple Tree Cafe.
Venerd 24 Dicembre, ore 08,43.
Io sono un cervo/dai sette palchi, io sono una piena/attraverso
una pianura, io sono un vento/su un lago profondo, io
sono una lacrima/che il Sole lascia cadere... lesse a mezza
voce Victoria dal monitor del suo portatile.
Era la Canzone di Amergin, in una delle tante traduzioni
dal gaelico.
Madame Iv le aveva assegnato il compito di trovare qualunque
informazione che riguardasse quell'antico inno alla
natura e all'uomo.
Victoria prov a sorseggiare il suo cappuccino, ma si accorse
che lo aveva finito da un pezzo. Alz la mano per richiamare
l'attenzione di Briana Morris - l'amica con cui
aveva condiviso una vita, dall'asilo fino alle superiori - e che
ora, per pagarsi gli studi di medicina, lavorava part time al
Maple Tree Cafe. Briana le fece cenno di aspettare, poi and
a servire una coppia di ragazzi con le sciarpe del Chelsea
che, nell'attesa, si erano gi scolati quattro pinte.
Victoria la osserv muoversi: Briana era una vera bellezza,
con quel corpo sinuoso e tonico, i capelli raccolti in
treccine e la pelle nera e curata che profumava sempre di
sandalo. Lei aveva provato a coinvolgerla nel proprio mondo:
la sua voce bassa e grave poteva essere interessante per
qualunque regista. Ma Briana non aveva mai voluto saperne:
il solo pensiero di trovarsi su un palco con decine o,
peggio, centinaia di sconosciuti che la osservavano la metteva
tremendamente a disagio. Sarebbe fuggita dall'uscita
di sicurezza ben prima che si alzasse il sipario. Lei preferiva
di gran lunga l'ambiente asettico di un ospedale, con persone
di cui prendersi cura e il controllo completo della situazione.
Eppure Briana non si era persa neanche una delle rappresentazioni
di Victoria. Sempre in prima fila e sempre
pronta ad alzarsi per chiamare un applauso. Anche con i ragazzi
non c'era mai stata competizione: Briana era una lesbica
dichiarata da quando aveva diciassette anni, con grande
sconforto dei suoi genitori. Almeno finch la sua fidanzata,
la dottoressa Ridley, aveva soccorso d'urgenza la madre
coinvolta in un incidente stradale. Alla fine tutto si era risolto
per il meglio: Briana conviveva con l'amore della sua vita,
la madre la tormentava perch era sempre magra e sciupata,
e lei era felice.
Io sono un falco/alto sulla scogliera, io sono una
spina/sotto l'unghia, io sono una meraviglia/tra i fiori, io sono
uno stregone/chi oltre a me infiamma la fredda testa con il
fumo?
Pi procedeva nella lettura del testo e meno riusciva a
comprendere cosa c'entrasse con le sue nuove lezioni. A dire
il vero non stava capendo granch in generale, ma era solo
all'inizio e si fidava di Madame.
Prov a cercare in rete il testo originale in gaelico, ma
quando trov la pagina e lesse Am gaeth i m-muir, Am tond
trethan, Am fuaim mara si rese conto che, per il momento,
stabilire il nesso tra quella canzone e le lezioni di Madame
era fuori della sua portata.
C'era un altro argomento che per poteva approfondire:
Madame Iv aveva parlato della prosodia, un termine che le
diceva poco. Il browser di internet si apr alla homepage del
quotidiano Independent, che riportava la notizia della tragica
morte di Catherine Derzhavin. Victoria non pot fare a
meno di leggere: un po' perch si trattava di un'attrice famosa,
ma soprattutto perch era stata un'allieva di Iv e temeva
che questa disgrazia potesse in qualche modo interferire
con le loro lezioni.
Morte di una star, recitava il titolo dell'articolo. Seguiva
una breve biografia dell'attrice: figlia del regista francese
Robert Ferrari, Catherine aveva iniziato a recitare fin dall'infanzia.
La sua prima apparizione era stata nel film I sette
marchi, diretto dal padre, e a quattordici anni era entrata
nel cast del successo planetario La ragazza di San Pietroburgo,
che l'aveva consacrata come una delle star pi richieste
della sua generazione. Nel pieno della carriera cinematografica,
a ventidue anni, Catherine aveva conosciuto il magnate
russo Gavrijl Derzhavin, con cui si era sposata dando poi
alla luce la figlia Nadja, che non aveva mai calcato le orme
materne, preferendo gli impegni umanitari al glamour del
set. Il numero di film girati da Catherine Derzhavin era impressionante,
anche perch l'attrice aveva sempre amato
spaziare dal film d'autore alle pellicole commerciali, come il
suo ultimo film Detective Xandra e la nebulosa del Quinto
Quadrante.
Solo in fondo all'articolo Victoria trov un cenno a Iv:
Gran parte della sua carriera  merito della famosa talent
scout e agente delle star, Iv Lily. Non una parola di pi.
Allora Victoria pass a Google e prov a incrociare i nomi
Iv Lily e Catherine Derzhavin, ma non ottenne molto
di pi. A quel punto lasci perdere: digit la parola prosodia
e l'immancabile Wikipedia le forn subito la spiegazione.
La prosodia  la parte della linguistica che studia l'intonazione,
il ritmo, la durata e l'accento nel linguaggio parlato. Le
caratteristiche prosodiche di una unit di linguaggio parlato
(si tratti di una sillaba, una parola o una frase) sono dette soprasegmentali,
perch sono simultanee ai segmenti in cui pu
essere divisa quell'unit.
Bene, ne sapeva poco pi di prima. Victoria aveva studiato
musica e preso anche qualche lezione di pianoforte,
ma non aveva mai sentito il termine soprasegmentale. Riusc
soltanto a dedurne che riguardava l'intonazione della voce,
l'intensit e tutto quanto le aveva detto Madame Iv prima di
congedarla.
Ritorn alla schermata della Canzone di Amergin, ma
sent un profumo dolce e una voce dietro di lei: Io sono
una lancia/che ruggisce in cerca di sangue, Io sono un salmone/in
una pozza, Io sono un'esca/del paradiso...
Briana stava leggendo dal suo monitor. Con un clic Victoria
iconizz la pagina elettronica.
Ma che roba stai leggendo? Sei una lancia che ruggisce
in cerca di sangue? Va tutto bene?
Victoria si accorse di sudare freddo. Dopo aver firmato
quel patto di riservatezza, le sembrava che tutto quanto la
riguardava dovesse rimanere segreto. E una cosa per... 
una ricerca che mi ha chiesto di fare mia mamma, per la sua
collana.
La madre di Victoria lavorava in una piccola casa editrice
e non era strano che le chiedesse di fare delle ricerche per
suo conto.
Briana le si sedette di fronte e Victoria ne approfitt per
chiudere il portatile.
Ti vedo stanca, un po' sciupata... not l'amica sorridendo.
Hai ragione: sono stanca morta e non vedo l'ora che
passi il Natale. Ma non dovrebbe essere la festa in cui si diventa
pi buoni e tranquilli? disse Victoria sistemando il
computer nella borsa.
Michael, il proprietario del locale, fece segno a Briana di
tornare al suo posto.
Lei si alz subito. All'una stacco, ti va di andare in giro
per gli ultimi regali? le chiese.
Victoria ci pens un attimo: l'idea non le dispiaceva affatto.
Con le ricerche aveva finito, e non aveva combinato
nulla. Una passeggiata a fare shopping con l'amica l'avrebbe
distratta per un po'. Dove andiamo? chiese.
Selfridges? propose Briana.
Qualcosa di meno incasinato? Tipo Beyond Retro?
Okay. Ho visto un cappotto che starebbe da favola alla
mia dottoressa. Ora scappo. E corse a prendere le ordinazioni
al tavolo di fondo.
In realt Victoria non doveva comprare molti regali: c'era
la madre, ma le aveva gi preso una confezione del suo
profumo preferito. Poi c'erano gli zii e i nonni, e per loro
qualunque cosa sarebbe andata bene.
Solo a una persona non aveva ancora pensato: Madame
Iv. Avrebbe apprezzato un regalo di Natale? E se s, quale?

 Capitolo 11.

Mosca, villa Derzhavin.
Venerd 24 Dicembre, ore 12,21.
Tutta la notte, pap: ho provato ogni mezz'ora. Ma non
c' stato niente da fare. Evidentemente l'ISAF ha requisito
tutte le frequenze.
Una scarica disturb la comunicazione satellitare dall'Afghanistan.
Subito dopo, Gavrijl non sent pi nulla. Convinto
che la linea fosse caduta, strinse il cordless con rabbia.
Poi riecco la voce di sua figlia: Pronto, pap? Ci sei ancora?
S, Nadja, sono qui.
Dimmi la verit: com' successo?
Gavrijl esit. Aveva messo in conto da sempre che, prima
o poi, i suoi affari avrebbero potuto mettere in pericolo
Catherine o Nadja. Ma non avrebbe mai immaginato che
potesse accadere in modo cos plateale, quasi davanti ai suoi
occhi, con telecamere dappertutto e due delle sue guardie
del corpo pi fidate a pochi metri. Aveva deciso che si sarebbe
sentito in colpa pi avanti, perci, fino ad allora, non
avrebbe tollerato che sua figlia lo colpevolizzasse. Quello
che ora voleva era riportarla a casa il pi in fretta possibile.
Al sicuro. E al diavolo i bambini afgani.
Pap, prosegu lei in tono affranto, dimmi che  stato
solo un incidente.
Finch non sarai a Mosca, replic secco lui,  stato
solo un incidente.
Sono tua figlia! strill Nadja nell'apparecchio. Non
uno dei tuoi gorilla del cazzo. Non sono abbastanza chiara?
L'hanno uccisa, vero?
Gavrijl sospir: S. Hanno simulato la folgorazione ma
la macchina di scena era stata sabotata.
Chi  stato?
Un'altra scarica disturb nuovamente la comunicazione.
Non lo so. E non voglio parlarne al telefono.
Con tutta la gente che ti vuol bene, comment lei sarcastica,
ci metterai un bel po' a trovare il colpevole...
Gavrijl rimase in silenzio un attimo, prima di rispondere:
Nadja, almeno oggi, basta!
La voce di lei si fece sommessa: Scusa, pap. Hai ragione.
Ma ora... com' la mamma? Sei riuscito a evitarle l'autopsia?
S. E ho chiamato i migliori per... truccarla.
Gavrijl non riusc a celare la commozione. Almeno con
sua figlia poteva permetterselo.  bella, anche cos, aggiunse
lentamente. Solo, pallida. Serena. La vedrai, domani.
Domani mi sembra impossibile, solo per arrivare all'aeroporto
ci vogliono...
Kirill  gi in volo, sta venendo a prenderti. Non ci saranno
problemi.
E come conta di arrivarci, ad Anabah? Con il tuo jet
privato? Far lo slalom fra i caccia dell'ISAF e la contraerea
talebana?
Kirill arriver, le assicur Gavrijl pacatamente.
Nadja sospir: Andr con lui, ma mi devi promettere
che tra una settimana mi riporter qui. Ho i miei malati. La
mia vita.
Gavrijl non rispose.
E poi dimmi la verit, pap, lo incalz lei. Per come
stanno le cose corro pi rischi a Mosca che qui, vero?
Nessuno potr farti del male. Questo te lo garantisco,
disse gravemente Gavrijl. Poi, dall'altra parte della linea,
ud uno schianto, seguito dal richiamo di una voce maschile:
Nadja, Nadja, url la voce.
Ma che succede? chiese Gavrijl preoccupato.
Ti devo lasciare, pap, c' un'urgenza e...
Pronto, Nadja, pronto?
La comunicazione era stata interrotta.

 Capitolo 12.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Venerd 24 Dicembre, ore 11,16.
Il libretto che le aveva consegnato Madame era una sorta di
spartito musicale, composto da una decina di fogli di carta
lucida dove, al posto del pentagramma, le pagine erano percorse
da dieci spesse linee nere.
Sulla prima riga era disegnata una frase che Victoria stava
fissando senza capire:
t O- / f J >4.
Riconosceva solo le barre che tagliavano in pi punti la
linea orizzontale: si trattava di lettere dell'alfabeto ogamico,
l'antico alfabeto celtico che era stato tramandato per secoli
esclusivamente per via orale, come aveva scoperto dalla sua
ricerca in rete. Quanto agli altri simboli disegnati intorno alla
linea, Victoria non ne sapeva nulla.
Il pacchetto che aveva portato in dono a Madame Iv giaceva
solitario sul piano della scrivania di cristallo, senza che
lei l'avesse degnato di uno sguardo.
Hai mai visto nulla del genere? le stava chiedendo Madame
indicando il libretto.  un quaderno prosodico. Attenta
a non perderlo:  mio. Te lo presto, ma dovr sempre
sapere dove si trova. Conservalo con la massima cura. Chiaro?
Victoria annu. Un quaderno prosodico! Quindi quegli
strani segni dovevano avere un valore vocale o qualcosa di
simile. Victoria li riesamin con attenzione, a partire dalla
grande V che segnava l'inizio della frase.
Leggi, la invit Madame Iv, iniziando dalle prime due
lettere dello spartito.
Victoria rabbrivid: cosa doveva leggere? Appurato che
le linee erano lettere dell'alfabeto ogamico, lei per non le
aveva ancora studiate n imparate a memoria.
Madame Iv si limit a osservarla. Molto male, la rimprover.
Victoria si sent smarrita.
Hai studiato a casa? le domand fredda l'insegnante.
Ti ho chiesto solo di leggere la prima sillaba.
Victoria cerc di ricordare la lezione precedente. Iv era
sempre categorica: niente appunti scritti, perci il ripasso a
casa era un esercizio complicato. Cancell dalla vista tutti
gli altri segni e si concentr sulle prime due barre.
Aveva letto che nell'alfabeto ogamico ogni lettera era definita
da un numero variabile di barre tutte dritte o tutte inclinate,
mai l'una e l'altra cosa insieme. Quindi quelle due
barre rappresentavano due lettere distinte: una sillaba. All'improvviso
ricord: quelle erano le lettere pi semplici
dell'alfabeto ogamico. Barra dritta uguale A, barra inclinata
uguale M.
AM! pronunci trionfante.
Madame annu, ma riprese subito il suo sguardo severo.
In futuro spero tu sia pi pronta.
Victoria abbass gli occhi, mortificata. Quelle lezioni sarebbero
state molto pi impegnative di quanto avesse immaginato.
Iv raggiunse la scrivania e si appoggi al piano di cristallo.
Sono diventata un'insegnante famosa per la mia intransigenza,
Victoria. E non faccio eccezioni per nessuno.
La ragazza annu.
Ora possiamo proseguire? Leggi di nuovo la prima sillaba.
Victoria deglut per l'agitazione, guard di nuovo le due
linee e, dopo averle pronunciate mute, diede fiato:
Ammm, lesse con fin troppa enfasi.
Madame rimase in silenzio, radiografandola. Victoria si
sent a disagio.
La tua dizione fa strage del sentimento delle lettere.
Non ha respiro. Non  niente. Non ha l'idea di ci che sta
pronunciando. E solo una lingua che batte sul palato o si
appoggia sui denti. La tua A  drammaticamente fredda,
mentre la tua M  una bilabiale vergognosa. La tua voce 
una bambina viziata. Va corretta.
Victoria arross. D'accordo, era l per imparare, ma i modi
di Madame la facevano sentire inadeguata e la stavano
colpendo nel profondo.
Quella sillaba  un La minore, non lo scempio cacofonico
che hai pronunciato. Abbiamo molto lavoro da fare.
Victoria artigli la copertina del quaderno prosodico.
Non era mai stata tanto umiliata in vita sua. Dovette controllarsi
per non rispondere male alla sua insegnante.
Chiudi il quaderno e vieni a sederti. Hai bisogno di cominciare
da qualcosa di pi elementare.
Victoria obbed e chiuse il quaderno con stizza: l'avrebbe
strappato volentieri in mille pezzi. Appena si fu seduta,
Iv inizi a tormentarsi il medaglione, come se quella lezione
fosse per lei solo una grande perdita di tempo.
Non  colpa tua se le lettere hanno perso il loro cuore,
osserv con inattesa dolcezza. Dobbiamo andare un po'
indietro nel tempo, al tredicesimo secolo: l'epoca in cui i
bardi gallesi si convertirono al cristianesimo. Furono loro
che, viaggiando di villaggio in villaggio, cantando sotto un
albero o al caldo di un focolare a seconda della stagione,
riuscirono a tramandare la magia della parola: quella che genera
nello spettatore una strana sensazione sospesa tra il
piacere e l'orrore. Quegli uomini erano capaci di gettare in
faccia al loro pubblico una manciata di follia talmente potente
da farli innamorare o impazzire.
Victoria immagin quale potere avrebbe potuto scatenare
quella magia se qualcuno fosse riuscito a tramandarla.
L'attuale patrimonio poetico inglese tradizionale  una
derivazione di terza mano. Immaginati un'isola dove tutti
quanti arrivano per fare i propri comodi, estirpano le tradizioni
e ne impongono di nuove. Poi l'ultimo e pi temibile
dei conquistatori: la Chiesa, che ha omologato tutto e si 
appropriata di molti di quegli antichi elementi linguistici,
trasfigurandoli in qualcosa di utile per s. La sillaba che hai
pronunciato ha una storia: solo se la comprenderai potrai
piegarla al tuo servizio, con tutta la forza che la prosodia antica
 in grado di creare.
Victoria apr di nuovo il quaderno e osserv i simboli disegnati
sul primo rigo sotto una nuova luce. Dopo quella
spiegazione si riavvicin alla lettura con cautela quasi ossequiosa.
La frase che ho scelto per te, prosegu Iv, mi sembra
perfetta come primo passo della tua istruzione: Am
Bri a ndai, ovvero: io sono il luogo supremo della conoscenza.
Io sono il luogo supremo della conoscenza, ripet confusa
Victoria.
Per le prossime settimane, per te, sar il cuore della
Canzone di Amergin-. Am Bri a ndai.
Victoria intu che quella frase in gaelico, pronunciata da
Madame, le aveva toccato qualcosa dentro, come se avesse
arpeggiato con la sua anima, stimolandone i pi intimi recessi.
Percep la pelle farsi pi sensibile e non pot fermare le
dita che iniziarono ad accarezzare delicatamente il collo.
Erano l'anulare e il pollice a muoversi, e sembravano formicolare
di energia propria, senza alcun controllo. Era una
sensazione piacevole e fastidiosa allo stesso tempo.
Il led azzurro della centralina cominci a lampeggiare.
Madame alz il cordless, poi si gir con la poltrona verso la
vetrata.
Novit sull'incidente di Catherine? chiese cupa.
La mano di Iv spunt da dietro lo schienale facendo segno
a Victoria di uscire.
La lezione era terminata, lasciandola con molte pi domande
che risposte, con il solito volto di Medusa che la fissava
dal cavalletto: occhi che ora sembravano pi vivi che
mai. Da quella bocca semiaperta, in cui si scorgeva solo il
buio, Victoria pot quasi sentir pronunciare le parole Am
Bri a ndai, rivolte a lei, dentro di lei. Gi, in un profondo
elettrico e sensuale.
A quel punto si alz e prese il quaderno, pronta ad andarsene.
Madame ruot di nuovo sulla sedia. Il suo volto era
terreo.

 Capitolo 13.

Mar Nero, litorale di Sochi.
Venerd 24 Dicembre, ore 18,41.
L'ORSO li osservava valutando se quelle tre figure rappresentassero
una minaccia o un pasto allettante. L'animale era immobile,
la testa bassa, pronta ad attaccare in caso di pericolo,
la bocca appena socchiusa. La luce della luna fece scintillare
il bianco delle zanne. Un gufo, dall'alto di un ramo, fissava
la scena in silenzio.
Pass un interminabile minuto senza che nessuno si azzardasse
a fare la prima mossa. Poi l'orso si mosse lentamente
di lato, allontanandosi da quel recinto di fili che una
volta gli avevano bruciato il manto. I tre che lo guardavano
non mossero un muscolo. Il loro odore era pungente, nulla
che l'orso avesse mai fiutato nel suo territorio. Alla fine l'istinto
di sopravvivenza gli sugger di allontanarsi velocemente
da l.
Cerubina, vedendo sparire il grosso predatore, emise un
sospiro di sollievo. Abbatterlo sarebbe stato rumoroso.
L'acqua marina sulla superficie della muta si stava raffreddando
e, sotto, malgrado la speciale seconda pelle in
microfibra Camaleon, la donna sent un brivido. Lanci una
veloce occhiata ai due compagni e fece loro cenno di procedere.
Avevano gi perso abbastanza tempo.
Da quella parte non si poteva accedere perch la recinzione
era doppiamente protetta: la rete elettrificata non
avrebbe rappresentato un problema, ma quella a infrarossi
che circondava il perimetro pareva fitta e impenetrabile. Se
solo avessero provato ad avvicinarsi, i sensori li avrebbero
rilevati in una frazione di secondo. L'obiettivo primario era
il gabbiotto di servizio a un centinaio di metri da l, dentro
l'area protetta. Poco distante era parcheggiato un vecchio
fuoristrada GAZ67. L'uomo di guardia, in quel momento,
era trincerato nel gabbiotto, davanti al televisore. Dai vetri
potevano vederlo con i piedi sulla scrivania: un ostacolo meno
impegnativo dell'orso. Vjaceslav avrebbe potuto freddarlo
silenziosamente, con minor rumore del fruscio di una
foglia.
Cerubina abbass la visiera a infrarossi sul mephisto nero
che le copriva il volto e not che in una zona del recinto
qualche animale aveva provato a scavare una buca: la terra
sollevata interrompeva un tratto della cinta protettiva.
Anello debole trovato, sussurr. Il comlink posizionato
sulla trachea tradusse i deboli suoni delle sue corde vocali
in un messaggio forte e chiaro negli auricolari dei due
compagni.
I tre si mossero veloci verso la zona indicata dalla donna
e si inginocchiarono, prendendo dalle borse una serie di
piccoli specchi, montati su strutture simili a quelle usate dai
modellisti, per intercettare e deviare i raggi invisibili.
In meno di un minuto, con una bomboletta di azoto liquido,
Arvo Mej - il Dottore, com'era soprannominato -
aveva ricavato una finestra di una cinquantina di centimetri.
Centralina, sud-sudest. Cinque metri, sent Cerubina
nell'auricolare. L'indicazione di Arvo si riferiva a una delle
decine di scatole elettroniche che, posizionate in punti strategici,
permettevano il monitoraggio di tutta la cinta.
Collegati, gli ordin Cerubina.
Arvo si diresse verso il palo che sosteneva la centralina.
Afferr dalla sua cintura un palmare dal quale penzolavano
due cavi di diverso colore. La donna lo scorse trafficare per
qualche secondo mentre osservava con il binocolo l'uomo
di guardia sonnecchiare davanti al televisore. Tutto stava
procedendo secondo i piani.
Arvo alz il pollice: si era collegato alla rete dei sensori e
aveva ritagliato un corridoio invisibile, che li avrebbe condotti
dritti al gabbiotto di sorveglianza.
Velocemente i tre si diressero da quella parte, strisciando
fra i radi cespugli. Quando furono abbastanza vicini, Cerubina
fece cenno di fermarsi: aveva deciso di occuparsene lei.
Gli altri due si acquattarono, al riparo del fuoristrada, pronti
al fuoco.
La donna si stacc dal veicolo e gir intorno all'edificio
di guardia. Un serpente avrebbe fatto pi rumore.
Quando giunse di fianco alla porta fece un rapido gesto
di assenso ai compagni.
Vjaceslav strapp da terra una zolla d'erba umida e la
lanci contro il vetro. L'uomo di guardia scatt, tirando gi
i piedi dalla scrivania, e si mise all'erta.
Trascorsero secondi interminabili e poi, quando il guardiano
si decise a uscire per capire cosa stesse succedendo,
Cerubina in un istante lo afferr alle spalle puntandogli il
coltello sotto la gola. Poi lo trascin all'interno.
Attiva l'apertura del bunker, Evgenij, gli sussurr all'orecchio.
L'uomo sbarr gli occhi sorpreso, alzando subito le mani
in segno di resa. Chi siete? Co... come sapete il mio
nome?
Nel frattempo erano entrati anche gli altri due.
I codici, muoviti, gli intim Arvo.
Non posso... disse risoluto il guardiano.
Pazienza, mormor a un palmo dal suo naso Vjaceslav,
mentre con il coltello gli apriva il ventre.
Cerubina si affrett a coprirgli la bocca con la mano.
L'uomo sussultava violentemente e lei fatic a trattenerlo.
Arvo aveva violato i database dell'anagrafe e dell'esercito
per trovare informazioni su ogni membro della sorveglianza.
Su ciascuno di loro era stato prodotto un fascicolo.
Quella notte Boris, il guardiano capo del bunker, era assente
per partecipare al matrimonio di suo fratello e quindi Evgenij
era solo: un ex militare che aveva trovato la sua fortuna
in quel lavoro semplice, ben pagato e di tutto riposo. Infatti
era convinto che nessuno avrebbe mai osato profanare
la nuova propriet di Gavrijl Derzhavin, soprattutto l a Sochi,
dove l'oligarca aveva messo in piedi un bel po' di traffici
per i futuri Giochi Olimpici. Tutti lo temevano e quindi
sarebbe stata una follia cercare di penetrare nel bunker. E
per fare cosa, poi? Andare a vedersi quattro teloni dipinti?
Vjaceslav ruot il coltello nella ferita, per affrettare la fine,
ma Evgenij non voleva saperne di morire. Allora, con un
colpo netto e profondo, Cerubina gli tagli la gola.
All'esterno del gabbiotto cinque guardiani pattugliavano
il perimetro della propriet seguendo percorsi prestabiliti e
ripetitivi, fin troppo facili da prevedere. Il piano era stato
semplice: da quando tutti si affidavano ciecamente alle protezioni
elettroniche, bastava che qualcuno arrivasse ai protocolli
di sicurezza e il gioco era fatto. Arvo il Dottore era l
per confermare quel teorema, ed era dannatamente bravo
nel suo mestiere. Infatti stava gi craccando il sistema di sicurezza
del bunker.
Non era stato facile arrivare fin l: la rete di sicurezza marina
era stata ben congegnata e il forte rumore dei loro mini-propulsori acquatici aveva rischiato un paio di volte di farli
scoprire. Cerubina avrebbe discusso personalmente questo
spiacevole inconveniente con il trafficante che le aveva magnificato
il migliore stealth subacqueo in commercio.
Vjaceslav sembrava compiaciuto del suo omicidio gratuito:
pulendosi le mani sulla divisa del cadavere, scocc a Cerubina
un'occhiata da psicopatico.
Lei lo aveva odiato nel momento stesso in cui lo aveva incontrato.
Un odio che, per, era sfociato in breve in qualcosa
di diverso: prima rispetto e poi passione. Anche se quell'uomo
era un cane assetato di sangue gli si doveva riconoscere
una disciplina impareggiabile. Vjaceslav amava i lavori
veloci e non s'interessava di chi si metteva fra lui e l'obiettivo:
un padre di famiglia o un bambino, per lui non faceva
differenza. Pensava che ci fosse un grande piano per ognuno
e, se ti trovavi nel posto sbagliato al momento sbagliato,
significava che era scritto cos.
Era davvero indispensabile? domand Arvo.
Ci avrebbe fatto perdere tempo, rispose Vjaceslav.
Le dita del Dottore tornarono veloci sulla tastiera. Ce
l'ho! esclam infine premendo il tasto di invio.
Di fianco al gabbiotto cominci ad aprirsi silenziosamente
il passaggio che conduceva al bunker.
Arvo, ordin Cerubina, tu monitorizza la situazione
da qui. Poi guard il cronometro: Trenta minuti da adesso
e siamo fuori. Prima del prossimo passaggio delle guardie.
Se falliamo, sai cosa fare.
Arvo annu mentre Vjaceslav chiuse la porta dello sgabuzzino
in cui aveva nascosto il corpo di Evgenij.
Andiamo a prenderci quel fondale del cazzo, disse
Vjaceslav, infilando nella fondina il coltello ripulito e
disinserendo la sicura al suo MP5K.
Quando i due uscirono, Arvo cambi canale. Detestava
lo sport, perci si ferm sulle news. Stava andando in onda
un'intervista al regista Denis Kombarov che, dopo l'incidente
mortale di Catherine Derzhavin sul suo set, declinava
ogni responsabilit incolpando di tutto la produzione che, a
suo dire, aveva risparmiato sulla qualit della scenografia.
Poi venne interpellato un ingegnere elettronico il quale
spieg che il sabotaggio era assolutamente escluso. Arvo
sorrise: era gratificante veder lodato il proprio lavoro in televisione.
 
Capitolo 14.

Uzbekistan, spazio aereo al confine con l'Afghanistan.
Sabato 25 Dicembre, ore 18,01.
La mucca aveva sorvolato le acque dell'Amudarrya, al confine
tra Uzbekistan e Afghanistan, e poi aveva puntato a sudest,
verso la valle del Panshir.
Korova, cio mucca, era il soprannome usato comunemente
in Russia per indicare il MI-26, il potente elicottero
da trasporto su cui Kirill aveva viaggiato almeno una decina
di volte, fin dal 1984: l'anno in cui, appena diciottenne, era
stato assegnato alla quarantesima armata, il corpo di spedizione
sovietico in Afghanistan. Seduto con la schiena appoggiata
alla fredda parete d'acciaio della carlinga, Kirill
sentiva sopra la testa il frastuono del potentissimo rotore,
otto pale da trentadue metri ciascuna.
Il siberiano aveva combattuto in Afghanistan fino al
1989, quando l'invasione sovietica era terminata con l'abbandono
del Paese e un bilancio di quattordicimila soldati
russi morti e decine di migliaia di feriti. Quanto agli afgani,
le cifre ufficiali parlavano di un milione di morti in combattimento,
e di altri quattro di stenti. Nel febbraio dell'89 Kirill
era tornato a Mosca con il grado di caporale, una medaglia
a cinque punte - l'Ordine della Stella di seconda classe -
e la convinzione che a perdere fossero stati i politici del
Cremlino, e non i soldati dell'Armata Rossa.
Ma di quella guerra aveva deciso di non parlare mai pi.
Quando Gavrijl l'aveva assunto, molti anni dopo, alla domanda
su quale fosse il ricordo pi esaltante della sua esperienza
afgana, Kirill aveva risposto seccamente, con la sua
voce rauca: Il giorno del ritiro.
Ora aveva un'altra visione della guerra, meno patriottica
e pi realista: il secondo affare mondiale, subito dopo il petrolio
e subito prima della droga. E infatti, sullo scacchiere
internazionale, i tre business erano sempre strettamente intrecciati.
Il MI-26 su cui Kirill stava volando non era che l'ennesimo
esempio di quella triangolazione: si trattava di uno degli
innumerevoli aeromobili appartenenti a compagnie della federazione
russa, o di Paesi dell'ex orbita sovietica, che si occupavano
dei rifornimenti alle truppe ISAF, in questo caso
soldati inglesi. La dipendenza della British Army da compagnie
come la russa Vertical-T o la moldava Pecotax Air non
era pi un segreto: in un paio di occasioni, quando uno di
questi velivoli era stato abbattuto dai Talebani, si erano accese
polemiche fin dentro la Camera dei Lord. Ma poi, nel
giro di poche settimane, le lobby con interessi in gioco le
avevano fatte abilmente smorzare e poi scomparire.
L'elicottero era stato noleggiato dal comando inglese per
trasportare rifornimenti e figurava di propriet di una societ
di comodo, la Skydaik, compagnia aerea canadese che
dal 2004 era rimasta senza licenza causa revoca internazionale,
e con contenziosi pregressi con l'ONU, suo principale
cliente. L'elicottero, in realt, era di propriet della compagnia
russa Osobyj Air, implicata in traffici poco chiari tra
l'Europa e la regione africana dei Grandi Laghi e perci
bandita dai cieli dell'Unione Europea dal 2007.
Il mezzo era stato dipinto di bianco con una grande mezzaluna
rossa, l'equivalente della croce rossa occidentale, che
campeggiava sulla fusoliera: la sigla di volo RRT-INDS rimandava
a una missione umanitaria. Non si trattava di una
garanzia totale, perch a volte anche i velivoli con gli aiuti
alla popolazione venivano abbattuti.
Kirill sentiva agitarsi dentro di s i demoni dell'inquietudine,
Vurdalak e Upyri. Per tacitarli, continuava a ripetersi
che i Talebani della zona erano stati oliati a dovere dalla
Osobyj Air, con gli stessi dollari americani che nel 1996 li
avevano aiutati a prendere il potere e nel 2001 erano serviti
a rovesciarli.
Al comando del MI-26 c'era un vecchio commilitone di
Kirill dei tempi dell'Armata Rossa, Igor Severjanin, che ora
lavorava come contractor, profumatamente pagato dalle casse
della Regina. La capiente carlinga dell'elicottero conteneva,
oltre a diciotto tonnellate di approvvigionamenti per gli
inglesi, anche dieci mercenari ucraini, selezionati personalmente
da Kirill fra gli oltre duecento al servizio di Gavrijl, e
in grado di dare del filo da torcere a qualunque avversario.
Kirill indossava lo stesso equipaggiamento degli ucraini:
una dotazione pi da squadra antiterrorismo che da truppe
combattenti. Solo l'AK47 che teneva tra le gambe lo distingueva
dagli altri, tutti armati con fucili mitragliatori M16 A2
con lanciagranate M203. Il resto dell'attrezzatura era comune:
pistola automatica Browning High Power con caricatori
da venti colpi e granate assordanti Haley & Welter E 182
multiscoppio.
In realt Kirill era quasi certo che non avrebbero sparato
neanche un colpo: Igor avrebbe raggiunto Anabah e sarebbe
atterrato in tutta tranquillit. Nessuno avrebbe colpito
l'elicottero: anche i clan pi sperduti della valle, quelli che i
soldi della Osobyj Air non erano riusciti a raggiungere, si
sarebbero comunque tenuti lontani da un velivolo che trasportava
feriti. Perci avrebbero caricato Nadja e sarebbero
ripartiti subito.
Avrebbero lasciato i rifornimenti agli inglesi e poi sarebbero
tornati al punto di partenza: Termiz, al confine con
l'Uzbekistan. Da l il Falcon 2000EX della flotta di Gavrijl li
avrebbe velocemente riportati a Mosca. Se tutto fosse andato
come doveva, Nadja avrebbe riabbracciato il padre entro
ventiquattr'ore.
Quel pensiero attir lo sguardo di Kirill al cronografo:
erano le 18,01. Valut che dovevano essere quasi sull'obiettivo
e ne ebbe la conferma quando sent l'elicottero rallentare
gradualmente. Si alz e, dopo aver attraversato la carlinga,
raggiunse la porta di accesso alla cabina di pilotaggio. All'interno,
oltre a Igor e al secondo pilota, c'erano l'ufficiale di
bordo e il radioman. Quest'ultimo era impegnato in linea in
un'animata conversazione. Kirill rimase in ascolto e cap che
c'era un problema: la piccola pista dell'eliporto vicino
all'ospedale di Anabah non era in grado di accogliere un mastodonte
come il MI-26. Si avvicin a Igor e guard dal vetro
della cabina. Una piana desertica circondata dalle montagne:
roccia, sabbia e neve sporca. Anche le case erano color terra.
Un indistinguibile continuum di tonalit di marrone.
Trova una zona abbastanza ampia per atterrare, ordin
a Igor. All'ospedale ci arriviamo lo stesso.
Igor annu senza voltarsi.
Kirill torn nella carlinga e si avvicin a un gigantesco involucro
di tela mimetica. Fece un cenno al capo degli ucraini,
Taras, suo amico dai tempi dell'Armata, che lo raggiunse
subito assieme a un paio di uomini. I tre liberarono il cavo
che fissava gli occhielli inferiori del telo: sotto c'era un'ambulanza
della Mezzaluna Rossa.

 Capitolo 15.

Londra, casa di Victoria Price.
Sabato 25 Dicembre, ore 14,50.
Amhairghin, ovvero: la nascita della canzone, lesse Victoria
da un sito di appassionati di gaelico antico.
Di certo Madame aveva preso molto alla lontana la sua
istruzione: quella era la preistoria della loro lingua, poi modellata
nei secoli da innumerevoli popoli.
Victoria teneva davanti a s il quaderno prosodico, come
se fosse un oggetto alieno. Avrebbe dovuto imparare tutto.
S, ma in quanto tempo? Con la mole di lavoro che le si prospettava
ipotizz che ci sarebbero voluti anni. E lei ne aveva
gi ventuno. Quando sarebbe stata pronta?
Aveva stampato la versione della Canzone di Amergin in
gaelico e il giorno prima, dopo la lezione, l'aveva ripetuta a
casa per ore, perch le entrasse dentro.
Lo aveva fatto anche quella mattina, e infine aveva chiuso
il quaderno, stremata. Ora doveva dedicarsi alla sua famiglia.
Erano tutti l in casa della mamma, pronti a festeggiare:
i nonni materni e i due loquaci zii, che le volevano un
bene dell'anima e la riempivano di attenzioni.
Il giorno di Natale si trasformava ogni volta in un avvenimento
in occasione del quale il nome di Craig, cos si chiamava
suo padre, sembrava bandito da una regola non scritta.
Si mangiava tutti quanti insieme e si chiacchierava degli
argomenti pi innocui. Si ascoltavano le ultime gesta di zio
Bret e zio Raymond, sempre in giro intorno al mondo per
trovare nuovi alberghi da convenzionare con la loro agenzia
di viaggi per ricchi. Si passava poi alle domande sul futuro
dell'adorata nipotina che, secondo loro, sarebbe diventata
presto la pi grande attrice di sempre.
Victoria nascose il quaderno. Era sfinita: ormai riconosceva
perfettamente ogni lettera dell'alfabeto ogamico e
non si sarebbe trovata mai pi in imbarazzo di fronte a
Madame Iv.
Per quanto riguardava gli altri simboli, Victoria aveva ricercato
a lungo su internet ma non era approdata a niente.
In rete non si poteva digitare un simbolo, perci era virtualmente
impossibile trovare una risposta alle sue domande.
Per esempio, all'albero stilizzato sotto la prima sillaba della
Canzone di Amergin non corrispondeva alcun tasto. Victoria
aveva provato a incrociare ogni dato, ma senza esito. Era
finita su numerosi siti di fanatici celtici che probabilmente
digitavano sulle loro tastiere con un elmo cornuto in testa e
una maglietta con la scritta: PER FRODO!
Ammm... a.. .m... aaa.. .m, pronunci ad alta voce, ripassando
a mente le prime due lettere dello spartito.
Era un'esperienza frustrante. Sentiva dentro di s che
l'interpretazione fonica delle due lettere era sbagliata, ma
non riusciva a capire perch.
Pi che mai demoralizzata, si accost alla finestra: forse
stava per arrivare una nevicata vera. Non come negli ultimi
inverni, quando il cielo aveva regalato alla citt solo qualche
lieve spolverata di bianco.
Guard in alto: era sereno. La neve si sarebbe fatta attendere
ancora.
Poi Victoria not una figura ferma all'angolo, avvolta in
un cappotto scuro e pesante.
La osserv attentamente e le sembr di distinguere un
volto femminile che la stava fissando. Aveva appena aperto
il fermo della finestra per chiederle cosa volesse, quando
bussarono alla porta.
Era zio Raymond, con il solito sorriso disarmante stampato
in faccia. Ci onori della tua presenza o sei nel bel
mezzo di un esercizio di recitazione?
A Victoria avrebbe fatto tenerezza, se non fosse stato per
quello che aveva appena visto. Arrivo subito.
E fai bene! Dobbiamo raccontarti della nostra ultima
trasferta in Toscana, un paradiso che anche tu e la tua amica
Briana, se vorrete, potrete visitare... a costo zero.
Victoria sorrise: lo zio la viziava come sempre, anche se
la mamma ogni volta lo rimproverava.
Datemi solo un attimo e... zio, voglio tutti i particolari!
Tu mi offendi, fece lo zio con aria oltraggiata, quando
mai ti abbiamo nascosto un solo particolare? Da oggi in poi
non sei pi la mia nipote preferita.
A Victoria venne da ridere: Zio, sono la vostra unica nipote!
Poi mise in ordine la scrivania, spense il computer e
torn alla finestra: la donna era scomparsa.

 Capitolo 16.

Mosca, villa Derzhavin.
Sabato 25 Dicembre, ore 14,10.
Nastas'ya Dudarova non riusciva a nascondere l'agitazione.
Era almeno la decima volta che entrava in quel palazzo
ma si sentiva sempre a disagio. Nonostante tutti i suoi sforzi
Gavrijl Derzhavin, il suo cliente, non l'aveva mai degnata di
uno sguardo. Non che la trattasse male, anzi, ma ogni volta
la faceva sentire un semplice strumento, utile per lo scopo
ma niente di pi.
Mentre si spogliava per la doccia prima del trattamento,
pens che la Russia era molto cambiata. Certo, negli ultimi
anni le massaggiatrici erano proliferate a Mosca pi che in
qualunque altro posto del mondo. Ma si trattava perlopi di
massaggiatrici di facciata. Lei no, lei lo era sul serio, e aveva
brillantemente superato una selezione rigorosa: era stata assunta
come massofisioterapista dal pi prestigioso centro
wellness moscovita. Fra i suoi facoltosi clienti c'era anche
Derzhavin: un viso che aveva visto spesso sui giornali, l'ultima
volta proprio il giorno prima, associato alla morte della
moglie. Entro pochi minuti lo avrebbe massaggiato e lo
avrebbe trovato ancora pi contratto del solito.
Come ordinato da Borimir, l'imponente maggiordomo di
quella splendida residenza, anche questa volta le era stata
assegnata una cameriera personale - quasi mai la stessa, evidentemente
per non permetterle di fraternizzare -, che ora
la stava aiutando a indossare un candido accappatoio. Le
aveva preparato una salvietta, un paio di eleganti infradito e
un camice azzurro. Cotone cimato, cocco, lino egiziano: e
tutto profumava di lavanda. Mentre si asciugava i capelli
con il phon, si specchi per aggiustare il caschetto, di un bel
biondo liscio e naturale. Poi tir fuori la trousse e, sempre
sotto l'occhio vigile della cameriera, che controllava ogni
suo gesto, si trucc rapidamente con un filo di mascara e un
rossetto leggero, quasi invisibile. Quindi si sfil l'accappatoio
e lo gett in un cestone di vimini. La cameriera le porse
il camice. Calzate le infradito, Nastas'ya si diresse alla grande
specchiera a muro in fondo allo spogliatoio e indoss il
camice, poi si diede un'occhiata: si trov bella in quella tunichetta
azzurra che si intonava ai suoi occhi.
Un'ultima lisciata alle pinces sotto il seno e fu pronta: respir
a fondo e, come le indicava la cameriera, apr la porta
con la scritta GYMNASION.
Ormai conosceva bene quella sala ampia e spaziosa, nei
toni del verdeacqua. Non c'erano finestre, ma piccole applique,
disseminate ad arte e puntate al soffitto a volta: fornivano
un'illuminazione morbida, sapientemente diffusa, come
un'alba che sorgesse su tapis roulant, cyclette, spalliere e
bilanceri. Al centro della stanza il suo cliente giaceva immobile
su un lettino, completamente nudo, a eccezione di un
asciugamano in vita. Stava parlando da solo. Nastas'ya s'immobilizz.
Non ho bisogno di voi poliziotti per sapere che non 
stato un incidente.
Solo allora Nastas'ya not all'orecchio sinistro dell'uomo
un bluetooth sottilissimo e semitrasparente.
Il tono della voce era basso e autorevole: La mia non 
una richiesta, Fdor.  un ordine. Ufficialmente chiudete il
caso. Compilate le vostre scartoffie e archiviatelo come incidente:
per il resto me ne occupo io.
Ci fu una pausa. Poi, Nastas'ya lo vide voltarsi appena. I
loro sguardi si incontrarono e lei sorrise, ma Derzhavin, come
sempre, apparve distante. Nastas'ya si morse un labbro:
la maggior parte dei suoi clienti non le staccava gli occhi di
dosso. Lui si limit a degnarla di un cenno con la testa e lei
si avvicin.
Bravo, Fdor. Sapevo che avresti capito... A proposito,
fai una cosa da poliziotto: rintraccia il regista. S... esatto...
vorrei proprio parlargli... solo quattro chiacchiere in privato
sulla nouvelle vague russa... a presto, Fdor.
Derzhavin chiuse la telefonata sfiorando l'apparecchio.
Puoi cominciare, ordin a Nastas'ya.
Lei obbed e per mezz'ora, nel pi assoluto silenzio, massaggi
quel corpo e quella schiena piena di tatuaggi, finch
un ronzio sommesso non la interruppe. Derzhavin sfior un
pulsante sotto il lettino e un minuscolo monitor a cristalli liquidi
si anim sulla sua destra. Comparve il volto impenetrabile
di Borimir: Chiedo scusa per il disturbo, signore,
ma  arrivata Madame Lena Leskov e chiede di lei.
Mandala qui. Grazie.
Nastas'ya intanto aveva ripreso a massaggiarlo con impegno,
nel vano tentativo di farsi notare.
Un minuto dopo, senza bussare, entr una donna e Gavrijl
alz una mano per fermare Nastas'ya. Immobile in attesa
di ordini, la ragazza lanci un'occhiata a quella che doveva
essere Madame Lena Leskov. Se prima era a disagio, ora
cominciava a sentirsi del tutto fuori luogo. La donna che era
entrata sembrava la quintessenza del fascino: bella in modo
naturale, vestita con eleganza misurata, avanzava con qualcosa
di pi della grazia. Era classe innata. Nastas'ya prov
un'invidia immediata, che esplose quando colse lo sguardo
di Derzhavin: non c'erano dubbi sul tipo di rapporto che li
legava.
Buongiorno, Gavrijl... lo salut Lena. Anche la voce
sembrava accordata sulla sua bellezza.
E buongiorno anche a lei, signorina... aggiunse Lena
sospendendo la frase in attesa di una risposta.
Nastas'ya sent le mani diventare bollenti. Nastas'ya
Dudarova, si present impacciata.
Lena Leskov, replic affabile Lena. Lieta di conoscerla.
Poi aggiunse: Gavrijl, puoi dire alla signorina...
Dudarova... di lasciarci?
Lui annu svogliatamente: Pu andare, signorina.
La ragazza fece un inchino e obbed, ma mentre usciva
non pot fare a meno di cogliere la domanda di Lena:
Dobbiamo aver paura anche per tua figlia?

 Capitolo 17.

Anabah, Vanshir Medical Centre.
Sabato 25 Dicembre, ore 18,45.
QUANDO il telo fu rimosso, Kirill apr la portiera dell'ambulanza,
prese due camici e ne porse uno a Taras. Mettiamoli
sopra la mimetica, disse.
Una volta indossati i camici, Kirill chiam il compagno
da parte e gli spieg il problema: Non siamo in grado di
atterrare nel circondario dell'ospedale. Useremo l'ambulanza.
Gli occhi di Taras lo fissavano impassibili. I suoi lineamenti
sembravano intagliati nel legno con un coltellaccio.
Io e te saremo gli autisti, aggiunse il siberiano. Quattro
dei tuoi uomini con noi, sul retro. Gli altri a difesa dell'elicottero.
Tutto chiaro?
Taras annu e and dai suoi, mentre Kirill raggiungeva di
nuovo la cabina di pilotaggio.
Igor aveva individuato un pianoro idoneo all'atterraggio
e stava scendendo lentamente.
Se qualcuno attacca, devi decollare subito, gli ordin
Kirill. Perci non spegnere i motori.
Allora avvio il tassametro, scherz Igor.
Kirill gli batt una mano sulla spalla, poi sal a bordo dell'ambulanza.
Taras era accanto a lui, i loro fucili mitragliatori
nascosti sotto i sedili. Kirill accese il navigatore satellitare
militare e scelse fra le impostazioni predefinite l'ospedale di
Anabah. Aveva valutato fin dall'inizio l'eventualit di una
corsa in ambulanza, sperando comunque che non fosse necessario.
Uno scossone segnal che il MI-26 aveva toccato terra: il
portellone di carico cominci ad aprirsi. Kirill mise in moto
e imbocc la rampa di discesa. Sul navigatore comparve il
segnale e il siberiano lesse il tempo previsto per raggiungere
la destinazione: sei minuti. Troppo, pens e, istintivamente,
azion la sirena. Un gesto talmente assurdo, in un luogo del
genere, che perfino Taras sorrise.
Mentre guidava verso l'ospedale di Anabah, in quell'orizzonte
di sfumature di terra, al siberiano tornarono in
mente tutti i discorsi ascoltati ai tempi della sua chiamata al
fronte, molti anni prima.
L'Afghanistan  una terra povera e ostile, recitava la
prima pagina del suo manuale militare, in netto contrasto
con quello che una volta gli aveva spiegato una vecchia
tajik con gli occhi verdi come smeraldi, seduta su una pietra
prima di un ponte che non voleva decidersi ad attraversare:
L'Afghanistan  una terra antica, che nessuno di voi
rispetta.
La verit era che l'Afghanistan era una terra di passaggio,
crocevia e punto focale del commercio dell'Asia centrale,
e perci saccheggiata nel corso dei secoli da tutti: da
Alessandro Magno ai Maurya dell'india, dai califfi a Gengis
Khan, poi i turchi, gli inglesi, i sovietici e oggi tutto il mondo,
sotto la sigla ISAF: a coronamento di duemilacinquecento
anni di invasioni.
Eppure, attraverso il parabrezza dell'ambulanza, si poteva
cogliere con meraviglia la maestosit delle cime dell'Hindu
Kush che facevano da cornice alla spianata di Anabah:
un paesaggio aspro e bellissimo, con centinaia e centinaia di
case di pietre e fango, a cui il sole del tramonto regalava
un'atmosfera ancestrale.
Poi, lentamente, successe qualcosa di incantevole: qualcosa
che lasci Kirill di stucco. Piano piano, qua e l, cominciarono
ad accendersi le luci. Non le rudimentali lampade
a petrolio a cui era abituato: si trattava di lampadine elettriche.
Poche, ma sufficienti a illuminare il buio nel quale si
stava rapidamente immergendo la valle.
Sembrava che nessuno fosse interessato a loro. Qualche
ragazzino si addoss ai margini della strada gesticolando davanti
ai fari, qualcun altro prov a inseguire l'ambulanza
per un tratto, ma poi rimasero soli sul leggero declivio sterrato
che conduceva all'ospedale, ormai distinguibile: l'illuminazione
l era vivida.
Appena varcarono il cancello d'ingresso, Kirill si accorse
che qualcosa non andava: c'erano parecchie auto e regnava
un'agitazione palpabile. Un gruppo di uomini stava trattenendo
un vecchio e cercava di farlo risalire in macchina,
mentre lui continuava a inveire in pashtu contro un paio di
dottori in camice bianco, in piedi davanti all'edificio principale,
incuranti del freddo.
Dopo il problema dell'atterraggio, ecco un secondo inconveniente:
ma per questo Kirill non aveva preparato in
anticipo un piano di riserva.
Taras lo guard interrogativo e lui gli fece un cenno, come
dire: lascia fare a me.
Mettiti alla guida, gli ordin fermando il motore.
Stacc la sirena, scese dall'ambulanza e raggiunse in fretta
l'ingresso, esibendo una totale noncuranza per la scena
che lo circondava.
Uno dei due uomini in camice gli and incontro studiandolo
con aria diffidente. Siete arrivati con l'elicottero?
chiese in inglese. Poi not la mimetica sotto il camice e cambi
tono: Chi siete? Cosa trasportate?
Il siberiano gli porse la mano: Mi chiamo Kirill Rotchko.
Il dottore gliela strinse, ma invece di presentarsi lo incalz:
Cosa volete qui?
Kirill lo guard dritto negli occhi, ma aspett qualche secondo
prima di rispondere: Sono venuto per Nadja
Derzhavin.
A quel punto il dottore fece una smorfia: S. So tutto.
Si volt e, senza una parola, entr nel padiglione.
Kirill lo segu in silenzio lungo il corridoio, fino a un
cartello che indicava in inglese e pashtu il Reparto Maternit.
Nei locali, caldi e ben illuminati, c'erano tre donne afgane:
stavano accovacciate sui letti, nella posizione tradizionale,
occupate ad accudire i loro neonati. Avevano il
volto scoperto, ma appena videro entrare i due uomini in
camice lo nascosero sollevando il velo. Kirill immagin
che i burka, onnipresenti nel Panshir come a Kabul, le attendevano
sicuramente all'uscita, piegati in qualche armadio
apposito. Evidentemente all'interno dell'ospedale non
erano ammessi. Poi si concentr cercando di non guardare
nessuna delle donne: un esercizio difficile per uno come
lui, abituato a registrare ogni dettaglio con poche rapide
occhiate.
Attraversato il reparto, il dottore lo condusse in un ufficio,
accese la luce, una debole lampadina, e lo preg di
aspettare. In un angolo era addobbato un piccolo albero di
Natale.
Un minuto dopo la porta si apr: era Nadja.
Kirill e Nadja si erano sempre trattati con freddezza professionale.
Per lui era la figlia del capo, il che, secondo il
suo personale e rigidissimo codice di comportamento, aveva
sempre significato: domande poche, risposte nessuna.
In realt Kirill provava un grande rispetto per Nadja, un
rispetto che andava molto al di l del suo remuneratissimo
incarico di guardia personale della famiglia Derzhavin.
Nadja gli piaceva. Perch, contrariamente a tutti i viziatissimi
rampolli della nuova Russia, quella ragazza aveva preferito
darsi da fare nel posto pi sperduto dell'Asia, invece di
passare da una festa all'altra sull'asse San Pietroburgo-Mosca-Parigi-New
York. Niente abiti firmati, niente borsette
italiane, niente amici idioti, niente cocaina: normale per la
maggior parte della gente, ma pi difficile quando tuo padre
tiene sul conto ogni mese, per le spese impreviste, trenta
milioni di rubli liquidi.
Quanto a cosa Nadja vedesse in lui, Kirill non aveva
dubbi: il fedele tirapiedi del padre. Un uomo freddo e pericoloso,
certamente invischiato in tutti gli affari sporchi di
Gavrijl. E perci un uomo da trattare sempre con attenzione,
da non perdere di vista.
Cos quando Nadja, dopo un attimo di imbarazzo, lo abbracci,
Kirill rimase impietrito. Gli torn subito alla mente
il loro primo incontro, quando si era introdotto nella villa
del padre e l'aveva presa per mano, nel buio. Lei si era fidata
di lui, quasi sapesse istintivamente che non le avrebbe fatto
del male, e lui di lei, quasi sapesse istintivamente che non
avrebbe dato l'allarme.
Come sta pap? gli chiese Nadja, staccandosi.
Con tutte quelle ore di viaggio sulle spalle, il cambio dall'aereo
all'elicottero, la tensione nel sorvolare una zona di
guerra, i ricordi, l'ultima corsa in ambulanza, quella domanda
sembr a Kirill quasi assurda: poi dovette convenire che,
invece, era la pi naturale. Ma non sapeva cosa rispondere.
Si sentiva a disagio e non vedeva l'ora di imbarcare Nadja
sull'elicottero e tornare indietro il pi velocemente possibile.
A casa.
Perci, come sempre, fu gelido: Tuo padre ti aspetta.
Nadja lo fiss in silenzio, poi abbass lo sguardo. Sono
pronta, ho gi preparato una borsa con poche cose, disse
indicando una piccola sacca militare.
Kirill la sollev, era leggerissima.
Spero di tornare il pi presto possibile, si sent in dovere
di spiegare la ragazza. Hanno bisogno di me, qui ad
Anabah.
Hanno bisogno di te anche a Mosca, Nadja, replic
Kirill accorgendosi che questa volta, nella sua voce, il gelo
era sparito.
Nadja annu.
Sbrighiamoci, disse lui aprendo la porta.
Nadja indoss un pesante giubbotto blu e poi gli fece
strada lungo i corridoi del complesso fino agli alloggi del
personale. Devo solo salutare una persona, spieg.
Apr una porta e indugi sulla soglia per qualche istante
con un'espressione di disappunto. Flavio! Flavio! cominci
a chiamare in corridoio.
Rimasero in silenzio ad ascoltare, ma non arriv nessuna
risposta.
Dobbiamo andare, Nadja. Ogni minuto che passa aumentano
le probabilit che qualcuno attacchi l'elicottero.
La ragazza annu gravemente.
Seguirono a ritroso il percorso fino all'ingresso dell'ospedale.
Il dottore che aveva accolto Kirill era sparito. C'era solo il secondo uomo in camice, assieme a un altro occidentale
in abiti civili. Un tipo magro ed esile che indossava una camicia
di lana a scacchi sopra un dolcevita nero. Erano nuovamente
alle prese con il vecchio che Kirill aveva visto pochi
minuti prima, inutilmente trattenuto da un paio di pashtun
pi giovani.
Nadja si blocc a qualche metro di distanza. Sembrava
impaurita. Anche Kirill si ferm, ma non prima di averla
superata, in modo da proteggerla con il suo corpo da un'eventuale
situazione di pericolo. Era stato un riflesso automatico.
L'uomo con la camicia a scacchi era teso e preoccupato e
il vecchio pashtun lo indicava e gli inveiva contro.
Che succede? mormor Kirill voltandosi verso Nadja.
Lei scosse la testa: Una storia troppo lunga da spiegare.
Poi fece qualche passo avvicinandosi all'uomo con la
camicia a scacchi. Flavio...
L'uomo si volt.
Tutto avvenne in un istante.
Il vecchio si liber dei due che lo trattenevano ed estrasse
improvvisamente un coltello avventandosi su Flavio, ma
Nadja riusc a tirarlo via con uno strattone e si trov in mezzo
ai due.
Il vecchio alz il coltello minaccioso, Nadja port istintivamente
una mano a proteggere la testa, poi si sent uno
sparo, il coltello cadde, e il vecchio cominci a urlare,
stringendosi la mano insanguinata. Tutti si voltarono verso
Kirill.
Lui, stringendo sempre la pistola, scatt in avanti, con la
sinistra afferr saldamente la mano destra di Nadja e si
gett fuori dalla porta d'ingresso, senza che nessuno avesse
neanche il tempo di capire cosa stesse succedendo.
Di nuovo mano nella mano.
In pochi passi furono all'ambulanza. Nadja aveva seguito
Kirill docilmente, come in trance, senza guardare indietro,
ben conscia del fatto che le aveva appena salvato la vita.
Taras apr la portiera e i due si buttarono dentro. L'ucraino
diede gas ma fu subito costretto a frenare: alle urla del vecchio,
i pashtun rimasti sulle auto avevano sbarrato l'uscita,
improvvisando un posto di blocco.
Taras li abbagli con i fari, poi ingran la retromarcia:
percorse rapidamente qualche metro, poi sulla destra si ud
un gran tonfo.
Kirill spian la pistola e si trov davanti, appeso alla portiera,
l'uomo che Nadja aveva chiamato Flavio. Fece per
premere il grilletto, ma la ragazza cap e cominci a gridare:
Fallo salire!
Il siberiano abbass il finestrino e afferr l'uomo sotto
un'ascella per tirarlo dentro.
Il crepitio di una raffica si lev nell'aria.
Flavio, colpito alla schiena, sbarr gli occhi. Kirill non
riusc a trattenerlo e il corpo dell'italiano scivol sul selciato,
privo di vita.
Sconvolta, Nadja si mise a urlare.
Taras diede gas, sempre in retromarcia, poi con un testacoda
improvviso cambi direzione. Ingran la prima e l'ambulanza
romb a tutta velocit verso l'uscita posteriore, fra
le case basse.
Kirill si volt e buss alcune volte sulla lamiera per allertare
gli uomini nascosti nel retro. Da l, uno degli ucraini rispose
allo stesso modo.
Nadja aveva smesso di urlare, ma era terrorizzata.
Ci inseguono, comunic Taras guardando nello specchietto
esterno.
Non per molto, replic Kirill calmo. Poi gett una granata
fuori dal finestrino. Un istante dopo, nello specchietto,
i fari degli inseguitori sparirono, coperti dalla foschia grigia
del fumogeno.
Si ud ancora qualche sparo, ma attutito, come se ormai
la distanza fosse incolmabile.
Pochi minuti pi tardi l'ambulanza raggiunse la spianata
in cui li attendeva l'elicottero. Taras diede tre colpi di clacson,
il segnale convenuto con Igor, e si gett sulla rampa di
carico, rallentando il minimo indispensabile. In quel preciso
istante il MI-26 cominci ad alzarsi.
La mano di Nadja si strinse di nuovo a quella di Kirill.
Flavio, sussurr in lacrime.

 Capitolo 18.

Mosca, villa Derzhavin.
Sabato 25 Dicembre, ore 22,43.
Lena si copr il seno con il lenzuolo di raso blu, mentre
Gavrijl accanto a lei stava sdraiato con lo sguardo fisso sul soffitto.
La morte della moglie lo aveva colpito pi di quanto Lena
avesse potuto immaginare.
Da quando era diventata la sua amante, Lena non lo aveva
mai obbligato a scegliere fra lei e la moglie, sapendo bene
che il cuore di lui era diviso in due.
Lena aveva aspettato: le continue assenze di Catherine,
intrappolata fra set e tour promozionali, favorivano naturalmente
il suo gioco. Lei, saggiamente, non aveva mai messo
in discussione il ruolo di Catherine e aveva sempre fatto in
modo di essere molto lontano quando i passi della rivale risuonavano
nelle grandi sale della villa. Ma ora che gli eventi
sembravano darle il via libera, ecco che la situazione si complicava.
E Gavrijl, che aveva sempre saputo darle quello che
lei riteneva il meglio, era improvvisamente diventato distante
e irraggiungibile.
Quella sera, poi, per la prima volta Gavrijl l'aveva respinta.
Lena non lasciava trasparire in nessun modo il disappunto.
Non sarebbe servito a niente e avrebbe allontanato l'uomo
ancora di pi. Doveva comportarsi con prudenza. Anche
pi del solito.
Quando si decise a parlare, and dritto al cuore della
questione: Omicidio?
Gavrijl annu.
Te l'ha confermato la polizia? insist lei.
Lui fece una smorfia: Me l'hanno detto i miei che erano
sul set. La polizia ci  arrivata molto dopo.
Perci ora procederanno con le indagini?
No.
Lena cominci ad accarezzargli il petto, scorrendo le dita
sui tatuaggi che gli coprivano il torace e le braccia. Lei, invece,
ne aveva solo uno alla base della nuca, invisibile a tutti:
un'ape, il numero 4 della simbologia ogamica. Lena aveva
studiato a fondo quel linguaggio, ai tempi del Teatro d'Arte
di Mosca, sotto l'inflessibile guida di Madame Yana. Quanta
strada aveva fatto da allora!
Aveva conosciuto Gavrijl alla festa inaugurale della nuova
ambasciata americana a Mosca, nel 2000. Quel giorno
era sembrato chiudersi un cerchio che si era aperto molti
anni prima, quando Madame Yana aveva introdotto una Lena
appena tredicenne ai fasti della diplomazia yankee, nella
vecchia ambasciata che poco dopo, nell'87, Ronald Reagan
era stato costretto a far demolire. Costruita da maestranze
locali, si era infatti rivelata zeppa di microfoni.
Nel 2000 Lena aveva ventisei anni, una carriera di modella
alle spalle, una collezione di relazioni sentimentali con
alcuni tra i pi potenti personaggi della nuova Russia e un
unico obiettivo: Gavrijl Derzhavin, l'affascinante magnate
dell'energia.
Quando quella sera di maggio Lena era entrata nel salone,
con addosso uno splendido Valentino color crema, perfino
Catherine, sottobraccio a Gavrijl, non aveva potuto evitare
di lanciarle un lungo sguardo. Per quanto avessero studiato
con insegnanti lontane migliaia di chilometri, le due
Sorelle si erano riconosciute subito, come gi Marilyn e Jacqueline.
Quanto a Gavrijl, pi tardi, si avvicin da solo e le sussurr
unicamente: Vorrei che tu uscissi subito di qui e mi
aspettassi.
Per quanto? aveva chiesto lei.
Quattro anni, era stata la risposta.
Al loro secondo incontro - quattro anni dopo, come promesso
- lui era stato subito suo. Lena aveva cos conquistato
il cuore di un uomo gi occupato da un'altra Sorella. Costretta
a reinventarsi ci che aveva appreso, per non correre
il rischio di replicare malie gi esercitate su Gavrijl dalla
moglie, Lena alla fine era riuscita a diventare il primo anello
della sua anima.
Ora gli stava accarezzando una guancia, e la sent fredda.
Secondo te, chi  stato? mormor dopo un po'. Quelli
di Sochi?
Sarebbe stato un gesto molto stupido, ragion Gavrijl.
La mafia non cerca visibilit. E poi mi avrebbero dato prima
un avvertimento.
E se l'avvertimento fosse questo? insinu Lena.
Gavrijl si pass una mano sulla fronte come per scacciare
le preoccupazioni. Ma non rispose.
Lei continu ad accarezzarlo, sentendolo per ancora
pi distante di prima. Il suo dolore doveva essere profondo
e lacerante e questo le avrebbe reso ogni cosa molto pi difficile.
Alla fine Gavrijl si raddrizz di scatto, appoggiandosi alla
testiera. Dopodomani ci sono i funerali, annunci seccamente,
e ho mandato Kirill a prendere Nadja. Arrivano
domani. Poi rivolse all'amante l'unico sguardo di quella sera.
Per qualche giorno non potremo vederci, aggiunse. Il
fatto che mia moglie sia morta non ti fa prendere automaticamente
il suo posto.
Se lo aspettava. Gavrijl non voleva che lei incontrasse la
figlia Nadja, la pi difficile da gestire in quella crisi. Per la
ragazza, una sostituta della madre sarebbe stata inaccettabile
e la sua presenza ai funerali un affronto. Ma Lena si disse
che ci sarebbe comunque andata, se non altro per ribadire a
tutti il ruolo che avrebbe ricoperto in futuro accanto a Gavrijl
Derzhavin. Era un azzardo, ma necessario.
Per il momento, per, decise di assecondarlo e, con gesti
lenti e misurati, si mise seduta anche lei. Si sistem i capelli,
schiacciati dal cuscino, e lanci ancora un'occhiata a Gavrijl
che, imperterrito, aveva riportato lo sguardo assente al soffitto.
Il rumore di un fuoristrada sulla ghiaia del viale rivel il
passaggio della sorveglianza. A Lena venne in mente che
soltanto da pochi mesi era stata esentata dai controlli all'ingresso
della villa. Un privilegio riservato solo a Kirill e a
Nadja. Come tutti gli uomini di potere, Gavrijl era paranoico
ma non fino al punto di sospettare di quella che lui reputava
la sua famiglia. E ora lei ne faceva parte.
Come vuoi... acconsent alla fine Lena con gelida cortesia.
Poi, senza indugiare oltre, si alz e usc dalla stanza,
nuda. Per la prima volta Gavrijl non l'accompagn con lo
sguardo. E lei, come per istinto, se ne accorse.

 Capitolo 19.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Domenica 26 Dicembre, ore 12,54.
COSA significa che non c'? Ero stata categorica: solo quello
mi interessava.
Victoria stava aspettando al suo posto che Madame terminasse
la telefonata nell'altra stanza. Erano passati almeno
cinque minuti da quando era entrata nello studio e quella
era l'unica frase che aveva colto. Per una volta, la sua insegnante
aveva perso il consueto aplomb: dopo la morte di
Catherine Derzhavin, Iv non era pi la stessa.
Dal locale attiguo al loft, dove Madame si ritirava per effettuare
le chiamate pi importanti, proveniva uno scalpiccio
continuo, segno che la donna stava camminando nervosamente
sul parquet.
Quando la porta si apr, Madame usc furibonda. Gli
altri fondali puoi tenerteli! Non m'interessano. Ora ho da
fare. Chiamami solo se hai buone notizie.
Victoria teneva gli occhi bassi sul suo quaderno prosodico
per paura di incontrare lo sguardo furioso dell'insegnante.
Gi le toccava essere l in un giorno di festa, cosa peraltro
normale nel mondo del teatro, ma per giunta Madame
era fuori di s.
Sent il tonfo del telefono sbattuto gi ma non alz ancora
lo sguardo.
Devi scusarmi, Victoria. Dobbiamo fare una pausa,
disse brusca Madame.
Victoria lev finalmente gli occhi mentre Iv si sedeva.
Era raro vederla perdere le staffe, a parte quando le sue attrici
si comportavano come bambine viziate o un contratto
non veniva rispettato.
Cos' successo? domand timorosa la ragazza.
Madame rifletteva con una mano fra i capelli. Non ho
voglia di parlarne.
Mi dispiace... vuole che torni domani?
No, rispose Iv. Sar via. Ti far sapere la data della
prossima lezione.
Poi la conged con un frettoloso gesto della mano.
Victoria chiuse il suo quaderno e si avvi verso l'uscita.
Quando fu sulla porta, un richiamo la blocc.
Il fatto che tu sia qui non ti autorizza a origliare.
Ma, Madame... non mi sono mai alzata dalla sedia.
Sai quello che intendo. Dimenticati quello che hai sentito
oggi.
Io non ho sentito nulla... prov ancora a giustificarsi
Victoria.
Meglio cos.
Certo, Madame. E, senza trattenersi oltre, Victoria
apr la porta e usc.
Scese le scale pi perplessa che mai. La sua testa era piena
di domande. Cos'avrebbe dovuto dimenticare? L'aveva
solo sentita parlare di fondali teatrali. E allora?

 Capitolo 20.

Mosca, villa Derzhavin.
Domenica 26 Dicembre, ore 16,01.
APPENA messo piede sulla pista di atterraggio, Nadja aveva
avuto l'impulso di voltarsi e risalire sul jet.
Non tornava a Mosca da pi di un anno e vedendo di
fronte a s lo stuolo di uomini in abiti scuri, un clich da
mafiosi tutti d'un pezzo, si era ricordata subito in quale
mondo vivesse il padre.
Kirill, invece, era il solito: era rimasto in disparte per tutto
il viaggio, pi nella cabina di pilotaggio che nell'abitacolo.
Con lei si era comportato esattamente come ci si comporta
con la figlia del capo: silenzioso ed efficiente.
A Nadja era tornato in mente il loro primo incontro: appena
arrivato a Mosca, dopo una lunga permanenza prima
nell'Armata Rossa e poi nel KGB, era piombato in casa loro
eludendo tutta la sorveglianza. Era notte e lei non riusciva a
dormire. Con cautela era scesa al piano di sotto, nella stanza
della televisione, sedendosi sul divano. Ricordava benissimo
il momento in cui aveva sentito lo scatto di una delle finestre
della villa. All'inizio aveva pensato a qualcuno della sorveglianza,
ma poi, rendendosi conto che tutti sembravano
spariti, le era venuta paura.
Quando per si era alzata dal divano per tornare in camera
sua si era trovata una pistola puntata alla testa. L'uomo
che la impugnava aveva un'espressione impenetrabile,
quasi mesta. Nadja era rimasta immobile: per qualche strano
motivo non aveva provato terrore. Lo sconosciuto aveva
abbassato l'arma e le aveva teso la mano. Lei, come ipnotizzata,
l'aveva presa. Aveva un che di gentile quella stretta,
quasi rassicurante. Insieme avevano risalito l'ampia scalinata
che conduceva alla camera dei genitori. Con la coda dell'occhio,
Nadja aveva intravisto i piedi di una guardia che
sbucavano orizzontali da una porta. Era stata percorsa da
un brivido, ma era rimasta in silenzio. Quando lo sconosciuto
aveva bussato alla porta della stanza da letto, la stava
ancora tenendo per mano. Aveva aperto suo padre. Non
avrebbe mai pi dimenticato il suo sguardo: un misto di incredulit
e rabbia. Si era avventato su di lei e l'aveva strappata
dalla stretta dell'uomo. Lui non aveva reagito, lasciandola.
Chi sei? aveva chiesto il padre.
Kirill aveva impugnato la pistola per la canna e gliel'aveva
offerta. Hai bisogno di uomini migliori per proteggerti.
Era incominciata cos: con una proposta di lavoro che sapeva
di minaccia. Gavrijl l'aveva accettata: gli piaceva l'idea
di prendere con s un orfano, non tanto della famiglia quanto
di madre Armata Rossa e padre KGB, come aveva
spiegato Kirill.
Da quel giorno il siberiano non aveva pi abbandonato i
Derzhavin e, con il passare degli anni, Gavrijl si era affezionato
sempre di pi a lui. Kirill era l'unico uomo a conoscere
tutte le procedure e tutti i codici di sicurezza delle propriet
dei Derzhavin sparse nel mondo, e sicuramente sapeva
pi cose del padre di quante ne conoscesse Nadja
stessa. Con il tempo, Kirill non aveva mai mutato il suo
rapporto con l'oligarca, di cui si sentiva il leale braccio destro.
Ma era stato Gavrijl a cambiare: e ormai lo trattava come
il figlio maschio che non aveva mai avuto. Questo, evidentemente,
perch la sua unica figlia non lo aveva mai
soddisfatto.
Nadja, fin dal momento in cui aveva compreso la vera
natura degli affari del padre, aveva cominciato a detestare
ci che lui e il suo mondo rappresentavano. Perch ogni
giorno lei toccava con mano quello che i Gavrijl del mondo
provocavano: traffici economici e manovre politiche senza
scrupoli che si trasformavano in sangue innocente, sofferenza
e povert. Quello era suo padre, lo stesso che ora stava
immobile sul portico in cima alla bassa scalinata della villa,
nel suo impeccabile doppiopetto grigio, davanti a uno stuolo di servitori in riga - capeggiati dall'imponente maggiordomo
Borimir - tutti schierati un passo dietro al padrone
per accogliere la principessa ribelle Nadja Gavrijlovna
Derzhavin.
Ogni volta che torno qui, capisco perch me ne sono
andata, disse Nadja osservando, da dietro i vetri oscurati
della limousine, la magnificenza del parco e la facciata della
mastodontica villa gremita di servit.
Molti sarebbero felici di farsi adottare, comment Kirill.
Si accomodino, tagli corto Nadja.
Scesero dalla macchina e Gavrijl, appena scorse la figlia,
sembr commosso come mai. Il suo sguardo si sciolse. Scese
i pochi scalini e le and incontro, poi spalanc le braccia
per stringerla calorosamente a s.
Ciao, pap, mormor lei.
L'abbraccio dur pi del previsto. Non era da lui esternare
cos i suoi sentimenti, ma la morte di Catherine doveva
averlo scosso pi di quanto Nadja avesse immaginato. Sent
gli occhi inumidirsi, poi si disse: sono una Derzhavin, e si fece
forza.
Sono contento che tu sia qui, l'accolse Gavrijl toccato,
allentando l'abbraccio. Era sincero, Nadja lo conosceva
bene, e sembrava non volesse lasciarla andar via mai
pi.
A un cenno di Borimir i due assistenti raggiunsero l'auto
per prendere i bagagli.
Solo allora Kirill, che fino a quel momento era rimasto
in disparte accanto all'auto, si avvicin a Gavrijl e lo salut
chinando la testa. Gavrijl gli afferr la mano e l'avambraccio
in segno di approvazione e Nadja lesse in quel gesto
un'affinit quasi di sangue fra i due. Anche questa
volta, non so come ringraziarti, disse l'uomo rivolto al siberiano.
Kirill annu.
Ora va' pure. Voglio stare un po' con mia figlia.
Il siberiano varc l'ingresso della villa. Nadja gli punt
gli occhi sulla schiena, ma lui non si volt.
Gavrijl le si avvicin. Mi spiace molto per il tuo collega
italiano, le disse.
Ti spiace? chiese lei fermandosi davanti al primo scalino.
Da quando in qua ti preoccupi della vita di qualcuno?
Il padre le offr il braccio: So che eravate molto legati. E
poi da sempre mi preoccupo della vita di altre persone. L'ho
sempre fatto per tua madre e per te.
Su questo aveva ragione, e Nadja accett il suo braccio.
Ma voleva mettere in chiaro le cose da subito. Ieri un mio
amico  morto, pap. Tre giorni fa la mamma. L'unica cosa
che voglio fare adesso  renderle onore, salutarla un'ultima
volta e andarmene via il prima possibile.
Gavrijl la guard paterno: Non era questo il futuro che
desideravo per te.
Certo! reag lei. Hai idea di cosa vivo ogni giorno? Sai
cosa significa cercare di riattaccare il moncherino di una
mano a un bambino? Con sua madre in lacrime che ti sta
guardando?
Davanti a quelle parole crude, lo sguardo del padre non
era cambiato. Al contrario, sembrava ancora dolce come se
avere l sua figlia fosse il pi bel regalo del mondo. Nadja
decise di smorzare i toni e cercare di semplificare le cose a
entrambi. Scusami. Sono solo molto, molto provata. Tutto
quello che sta succedendo ... un incubo.
Anche per me.
Nadja sospir. Avrebbe voluto rispondergli che era la
sua vita ad attirare incubi simili, ma non aveva pi voglia di
scontrarsi. Entriamo, per favore.
Sul portico in cima alle scale, la servit era ancora in fila
con la testa china, ma Nadja era sicura che tutti stessero
ascoltando ogni parola. Gli occhi del padre si fissarono su
di lei: sapeva quanto detestasse mostrare in pubblico i loro
problemi. Ma, sorprendentemente, la sua reazione fu ancora
gentile. Questo la preoccup ancora di pi.
Bentornata a casa: abbiamo un sacco di cose da raccontarci,
disse affettuoso.
Nadja cerc inconsciamente la presenza di Lena, l'amante
del padre. Poi pens che aveva avuto il buon gusto -
o l'ordine? - di non farsi vedere per qualche giorno. Eppure
sentiva la sua presenza, come se la donna la stesse spiando.
Entrarono in casa, seguiti dall'enorme ombra di Borimir
che, come al solito, era rimasto in silenzio: conosceva benissimo
le dinamiche famigliari dei Derzhavin, amanti comprese,
e quindi si teneva a debita distanza per rispetto della loro
privacy.
Chi ha ucciso la mamma? chiese improvvisamente
Nadja.
Gavrijl non sembr sorpreso della domanda. E proprio
da l che voglio iniziare.

 Capitolo 21.

Mosca, villa Derzhavin.
Domenica 26 Dicembre, ore 19,19.
COSA c'entrano questi con la mamma? chiese Nadja stupita,
mentre vedeva sullo schermo da ottantadue pollici le
immagini di alcuni uomini armati che penetravano dentro
quel che sembrava un bunker militare.
Sono gli stessi che hanno ammazzato tua madre, rispose
seccamente Gavrijl fermando l'immagine. Quello che
vedi  una specie di caveau di mia propriet, a Sochi. L'altra
notte hanno ucciso tre dei sorveglianti e rubato una cosa
che mi apparteneva.
Nadja guard il fermo-immagine: due individui completamente
vestiti di nero, armati di tutto punto, che si coprivano
l'un l'altro come la pi addestrata delle squadre speciali.
Ormai era in grado di riconoscere con una sola occhiata
chi avesse ricevuto un addestramento militare. Ce n'erano
cos tanti in Afghanistan. Stessa postura, stessi movimenti.
Non c'erano dubbi: quelli erano due professionisti. Poi il
suo sguardo venne catturato dalle dimensioni degli anfibi di
uno dei due. Le immagini ad alta definizione delle telecamere
di sorveglianza erano nitidissime.
Puoi fare uno zoom l? domand indicando il punto
che le interessava. Il padre l'accontent: l'anfibio era nella
stessa posizione di quello del compagno, ma si notava chiaramente
la dimensione diversa. Nadja prese il telecomando
e cominci a zoomare attentamente sulla corporatura di
quella specie di ninja: larghezza delle spalle, lunghezza degli
arti, dimensioni della testa, vita e bacino.
Quella  una donna! esclam alla fine.
Come fai a dirlo?
Ho studiato anatomia, pap, rispose lei. E purtroppo
spesso la applico per riconoscere il sesso dei pezzi che raccolgono
dopo una bomba.
Il padre fiss un momento lo schermo. Effettivamente
s.  una donna.
Chi sono?
Gavrijl sospir: I miei ci stanno lavorando. Alcune cose
le hanno gi accertate: sono in tre, sono professionisti e il
capo  lei, la donna. Sto facendo cercare qualunque gruppo
simile sia mai esistito in Russia dal '90. Mercenari, terroristi,
fuoriusciti dai servizi... Niente da fare: all'esterno non esistono.
Hanno comprato la loro attrezzatura lontano dai nostri
mercati, probabilmente dai cinesi. Roba molto costosa
che, normalmente, dovrebbe lasciare qualche traccia.
E invece?
Niente. Come i fantasmi.
Nadja si appoggi allo schienale del largo divano bianco.
Come fai a dire che hanno a che fare con la mamma?
Gavrijl riprese il telecomando e clicc il video successivo.
Questa volta apparve l'interno di un set cinematografico.
Un tecnico, di spalle, era occupato a lavorare su un
pannello elettrico. Un altro tecnico, con un fisico pi minuto,
stava chino sullo sfondo svolgendo uno spesso cavo
elettrico.
 il set della mamma? chiese Nadja.
Gavrijl, invece di rispondere, mand avanti il filmato.
Circa mezz'ora di immagini scorsero a velocit decuplicata.
Quando venne ripristinata la velocit normale, Nadja vide
altri due tecnici raggiungere il pannello elettrico.
Stanno lavorando sullo stesso pannello. E allora? comment
perplessa la ragazza.
Guarda bene, la invit il padre.
Per diversi minuti non not nulla di strano. Fin da bambina,
Nadja aveva seguito innumerevoli volte la madre sul
set, e quelli le sembravano i classici lavori della sezione effetti
speciali, con i loro attrezzi pirotecnici da mettere in sicurezza.
Altri operatori impegnati ad allestire la scenografia
passavano davanti alla telecamera. Per qualche secondo vide
quello che doveva essere il regista impartire ordini nervosi
al suo aiuto, brandendo una bottiglia di vodka. Niente
di particolare, fin l. Poi per le tornarono in mente le immagini
precedenti. Mi fai rivedere i primi due tecnici,
pap?
Gavrijl esegu.
Quando riapparve la prima scena Nadja la osserv con
attenzione finch distinse alcuni dettagli che le erano sfuggiti:
Non hanno attrezzi pirotecnici! Perci dovrebbero essere
due semplici elettricisti.  strano che non ci sia nessun
altro sul set. Niente scenografi, niente regista, nessuno passa
di l neanche per caso.
Ti ricordi come sono, in genere, quelli del reparto effetti
speciali? le domand il padre.
Degli esaltati, rispose subito Nadja. Molto gelosi
del loro set: fanno tutto quanto da soli, supervisionano il
loro lavoro e non permettono a nessuno di metterci le mani
sopra.
Quindi?
Fammi uno zoom verso il fondo, per favore, dove c' il
tecnico che svolge il cavo.
Senza dire una parola, Gavrijl selezion quella porzione
di schermo. Il viso dell'uomo era completamente in ombra,
come se avesse saputo perfettamente che l la telecamera lo
avrebbe ripreso, ma non sarebbe riuscita a catturarne i lineamenti.
Un particolare, per, era inequivocabile: gli stessi
piccoli anfibi del gruppo di mercenari.
Di nuovo quella donna? chiese Nadja.
S. Sfortunatamente questo  tutto ci che abbiamo su
di lei. Un po' poco in un Paese con ottanta milioni di donne.
Non un'immagine, neanche di sfuggita, del viso. Nessuno
sembra averli visti sul set. Nessuno ha dato ordine di posizionare
quei cavi n di toccare quel pannello elettrico. Gli
unici autorizzati a farlo erano i tecnici degli effetti speciali
che, come hai visto, sono arrivati molto dopo.
E non si sono accorti di niente? Com' possibile? E i
tuoi uomini? Dov'erano?
A guardia di tua madre, purtroppo.
Gavrijl spense il televisore. Padre e figlia rimasero a fissarsi
per un lungo attimo.
Dimmi la verit, pap. Cos'hai combinato? Queste sembrano
operazioni da servizi segreti.
Gavrijl si vers un bicchiere di vino e ne offr un calice
alla figlia. Nadja lo accett volentieri.
Ti ho mostrato queste immagini per un semplice motivo:
qualcuno, molto potente e molto abile, vuole farci del
male. Ma, per la prima volta in vita mia, non so chi sia e, ancora
peggio, non so cosa voglia.
Non hai risposto alla mia domanda...
Nadja, sospir lui, posso garantirti che nessuno dei
miei affari pu essere collegato a tutto questo.
Come puoi esserne sicuro? si arrabbi lei. Quell'arroganza
non l'aveva mai sopportata.
Perch  il mio mestiere. Non sono un santo ma, come
ti ho detto, faccio affari disonesti con gente disonesta, non
affari sleali con gente sleale. Due giorni fa non avrei potuto
affermare con sicurezza che la morte di tua madre non fosse
la vendetta di qualcuno. Ma ho controllato ogni minimo
dettaglio, in queste ore. E poi c' una cosa che chiude definitivamente
il discorso.
Cosa?
Il mio mondo, che ti ostini a odiare, ha comunque le
sue regole. E nessuno ti ammazza la moglie. Ma, nel caso
succeda, lo fa per fartelo sapere. Mentre qui non c' stata
nessuna rivendicazione.
Nadja sembr convinta, ma non bastava: Allora un'altra
domanda: cos'hanno rubato da quel bunker?
Gavrijl appoggi il bicchiere e fece una smorfia. Non
riesco a capire: niente che possa giustificare la morte di
Catherine.
Cos'hanno rubato?
Un fondale teatrale, le rispose Gavrijl in tono pacato,
come se anche lui non credesse alle proprie parole.
Un fondale teatrale? ripet Nadja sbalordita. Da
quando t'interessi di fondali teatrali?
Da poco.  una raccolta che ho ereditato da un mio ex
cliente. Prima di cadere in disgrazia aveva riadattato il
bunker che hai visto nel primo filmato per tenerci una collezione
di tutto rispetto. Presto me ne sarei disfatto. Un affare
come un altro.
Nadja non riusciva a raccapezzarsi: Era il pezzo pi
pregiato?
No. Due terzi della collezione hanno un valore di
mercato superiore. Infatti mi ero gi sbarazzato di quel
fondale. Faceva parte di una vendita in blocco a un antiquario
italiano. Per averlo bastava rivolgersi a lui e raddoppiare
l'offerta. Gavrijl fece una pausa: Oppure andare
a trovarlo e ammazzarlo. Comunque molto pi semplice
di un'incursione militare in un bunker superprotetto.
Nadja rimase a riflettere per qualche istante. Suo padre
aveva ragione: non aveva senso. Hai un'immagine di quel
fondale? chiese poi.
Gavrijl raggiunse la scrivania che occupava met della
parete dietro di lui. Da un cassetto in basso estrasse una cartellina
da disegno. Nadja fin il suo vino e lo segu.
Il dossier conteneva una serie di stampe digitali in formato
A4.
Eccolo, disse semplicemente Gavrijl.
A Nadja non sembrava un granch. L'albero disegnato
era in bianco e nero, come se il pittore non avesse avuto
tempo di colorarlo.
Risale alla seconda guerra mondiale. Il fondale venne
realizzato per uno spettacolo al Piccolo Teatro Cechov,
nell'allora Leningrado. Ma arriv l'assedio nazista...
Un filo conduttore ci potrebbe essere... prov a ipotizzare
Nadja.
Il padre la guard stupito: I miei uomini migliori stanno
lavorando giorno e notte, ma non sono riusciti ad arrivare a
niente.
Perch non hanno considerato la mamma.
Gavrijl si sent offeso: Certo che l'hanno considerata! 
proprio da lei che ho ordinato di partire.
Nadja scrut il volto teso del padre. Sapeva che prima o
poi, nell'arco della giornata, lei avrebbe detto qualcosa di
sbagliato e lui si sarebbe arrabbiato. Ma non si aspettava
che capitasse proprio nel momento in cui toccavano l'argomento
della madre. Entrambi erano profondamente scossi
per la scomparsa di Catherine, e Nadja non aveva nessuna
intenzione di riaprire le loro ferite. Soprattutto non adesso:
quando non solo il mistero li stava distraendo dal dolore ma
li stava anche riavvicinando come mai era successo prima.
Mi sono espressa male. Scusami, cerc di rimediare.
Cosa volevi dire, allora? Gavrijl doveva aver avuto il
suo stesso pensiero, perch il tono della voce era tornato
conciliante.
La mamma ha mai visto i fondali?
Certo. L'ho portata a Sochi un paio di settimane fa.
Ci sei tornato da allora?
Solo una volta, rispose Gavrijl, e le parve imbarazzato.
Con Lena? insist lei.
No, no, neg lui frettolosamente. Solo per... definire
la vendita all'antiquario.
Nadja lo fiss sospettosa, poi prefer cambiare discorso.
Ti ricordi se la mamma era rimasta colpita da questo fondale?
Gavrijl riflett per qualche istante, poi annu: S... a
pensarci bene,  stato quello che ha guardato pi a lungo.
Anche se non ha fatto particolari commenti. Sembrava pi
interessata ai dettagli che al soggetto complessivo. Gavrijl
bevve l'ultimo sorso di vino. Ma questo cosa c'entra?
chiese poi.
Secondo me  da l che dobbiamo partire.
Non ti seguo... Gavrijl si vers nervosamente un secondo
bicchiere.
Segui il mio ragionamento, pap: la mamma  il centro
e, intorno a lei, cosa c'?
Cosa c'?
Il mondo della recitazione. Il suo omicidio avviene sul
set, e a te rubano un fondale teatrale. Mi sembra che il collegamento
sia fin troppo evidente.
Ma non ci porta a nulla. Ho fatto interrogare tutti
quelli che conoscevano Catherine, la sua agente, il produttore.
Ho fatto monitorare i siti di fan. Non  emerso un accidente.
Allora dobbiamo iniziare dal principio.
Vieni al punto.
Chi ha dipinto il fondale?
Gavrijl scartabell nel dossier: Una certa Olga Tvardovskij.
 ancora viva?
Gavrijl si massaggi il mento: Non ho fatto eseguire ricerche
in merito.
Allora dovresti. Troviamo questa Olga.
Il padre scosse la testa: Perch dovrei seguire la traccia
di una pittrice, che magari  morta da pi di sessantanni?
Per scoprire cosa c' dietro quel fondale. Se trovi qualcosa
probabilmente trovi anche gli assassini della mamma.
Quelli li trovo, stanne certa, tagli corto Gavrijl.
Adesso andiamo. La cena dev'essere pronta.
Nadja si morse un labbro. Tutto quel ragionamento aveva
portato al peggiore dei risultati: ecco riemersa la vecchia
arroganza da boss del padre. Puoi lasciarmi il fascicolo?
gli chiese.
Me ne occupo io, rispose lui.
Nadja non ebbe il tempo di protestare. Il padre rimise a
posto il dossier e lei not che gli tremavano le mani. Non
l'aveva mai visto in quello stato.
Quando si diresse verso la porta vide che era accostata.
Eppure era sicura di averla chiusa personalmente. Forse stava
lavorando troppo di fantasia.

 Capitolo 22.

Mosca, Fondazione Derzhavin.
Luned 21 Dicembre, ore 09,40.
DOVEVA sbrigarsi: sarebbero stati l a momenti. E questo
non gli piaceva. Nel suo campo era il pi quotato, un vero
artista, ma per i suoi capolavori occorreva tempo.
Il calco del viso di Catherine Derzhavin era venuto alla
perfezione, ma adesso era arrivato il momento pi delicato:
tutto dipendeva dal foro delle iridi. Se troppo segnato,
avrebbe rivelato l'opacit di uno sguardo senza vita. Se
troppo leggero, invece, avrebbe accentuato la falsit della
finzione.
Il Maestro Rondoni estrasse dalla borsa degli attrezzi
uno scalpello sottile, rastremato circolarmente in punta. Poi
scelse con cura la mazzetta: era essenziale che il battente
fosse del peso giusto, perch il colpo doveva essere uno solo,
preciso. E doveva essere portato soltanto accompagnando
la caduta della mazza, nella sua perfetta traiettoria verticale:
qualunque impulso muscolare ne avrebbe deviato il
tragitto, e l'errore sarebbe rimasto inciso nel tondo dell'iride,
come una firma vergognosa.
Appoggi il punteruolo al centro della pupilla destra,
poi sollev la mazzetta molto lentamente. Non appena valut
di aver raggiunto la giusta altezza di caduta, socchiuse
gli occhi e rilasci di colpo la tensione muscolare del braccio,
lasciando cadere la mazzetta. Apr le palpebre non appena
sent il colpo secco sullo scalpello: allora sollev con
estrema cura l'attrezzo, e fiss il volto cereo sotto di lui.
Gli parve perfetto, e si congratul con se stesso. Ripet l'operazione
sulla pupilla sinistra con la stessa cura meticolosa,
e si accinse all'ultima decisiva verifica: l'orientamento
dello sguardo. Indietreggi di un paio di metri dal tavolo
sul quale giaceva la statua di cera ed esegu una rotazione
completa percorrendo una circonferenza ideale. Questa
volta si era veramente superato: lo sguardo lo aveva seguito
per tutto il percorso, senza strabismi di parallasse, proprio
come se lo fissasse ammiccante e vagamente malinconico.
A quel punto il portone a vetri della Sala Grande della
Fondazione Derzhavin, dov'era stata allestita la camera ardente,
si apr, strappando il Maestro Rondoni al suo nirvana
narcisistico: l'esigentissimo committente, fasciato in un cupo
abito nero, si stava avvicinando a lui con il solito passo
deciso e autoritario.
Che gliene pare, Mister Derzhavin? chiese compiaciuto
al suo cliente.
Gavrijl lanci uno sguardo al viso di cera della moglie,
ma lo distolse subito, piantandolo fisso negli occhi dello
scultore: La preferivo viva. Poi prosegu gelido, senza un
filo di emozione: Ora, per cortesia, sgomberi velocemente
le sue cose: fra dieci minuti apre la camera ardente, e qui
sar pieno di gente.
Io ho finito. I calchi delle mani sono straordinari. Li
vuole vedere?
No, tagli corto Gavrijl. Poi gli concesse qualcosa:
Mi fido delle sue parole, Mister Rondoni.
Grazie, Mister Derzhavin. Come da accordi, provveder
agli ultimi ritocchi prima di assemblare personalmente
l'opera nel Museo delle Cere.
L'oligarca guard verso il feretro aperto. Hanno gi
preparato il piedistallo, mormor. Fra Nicole Kidman e
Angelina Jolie. D'altronde, quella sala l'ho integralmente finanziata
io. Faccia rimettere il vetro.
Poi volt le spalle e scomparve da dov'era venuto: attravers
velocemente il foyer in barocco monumentale e
lanci un'occhiata attraverso la grande vetrata che dava
sui giardini inglesi, sepolti sotto la neve gelata. Le maschere
avevano aperto la grande cancellata che affacciava sulla
Bolsciaja Pirogovskaja, poco distante dal monastero
Novodevitcij, dove la parabola di Catherine Derzhavin si sarebbe
chiusa con la cerimonia funebre officiata dal metropolita
Juvenali. Al di l del cancello, una lunga fila composta e
silenziosa, imbacuccata nelle pellicce e nei pastrani, si snodava
lungo il percorso tracciato dalle transenne per portare
l'ultimo saluto all'attrice pi amata della nuova Russia.
In quella mattina grigia e gelida, quella processione di colbacchi
neri gli parve un serpente velenoso che s'insinuava
nella sua vita. Gavrijl avrebbe preferito una cerimonia privata,
ma tutta Mosca mormorava la parola omicidio e lui
non voleva contribuire ad alimentare queste voci.
Derzhavin torn nella Sala Grande: il feretro era stato disposto
al centro. Le file di poltrone erano state rimosse, per
fare spazio a una distesa di rose bianche, fatte arrivare apposta
dalle serre della Costa Azzurra: Catherine adorava le
rose bianche. Alle pareti, gigantografie di scena delle sue
grandi interpretazioni erano parate a lutto da festoni di velluto
nero.
Poco dopo entr Nadja e Gavrijl, dopo un lungo abbraccio,
si fece da parte, per lasciarla sola con la madre per l'ultima
volta.
La ragazza si trattenne qualche minuto a fissare il volto
protetto dal vetro, stringendo fra le mani una rosa bianca.
Poi, secondo il protocollo, si sistem compostamente in piedi
dietro la bara. Indossava un semplice abito nero, lungo fino
alle caviglie. Niente trucco n gioielli, soltanto una lunga
collana di perle d'ambra che Gavrijl riconobbe subito:
gliel'aveva regalata Catherine per la festa del suo debutto in
societ. E lui le aveva donato il suo primo valzer in lungo...
sembrava passato troppo tempo.
Il terzo a entrare fu Kirill. Per lui la camera ardente
rappresentava un incubo logistico. Una folla di sconosciuti
stava per invadere lo spazio di sicurezza di Gavrijl e di sua
figlia.
Anche se nessuno poteva evitare il metal detector e i cani
antibomba all'entrata del foyer, il siberiano non era tranquillo.
Con l'immancabile auricolare che lo manteneva in
contatto costante con gli altri uomini della sicurezza, diede
un'ultima occhiata al perimetro della Sala Grande, prima
che si riempisse. Il suo sguardo incroci quello di Gavrijl,
che annu.
Allora Kirill socchiuse la grande porta a vetri e fece entrare
una decina di uomini in nero, tutti dotati di auricolari.
Quindi rivolse un cenno al maitre di sala che scost il
cordone che chiudeva l'accesso: la lunga fila indiana cominci
ad avanzare lungo la passatoia rossa nel silenzio pi assoluto.
Tutti si fermavano a osservare la salma e parevano sinceramente
commossi. Qualcuno gettava ai piedi della bara
un fiore, qualcuno posava un bacio sul bordo di frassino
lucente del feretro. Poi, quasi a malincuore, sfilavano
compostamente alle spalle di Catherine, per portare le
condoglianze di rito ai famigliari: una parola, una stretta
di mano, un abbraccio per i pi intimi. Infine, scomparivano
mesti dal pesante portale di sicurezza, che per la circostanza
era stato aperto per consentire un deflusso ordinato.
Kirill pareva una statua. Poi not qualcosa che lo mise
in allarme: l'entrata solitaria dell'amante del capo, Lena
Leskov. Era impossibile non riconoscerla, malgrado il viso
fosse celato dalla veletta nera di un elegantissimo cappello.
La comparsa della donna non era sfuggita a nessuno,
perch il suo ingresso in sala era stato subito accompagnato
da un crescendo di bisbigli e molte teste si erano
voltate in una sorta di effetto domino: non c'era moscovita
che non sapesse della sua relazione con Gavrijl Derzhavin.
Dopo l'omaggio al feretro, Lena si era tenuta a distanza
dalla famiglia Derzhavin, scambiando solo un cenno del capo
con Gavrijl. Poi Kirill l'aveva seguita con lo sguardo
mentre si sfilava dalla processione e percorreva il corridoio
a fondo sala. L gli era parso di cogliere qualcosa di strano.
Lena sembrava aver sfiorato Vladimir, l'uomo della sicurezza
che piantonava l'ala est: l'aveva vista passargli molto vicino.
Troppo vicino, gli suggeriva il suo istinto, e Vladimir era
uno dei due uomini a guardia di Catherine su quel maledetto
set.
Kirill riflett con calma: da quella distanza era impossibile
essere certo della loro intesa, il salone era enorme e
lui si trovava ad almeno sessanta metri dalla scena. Si era
trattato di una percezione istintiva, su cui non avrebbe potuto
giurare. Ma rabbrivid nel ricordare che era stato proprio
l'istinto, e nulla di pi, a salvargli la vita pi di una
volta.
In quel momento lo distrasse la voce cristallina di Nadja,
che stava abbracciando Iv Lily: Madame Iv. Grazie per essere
venuta fin qui da Londra. La mamma lo avrebbe apprezzato.
Mia cara bambina, sono affranta, le rispose affettuosamente
l'anziana signora abbracciandola. L'avevo sentita
due giorni prima. Le volevo bene come a una figlia... e ne
voglio a te come a una nipote.
Avrei preferito incontrarla in altre circostanze... mormor
Nadja.
Iv la strinse a s: Devi farti coraggio...
Nadja reag con orgoglio: Coraggio ne ho. Anche se mi
fa male vedere certe cose... E indic con lo sguardo l'angolo
della sala da cui Lena Leskov, immobile in piedi, le mani
infilate in un manicotto d'ermellino bianco, osservava la
scena attraverso la veletta nera.
Gavrijl, che fino a quel momento aveva seguito impassibile
il dialogo fra la figlia e la storica mentore della moglie,
fece un passo verso le due e intervenne con decisione:
Nadja, per favore.
La ragazza abbass lo sguardo.
Ci rivediamo in chiesa, le sussurr Iv, poi strinse la
mano a Gavrijl e sfil verso l'uscita.
Kirill la segu con gli occhi, ammirandone il portamento
regale e l'innata eleganza. Lo avevano sempre colpito, negli
incontri fra Iv e Catherine a cui aveva avuto occasione di assistere.
Madame era sempre sembrata una regina, ma dotata
di quella rara nobilt che non faceva sentire agli altri la propria
distanza. Proprio su questo pensiero, la vide passarsi le
mani sul viso e poi sui capelli come per ravviarli. Gli parve
un gesto spontaneo, molto femminile. E fu solo per caso,
spostando lo sguardo al fondo della sala, verso Lena, che vide
qualcosa che lo lasci impietrito: anche l'amante del capo,
dopo aver appoggiato il cappellino e il manicotto sul
tavolo al suo fianco, stava compiendo lo stesso identico gesto
di Iv, come se avesse risposto a un segnale. Subito Kirill
guard di nuovo Madame: un lampo nei suoi occhi chiari
gli conferm che anche lei stava fissando Lena.
Una misteriosa intesa fra due donne che, per quanto ne
sapeva lui, neppure si conoscevano.

 Capitolo 23.

Mosca, Teatro Bolshoi.
Luned 27 Dicembre, ore 19,33.
DIMITRI Chlebnikov, la maschera di servizio all'ala est del
secondo loggione del Teatro Bolshoi, stava sciorinando impettito
il meglio del suo francese per turisti. Ce la stava mettendo
tutta, per convincere la ritardataria: Lei conosce le
regole, Madame, il primo atto  gi iniziato e io non posso
aprire i palchi: farebbe rumore, e filtrerebbe luce. La prego
di attendere nel foyer di sotto: mi permetto di suggerirle la
Sala Rosa, che dispone di un grande schermo e di audio stereofonico.
Di fronte a lui, la donna sfil la pelliccia di visone e l'appoggi
con noncuranza sul braccio sinistro, svelando come
d'incanto una silhouette perfetta, fasciata in un impeccabile
tailleur antracite dalla profonda scollatura. Era una splendida
cinquantenne. Quanto alla provenienza, malgrado il
francese impeccabile, non c'erano dubbi: la pelle dorata, i
grandi occhi color ardesia e i lunghi capelli corvini raccolti
in un morbido chignon rivelavano la sua indubbia origine
latina.
Florette Binta Breeze, meglio nota nei circuiti artistici
internazionali come la Senora, creola di Santo Domingo,
era a tutti gli effetti cittadina argentina, da quando un padre
con tanti sogni in testa ma pochi soldi in tasca l'aveva
sradicata ancora adolescente dalle spiagge bianche dei Caraibi
per trascinarla a Buenos Aires, in una catapecchia della
Boca, ben lontana dal famoso Caminito, la via di case colorate
obbligatoria per ogni turista che visiti la capitale argentina.
L Florette aveva trascorso la sua adolescenza servendo
mate e rhum d'importazione agli xeneizes, i pronipoti degli
emigrati genovesi che facevano gli scaricatori gi al
porto.
Lei era sopravvissuta alla nostalgia ballando la bachata, la
danza provocante e sensuale della sua isola, con compagni
sempre diversi che puntualmente si innamoravano di lei e
puntualmente venivano scaricati dopo la dichiarazione. A
quei tempi non le interessavano i maschi di nessun tipo: n
il padre, che l'aveva trascinata in quella miseria, n i belli
che facevano palpitare i cuori delle sue amiche, n i delinquentelli
con soldi ma nessun futuro in tasca. Per Florette
c'era solo il ballo. Aveva finito per farne una ragione di vita,
e dopo otto anni di stenti e di sudati risparmi, grazie soprattutto
all'aiuto di un'anziana nobildonna appassionata di recitazione
- Susana Cristbal - che aveva preso a benvolerla,
era riuscita a comprarsi uno scantinato in una viuzza laterale
di Plaza de la Constitucin, e vi aveva aperto Arco Latino,
una scuola di ballo votata alla libera contaminazione fra recitazione
e balli latini.
Sarebbe stata una fra le tante, se non fosse stato per
un'originalissima regola che l'aveva connotata fin dagli esordi,
e che di fatto nel giro di qualche tempo ne aveva decretato
il successo: ad Arco Latino, per volont dell'anziana finanziatrice,
potevano iscriversi soltanto donne, dopo una
selezione rigorosissima. E, come davanti a tutti i luoghi a cui
 difficile accedere, ben presto si form una lunga fila di
aspiranti.
Negli anni, il successo consent di aprire sedi in tutte le
principali metropoli dell'America Latina e dell'Europa meridionale:
e il corpo di ballo di Arco Latino, costituito dalle
migliori allieve, godeva ormai da pi di un decennio di un
favore di pubblico che si era trasformato quasi in fanatismo.
Dopo la morte dell'anziana Susana, era la Senora in persona
a selezionare le sue ragazze e a formarle nella danza e nella
recitazione, seguendo un metodo tanto efficace quanto segreto.
Le Danzattrici, come le aveva ribattezzate Variety,
erano in cartellone ovunque. La chiave del successo, a
detta di tutti, stava proprio in quella sensualit torrida tipica
dei balli popolari latini di coppia, declinata provocatoriamente
in versione tutta al femminile. Anche se, a detta
dei palati pi critici, e forse pi invidiosi, alla notoriet
di Arco Latino avevano contribuito molto le performance
mondane di alcune delle sue giovanissime toiles che, a
dispetto delle loro interpretazioni sul filo del saffico, inanellavano
flirt e matrimoni con gli uomini pi in vista del
gotha internazionale, per la gioia delle testate scandalistiche.
Ma quasi per uno studiato contrappunto, che eccitava
la fantasia di molti, la Senora, al contrario delle sue
bizzose allieve, conduceva un'esistenza pressoch ascetica,
perennemente in viaggio per seguire di persona le sue
scuole e il suo corpo di ballo: e, nonostante la grande attenzione
che le dedicavano i pi noti paparazzi, con estenuanti
appostamenti in giro per il mondo, nessuno di loro
era ancora riuscito a portare a casa un solo scatto compromettente.
Ora Florette Binta Breeze stava guardando fisso negli occhi
quella giovane maschera, sorridendogli in modo accattivante: Mio giovane amico, conosco le regole e comprendo
perfettamente il vostro scrupolo. Ma credetemi,  un caso
eccezionale. E poi, aggiunse con un pizzico di seduzione,
sono cos sottile... baster una fessura per farmi entrare,
non credete?
Cos dicendo estrasse dalla borsetta in coccodrillo una
busta pieghevole a tasche, di quelle in cui le agenzie turistiche
raccolgono i documenti di viaggio dei loro clienti, e
gliela porse.
Dimitri Chlebnikov era visibilmente turbato: si sentiva
letteralmente ammaliato. Per di pi, era certo di avere gi
visto quella donna da qualche parte, ma non riusciva a mettere
a fuoco dove e quando, e perci temeva di fare una gaffe.
La busta gli diede un buon pretesto per abbassare gli occhi,
e sottrarsi finalmente a quello sguardo troppo profondo:
la prese in mano e cominci a esaminarne il contenuto
con meticolosa attenzione.
Fu sorpreso dal biglietto delle Aerolineas Argentinas,
che attestava che quella donna era atterrata da poche ore,
colpito dall'accredito di ingresso al teatro, con il timbro del
Ministero della Cultura russa, e convinto definitivamente da
quella banconota nuova di zecca da cinquecento rubli, che
si fece scivolare svelto nella tasca della livrea.
Restitu la busta con un gesto riconoscente, poi lanci
un'occhiata veloce alle due vie di fuga del corridoio circolare
che dava accesso ai palchi e, non scorgendo anima viva, si
mosse: Mi segua, Madame. All'altezza del Diciannove,
scost di pochissimo la porticina e si inchin leggermente,
sussurrando: Grazie.
Florette attese che la maschera scomparisse inghiottita
dalla curvatura del corridoio. Poi, approfittando del crescendo
di fagotto e timpani dell'Allegro Moderato del primo
atto del Lago dei Cigni, scivol nel palco, appese il visone
al portamantelli dorato, prese il binocolo dalla borsetta,
e si accomod nella poltroncina centrale, l'unica ancora
vuota.
Pass qualche istante prima che Iv, seduta alla sua sinistra,
rompesse il silenzio e bisbigliasse: Finalmente, Florette.
Cominciavamo a preoccuparci. Fatto buon viaggio?
Florette si sporse lievemente verso Iv e le diede un bacio
leggerissimo, sussurrando: Che corse, mia cara, che corse...
Comunque, eccomi qui... Poi volse lo sguardo a destra,
verso la terza ospite del palco, che fino a quell'istante
era rimasta immobile con il binocolo alzato, rapita dal primo
assolo di Odette prigioniera dell'incantesimo del malefico
Rothbart.
Yana, la salut sottovoce Florette, che gioia ritrovarti
qui, nel tuo regno...
Yana Svetliskaja, l'ottantenne leggenda vivente del teatro
russo e da anni inamovibile direttrice della prestigiosa
Accademia d'Arte Drammatica di Mosca, appoggi sulle
ginocchia il piccolo binocolo in ottone e pelle, e rispose affettuosamente
all'amica, sfiorandole la guancia con le labbra:
Scusami, Florette, sono imperdonabile... ma sai che
amo la danza quanto il teatro. E questa giovane Odette 
veramente deliziosa: tecnicamente impeccabile, per la sua
et... peccato per Siegfried, per: senz'anima, e anche un
po' pesantuccio... Anche se in realt non siamo qui per
questo.
Gi, annu Florette. Non mi aspettavo di rivederci
cos presto. Ma la chiamata di Iv era perentoria.
Non ha voluto anticiparmi nulla, in tua assenza, mormor
Yana un po' contrariata.
Iv stava per replicare quando i due proiettori puntati su
Odette, reclinata con grazia dolente a centro palco sotto il
peso del suo amore impossibile, sfumarono sulle ultime note
dell'Andante a Soggetto che chiudeva il primo atto, riconsegnando
la sala al buio totale. Appena le luci ruppero l'incanto,
si scaten una vera e propria ovazione all'indirizzo di
Olga Svetlana Demirova, la giovanissima toile cui era bastato
un pas de deux per stregare l'esigente pubblico moscovita.
Anche le tre donne si unirono all'applauso.
E pensare che  cresciuta nella Giovane Compagnia
del Kirov, osserv Yana, alludendo alla rivalit plurisecolare
fra Mosca e San Pietroburgo nel campo della danza
classica, che per la maggior parte dei russi era una vera e
propria religione di Stato. Per prudenza, continuavano a
parlare sottovoce, e in francese, ma si trattava pi di un
vezzo che di una precauzione: il chiacchiericcio che saliva
dalla platea, tipico degli intervalli a teatro, copriva le loro
voci.
Iv venne subito al punto. Bene, devo informarvi di un
avvenimento che ci mette tutte in pericolo, esord. Il motivo
per cui vi ho convocate. Avrete certamente saputo della
morte improvvisa di Catherine Derzhavin... e lasci volutamente
la frase in sospeso.
Una disgrazia orribile, sospir Florette. Era stata una
delle tue allieve pi promettenti, vero?
Orribile s, ma non una disgrazia, mia cara. Si  trattato
di omicidio, spieg Iv.
Florette e Yana si scambiarono uno sguardo stupito.
Anche se ai media  stata passata la versione dell'incidente
di scena, prosegu Iv. Poi cambi tono, rivolgendosi
direttamente a Yana: Lena Leskov, l'amante di Gavrijl
Derzhavin,  stata una tua allieva?
Cosa te lo fa pensare?
Derzhavin il miliardario? si intromise Florette.
Iv sospir: S, quel Derzhavin. Sapete bene che siamo
tre celle geograficamente indipendenti, e sapete anche
che Catherine era una delle mie: troppo visibile perch
non ve ne accorgeste. Ma su Lena vorrei una conferma da
Yana.
Te lo garantisco. Come l'hai capito?
Lena Leskov era presente alle esequie di Catherine... e
c'ero anche io, naturalmente. Ho lanciato il segno. E lei me
lo ha restituito.
S, certo,  stata un'ottima allieva, riprese Yana, misurando
le parole. Una ragazza molto ambiziosa... dotata
di un fascino naturale davvero raro. E molto determinata
nel perseguire i suoi obiettivi. Nel caso in questione devo...
Florette intervenne d'impulso: Una Sorella sposa un
miliardario e un'altra Sorella ne diventa amante? Perch
non l'hai fermata, Yana? Sappiamo tutte che due Sorelle
sullo stesso uomo causano sempre guai. Non dimentichiamoci
di Jacqueline e Marilyn.
Yana strinse il binocolo: Non vedo cosa possa centrare
Lena con la morte di Catherine.
Iv e Florette la fissavano.
Yana risistem il binocolo nella sua custodia con un gesto
aggraziato, e riprese: Essere determinati non significa
spingersi a uccidere una rivale in amore: la nostra tradizione
lo vieta esplicitamente, lo sapete bene. E poi, Derzhavin
non  certo un filantropo. Forse uno dei suoi tanti nemici si
 vendicato sulla moglie...
Iv non la lasci finire: Purtroppo gli affari di Gavrijl
Derzhavin non c'entrano niente con l'assassinio di sua moglie.
Ma su un punto hai ragione: Lena Leskov non ha ucciso
per rivalit.
Florette percep la crescente tensione fra le due e di nuovo
intervenne: E allora quale sarebbe stato il movente?
Questo, rispose Iv, sollevando il medaglione intarsiato
che portava sempre e mostrandolo alle altre due.
Per qualche istante fu silenzio. Yana si alz per raccogliere
lo scialle di cachemire dal portamantelli e se lo strinse
sulle spalle, come se all'improvviso una folata gelida avesse
attraversato il teatro. Poi torn a sedersi, con quella grazia
naturale che contraddistingue chi ha passato la vita in palcoscenico,
e in qualche modo abbozz: Iv, Florette, mi viene
spontaneo difendere le mie ragazze... sar perch sto invecchiando,
e ho sempre pensato a Lena per la mia successione...
comunque, non la sento da almeno due mesi... Iv,
raccontaci tutto, ti prego.
Iv le mise al corrente dei fatti: Qualche giorno prima di
essere uccisa, Catherine mi telefon per riferirmi un episodio
che l'aveva colpita: suo marito l'aveva portata in una
specie di wunderkammer, dalle parti di Sochi, sul Mar Nero.
Un museo personale dov'erano raccolti materiali scenici
di valore storico, a partire dal Cinquecento italiano fino ai
giorni nostri: fondali teatrali, per intenderci.
Non avrei mai detto che Derzhavin possedesse una sensibilit
artistica, comment Yana.
Infatti aveva acquisito quella collezione da poco tempo,
a margine di un affare. Ma non  questo che ci interessa. A
colpire Catherine era stato uno dei fondali che il marito le
aveva mostrato: quello di Olga, con le indicazioni per raggiungere
il Libro di Foglie.
Le altre due rimasero sbalordite.
Ma Iv! sbott poi Florette. Stiamo parlando di una
leggenda!
All'inizio l'avevo pensato anch'io, ammise Iv. Ma la
prudenza non  mai troppa. Allora ho deciso di far contattare
Derzhavin da un mio fidatissimo amico, uno stimato antiquario
italiano, perch gli proponesse l'acquisto di quello e
di altri fondali, sotto la copertura di un insospettabile alibi
museale, condito da un bel mucchio di dollari.
Ora le altre due donne erano immobili come statue: capivano
bene che se una cosa del genere fosse stata vera, la tradizione
plurimillenaria del Cenacolo, cui ciascuna di loro
aveva dedicato la vita, stava correndo per la prima volta un
pericolo mortale.
Dunque, sembrava che tutto procedesse per il meglio,
continu Iv. L'antiquario italiano non aveva avuto difficolt
a chiudere l'affare, e il ritiro dei fondali, affidato a una
societ specializzata nel trasporto di opere d'arte, era previsto
per l'altro ieri, con ponte aereo privato per l'Italia... poi,
guarda caso, la sera prima il fondale viene rubato.
Rubato? non si trattenne Florette.
Gi. Da un commando di professionisti che  riuscito a
penetrare nel museo-bunker di Derzhavin. Gente che non
ha esitato a uccidere, per impadronirsene... La notizia non
 comparsa sui giornali, ma io ho fonti certe. Confermate
dal fatto che il fondale non era nella spedizione.
Yana s'intromise: Scusami, Iv, ma ripeto: cosa c'entra
Lena Leskov con tutto ci?
La relazione, purtroppo,  chiara: il valore materiale del
fondale  trascurabile, e non giustifica certo un omicidio e
un'azione terroristica. Evidentemente, il mandante del commando
 a conoscenza del suo vero valore. Dunque, abbiamo
a che fare con una mandante. Una di noi, per essere del
tutto esplicita.
Florette riflett a voce alta: Ricapitoliamo. Nella vita di
Derzhavin ci sono due Sorelle, e una viene uccisa. Ovvio sospettare
dell'altra: ma a volte le apparenze ingannano. Io ho
tre domande, Iv. Primo: Lena ha visto il fondale? Secondo:
era al corrente che l'aveva visto anche Catherine? E, infine,
sapeva che Catherine era una di...
Mia cara, la interruppe Iv, proviamo a ragionare.
Quando Catherine mi ha telefonato, mi ha spinto a recuperare
il fondale il pi in fretta possibile. Era sicura che Lena
non l'avesse ancora visto, ma era anche sicura che Gavrijl
l'avrebbe portata l appena possibile. Infatti, controllando
a ritroso i movimenti di Derzhavin, sappiamo che era a Sochi
proprio il 21 dicembre, guarda caso con Lena.  facile
immaginare come sia andata. Quando Lena ha visto il fondale
era gi in vendita e non sar stato un problema appurare
che Catherine era gi stata l. Perci Catherine, che
rappresentava gi per Lena l'unico ostacolo fra lei e
Derzhavin, diventava anche l'ostacolo fra lei e il fondale.
Quanto alla tua terza domanda: Lena Leskov e Catherine
Derzhavin non potevano ignorare di far parte della stessa...
istituzione.
Florette annu gravemente. Il ragionamento era inattaccabile,
tranne che in un punto. C' una cosa che non
capisco, riflett. Ma perch Catherine vede il fondale e
chiama subito te, mentre Lena, che condivide gli stessi
ideali, nella medesima situazione non avverte subito Yana?
Temo che la risposta sia terribile, sospir Iv. Lena 
fuori controllo. Come ci conferma Yana, ha sempre aspirato
al massimo. E ora ha capito che pu arrivarci da sola.
Rimasero tutte e tre in silenzio, poi Yana osserv: Iv, ci
che dici  perfettamente logico, ma si fonda esclusivamente
su supposizioni. Non abbiamo alcuna prova concreta, non
ti pare?
Dopo i funerali di Catherine, oggi pomeriggio ho parlato
a lungo con sua figlia Nadja. Mi ha riferito alcuni particolari
di cui solo la famiglia  a conoscenza.
Quali? la incalz Florette.
Dalle riprese a circuito chiuso sul set dov' morta
Catherine  emerso che uno dei due sabotatori della macchina
di scena era una donna, spieg Iv. Ed  anche emerso
che una donna della stessa identica corporatura guidava
il commando che ha trafugato il fondale, a Sochi. Questo,
francamente, mi pare un indizio pi che concreto.
In quell'istante le luci di sala cominciarono a segnalare
che stava per iniziare il secondo atto.
Sono molto addolorata per la morte di Catherine, mia
cara Iv, disse Yana. E non riesco a credere che Lena sia
davvero implicata: ma forse proprio perch  talmente brava
da essere riuscita a ingannarmi. Comunque sia, e lo scopriremo
presto, non mi pare che il Cenacolo corra seri rischi.
 una struttura slegata, le Sorelle non si conoscono,
anche se possono identificarsi. Quanto al Luogo, finch l'ubicazione
non  stata smarrita, era noto solo alle Migliori. 
vero, ora abbiamo scoperto che il fondale di Olga esiste
realmente... ma siamo sicure che Lena sia in grado di interpretarlo?
Mancava pochissimo all'apertura del sipario, e la sala era
ripiombata nel silenzio.
Iv concluse in un sussurro: Catherine, come Lena, non
ha visto il fondale vero, ma solo una sua proiezione cinematografica.
L'ampiezza dello schermo era abbastanza dettagliata
da far risaltare alcuni simboli ogamici, da cui ha capito
di cosa si trattava. Sulle foto fornite all'antiquario italiano
i segni non si distinguono, ma da quanto mi ha detto
Catherine, non ho dubbi: quel fondale, purtroppo, indica il
Luogo.
Una fuga di flauto sal dalla buca, mentre nel buio si percepiva
soltanto il fruscio dello scorrere del sipario.
Cosa facciamo? bisbigli Florette.
Niente, rispose Iv. Dobbiamo solo osservare gli eventi.
Ma molto da vicino. E molto attentamente. Attivate le
vostre reti, al pi presto. Io l'ho gi fatto con la mia. E rimaniamo
in contatto.
Poi, senza aggiungere altro, sgusci fuori dal palco nell'attimo
stesso in cui il primo raggio di sole risvegliava
Odette ancora dormiente nell'alba del lago incantato.

 Capitolo 24.

Mosca, Direzione Centrale della Polizia.
Marted 28 Dicembre, ore 12,46.
Il funzionario della FONP, il dipartimento federale di polizia
che si occupa delle tasse, gli stava dando sui nervi. Da
pi di mezz'ora quell'ometto stava blaterando di cifre, diagrammi
e operazioni matematiche incomprensibili senza arrivare
al punto. Ma fino a quel momento Fdor Omarov si
era limitato ad ascoltarlo, annuendo a quelli che sembravano
i passaggi pi interessanti.
Al fine del calcolo dell'imposta dobbiamo poi sottrarre
dalla base imponibile e dall'imposta lorda le deduzioni e le
detrazioni previste dalla legge. In particolare, e qui sta il
bello, la legge  categorica, attribuendo al contribuente residente
la facolt di dedurre dalla base imponibile le spese sopracitate.
Quindi il commento a questo grafico  univoco:
l'agevolazione spetta solo a quelle tipologie di reddito per le
quali l'aliquota d'imposta  pari al tredici per cento. Ma c'
di pi...
Fdor lo blocc: Quindi, Glebov, lei mi sta dicendo che
non c' assolutamente niente.
Non mi ha lasciato arrivare al dunque, precis il funzionario
prendendo un altro foglio. Per il nostro uomo, i
dividendi percepiti dalle sue societ estere sono soggetti a
una ritenuta finale del sei per cento. Per lui non sono previste
deduzioni o detrazioni a fronte di reddito da investimenti.
Questo perch gli interessi bancari ne sono, in genere,
esenti.  prevista, comunque, una ritenuta del trentacinque
per cento sull'interesse...
Basta. Mi guardi! lo interruppe di nuovo Fdor.
Il funzionario sembr ridestarsi dalla sua trance numerica
e lo fiss con aria stralunata. Ma alcuni tipi di remunerazione
sono espressamente esclusi dalla definizione di reddito
imponibile! ricominci prendendo il grafico precedente.
Il punto  che mi sono gi fatto un'idea. E di questo la
ringrazio, dichiar secco Fdor, mettendo fine alla discussione.
Si alz e il suo movimento brusco fece scivolare a terra
alcuni documenti da un dossier denominato Operazione
fango freddo.
Ispettore Omarov... prov a fermarlo il funzionario,
ma Fdor ormai aveva gi tutto quello che gli serviva per
procedere. Ispettore Omarov, non vorr che le faccia rapporto,
vero? Sono venuto fin qui perch mi hanno garantito
la massima collaborazione da parte sua.
Fdor si limit a fissarlo. Glebov ticchettava nervosamente
la biro su un foglio, creando un cerchio di puntini
neri.
Sa che abbiamo un fascicolo anche su di lei? lo stuzzic
Glebov stirandosi sullo schienale della sedia.
Non ne dubito. Tutti qui abbiamo un fascicolo, rispose
laconico l'ispettore Omarov.
S, ma alcuni sono pi spessi di altri.
Con calma, Fdor indoss la giacca blu scuro, si sistem
il colletto della camicia blu d'ordinanza e rimase immobile,
in attesa che il funzionario finisse di parlare.
Lei ha l'obbligo di ascoltare tutto ci che ho da dirle,
darmi il supporto che le chiedo, e smetterla di fare quella
faccia da mastino che, sono sicuro, funziona molto bene nei
bassifondi di Mosca. Ma qui con me... la prego.
Fdor sent il collo irrigidirsi. Prov ad allentare la tensione
muovendo la testa a destra e a sinistra. Guard verso
lo specchio e vide il suo volto affaticato. Per stare dietro alle
ultime indagini non chiudeva occhio da almeno tre giorni.
E ora quell'omino senza palle, oltre a prendersi gioco di
lui, osava minacciarlo. Voleva dichiarargli guerra? Che lo
facesse. Ma non sarebbe stato lui a combatterla: lui eseguiva.
Ed era questo l'unico motivo che lo aveva costretto a rimanere
chiuso in quella stanza a farsi insultare dall'ultimo
venuto. Certo, non era un santo, ma faceva dannatamente
bene il suo lavoro. Fermava le indagini quando dovevano
essere fermate, solo ed esclusivamente a beneficio del suo
Paese. Se a Mosca, per caso, avesse scoperto un traffico di
gas nervino e la richiesta di archiviazione fosse arrivata sul
suo tavolo, lui non ci avrebbe pensato due volte ad apporre
la firma, prendere i documenti e le fotografie, e riporre il
tutto in un faldone. Lo avrebbe consegnato all'archivio e se
ne sarebbe dimenticato. Questo perch Fdor era un poliziotto
leale verso il suo Paese. E se il suo Paese gli chiedeva
un comportamento simile, lui non discuteva. Che senso
avrebbe avuto scatenare il panico facendo trapelare l'informazione
che dei terroristi stavano architettando un attentato
su larga scala che avrebbe potuto uccidere centinaia di
persone?
La risposta era semplice: nessun senso.
Il suo dossier sarebbe arrivato in archivio, qualcuno del
Ministerstvo Bezopasnosti lo avrebbe fatto scomparire e il
tutto sarebbe passato nelle mani competenti dei servizi di
intelligence della MUR, la Moskovskii Ugolovnyi Rozysk,
che, come al solito, avrebbe risolto il problema nel modo
pi efficiente e definitivo. Sui giornali si sarebbe letto che
un paio di ceceni dal passato poco raccomandabile erano
stati ritrovati in un campo con le tasche imbottite di droga o
di qualcos'altro, a seconda della moda del momento: dollari,
euro, foto pedofile...
La Russia era un posto molto diverso da tutto il resto del
mondo, e la polizia russa doveva stare al passo con questa
diversit. Perci, per Fdor, ci che contava era la sua lealt
al sistema complessivo: qualcuno non l'avrebbe approvato,
ma lui in quel modo aveva salvato tante vite.
Ora, per, quell'omino meticoloso, che stava seduto davanti
a lui con gli occhi sbarrati, non era parte di quel modo
d'essere che faceva di un poliziotto un buon poliziotto.
Mi stia a sentire, signor... ricominci Fdor parlando
lentamente.
Dottor Oxana Glebov, grazie, lo riprese il funzionario.
Fdor deglut. Il naso del suo interlocutore divent ancora
pi invitante. Il poliziotto pregustava gi il crack che il
suo pugno avrebbe provocato su quella faccia da roditore.
Dottor Oxana Glebov, riattacc, i suoi superiori hanno
fatto bene a inviarla qui. Ho constatato di persona quanto
sia puntiglioso e preciso il suo modo di lavorare. Capisco
perch  cos apprezzato nel suo ambiente, ma i dati che ha
prodotto servono solo a confermare i miei sospetti sull'operazione.
E adesso a quale illuminazione  arrivato? lo schern il
funzionario. Su, coraggio, me ne faccia partecipe.
Se ha un attimo... replic Fdor senza raccogliere la
provocazione.
Sono curioso e ho tutto il tempo che vuole, ridacchi
Glebov.
Per Fdor fu la proverbiale goccia. Si avvicin al telefono
e premette il pulsante che lo collegava alla stanza adiacente.
Signorina Menchova, lo faccia pure entrare, ordin.
Glebov rimase stupito: Vuole spiegarmi cosa succede?
La far parlare con un uomo che pu fornirle delle
informazioni interessanti.
Il funzionario accenn ad alzarsi dalla sedia, ma Fdor lo
blocc.
Tutto ci  irregolare. Nessuno deve vedere questi dati,
sono...
Se ha pazienza, verificher che nessuno  interessato alle
sue statistiche.
Glebov divenne paonazzo ma si trattenne.
So bene che la FONP si occupa di tasse federali, riprese
Fdor. Come so che tali tasse vanno pagate per il bene
di tutti noi. Ringrazio perci le persone come lei che, con la
loro abnegazione, rendono possibili indagini complicate come
questa.
Lei non ha idea di cosa sia veramente complicato, precis
Glebov con un'espressione disgustata.
Si fidi. Lo so.
Fdor si piazz dietro la sedia del funzionario e la spinse
verso il bordo della scrivania, bloccando le ginocchia dell'uomo:
ora non poteva alzarsi.
Ma cosa fa? protest Glebov.
Ora vedr, lo tranquillizz Fdor.
La porta della stanza si apr ed entr un uomo: avevano
collaborato in alcune importanti indagini finite anche sui
giornali e per le quali aveva ottenuto alcuni prestigiosi riconoscimenti.
Parte della sua carriera era dovuta proprio a
quell'uomo e neanche questa volta lo avrebbe deluso.
Kirill, ti presento il dottor Glebov, disse senza mollare
la presa sulla poltrona.
Il funzionario aveva perso ogni sicurezza: gir il collo
verso la porta e fiss il nuovo venuto con gli occhi sbarrati.
 lui? domand il siberiano con la sua voce bassa e
rauca.
Il MUR non ha dubbi.
Interferiranno? chiese rauco Kirill.
Hanno solo chiesto che un loro uomo sia presente. Ma
ha una sedia tutta sua e non aprir bocca.
Glebov fiss i due uomini, il volto pietrificato dal terrore.
Cos... cosa sta succedendo?
Fdor gli mise una mano sulla spalla e sent che tremava.
Forse non sei cos bravo con i numeri come pensi, mormor.
Kirill gir di nuovo la sedia del funzionario verso la porta
e si piazz davanti a lui, fissandolo senza parlare. Il suo silenzio
aveva qualcosa di inquietante. Lo sguardo immobile
era quello di un cecchino, e Fdor sapeva bene che un tempo
lo era stato.
Poi, inaspettatamente, Kirill si abbass di fronte a Glebov
e gli appoggi le mani sulle ginocchia.
Continuava a rimanere in silenzio, limitandosi a fissarlo
negli occhi. Un rivolo di sudore scivol gi dalla tempia di
Glebov e percorse tutto lo zigomo. Era atterrito, ma qualcosa
gli impediva di aprire bocca.
Anche Fdor cominci a sentirsi a disagio. Era un poliziotto,
ma le parole che stava per pronunciare erano degne
di un mafioso: La solita camera di sotto  a tua disposizione
e quello della MUR  gi seduto sulla sua sedia.
 
Capitolo 25.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Marted 28 Dicembre, ore 09,59.
Il messaggio di Madame Iv era stato chiaro: presentarsi alle
dieci in punto.
Con un respiro profondo Victoria apr la porta del loft.
Madame? chiam, aspettandosi che l'insegnante fosse,
come al solito, nel suo ufficio privato.
Madame  ancora via, le rispose una voce dall'altro lato
della sala.
Era una donna sui quarantanni, vestita con un abito di
lana patchwork fatto a mano, che le ricordava le vecchie coperte
della nonna. Stava in piedi accanto a una delle grandi
finestre che si affacciavano su Princes Street e consultava un
libro. A Victoria diede subito l'impressione di una specie di
hippie fuori tempo, cresciuta nel sogno lisergico degli anni
Settanta. Ma c'era qualcosa di familiare in lei. Le sembrava
di averla gi incontrata da qualche parte.
S, quella era la donna che aveva intravisto sotto casa sua
il giorno di Natale. Quell'inquietante figura che poi era
scomparsa nel nulla.
Senza scomporsi troppo, Victoria le rivolse un sorriso:
E... quando dovrebbe tornare?
La donna chiuse il libro e, senza risponderle, lo ripose
nella libreria, nell'unico spazio vuoto.
Non ci siamo ancora presentate. Vengo da Dublino apposta
per te: io sono Raye Sunshine Challoner, disse porgendole
la mano.
Un nome wicca, not Victoria. Conosceva bene quella
sorta di religione neopagana che un ex funzionario pubblico
inglese, Gerald Gardner, aveva spacciato come unica verit
negli anni Cinquanta, e che molti genitori troppo fatti di
acidi nel ventennio successivo avevano abbracciato in toto,
compresa la pratica di affibbiare ai loro figli nomi terribili.
Il compagno di banco di Victoria si chiamava Eternal Sky,
un ragazzo molto carino anche se completamente matto e
quando l'aveva invitata a casa sua per la prima volta, a conoscere
i suoi genitori, aveva capito perch: intossicazione da
incenso. In quell'appartamento cerano bracieri ovunque e
l'aria era talmente satura da entrare nei polmoni sotto forma
di un pudding dal sapore di sandalo.
E adesso aveva di fronte Raye Sunshine. Victoria sospir.
Non ti preoccupare, la rassicur Raye, con un sorriso
troppo largo e piegando leggermente la testa di lato. Madame
Iv star via qualche giorno e mi ha chiesto di sostituirla.
Aveva una voce melodiosa e un po' inquietante.
I wicca-sospetti di Victoria cominciavano a rivelarsi pericolosamente
fondati. Va... bene, allora lavoreremo insieme, riusc
solo a dire.
Ottimo! annu Raye entusiasta. Allora prendo il cappotto
e ce ne andiamo subito. Oggi parleremo di noi. Al
parco!
L'invito lasci Victoria interdetta. Madame non le aveva
mai proposto niente di simile e non si sentiva pronta per
quella passeggiata, per di pi con una sconosciuta vestita
come Janis Joplin. A dir la verit, protest debolmente,
con Madame stavamo studiando le lettere ogamiche.
Il largo sorriso di Raye spunt di nuovo: Ovvio. Allora,
andiamo?
Poi, senza aspettare la risposta, prese il suo cappotto verde
ricamato a fiori e apr la porta dello studio. Hai la macchina,
vero? le domand tutta pimpante.
Veramente, no, le rispose Victoria.
Raye era raggiante: Magnifico, perch le auto sono cattive
con la madre terra. Brava. Ci faremo una bella passeggiata
tonificante.
Quella donna era disarmante. Ma Victoria decise di seguirla:
Madame Iv non l'avrebbe mai lasciata nelle mani di
una squilibrata. Segu Raye lungo il corridoio. Non...
chiudiamo a chiave? chiese, indicando la porta.
Raye socchiuse gli occhi, grigi e chiarissimi. Poi fece un
gesto con la mano come a indicarle di non preoccuparsi
troppo. Victoria cominci a temere che Madame Iv non sapesse
nulla di quella pazza. Probabilmente si era introdotta
nel palazzo forzando la porta e inventando la storia del viaggio
di Madame. Del resto, Iv non le aveva detto niente al riguardo.
Victoria sent un fastidioso groppo in gola.
Mentre scendevano le scale, Raye si gir di scatto verso
di lei e le prese le mani sfoggiando il suo ennesimo sorriso
radioso: Penso che noi due diventeremo grandi amiche!
Due streghette in giro per Londra! Andiamo!
Victoria le rivolse un pallido sorriso e si limit ad annuire.
S, proprio bello, due streghette...
Le mani di quella donna erano incredibilmente calde e
quel contatto prolungato non le diede fastidio. Anzi, le trasmise
una strana sensazione di sicurezza. Se Victoria avesse
creduto alla pranoterapia avrebbe giurato che quelle erano
mani da guaritrice.
Dai e ridai, rimesta e attizza, bolle il brodo e il fuoco
guizza! Finita la filastrocca, Raye scoppi a ridere, le lasci
le mani e scese gli ultimi quattro gradini in un unico balzo.
Victoria si fiss i palmi per un attimo e le sembr di distinguere
degli arrossamenti che ricordavano foglie d'albero.
Quella matta stava cominciando a influenzarla con le sue
stranezze.
Bolle il brodo e il fuoco guizza, mormor fra s. Questo
 il Macbeth.
Forza, streghetta... sent urlare dalla strada.
Victoria rialz il bavero del piumino e si prepar al freddo
delle strade londinesi al seguito di una wicca fuori di testa.

 Capitolo 26.

Mosca, Direzione Centrale della Polizia.
Marted 28 Dicembre, ore 13,22.
La Stanza era spoglia.
Oxana Glebov, nudo, era legato a una sedia di legno. Su
un tavolaccio di metallo davanti a lui erano posati alcuni
utensili: pinze di varie misure, una sega da legno, un martello,
una siringa veterinaria e alcuni flaconcini senza etichetta
pieni di liquidi dai colori poco rassicuranti. Su tutto imperava
un machete dall'aria vissuta e con il filo sbeccato in pi
punti. Il ripiano inferiore era occupato da due batterie d'automobile
collegate in serie e attaccate a cavi rossi e neri con
prese a pappagallo. Accanto una sega circolare, una saldatrice
e una smerigliatrice pneumatica.
Tutto l'occorrente per fare del buon bricolage, come
aveva commentato Fdor prima di lasciarli.
Ufficialmente quella cantina, sotto la Centrale della Polizia,
non esisteva. Se qualcuno fosse andato a controllare sul
progetto originario, al suo posto avrebbe trovato solo gli
scarichi fognari.
In una sola cosa la realt coincideva con la pianta in scala
di quel luogo: il canale di scolo che scorreva proprio l sotto
e sfociava nelle fogne. Il pavimento, leggermente inclinato
verso il centro, faceva defluire i liquidi nella grata di un
tombino circolare, dal quale fuoriuscivano miasmi disgustosi.
Per ovviare all'inconveniente, il progettista aveva dotato
l'ambiente di una complessa rete di condizionamento che,
diramando in tre punti diversi l'aria, disperdeva gli odori e i
suoni prodotti all'interno.
Finire in quei dieci metri quadrati significava solo una
cosa: entrare in un mondo di orrore e poi scomparire. A eliminare
gli sfortunati ospiti provvedeva una macchina per
segatura sulla sinistra, circondata da una decina di secchi di
plastica azzurri. Quando le informazioni erano state raccolte,
bisognava solo fare a pezzi il corpo, metterlo nella macchina
e raccogliere la poltiglia nei secchi. La fogna avrebbe
disperso ogni traccia del cadavere.
Non c'erano telecamere n microfoni. Tutto quanto accadeva
nella Stanza rimaneva nella Stanza. Gli unici dispositivi
permessi l dentro erano la memoria e gli incubi.
Dietro una dozzinale tenda da doccia, stava seduto un
uomo, imbacuccato in un pesante parka. In attesa di assistere
all'interrogatorio, fumava una sigaretta producendo una
nuvola di fumo intermittente.
Glebov si era pisciato addosso e l'orina stava scivolando
verso il tombino.
Kirill sembrava non sentire il freddo pungente. L sotto
la temperatura si manteneva sempre fra zero e tre gradi, ma
lui aveva addosso solo una tuta di gomma, stivali da pesca e
guanti da cucina. Per non rovinare gli abiti, ogni volta che
entrava nella Stanza, Kirill li riponeva nell'unico elemento
d'arredo che non serviva direttamente all'interrogatorio:
una piccola madia decorata a fiori sempre rifornita di tute,
guanti e stivali nuovi sigillati in confezioni anonime.
Il respiro di Kirill non si condensava in nuvole di vapore,
come quello di Glebov. Era come se il suo corpo si fosse
perfettamente adattato a quel luogo, come se il gelo facesse
parte della sua pelle e, disattivando i recettori del freddo, lo
avesse trasformato in una creatura ghiacciata e terribile.
Possiamo iniziare? Fa freddo qui dentro, domand
l'uomo nascosto dietro la tenda.
Kirill si avvicin al tavolo e pass in rassegna gli oggetti.
Le mani indugiarono sul martello. Malgrado fosse saldamente
legato, Glebov inizi a tremare. Prov anche a urlare,
ma dalla gola non usc che un gorgoglio strozzato.
Dottor Glebov, disse Kirill con estrema calma, in genere,
arrivati qui sotto, basta usare l'immaginazione per parlare
subito, evitando cos inutili sofferenze.
Cosa volete da me? Io... io sono un funzionario della
FONP, non potete fare questo! piagnucol l'uomo. Non
la passerete liscia, maledetti! Lasciatemi subito. Sono una
persona importante!
Kirill non fece una piega. Dottor Glebov, qui non vengono
portati volgari criminali, ma solo persone importanti,
spieg. Persone importanti di cui si  deciso collegialmente
di poter fare a meno. Quindi lei  qui proprio perch  importante.
Glebov fece una smorfia.
Kirill si avvicin alla sedia reggendo il martello come se
fosse una reliquia.
Glebov cambi strategia. Non so cosa volete da me...
url. Sono l'uomo sbagliato... State commettendo un errore.
Un errore madornale!
Partiamo da una domanda semplice, disse Kirill. Lei,
nei suoi calcoli, arrotonda?
Glebov lo fiss come se non avesse capito.
Coraggio, non  difficile, ripet il siberiano. Lei arrotonda
o no?
Il funzionario si guard intorno quasi a cercare una risposta.
Non capiva. Poi prevalse la sua natura meticolosa:
So... solo se i risultati combinati vanno oltre il terzo decimale.
Perch mi chiede questo?
Volevo solo sapere quali fossero le sue propensioni.
Le mie che? Ma vi rendete conto?
Le sue propensioni. Certo che ci rendiamo conto. Seconda
domanda: lei arrotonda anche nella sua vita privata?
No! rispose subito Glebov.
Kirill fece un altro passo verso la sedia, poi si ferm di
nuovo: Dottor Glebov, non le  mai capitato di concludere
dei lavori al di fuori del FONP? Lavori che, magari, l'aiutassero
ad arrotondare?
A questa richiesta il funzionario deglut un paio di volte.
Se un personaggio del suo status era finito l, evidentemente
avevano qualcosa su di lui. S. Ho fatto dei lavori... ma
non ho mai divulgato dati del FONP. N ho collaborato con
gente che potesse in qualunque modo danneggiarlo.  solo
questo? Restituir tutti i soldi... no, anzi... con gli interessi...
far qualunque cosa, sono colpevole... ma, vi prego, fatemi
uscire di qui.
Dottor Glebov...
Basta! lo interruppe urlando il funzionario. Ho gi
confessato. Non c' pi bisogno di...
Lei ha mai facilitato la dispersione di informazioni fiscali?
Nello specifico, inerenti a equipaggiamenti che sono
stati utilizzati da gruppi eversivi?
Glebov spalanc la bocca. Kirill gli si piant di fronte
con le braccia lungo i fianchi. Alla vista del martello che
pendeva minaccioso lungo la gamba destra il funzionario
scoppi a piangere. Ho contraffatto documenti... ma non
sapevo... erano tanti soldi e niente doveva rimanere in Russia
per pi di due giorni. Non c'entrava nulla con la Russia,
ve lo giuro!
Kirill serr le mascelle. Il puzzle iniziava ad avere un senso.
Voglio i nomi delle persone per cui ha lavorato.
Non li so, non li ho mai visti di persona.
Risposta sbagliata.
Kirill alz il martello.
Il mio contatto era una donna. Era lei che mi chiamava.
Voglio i nomi.
Vi ripeto che non li conosco. Posso solo dire che c'era
un nome in codice per l'operazione.
Kirill abbass il martello: Quale?
Una parola strana. Sembrava un qualche dialetto. Non
in russo di sicuro.
Me lo vuole dire, per cortesia? lo esort calmo il siberiano
accarezzando la testa del martello con il palmo della
mano.
Ambriandai, disse Glebov.
Cosa significa?
Non me lo sono mai chiesto.  un nome in codice.
Kirill inspir a fondo. Non era un buon aguzzino. Non
sapeva nulla di soglie del dolore n di tecniche di persuasione.
Lo avevano sempre pagato per uccidere nel modo pi
efficiente e immediato. Provocare sofferenza non era il suo
mestiere, quindi preferiva sempre fermarsi prima. Ora voglio
il nome del suo contatto.
Glebov esit un attimo e Kirill lesse su quel volto terrorizzato
qualcosa di diverso dalla paura: era determinazione,
come se volesse proteggere qualcuno al punto di non temere
nemmeno la morte. Era amore.
Questo non ci voleva. Avrebbe complicato la faccenda.
Il siberiano fece un gesto di stizza: non poteva uscire dalla
Stanza senza le informazioni che gli servivano. Non poteva
farlo per Gavrijl, per Catherine e per Nadja. E non poteva
farlo per l'uomo del MUR, che stava assistendo in silenzio
dietro la tenda.
Kirill strinse il pugno sul manico del martello. Doveva
calmarsi, riprendere il controllo della situazione.
Si volt verso la tenda di plastica opaca. La sagoma dell'agente
del MUR si intuiva come un'ombra scura. Il suo gesto
non era rivolto a lui, non era un segno di incertezza su
come procedere. Era la sua trasformazione: aveva voluto distogliere
per un attimo lo sguardo dall'uomo che se ne stava
legato e piagnucolante.
Kirill non era un demone, ma combatteva contro quelli
che aveva dentro di s. Li calmava con l'azione. A volte con
la vodka. E loro gli davano tregua. Ma era solo un attimo.
Bastava poco per risvegliarli e far loro riprendere possesso
del suo corpo.
I suoi demoni erano due e avevano nomi che richiamavano
le vecchie favole: il primo era Vurdalak, un vampiro assetato
di sangue. Era quello che lo visitava pi spesso e con
cui aveva stretto un rapporto quasi di amicizia. Vurdalak lavorava
svelto, placava la sua sete e poi lo abbandonava. A
suo modo era uno spirito romantico che riusciva anche a
provare dell'empatia per le sue vittime. E Vurdalak era stato
il suo nome di battaglia in Afghanistan. Il secondo, quello
che ora gli premeva sulle tempie, era Upyri. Un demone cieco
che non conosceva gentilezza e che ricorreva facilmente
alla brutalit: il pi difficile da scacciare perch, come diceva
la leggenda, l'incauto uomo che si avvicina troppo al
luogo dove giace rischia di finire nella tomba al suo posto.
Il suo Upyri era gelido, non era mai sazio e ci volevano settimane
a liberarsene.
Kirill lo lasci entrare respirando il pi a lungo possibile.
Ora non sarebbe stato pi lui a governare gli eventi, e ne ebbe
la conferma non appena pos di nuovo gli occhi sullo
sciagurato che gli stava di fronte. Dottor Glebov, glielo
chiedo ancora una volta: il nome del suo contatto. Era una
donna e si chiamava...
Glebov scosse la testa continuando a piagnucolare.
Dottor Glebov, riprese il siberiano. Lei ha forse un
legame con il suo contatto?
Il funzionario alz il capo e lo guard con aria di sfida,
poi, con un mezzo sorriso, lo riabbass in silenzio. Upyri
non sprec altre parole: alz il martello e frantum il ginocchio
destro del funzionario.
L'urlo di dolore riemp la stanza ed entr, assieme al fumo
della sigaretta dell'agente del MUR, nei condotti di
areazione diramandosi nelle tre direzioni consentite.
Quando l'ultimo debole suono arriv fino alla strada solo
un levriero Borzoi, dal lungo pelo bianco, parve udire qualcosa.
Si ferm e attacc ad abbaiare. La ricca padrona diede
uno strattone al guinzaglio, e persino quell'ultimo testimone
perse interesse al richiamo di quel dolore ancestrale.

 Capitolo 27.

Mosca, villa Derzhavin.
Marted 28 Dicembre, ore 14,30.
A DIFFERENZA di tutte le altre stanze di villa Derzhavin, lo
studio confidenziale - come lo chiamava la servit - era arredato
in modo scarno e funzionale. Era l'unico ambiente in
cui la tecnologia non era ammessa: niente telefoni, n monitor,
n telecamere di sorveglianza. Lo studio confidenziale
era un vero e proprio gabinetto di riflessione, un luogo dove
Gavrijl poteva isolarsi totalmente dal mondo esterno. Nessuno
dei suoi illustri ospiti ci aveva mai messo piede. Nemmeno
Nadja aveva il permesso di accedere a quel sancta
sanctorum.
Solo una persona era autorizzata a entrare: Kirill Rotchko.
Il siberiano prese dalla tasca interna della giacca la chiave
meccatronica, di cui esisteva solo un altro esemplare, in
possesso di Gavrijl. Era impossibile duplicarla e il potente
software che ne aveva determinato il profilo era custodito
nella stanza stessa. Se le due chiavi fossero andate perdute,
sarebbe stato necessario abbattere la porta corazzata. Quattro
lamiere spesse dieci centimetri: i caveau di molte banche
erano meno sicuri.
Quando Kirill inser la chiave fu percorso da un brivido.
Come poteva riferire i propri sospetti senza una prova? Purtroppo
le affermazioni di Glebov, prima di morire, erano
state parziali.
Apr la porta e trov Gavrijl seduto alla scrivania: un
semplice tavolo in noce, senza pretese. Lo studio non aveva
finestre ed era perennemente illuminato da una luce centrale
al neon. La parete destra era coperta da una scaffalatura
di metallo, zeppa di vecchi faldoni con etichette scarabocchiate.
Eccoti qui, Kirill: vieni.
Non appena il siberiano si chiuse la porta alle spalle, tutti
i rumori della villa svanirono. Quello era un altro mondo.
Com' andata da Fdor? domand calmo Gavrijl.
Glebov ha parlato.
Gavrijl prese dal frigo bar una bottiglia di vodka ancora
intatta e due bicchierini. Kirill riconobbe subito il verde del
vetro e l'etichetta: non era una delle solite marche costose
che Gavrijl offriva agli ospiti. Quella aveva il sapore del ricordo:
era una Vodka Russkaya del periodo sovietico, un liquame
da sbornia che valeva pochi rubli. In giro non se ne
vedevano pi da anni.
Quante volte sei entrato qua dentro, Kirill? gli chiese
Gavrijl stappando la bottiglia e annusandola.
Tutte le volte che mi ha chiamato, Mister Derzhavin.
E cio?
Una dozzina, direi.
E ti sei mai chiesto il perch di questa stanza? Gavrijl
riemp i due bicchierini, ne allung uno al siberiano poi
trangugi il suo in un sorso.
Per stare tranquillo? ipotizz Kirill bevendo anche lui.
Ricordavi il sapore delle distillerie di Stato? gli sorrise
Gavrijl.
Kirill fiss ancora l'etichetta: 1975. Il sapore era aspro
ma, tutto sommato, aveva bevuto di peggio. Quel sorso
per gli aveva risvegliato vecchi ricordi e sent Vurdalak, il
suo demone migliore, premergli lo stomaco, dissetandosi di
quel nettare come in preda a una sete atavica.
Quella che vedi intorno a te, riprese Gavrijl indicando
la stanza,  l'esatta riproduzione del mio ufficio di Uchta,
dove tutto  iniziato. S, forse un po' meno umido di quel
posto infame ma tutto  originale, persino i faldoni sullo
scaffale.
Kirill li guard distrattamente.
Ti chiederai cosa contengono, disse Gavrijl riempiendo
di nuovo i bicchieri.
Il siberiano alz le spalle.
Gavrijl sorrise di nuovo: Non ne ho la pi pallida idea.
Non li ho mai aperti. Erano di quello prima di me.
Bastano tre passi per guardarci dentro.
Non m'interessa. Erano di un altro. E io ero ambizioso.
Non si fa carriera sui fantasmi. Ma con i fantasmi s.
Kirill intu il disagio di Gavrijl. Tutta quella premessa significava
soltanto una cosa: problemi. Un uomo che si rifugia
nel passato  un uomo incompleto, che ha ancora troppa
paura di ci che  stato per poter diventare ci che . La
morte della moglie aveva colpito Gavrijl pi di quanto lui
avrebbe mai immaginato, e il ritorno di Nadja non sembrava
essere stato d'aiuto. Se non sbaglio, disse cambiando
discorso, prima voleva sapere di Glebov.
Gavrijl trangugi la sua vodka. Non sono un debole, se
 quello che stai pensando.
Non l'ho mai pensato.
Se dovessi arrivare alla mia posizione, anche tu dovrai
avere un luogo che ti ricordi sempre da dove sei partito.
Ho avuto molti luoghi da cui sono partito. E nessuno
che meriti di essere ricordato.
Kirill era sincero. Nel suo caso era meglio dimenticare, sotterrare
il passato, perch i demoni tornavano sempre e, ogni
anno che passava, li sentiva sempre pi forti dentro di s.
Un posto, ora, ce l'hai, osserv Gavrijl. Poi tapp la
bottiglia e la ripose nel frigo bar. Veniamo a Glebov, adesso.
Cos'hai scoperto?
Kirill lo fiss per qualche istante, prima di rispondere.
Dietro tutto c' una donna.
Questo l'ho gi capito dal video, replic secco Gavrijl
che, evidentemente, si aspettava ben altro.
La donna del video  solo un alfiere. La regina non si 
mai esposta.
E chi sarebbe?
Kirill si accorse di deglutire, una cosa che odiava. Ma
quello che stava per riferire non sarebbe piaciuto per niente
al suo capo.
So soltanto che  una donna. Una donna abilissima, in
grado di lavorare con killer micidiali e invisibili, come di avvicinare
un funzionario di altissimo rango e soggiogarlo.
Questa donna ha manipolato Glebov a tal punto da fargli
affrontare la morte quasi con piacere.
Gavrijl rimase in silenzio e lo fiss. Non sembrava arrabbiato
per ci che aveva appena ascoltato, piuttosto sembrava
avvertire Kirill con lo sguardo di stare attento alle sue parole.
Glebov non ha fatto nomi. Solo un codice: Ambriandai.
Cos era denominata l'operazione al bunker.
Ambriandai? Che significa?
Niente di particolare: riguarda la tradizione irlandese.
In ogni caso, ci sto lavorando.
Kirill avrebbe voluto parlargli dei suoi sospetti su Lena:
della sua capacit di agganciare chiunque e affascinarlo, dei
suoi movimenti al funerale, del potere che aveva acquisito
su Gavrijl negli anni. Ma in mano non aveva niente. Anche
quando aveva pronunciato il nome Lena a un palmo dal naso
di Glebov, in fin di vita, aveva ricevuto in risposta solo
una risata folle e un rigurgito di sangue.
Gavrijl si alz dalla scrivania e gli si avvicin. Ogni volta
che arrivi dalla Stanza si sente l'odore.
Il siberiano rimase in silenzio.
Se chiunque altro fosse tornato con cos poco in mano...
riprese Gavrijl. Poi fece un gesto nell'aria, come se
scacciasse una mosca: Ma sta di fatto che sei stato proprio
tu. E devo tenerne conto.
Kirill non aveva altro da aggiungere. Avrebbe potuto solo
offrire supposizioni, dubbi e alcuni particolari che gli erano
da subito apparsi sospetti. Ma, prima di sbilanciarsi, doveva
avere in mano qualcosa di sostanziale. Toccare Lena
adesso sarebbe stato un errore.
Stasera cener con mia figlia al Tsarskaja Okhota, annunci
poi Gavrijl. Dovrai accompagnarla tu per le otto.
Io ho una faccenda da sbrigare qui. Ma vi raggiunger appena
ho finito.
A Kirill la cosa sembr piuttosto strana: aveva l'impressione
che Gavrijl volesse allontanarlo dalla villa per non
averlo fra i piedi.
Possiamo aspettarla. Un convoglio unico ridurrebbe i
rischi dello spostamento, propose.
No, tagli corto Gavrijl. Non voglio nessuno intorno.
Devo parlare con una persona del suo futuro. Poi si risedette
alla scrivania. Puoi andare, ora.
Kirill fece un leggero inchino e appena apr la porta la
realt rumorosa di villa Derzhavin lo colp allo stomaco.
Esclusa Nadja, c'era solo un'altra persona con cui Gavrijl
avrebbe potuto parlare di futuro: Lena Leskov.

 Capitolo 28.

Mosca, Il Cantiere.
Marted 28 Dicembre, ore 15,56.
La musichetta di cembalo e flauto, che segnalava l'ingresso
di qualcuno nella factory, distolse la centralinista dai suoi
pensieri. Sollev lo sguardo dai documenti che accompagnavano
alcune tele e vide entrare colei che aveva reso possibile
l'esistenza di quel luogo e del suo posto di lavoro: Lena
Leskov. La receptionist ricevette un tiepido sorriso, poi
segu Lena scomparire oltre il suo desk, dietro la porta tagliafuoco
che un giovane artista di Volgograd aveva costruito
con barili di petrolio pressati.
La factory creativa Strojplosciadca, Il Cantiere, era stata
ricavata nell'edificio di una vecchia distilleria di vodka,
chiusa negli anni Novanta quando, a causa dei traffici degli
importatori, la vodka straniera era venuta a costare meno di
quella russa. Dopo un decennio di abbandono, l'enorme capannone
era stato acquistato per pochi rubli da Gavrijl
Derzhavin, che l'aveva svuotato e regalato a Lena, finanziando
il suo progetto di promozione dell'arte contemporanea
russa. Un business su cui Gavrijl non avrebbe mai
scommesso un rublo ma che invece, grazie all'abilit e all'intelligenza
di Lena, si era dimostrato redditizio oltre ogni
previsione.
La factory, nel volgere di un biennio, era diventata il polo
di attrazione di tutti i giovani artisti di Mosca: l potevano
trovare uno spazio gratuito dove creare in piena libert,
confrontarsi con colleghi pi esperti, aiutandosi o criticandosi
anche aspramente. Il tutto al modesto costo di un quaranta
per cento sulle vendite delle proprie opere: la trattenuta
che Lena aveva imposto - assecondando il motto della
factory: niente si tiene, tutto  impermanenza -, assolutamente
in linea con il mercato delle pi prestigiose gallerie
moscovite.
Il luogo e il modo di lavorare assolutamente anarchico,
ma soprattutto l'influenza di Derzhavin sui media, avevano
subito attirato collezionisti e investitori. L'intuito di Lena
aveva fatto il resto: era lei in persona, malgrado si facesse
vedere non pi di un paio di volte al mese, a decidere quali
artisti continuare a sostenere e quali invece rimandare a casa.
Il suo giudizio era insindacabile.
Perci, quando entr nello Spazio Bianco, com'era chiamata
la sala a campate alte venti metri che occupava il novanta
per cento dell'edificio e accoglieva la comunit di artisti,
era gi pronta all'assalto dei questuanti e alle piaggerie
dei leccapiedi. Tutto era impermanenza, ma gli artisti erano
disposti a qualunque cosa pur di permanere nella factory il
pi a lungo possibile.
Madame Leskov, ogni sua visita  un grande onore per
lo Spazio Bianco, la adul smaccatamente Lev, uno scultore
di Peredelkino, il suggestivo quartiere a sudovest di Mosca.
Mi permetta di accompagnarla di persona... Madame... ci sono deliziose novit.
Lena, in tailleur color panna e foulard verde smeraldo,
gli rispose con un distratto cenno di assenso e lo segu.
La particolarit che aveva reso celebre lo Spazio Bianco
era che ogni artista accolto trovava a disposizione uno spicchio
di sala, che lui poteva costruirsi in completa autonomia.
Lo Spazio Bianco, perci, era un caleidoscopio di atelier diversissimi:
si partiva da spazi nudi, occupati solo da un cavalletto
e una tela, per arrivare a capanne di paglia, case di
fango, piccole dacie, e poi ancora grotte, palafitte e case sull'albero.
Il performer pi estremo - un ucraino sordomuto
- era arrivato a lavorare in cima a una colonna, come uno
stilista. Le sue minuscole sculture di insetti valevano un milione
di rubli.
Se permette, Madame Leskov, per prima cosa vorrei
mostrarle la mia nuova scultura vivente, intitolata Il batacchio
suona la campana in cinque minuti.
Lena guard l'orologio e rispose: Hai quarantacinque
secondi.
Durante il breve dialogo, un capannello di artisti dall'aria
ansiosa si era radunato intorno a loro.
Oggi non sono qui per voi, miei cari, fu costretta a
spiegare Lena. Devo incontrare due investitori.
Sci, sci, aggiunse Lev spingendo via la concorrenza.
Dal gruppetto si alzarono mugugni di delusione, ma presto
tutti tornarono ai propri spazi.
Lo scultore guid Lena fino al suo atelier: un cerchio di
dolmen di polistirolo dipinto, che riprendeva la geometria
di Stonehenge. All'interno c'era solo un paravento in
bamb e carta di riso che nascondeva qualcosa.
Premetto che  itinerante, spieg il ragazzo.
Ventisette secondi, gli ricord Lena.
Lo scultore si precipit a spostare il paravento e lei osserv
l'opera: un uomo barbuto, sulla cinquantina, con addosso
una tuta di campanellini di bronzo che lasciava scoperta
la zona genitale.
Salta, idiota! ordin il ragazzo. Poi, rivolto a Lena,
precis timidamente:  un'installazione.
L'uomo con la barba si mise a saltare: i campanelli tintinnarono
nell'aria, mentre i genitali ballavano su e gi.
Ottimo lavoro, tagli corto Lena, e se ne and.
Raggiunse il fondo dello Spazio Bianco e si volt di nuovo
verso l'immensa sala: a dieci metri da lei, spaccando il secondo,
i suoi ospiti la stavano raggiungendo. Un uomo e
una donna. Nei loro impeccabili completi di alta sartoria
non avevano certo l'aria degli artisti. La donna stringeva
una ventiquattr'ore di alluminio. Senza dire una parola Lena
imbocc il corridoio che conduceva al suo spazio personale,
quello amministrativo, seguita dai due.
Davanti a una porta, prese dalla borsa una scheda magnetica,
la strisci nello slot celato dalla pannellatura in cedro
lucido, e aspett il clic dell'apertura.
A confronto dello Spazio Bianco, l'ufficio di Lena appariva
molto sobrio. Al fondo c'era una scrivania di cristallo,
con una comoda poltrona bianca da lavoro, due sedie metalliche
per gli ospiti, e un solo oggetto d'arredo: un monitor
nero a schermo piatto. Lungo la parete di sinistra un armadio
d'acciaio con ante di vetro ospitava una collezione
di cataloghi d'arte contemporanea. Quella destra, invece,
era interamente occupata da un gigantesco acquario: un vero
e proprio fondale tropicale, perfettamente ricostruito,
pieno di minuscoli pesci variopinti e di sgargianti coralli
rossi e blu. L'intensit cromatica di quell'angolo di reef artificiale
era sapientemente ripresa da un grande quadro
astratto, appeso alla parete di fondo.
Lena entr e, senza convenevoli, si sedette sulla poltrona,
mentre i due ospiti si accomodavano sulle sedie.
Il materiale? esord lei.
La donna pos la valigetta sulla scrivania e l'apr, porgendo
poi a Lena un apparecchio che sembrava un binocolo militare.
Lei se lo port agli occhi, attiv il microswitch della
retroilluminazione, e inizi la consultazione manovrando i
cursori ai due lati delle focali. Perfetto, comment soddisfatta
dopo qualche istante. Poi guard i suoi ospiti. L'immagine
ha una definizione eccellente. Ci sono altre copie digitali?
La donna le porse una chiavetta USB. Questa  l'unica.
Arvo ha distrutto tutto l'archivio elettronico di Sochi.
Lena prese in consegna la chiavetta. E il fondale originale?
Al sicuro, come da accordi, rispose la donna.
Vi siete lasciati dietro qualcosa?
L'uomo le restitu un sorriso inquietante, che per un
istante fece scintillare la sua perfetta dentatura: Solo tre cadaveri.
Ottimo lavoro, Vjaceslav, si compliment Lena. Ottimo
lavoro, Cerubina. Estendete anche ad Arvo. C' altro?
Il maggiordomo segnala un'intensa attivit di analisi
delle riprese a circuito chiuso, a villa Derzhavin, rispose
Cerubina.
Chi se ne occupa?
Oltre a Derzhavin, la figlia, assieme a Kirill Rotchko.
Lena si limit ad annuire, poi prese dal cassetto una specie
di portasigarette in madreperla. Lo apr e l'illuminazione
dello schermo segnal subito l'avvio di quel gioiello palmare.
Cominci ad armeggiare sul microscopico tastierino
con una precisione da orafo: i tasti erano cos piccoli che
soltanto una mano ferma e bene addestrata, semprech dotata
di unghie affilate, poteva digitarli uno alla volta senza
sbagliare.
Inser la chiavetta USB e copi il file sull'hard disk.
Sul piccolo schermo apparve l'immagine del fondale.
Lena gioc un po' con i contrasti e la brillantezza, fino a
evidenziare i simboli che aveva notato la prima volta, nel
bunker. L, grazie all'altissima risoluzione dell'immagine,
tutti i dettagli del dipinto erano subito apparsi nitidi. Qui,
invece, occorreva un po' di pazienza. Alla fine Lena ottenne
ci che le serviva.
Quando i simboli apparvero, cominci ad alternare la visione
dello schermo con la consultazione del visore di microfilm.
Su un foglio annot quindi alcune coppie di numeri:
53 6
29 1
18 16
2 33
A quel punto, nel minuscolo video a cristalli liquidi, apr
la homepage di Google Earth. Si accorse della curiosit dei
due ospiti, ma sapeva che non avrebbero aperto bocca: non
erano pagati per fare domande.
Pass qualche minuto, infine Lena sollev gli occhi dalle
due apparecchiature. Trovato... sussurr. Poi raccolse
dal tavolo il visore e il palmare, li mise nella borsa e si alz.
Cerubina e Vjaceslav scattarono ossequiosamente in piedi:
Altri ordini, Madame?
Chiamate anche Arvo. Domani sera vi voglio tutti e tre
a Dublino, per le venti ora locale. Prenotazioni separate,
eseguite e pagate via rete. Entro un'ora vi comunico il luogo
preciso del nostro appuntamento.

 Capitolo 29.

Mosca, villa Derzhavin.
Marted 28 Dicembre, ore 19,30.
Lena entr e, voltandosi lentamente, fece scivolare dalle
spalle il visone nelle mani di Borimir. Mentre il maggiordomo
sistemava la pelliccia nel guardaroba, lei si avvi da sola
verso la Sala della Musica. In genere, Lena rispettava il protocollo
degli ospiti, secondo cui era Borimir a fare gli onori
di casa Derzhavin e a guidare chiunque, indipendentemente
dal rango, attraverso gli ambienti della villa. Ma questa volta
aveva fretta e non intendeva sottostare all'etichetta.
Dopo alcuni passi, per, ebbe la conferma che la situazione
le era davvero sfuggita di mano, cosa che finora aveva
solamente temuto. Da una porta laterale comparve improvvisamente
Michail, uno degli uomini della sicurezza, e le si
par davanti. In mano aveva un metal detector.
Le spiace? le chiese.
Lena sbuff, poi allarg le braccia e lasci che l'uomo le
sfiorasse il corpo con l'apparecchio.
Adesso posso andare? disse infastidita.
La borsa... si limit a rispondere lui.
Lei gli allung la pochette di coccodrillo, sbattendogliela
sul petto.
L'uomo la prese, controll minuziosamente il contenuto,
poi gliela restitu con garbo. Adesso pu andare.
Lena gli strapp la borsa dalle mani e si diresse a grandi
passi verso la Sala della Musica, accentuando di proposito il
rumore dei tacchi a stiletto. Infine spalanc platealmente la
doppia porta in mogano.
Gavrijl era seduto sul divano centrale. Reggeva un bicchiere
e fumava un havana corto e tozzo.
Ma che modi sono questi? protest furiosa.
Lui la studi con lo sguardo, come se non l'avesse mai vista
prima, e poi rispose a bassa voce: Precauzioni.
Lena si gir e chiuse le due pesanti ante sbattendole forte.
Dando le spalle a Gavrijl ne approfitt per deglutire.
Avrebbe dovuto dare il meglio di s, questa volta, mettendo
a frutto tutta la sua preparazione. Per cominciare, riport a
mente un insegnamento di Yana che non usava pi da tempo:
Mascherare la colpa, vera, con la rabbia, finta. Questo
sa ingannare l'uomo meglio di qualsiasi altra cosa.
Cos prese il primo oggetto che le capit a tiro, un prezioso
vaso di cristallo Baccarat appoggiato al tavolino d'angolo,
e lo schiant sul pavimento.
Non ti fidi pi di me? url.
Gavrijl, senza scomporsi, aspir una lunga boccata dal
sigaro, la assapor e soffi fuori una densa nuvola di fumo.
Mezzo milione di rubli, si limit a commentare, indicando
il vaso in frantumi. Ma ho perso ben altro, in questo periodo.
Vieni a sederti, la invit poi.
La Sala della Musica era uno degli ambienti pi belli della
villa: due stanze rettangolari parallele, divise da quattro
colonne centrali. In fondo alla prima, quella dove si trovavano
Lena e Gavrijl, campeggiava un camino in marmo bianco
con un bassorilievo in carminio, che rappresentava delle
suonatrici di flauto. Sulla parete opposta c'era un grande
dipinto di scuola francese, il ritratto di una giovane donna che
suona la spinetta, sotto cui tre divani di pelle bordeaux circondavano
un tavolino in radica. Gavrijl sedeva su quello
centrale.
Nella seconda sala, invece, l'arredamento cambiava completamente:
un impianto audio Bang & Olufsen circondava
una platea di chaise-longue Le Corbusier. Sul lato lungo c'era
un pensile aperto, dal design ultramoderno, letteralmente
stipato di bicchieri. Fu l che Lena si diresse decisa. Afferr
un tumbler in cristallo, poi apr l'unica piccola anta, su cui
spiccava una targa in bronzo con incisa la celebre ammonizione
di Cechov: LA VODKA  BIANCA, MA TI FA IL NASO ROSSO
E LA REPUTAZIONE NERA.
All'interno c'era il minibar. Lena lasci perdere le bottiglie
di Roederer Cristal - non era proprio l'occasione - e
prese quella di vodka. Se ne vers mezzo bicchiere, poi
and a sedersi di fronte a Gavrijl.
Lui continuava a fumare, posando la cenere su un piattino
di finissima porcellana cinese dipinto a mano. Succedono
delle cose strane, esord gravemente. Delle cose che...
non sono certo di riuscire a interpretare... con la dovuta imparzialit.
Lena si strinse nelle spalle e bevve un sorso di vodka. Era
cominciata una partita a scacchi. Lei aveva aperto in modo
aggressivo, mentre Gavrijl, come se avesse sfiorato tutti i
suoi pezzi prima di rispondere, aveva optato per una mossa
classica: la pacatezza. Ora rompere qualche altro oggetto
prezioso non sarebbe servito pi a niente.
Di cosa stiamo parlando? chiese lei con noncuranza.
Gavrijl aspir un'altra boccata dal sigaro. Prima un
brindisi... propose poi.
Alz il bicchiere verso Lena, che dovette imitarlo, e
scand lentamente: Ai nostri nemici!
Ai nostri nemici, ripet lei.
Poi entrambi bevvero un sorso. La partita continuava.
Vuoi sapere di cosa stiamo parlando? riprese Gavrijl.
Be',  molto semplice: stiamo parlando d'amore.
Lena non riusc a nascondere la sorpresa.
S, prosegu lui in tono grave. Proprio d'amore. L'amore
che un marito prova per la propria moglie. L'amore
che un padre prova per la propria figlia. Ma, soprattutto,
l'amore che un amante prova per la propria amata. Alz lo
sguardo e fiss Lena.
Lei non sapeva bene quale espressione assumere: ben
poche volte nella vita si era trovata in una situazione del genere.
Era come se le avessero catturato la regina.
Io sono un uomo molto peggiore della media, riprese
Gavrijl. Ma sono anche un uomo molto migliore.
Aspir un'altra boccata. Mi occupo di affari sporchi.
Ma, nel farlo, sono leale. Se Gavrijl Derzhavin promette
qualcosa a qualcuno, quel qualcuno sa che la promessa
verr mantenuta, a qualsiasi costo. Perci non sopporto i
traditori. E quando li scopro li schiaccio.
Alz gli occhi su Lena, che si limit ad annuire, poi spense
il sigaro nel piattino e lei ne approfitt per buttar gi la
vodka tutta d'un fiato.
Io... ricominci lui, io devo fare chiarezza su...
Tu mi ami? lo interruppe improvvisamente lei. Se non
una strategia di gioco, Lena aveva finalmente trovato almeno
una mossa.
Gavrijl inclin la testa, come per osservarla da un'altra
angolatura. Poi annu. E tu? le chiese.
A questo era preparata come nessun'altra. Una delle lezioni
base. Si alz e, infervorandosi, gli ricord da quanti
anni stavano insieme, come lei avesse sacrificato tutto per
vivere nella sua ombra, senza mai chiedergli, nemmeno una
volta, di lasciare la moglie, accontentandosi di un ruolo subalterno,
pur di rimanergli accanto. Ma, come un'attrice
che potesse fissare negli occhi, uno per uno, tutto il suo
pubblico, Lena si accorse subito che qualcosa non stava
funzionando.
Allora pass alla scena madre: scoppi a piangere. Io
non ti ho mai tradito con nessun altro uomo, singhiozz.
Non riesco a credere a quello che mi stai dicendo, a quello
che mi stai facendo. Mi fai perquisire, come se fossi l'ultima
sgualdrina della citt. Mi parli e non capisco cosa dici, dove
vuoi arrivare. Non ti fidi di me. Mi sembra un incubo.
Ma, anche in questo caso, Lena si rese conto di non fare
presa. Gavrijl avrebbe dovuto almeno rassicurarla, andarle
vicino, accarezzarla. Invece, lui rimaneva immobile sul divano
di fronte a lei. Allora fin la sua vodka in un sorso e l'appoggi
sul tavolo. Ne preparo altre due, disse seccamente,
alzandosi.
Poco dopo torn dall'altra sala con due tumbler di
vodka e ne porse uno a Gavrijl, risedendosi di fronte a lui
con il bicchiere appoggiato in grembo.
Lui la guard in modo strano: Hai mai sentito...
Prima, un brindisi! lo interruppe lei.
Alzarono i bicchieri.
Era il suo turno. All'amore, disse.
All'amore, ripet Gavrijl.
Bevvero.
Poi lui la fiss nuovamente. Hai mai sentito parlare di
un certo Glebov? Oxana Glebov?
Scacco matto. Lei non batt ciglio. Ma la sua previdenza
l'aveva salvata: ora bisognava soltanto far passare un po' di
tempo.
Mai sentito nominare, rispose. Chi ?
Adesso era tornata perfettamente a suo agio. Si accorse
che anche Gavrijl aveva notato la trasformazione: la guardava
corrucciato, come se cercasse di capirne la ragione.
Io credo che tu lo conosca, insinu lui.
Lena scosse la testa. Mai sentito nominare, ripet. E,
stavolta, sorrise.
Smettiamola di giocare, disse lui. Mi devi rendere
conto di alcune cose, Lena. E se non sarai abbastanza convincente...
A quella minaccia lei non solo non si scompose, ma sorrise
di nuovo, notando l'espressione stupita di Gavrijl, che
evidentemente si aspettava da lei ben altra reazione.
Lui divenne furioso: Forse non capisci!
Capisco benissimo, rispose lei. Poi guard l'ora. Era
passato abbastanza tempo. Gavrijl aveva vinto la partita, ma
adesso lei poteva rovesciare la scacchiera. Sai cosa ho fatto
ieri?
Lui appoggi il bicchiere sul tavolo, senza rispondere.
Ho preparato una ricetta.
Gavrijl cambi espressione.
Ho usato questi ingredienti: acqua e tabacco. Un pacchetto
di tabacco da pipa.
Ma cosa stai dicendo?
Lena continu, imperterrita: Si versa il tabacco in una
tazza d'acqua, e si lascia riposare per un giorno. Poi si filtra
con un panno, travasando il liquido in una nuova tazza. A
quel punto si lascia evaporare. Si ottiene una gelatina inodore
e incolore. Nicotina liquida.
Non ne ho mai sentito parlare.
Be', non  una cosa molto nota, come per esempio...
l'arsenico.
Gavrijl finalmente cap.
Fiss il bicchiere e sbianc.
Nicotina pura, riprese lei. Ha una spiacevole
controindicazione: la morte. Ne bastano tre o quattro gocce per
uccidere una persona.
Gavrijl annus il bicchiere.
Inodore e incolore, mormor lei.
L'uomo si sfior la gola con una mano. Una goccia di sudore
scivol lungo la tempia. Sforzandosi di rimanere calmo,
afferr la pulsantiera appoggiata sul tavolino e pigi un
tasto.
Pochi secondi dopo, nella sala, irruppe Borimir.
Borimir, lo inform Gavrijl il pi pacatamente possibile.
Temo di essere stato avvelenato. Chiama i medici.
Subito, signore.
E non fare uscire questa donna da qui.
Borimir scambi un'occhiata con Lena.
All'improvviso Gavrijl si accasci sul divano: una schiuma
giallastra comparve agli angoli della bocca. Ti ho amato...
sussurr.
Anch'io, rispose Lena chinandosi su di lui. Ed era sincera.
Madame, presto, per di qua, la sollecit Borimir.

 Capitolo 30.

Mosca, ristorante Tsarskaja Okhota.
Marted 28 Dicembre, ore 19,43.
La strada che portava al Tsarskaja Okhota risvegli in Nadja
il ricordo della madre.
Era in quel ristorante esclusivo che avevano festeggiato
l'uscita del primo film di Catherine con produzione completamente
russa.
Nadja aveva poco pi di sette anni ma gli odori, i colori e
l'aria di quel posto non li aveva mai pi dimenticati. Rammentava
perfettamente il libro degli ospiti, conservato in
una teca, come un oggetto da museo. L erano raccolti i
commenti entusiastici di personaggi illustri che andavano
dal famoso regista Andrej Michalkov Konchalovskij allo
scrittore Aleksandr Solzenicyn, fino ad arrivare a esponenti
della politica nazionale e internazionale come l'ex premier
Mikail Gorbaciov. Tutti i grandi nomi della Russia, almeno
una volta, erano passati per il Tsarskaja Okhota, giudicato
pure da Vladimir Putin il migliore ristorante di cucina russa
di Mosca.
Anche il nome di Gavrijl Derzhavin compariva sul libro
custodito gelosamente dai proprietari.
Il SUV blindato che li aveva portati fin l imbocc il vialetto
a passo d'uomo. Kirill, seduto accanto all'autista, controllava
dal finestrino che tutto fosse in ordine.
Andiamo? gli chiese Nadja.
Il siberiano si limit ad alzare la mano segnalandole che
non c'era nessun problema.
Ma a Nadja quella risposta frettolosa non bast. Kirill
era teso, pi del solito, e lei credeva di sapere perch. Lui riteneva
quell'uscita un rischio non necessario, ma soprattutto
lo irritava l'aver dovuto lasciare solo Gavrijl. D'altronde,
se i Derzhavin si separavano, non poteva trovarsi in due posti
contemporaneamente.
Un parcheggiatore in livrea si avvicin alla vettura per
aprire la portiera, ma Kirill lo anticip, balzando fuori per
primo. Dopo una rapida occhiata circolare e alcuni cenni
d'intesa con gli uomini sulla macchina che li seguiva, fece
scendere Nadja porgendole la mano. Lo sguardo di lei fu
subito catturato dai tetti spioventi del ristorante che, decorati
di luminarie, davano l'impressione di una sfarzosa residenza
di caccia perduta nel tempo, all'epoca degli zar.
Stalattiti di ghiaccio pendevano un po' dappertutto,
creando l'immagine illusoria di mille lampadine che si riflettevano
in un gioco di luci fiabesco. Aveva smesso di nevicare
e la neve era immacolata: le uniche impronte visibili erano
quelle degli animali del bosco che si avventuravano fin l
alla ricerca di qualche avanzo di cibo.
Quando tutti i passeggeri furono scesi, le due macchine
si diressero verso il parcheggio e gli uomini di Kirill si posizionarono
per coprire l'entrata.
Nadja, per l'occasione, indossava un lungo abito grigio
perla e un cappotto di cachemire bianco con un colbacco
d'ermellino. Si sarebbe vestita volentieri in modo pi semplice,
ma non voleva mettere in imbarazzo il padre in un posto
cos esclusivo. E, soprattutto, portare un abito della madre
gliela faceva sentire pi vicina.
Kirill, invece, sfoggiava un bel completo gessato con cravatta
monocolore. Il meticoloso Borimir, per una volta, si
era preso cura anche di lui, procurandogli in tempo da record
anche il soprabito, le scarpe e una sciarpa di seta bianca:
Nadja fu colpita dalla naturalezza con cui portava quei
vestiti.
All'interno del ristorante, la ragazza riconobbe subito la
teca con il registro degli ospiti, mentre il maitre li introduceva
nella sala che Gavrijl aveva riservato per loro, dentro la
torre.
Quando raggiunsero il tavolo il nervosismo di Kirill divenne
ancora pi evidente.
Aspett che Nadja si accomodasse, poi, anzich sedersi
al posto di fronte a lei, fece segno ai camerieri di uscire e
raggiunse il suo uomo di guardia all'entrata della saletta, rimanendo
immobile accanto a lui, con le braccia conserte
nella classica posizione di attesa. Nadja non fu sorpresa: evidentemente,
prima di cominciare, Kirill preferiva aspettare
l'arrivo di suo padre. Oppure, e il pensiero la fer, non aveva
nessuna voglia di conversare con lei. D'altronde, non era
certo uno tagliato per le chiacchiere formali.
Poi lei decise di stuzzicarlo. Tutto sotto controllo? gli
chiese a voce alta.
Kirill si guard intorno, come a sincerarsi che non ci fossero
orecchie indiscrete, e poi si avvicin al tavolo.
Non sono a mio agio, si limit a rispondere.
Lei lo fiss provando una strana tenerezza.
Kirill, lo tranquillizz, almeno per una sera: rilassati.
Questo, se permetti, lascialo decidere a me.
Nadja cominci a tamburellare l'indice sul manico della
forchetta. Se quella doveva essere l'atmosfera della serata,
allora avrebbero fatto meglio a rimanere a casa. Riesci a
non far pesare troppo la tua presenza agli altri clienti?
Tuo padre avrebbe dovuto prenotare l'intero ristorante,
osserv il siberiano tornando alla porta. Allora s, che
sarei stato pi tranquillo.
A quelle parole Nadja si rabbui: pi di una volta suo
padre l'aveva fatto. Come in quel film di gangster in cui Robert
De Niro riserva una sala con orchestra per pranzare
con Elizabeth McGovern. D'altronde, a dispetto della facciata
da uomo d'affari, suo padre non era altro che un boss.
Soprattutto per questo, appena le si era presentata l'occasione,
se n'era andata: stare troppo tempo a Mosca la faceva
impazzire. Pi di una volta si era ripromessa che, alla
morte del padre, avrebbe utilizzato l'intera eredit per istituire
una fondazione umanitaria: una specie di riparazione
per tutti i danni causati dagli affari di Gavrijl. Ma c'era una
cosa che la inquietava: il compiacimento che provava in situazioni
come queste, in cui la deferenza delle persone che
incontrava era palpabile. C'era il distillato del potere, qualcosa
che odiava ma al cui fascino era difficile resistere: come
se essere una Derzhavin fosse comunque nel suo DNA. Una
lacerazione talmente forte che, per sfuggirne, era dovuta finire
ad Anabah.
Ti prego di scusare i miei modi, le disse Kirill avvicinandosi
di nuovo. Ma devi lasciarmi fare il mio lavoro.
Parlare, possiamo? sorrise lei, sentendo che la tensione
si era un po' stemperata. Siamo solo noi.
Di cosa vuoi parlare?
Di te:  tanto che non ci vediamo. Avrai pure qualche
novit da raccontare.
Tutte brutte.
Nadja cap che niente lo avrebbe distolto dal suo impegno.
Tanto valeva approfittarne. Allora parliamo di "lavoro". Siediti.
Kirill tentenn, ma poi ubbid.
Il nome Olga Tvardovskij ti dice qualcosa? lo interrog
seria.
Kirill ci pens su un attimo, poi sbuff: No. Ne abbiamo
gi parlato con tuo padre. Non mi dice nulla.
Secondo te perch quel fondale  cos importante?
Una voce squillante interruppe la loro conversazione:
Mademoiselle Nadja, da quanto tempo! Che piacere rivederla.
Dai tre gradini che introducevano alla sala della torre era
comparso Dmitri, il famoso e rinomato chef dello Tsarskaja
Okhota. Il guardaspalle di Kirill lo aveva fatto passare senza
sottoporlo alla rituale perquisizione, sapendo che mai e poi
mai avrebbe potuto rappresentare una minaccia.
Nadja si alz: conosceva Dmitri da quando era una ragazzina
e con gli anni non era mai cambiato. Il suo sorriso
sempre aperto e rassicurante nascondeva la sua indole da
comandante in capo di una delle cucine pi prestigiose della
Russia.
Questa sera suo padre non ci onora della sua presenza?
domand lo chef.
Nadja lo baci sulla guancia: Pap non dovrebbe tardare.
Ho del cervo magnifico. In salsa di panna e marmellata
di mirtilli. Che ne dite?
Nadja annu: Sembra perfetto, ma sai che se ordinassi
senza pap scoppierebbe il finimondo.
A quel punto Dmitri si rivolse a Kirill. Mister Rotchko!
lo salut cordiale.
Nadja, con un gesto, invit Kirill a ricambiare. Lui, rigido,
si alz e porse la mano allo chef, senza nascondere il disagio.
Mio caro Dmitri, spieg Nadja, Kirill non ama molto
la vita mondana, devi scusarlo.
Nessunissimo problema, si affrett a rassicurarlo lo
chef. Questa sera cena anche lei, Mister Rotchko? Faccio
aggiungere un coperto?
No...
S, lo corresse Nadja. Cener con noi.
Kirill la fiss, ma ormai Nadja aveva deciso.
Dmitri si conged senza aggiungere altro.
Quando furono nuovamente seduti, il siberiano dichiar:
Io non posso cenare.
 facile: prendi le posate, inforchi il cibo e lo porti alla
bocca.
Sei proprio la figlia di tuo padre... sorrise Kirill.
In quel momento giunse un cameriere e apparecchi il
terzo coperto. Allora Nadja guard l'orologio. Suo padre
stava tardando e non era da lui. Il siberiano lesse la preoccupazione
sul suo volto e cerc di distrarla. Sei sicura di aver
scelto bene il commensale?
Assolutamente. Voglio che questa sera ceni con noi: almeno
non sar l'unica a sentirmi in imbarazzo. Perch, se
proprio devo essere sincera, non sono venuta qui per fare
vita sociale con pap.
Kirill cambi espressione: Tuo padre ti vuole veramente
bene. Il modo in cui ti ha guardata al tuo arrivo  un privilegio
che riserva solo ed esclusivamente a te. Nessun altro ha
questo onore. Tuo padre morirebbe per te, se ce ne fosse bisogno.
Questo non lo dimenticare.
Nadja fiss muta i trofei di caccia appesi alle pareti della
sala.
All'improvviso il siberiano port la mano all'orecchio e
si mise in ascolto.
A Nadja non sfugg il suo gesto di rabbia quando la comunicazione
termin. Che succede? gli domand.
Per tutta risposta Kirill le bisbigli all'orecchio: Dobbiamo
tornare subito a casa.
Ma perch?
In auto ti spiegher tutto.
 capitato qualcosa a pap?
L'unica risposta che ottenne fu un leggero movimento
della mascella di Kirill.
Nadja si alz di scatto. Ti ordino di dirmi che sta succedendo!
url fuori di s.
Tuo padre  stato avvelenato, rispose alla fine il siberiano.

 Capitolo 31.

Londra, Museo di Storia Naturale.
Marted 28 Dicembre, ore 16,30.
VICTORIA e Raye erano di fronte a un fungo grosso come un
pugno. Un insignificante fungo marroncino, attaccato a un
pezzo di corteccia dalla quale spuntavano alcuni rametti di
abete.
Victoria lesse il pannello illustrativo di fianco alla teca:
Armillaria ostoyae - fungo del miele. Provenienza: Malheur
National Forest, Oregon, USA.
E sotto: Il pi grande essere vivente del mondo.
Victoria non capiva. A guardarlo, quel fungo non sembrava
cos grosso.
Raye sembrava rapita e stava disegnando il fungo su una
vecchia agenda, piena di schizzi e note scritte con una grafia
inintelleggibile, che ricordava a una sorta di stenografia.
Portava un paio di occhiali di plastica fucsia, che accentuavano
la sua aria eccentrica e stravagante.
Perch stiamo guardando questo... fungo? chiese Victoria
sottovoce, per non disturbare gli altri visitatori, perlopi
turisti stranieri.
Raye non le bad, impegnata a immortalare sulla carta
quel fungo con l'attenzione di un micologo.
Raye... la richiam di nuovo Victoria.
Questa volta ebbe pi fortuna.
Dimmi, cara, le rispose la donna, solito sorriso, solita
aria svampita.
Perch siamo qui?
Non ti piacciono i musei? Sono cos belli. Dovrebbero
piacerti, osserv Raye.
Victoria stava per perdere la pazienza. Con Madame
non abbiamo mai fatto niente di simile.  solo che non capisco
perch tu mi abbia portato qui.
Raye si tolse gli occhiali, agganciati a una cordicella di fili
colorati, e li lasci cadere sul petto. Per la prima volta la
sua espressione si fece seria. Cosa vedi l? domand indicando
la teca con il fungo.
Victoria lo osserv ancora: non riusciva a trovarci niente
di entusiasmante. Scusami, ma io vedo solo un fungo.
Raye chiuse l'agenda e la infil nella tracolla di iuta viola.
 buffo, comment, che stare davanti alla forma vivente
pi grande e antica del mondo non susciti in te nessuna
emozione.
Victoria pens di non aver capito. Quello che stavano osservando
sembrava un fungo fresco, non un fossile, e aveva
tutta l'aria di essere commestibile. A Victoria piacevano i
funghi. Per mantenere la linea si concedeva raramente una
vera colazione all'inglese, ma in quei casi - con uova, bacon
e fagioli - non mancavano mai i funghi arrosto.
Immagina che di fronte a te ci sia l'unghia di una creatura
antica almeno quattromila anni, disse Raye.
Quel fungo ha quattromila anni? A vederlo sembra appena
raccolto.
Questo fungo  stato staccato da un corpo di nove chilometri
quadrati, ed  stato verificato che si trova l, nella
Malheur National Forest, da prima che venissero erette le
piramidi.
Ancora una volta Victoria temette di non aver afferrato.
Una superficie di nove chilometri quadrati, calcol, corrispondeva
a qualcosa di pi di un campo da golf da diciotto
buche. Non male per un fungo. Ora per, anche se l'informazione
l'aveva colpita, non riusciva a capire cosa c'entrasse
con le sue lezioni.
Vedo dalla tua espressione che non ti raccapezzi, la
stuzzic Raye. Va be': mi fai tenerezza, perci arrivo subito
al punto.
Victoria tir un sospiro di sollievo.
Prendi il tuo quaderno ogamico e dimmi se trovi un
simbolo simile alla corteccia dell'albero su cui cresce il fungo
del miele.
Victoria apr il quaderno, che non aveva mai smesso di
stringere fra le mani, e cerc fra i vari simboli. Ne trov uno
che le ricordava un abete, proprio sotto la prima lettera della
Canzone di Amergin.
Victoria lo indic a Raye e lei rispose con un leggero segno
di assenso. Brava. Hai trovato il tuo primo segno di
prosodia ogamica. Sai anche cosa significa?
Victoria fiss di nuovo il simbolo, con attenzione. Madame
Iv non le aveva mai spiegato il senso completo di quei
segni, non ritenendola ancora pronta ad affrontarli in
profondit.
Raye la tolse dall'imbarazzo e cominci a raccontare:
Quando l'adone frigio Attis, figlio di Nana, fu ferito a
morte da Zeus, la dea Cibele, che lo amava, lo mut in abete.
Ed  per questo motivo che il Cavallo di Troia, offerta di
pace alla dea Atena, venne costruito con legno di abete. Vedi
quanta storia?
Raye, veramente continuo a non capire... Victoria era
sinceramente dispiaciuta. Sentiva che quella donna aveva
molto da insegnarle. Ma cosa?
Senza che se ne accorgesse, Victoria si trov la mano destra
di Raye sulla pancia. Ebbe un breve sussulto ma non si
ritrasse. Sentiva il calore del palmo della mano e percep come
un dolce dilagare tiepido, proprio sotto il diaframma.
Cantiamo i paesaggi, inizi a cantilenare Raye, la naturale
aria fra le foglie, i colli, le alture e le montagne, s, i
paesaggi di montagne, cantiamo le stagioni, l'autunno nel mare,
il litorale, il bordo roccioso, le onde. Gli alberi, gli alti alberi,
gli alberi vicino alla via, gli arboscelli di frutta.
La voce di Raye divent quasi un sibilo, senza che la melodia
perdesse nulla del suo sapore antico. Alcuni visitatori
si voltarono a osservare la scena. Victoria si limit a guardarli
e quelli ritornarono alle loro teche.
Anche se bruciano, bruciano i rami, i cocchi, la quercia,
la betulla, il faggio, l'ontano, i decorativi arbusti di pungitopo,
gli alberi nel bosco, l'albero. Se questo  un albero io lo
canter. Io brucer.
Per l'intera durata della canzone, Victoria aveva sentito il
sangue scorrerle in tutto il corpo. Lo aveva percepito partire
dal petto, percorrere le braccia, ritornare indietro e scendere
verso le gambe, risalire fino al bacino e poi pi su, per
tornare al petto e ricominciare di nuovo.
Ora, per favore, pronuncia l'Ailm. Percepisci l'albero.
Sii dritta, sempreverde e nutriti.
Victoria pronunci il suono dell'Ailm che, nell'alfabeto
ogamico, rappresentava la lettera A:Aaaaaaaaaa.
Devo sentirlo. Da dove parte il nutrimento di un albero?
la incit Raye.
Victoria si sentiva in imbarazzo, l, in mezzo al museo, a
emettere quei suoni. Dalle radici, rispose poi.
Raye scosse la testa: No, pi in alto.
Victoria cerc di immedesimarsi in un albero. Un pino
slanciato e svettante verso il cielo. Il nutrimento giunge dal
sole.
Raye annu: Se il primo nutrimento arriva dal sole, devi
pronunciare la parola pensando in alto, rivolgendoti al sole.
Devi essere, non fare.
Quella frase l'aveva gi sentita da Iv. Ora era certa che
Madame l'avesse lasciata in buone mani.
Aaallllaaaaa... mormor ancora, percependo quelle L
che aveva pronunciato come parte della lettera stessa.
Sentiva che qualcosa era cambiato. Sentiva che la mano
di Raye era diventata improvvisamente fredda, come se il
suo ventre le avesse rapito tutto il calore del corpo.
Anche il volto della donna era impallidito. Raye stacc
subito la mano e barcoll indietro di un paio di passi.
Victoria non aveva capito cosa fosse successo, ma l'ultima
pronuncia dell'Ailm l'aveva trasformata. Sentiva bruciare
i palmi delle mani, come se avesse toccato un ferro
rovente.
Quando Raye riprese colore, le si avvicin e l'abbracci:
Ragazza mia, lo dicevo che eri una streghetta. Sono
fiera di te.
Victoria si sentiva ancora frastornata. Com'era arrivato, il
bruciore ai palmi scomparve, e l'energia che aveva sentito
fluire dentro di s svan lasciandole una sensazione di lieve
spossatezza. Ma cos' successo? chiese turbata.
Raye si stacc da lei e prese a battere le mani contenta
come una bambina. Ti sei accordata per la prima volta.
Devo, devo, devo assolutamente fotografare la tua faccia
adesso.
Tir fuori dalla borsa una macchinetta usa e getta e subito
le scatt una foto con il flash. Victoria ebbe un attimo di
capogiro, poi sent Raye afferrarle le braccia. Passa subito,
streghetta. Non ti preoccupare. La prima accordatura  come
il primo pianto di un bambino che nasce.
Tutto questo per una sola lettera? domand Victoria
ancora scossa. Non riusciva a crederci. Guard la sua nuova
insegnante e, inspiegabilmente, le venne da piangere. Si appoggi
alla sua spalla e le sue lacrime bagnarono quel patchwork
ridicolo e fuori moda. La lana sapeva di basilico ed
erbe aromatiche e le sembr di essersi appoggiata a un arbusto
del sottobosco.
Io sono una lacrima: che il Sole lascia cadere... le mormor
all'orecchio Raye. Ora capirai davvero la Canzone di
Amergin. Oh, se la capirai. Poi le prese la testa fra le mani
e la baci sulla fronte: Questo  solo l'inizio. Benvenuta in
un mondo tutto nuovo, streghetta.

 Capitolo 32.

Mosca, villa Derzhavin.
Marted 28 Dicembre, ore 20,49.
L'AUTISTA aveva corso per le strade moscovite come se fossero
inseguiti. Appena arrivarono in vista della villa, il guardiano
apr il cancello riconoscendo subito le vetture.
Un'ambulanza con il lampeggiante acceso era parcheggiata
nel vialetto con il portellone posteriore spalancato: segno
che gli infermieri erano gi dentro.
Per tutto il tragitto Kirill si era mantenuto in continuo
contatto con il servizio di sorveglianza della villa e Nadja,
ogni volta che finiva di parlare, chiedeva aggiornamenti.
L'ultimo, poco prima del loro arrivo, dava Gavrijl come
molto grave, ma ancora abbastanza lucido per rifiutare il
trasferimento in ospedale. Che follia! protest Nadja,
abituata alla cocciutaggine del padre ma decisa a farlo ricoverare
d'urgenza. Nonostante Gavrijl avesse fatto allestire
nella villa una sala medica degna del migliore ospedale di
Mosca, era pur sempre una soluzione d'emergenza.
Piombarono a tutta velocit nello spiazzo davanti al portico
d'entrata e l'autista non aveva ancora arrestato del tutto
la vettura che Kirill balz gi, seguito da Nadja, meno veloce
perch impacciata dal vestito da sera. Si tolse le scarpe
con il tacco e cominci a correre verso il portico.
Quattro uomini le fecero da scudo e la inseguirono quando
si slanci anche lei su per la scalinata, dietro a Kirill.
Portatemi immediatamente da mio padre! ordin al
caposcorta, correndo come una forsennata. Il pensiero di
un secondo funerale in cos breve tempo le risultava intollerabile.
Fu condotta verso quelle che una volta erano state le
cantine. Il gruppo scese quattro rampe intere prima di arrivare
davanti a una porta di acciaio dipinta di verde e piantonata
da due uomini armati di fucile mitragliatore.
Fatemi entrare! url Nadja con gli occhi pieni di lacrime.
Forse  meglio che... prov a intromettersi il caposcorta.
Voglio vedere subito mio padre, tagli corto lei.
Aprite questa maledetta porta.
Il caposcorta annu ai due uomini di guardia, che subito
lasciarono libero il passaggio.
L sotto alcune infermiere si affaccendavano da una porta
all'altra. Un tecnico stava trasportando su un carrello delle
bombole di ossigeno. Un altro portava un defibrillatore
di ultima generazione.
Per un attimo Nadja riflett che se met di quell'apparato
ultramoderno fosse stato disponibile ad Anabah, sarebbero
stati in grado di salvare molte pi vite.
Poi not Kirill passeggiare nervosamente di fronte a una
porta e lo raggiunse di corsa.
E l dentro, ma non mi lasciano entrare. Se non gli salvano
la vita, io... disse concitato. Aveva l'aria di uno che
avrebbe sparato volentieri ai medici, piuttosto che aspettare.
Lasciali fare il loro lavoro, lo preg Nadja. Poi sbirci
dalla finestrella della porta e vide tre medici chini sul corpo
nudo del padre. Aveva una cannula inserita in bocca, segno
che gli stavano praticando una lavanda gastrica.
Quando un'infermiera le pass accanto la prese per un
braccio e le ordin: Datemi un camice sterile.
La donna non la riconobbe subito ma, appena si rese
conto di chi era, le indic un'altra porta. Svelta, Nadja raggiunse
lo spogliatoio medico dove trov quello che cercava.
Incurante che qualcuno potesse entrare, si tolse il vestito da
sera e strapp la confezione asettica che conteneva il camice.
Dopo averlo indossato, cerc le calzature sterili, le trov
e si mise anche quelle.
Poi si lav e disinfett in fretta le braccia fino al gomito:
ora sarebbe stata pronta anche per una vera e propria operazione.
Usc dallo spogliatoio e si diresse verso la camera del padre
tenendo le mani alzate per lasciar sgocciolare l'acqua
dalle braccia. Apri la porta. Adesso sono sterile anch'io,
ordin a Kirill.
Il siberiano ubbid all'istante.
Appena Nadja entr un medico le si par davanti, impedendole
di avvicinarsi.
Sono sua figlia. E sono pure io un medico. Anamnesi?
Dopo un momento di incertezza, il dottore prese la cartella
e si present con fare spiccio: Sono il dottor Symonenko. Il
capo dello staff medico.
Nello stesso momento il corpo di Gavrijl sussult e il
cardiofrequenzimetro ebbe un paio di picchi.
Saturazione ossigeno in discesa, avvert un'assistente.
Respirazione? domand Symonenko.
Irregolare, conferm ancora l'assistente.
Via la cannula. Dobbiamo intubarlo immediatamente,
decise Symonenko.
Dovremmo dargli cinquecento cc di eparina in vena,
subito, propose il primo assistente.
Troppo tardi, va intubato. Via il tubo gastrico, forza,
ordin ancora il capo dello staff medico.
Nadja si avvicin.
Lei qui  di troppo, disse Symonenko.
Le ripeto che sono un dottore anch'io. E c' mio padre
l sotto! protest lei con forza.
Me ne frego. Fatela uscire, subito.
Uno dei due assistenti le si avvicin, ma Nadja fu pi
svelta, scart a destra e raggiunse il tavolo operatorio. Il
cuore  troppo irregolare, fra poco ceder, sentenzi.
Ma allora lei  veramente un medico? le chiese Symonenko.
Diamoci da fare, tagli corto lei.
Il cardiofrequenzimetro ebbe altri picchi, segno che il
cuore di suo padre stava realmente cedendo.
Avete gi identificato il veleno usato? domand Nadja
mentre estraeva il tubo gastrico. Poi Symonenko la aiut a
inserire il divaricatore tracheale. Lei, con un unico gesto
esperto, intub il padre. Il respiratore artificiale si attiv immediatamente
e, nell'arco di pochi secondi, il battito cardiaco
ritorn normale.
Ora  stabilizzato, disse Nadja con un sospiro. Quindi,
sentendo calare la tensione, ripet a Symonenko la domanda:
Che veleno  stato usato?
Non lo sappiamo ancora, rispose lui. L'emocromo 
completamente alterato. I miei tecnici sono al lavoro sul
bicchiere da cui ha bevuto.
Si  gi fatto qualche idea? insist Nadja.
A giudicare dalla velocit con cui ha agito, direi un
qualche composto a base di cianuro. Le convulsioni, il trisma
e l'ipotensione lo confermerebbero. Ma non voglio ancora
sbilanciarmi.
Nadja guard i farmaci che avevano usato. Non vedo
l'idrossicobalamina.
E allora?
 indispensabile per contrastare gli effetti del cianuro.
Ma se non si tratta di cianuro  pericolosa, rispose seccato
Symonenko. Adesso  stabilizzato. Ora ci occupiamo
noi di suo padre.  in buone mani. Ci detto, le indic la
porta.
Nadja comprese lo stato d'animo del medico: era sempre
irritante veder contestate le proprie diagnosi dal primo venuto.
Senza aggiungere altro, allora, si tolse i guanti, li gett
nel cestino e usc dalla sala.
Subito Kirill le si par di fronte. Come sta?
Lei si asciug la fronte con il dorso del braccio.  stabile,
per ora. Ma non sappiamo ancora che veleno abbia ingerito.
Adesso ci penso io a dargli una mossa, disse Kirill visibilmente
scosso.
Non sar necessario, cerc di tranquillizzarlo Nadja.
Penso che chiunque stia facendo le analisi sappia per chi
sta lavorando.
Sono nella stanza l in fondo, per precauzione ci sono
due dei miei a controllarli.
Cerca di non mettere troppa pressione. Non vorrei che,
per l'ansia di avere due gorilla alle spalle, gli cadessero i vetrini
per terra.
Nadja si sentiva esausta. La corsa in macchina, quella in
casa e l'intervento d'urgenza l'avevano stremata. Anche ad
Anabah la fretta era routine quotidiana, ma almeno non c'erano
di mezzo i suoi affetti.
Possiamo andare a parlare da qualche parte? propose
a Kirill.
C' una stanza anche per questo, la inform il siberiano
e, con una mano, le indic la porta in fondo al corridoio.
Grazie, mormor lei.
La saletta d'aspetto ritagliata in quel reparto sotterraneo
disponeva di ogni genere di comfort: poltrone comode,
caff e televisione. In pi, una fragranza di pino silvestre eliminava
l'odore di disinfettante, onnipresente anche l, come
in qualsiasi ospedale.
Nadja si gett a peso morto su una poltrona, mentre Kirill
prefer rimanere in piedi.
Un bicchierino? gli propose cortesemente lei.
Kirill apr un armadietto e ne prepar due, pieni fino all'orlo.
Ne porse uno a Nadja che bevve un piccolo sorso.
Lui lo tracann tutto d'un fiato.
Quando si sent un po' pi calma, lei and dritta al punto:
Con chi era mio padre?
Kirill rimase in silenzio.
Brutto segno... comment Nadja.
Poi, prima che lei aggiungesse qualcosa, il siberiano rispose:
Ha incontrato Lena.
Proprio questa sera? Mentre lo aspettavamo al ristorante?
Era chiaro che Kirill avrebbe preferito tutelare la privacy
di Gavrijl, ma le circostanze lo obbligavano. S. Proprio
questa sera. Dovevano chiarire alcune questioni.
Per esempio, presentarsi al funerale di mia madre?
Quella era una, suppongo.
Nadja sent montarle la rabbia e aveva sapore di bile. E
adesso lei dov'?
A quella richiesta Kirill serr la mascella. Non era abituato
a essere interrogato sulle frequentazioni di Gavrijl
Derzhavin.
 sparita, rispose.
E chi ha dato l'allarme?
Tuo padre porta sempre con s un segnalatore collegato
a noi, per qualsiasi evenienza.
Perci  stata Lena?
Io non mi affretterei a...
Questo per Nadja era troppo: Trovatela e portatela
qui.
Ci sto gi lavorando.
Allora, Kirill, devi lavorare meglio.
Il siberiano inspir a fondo.
Nadja cambi tono: Fallo per mio padre. Va' a cercare
quella donna.
Il cellulare di Kirill squill. Lui rispose subito e apparve
sorpreso. Dov' finita? L'abbiamo cercata dappertutto...
Nadja intu che si trattava di Lena.
S, s. Gliela passo subito.
Kirill le porse il telefono, e Nadja lo afferr. Cos'hai fatto
a mio padre? l'aggred.
Lena rimase un attimo in silenzio. Nadja, siete tutti in
pericolo, disse poi fra le lacrime. Dovete andarvene subito
dalla villa.
La ragazza era pi che convinta che Lena stesse recitando.
Era molto brava, doveva ammetterlo. Ma lei era stata
cresciuta da un'attrice. La migliore delle attrici. Sei tu in
pericolo, replic minacciosa. Poi chiuse la conversazione e
riconsegn il cellulare a Kirill: Trovala.

 Capitolo 33.

Dublino, Hotel Fitzwilliam.
Mercoled 29 Dicembre, ore 15,31.
... Trovato privo di sensi,  stato trasportato d'urgenza
nel reparto di terapia intensiva della Clinica Volokonin.
Le sue condizioni sono critiche. Il laconico
bollettino medico, diramato in mattinata e immediatamente
ripreso dalle agenzie, riferisce che Gavrijl
Derzhavin versa in gravi condizioni, a causa di un'intossicazione
le cui origini sono tuttora in corso di accertamento
clinico. Imponenti misure di sicurezza
isolano di fatto il magnate dal resto del mondo, impedendo
qualunque contatto. La figlia Nadja, colpita da
questa nuova disgrazia a pochi giorni dalla morte sul
set della madre, la star cinematografica Catherine Ferrari
Derzhavin, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
Negli ambienti economici vicini all'oligarca circola insistentemente
la voce secondo cui...
Non  morto! s'infuri Lena, e richiuse di colpo la copia
de The Irish Times con un gesto di stizza, abbandonandola
sul tavolo basso viola della hall. Poi si rese conto dell'inadeguatezza
del gesto e riapr il giornale, meticolosamente
incernierato nel tipico bastone di legno. In fondo non c'era
nulla di strano in una turista russa in vacanza che leggeva le
pagine estere del pi diffuso quotidiano dublinese.
L'ascensore si apr. Lena alz gli occhi e vide uscire una
coppia. Allora chiuse definitivamente il giornale e raggiunse
il bar, accomodandosi in un salottino appartato. I due dell'ascensore
la raggiunsero e si sedettero davanti a lei.
Un giovanotto lentigginoso, con i capelli rosso fuoco, si
precipit a prendere le ordinazioni.
Attesero in silenzio le consumazioni, poi Lena entr nel
vivo, rivolgendosi a Cerubina: Arvo?
Arriva da Londra, con un volo British Airways, rispose
Cerubina.
Copertura? s'inform Lena.
Progettista elettronico, consulente della Zero One Code,
qui a Dublino... Dovrebbe arrivare a momenti, rispose
la donna.
Quanti, questa volta? chiese Vjaceslav, andando all'aspetto
che gli interessava di pi.
Nessun morto, tagli corto Lena.  un lavoro pulito.
E non dobbiamo dare nell'occhio in nessun caso.
I due la guardarono interrogativamente.
Dobbiamo soltanto trovare... una cosa, prosegu Lena.
E dove? domand Vjaceslav.
Lena aveva imparato a non dire mai nulla di pi dello
stretto indispensabile: Qui vicino, a una trentina di miglia.
Un posto complicato. Bisogna organizzarsi bene.
Attrezzatura? s'inform Cerubina.
Solo attrezzi da scavo. E il mio GPS.
E dove... prov a chiedere di nuovo Vjaceslav.
Un posto complicato, lo interruppe Lena. Ve l'ho
detto.
Ma noi a che serviamo? protest Vjaceslav.
Cerubina lo gel con un'occhiata. Se Madame ci ha
chiamati, avr i suoi buoni motivi. Non siamo pagati per fare
domande.
Vjaceslav annu.
Lena cap che forse era opportuna qualche precisazione,
per non innervosire i due. Il nostro obiettivo, spieg, 
localizzato in un'area di pascolo. Dovremo perlustrare circa
cinquecento metri quadrati.
Ma cosa cerchiamo? Ci vuole un metal detector?
No. Cerchiamo una pietra nascosta sotto terra. E Arvo
si occuper dei sistemi di rilevamento.
Una pietra preziosa? chiese Vjaceslav stupito.
Preziosissima. Ma non nel senso che intendi tu.
Ma come faremo a trovarla? domand Cerubina preoccupata.
Ci vorranno settimane.
La nostra pietra  abbastanza grande.
Vjaceslav soffoc una risata. Come faranno a non dare
nell'occhio quattro russi armati di vanghe? In pieno inverno,
per di pi. E in giro fra le pecore d'Irlanda.
La zona  propriet privata. Poche case, una decina di
persone. Dunque in questa stagione non dovremmo incontrare
nessuno da quelle parti... e se proprio dovesse succedere...
Lena sospese la frase lanciando un'occhiata eloquente
all'uomo di fronte a lei.
Vjaceslav scherz, anche se molto educatamente: Va bene,
ho capito: cerchiamo un paiolo pieno di monete d'oro,
seppellito in un bosco sacro...
Esatto, conferm seccamente Lena. E appena lo troveremo
ciascuno di voi intascher un assegno da mezzo milione
di euro.
In quel momento un ragazzo smilzo, con spessi occhiali
da miope e una ventiquattr'ore d'alluminio, si avvicin al loro
tavolo: tutti e tre si voltarono verso di lui.
Scusatemi, signori, ma alla reception mi hanno detto
che avrei potuto incontrare dei russi qui...
Accomodati, lo invit Lena.
Arvo si sedette e pos la valigetta sul tavolo. Mi sono
procurato un bel gingillo. Guardate un po' qui dentro.

 Capitolo 34.

Mosca, sobborgo della Rubliovka.
Mercoled 29 Dicembre, ore 18,55.
A QUELL'ORA l'autostrada Rubliovo-Uspenskoe, che collegava
Mosca con l'esclusivo sobborgo della Rubliovka, era un
inferno. Fuori dalle ore di punta bastavano trenta minuti,
ma quella sera Kirill aveva impiegato quasi tre ore, a causa
del capovolgimento di un'autobotte, che aveva precipitato
nel caos la gi intasata via di comunicazione.
Bench si trovasse a ovest della citt, la Rubliovka era
considerata da tutti il vero cuore chic di Mosca. Le ville
ospitavano oligarchi, nuovi ricchi, stelle dello sport e dello
spettacolo ma, soprattutto, politici. Buona parte degli alti
gradi del potere statale, quasi tutti ex funzionari del KGB,
risiedeva alla Rubliovka. Qui sorgeva la fastosa dimora che
era stata del presidente Eltsin, e qui Vladimir Putin possedeva
la propria residenza privata.
Questa saldatura fra ricchezza e potere aveva provocato,
negli anni Novanta, un'impennata di prezzi inimmaginabile
e, ormai, acquistare casa nel quartiere significava essere disposti
a spendere almeno ventimila dollari al metro quadro.
Sempre che si fosse trovato qualcuno disposto a vendere.
La meta di Kirill era la Clinica Volokonin, detta anche la
clinica delle due nomenklature, e il riferimento era a quelle
di prima e dopo la caduta dell'URSS.
Le riservatissime palazzine immerse nel verde del parco,
fiore all'occhiello del complesso, ospitavano tredici esclusivi
padiglioni di degenza, per una novantina di posti letto, sei
sale operatorie, una sala endoscopica, una sala angiografica
e una terapia intensiva.
In quest'ultimo reparto Gavrijl Derzhavin lottava fra la
vita e la morte.
Dopo aver spento i fari e parcheggiato, Kirill effettu un
giro di perlustrazione. Assumendosi tutte le responsabilit
della scelta, aveva lasciato a villa Derzhavin le abituali guardie
del corpo di Gavrijl, sostituendole con gli ucraini di Taras.
Uomini forse poco avvezzi ad accompagnare qualcuno
a un cocktail o a un vernissage, ma ottimi per presidiare nell'ombra
quella struttura immersa nella neve.
La scelta di Kirill aveva anche ragioni meno tattiche: dopo
l'avventura ad Anabah, si fidava ciecamente di Taras e
dei suoi, mentre era convinto che a villa Derzhavin qualcuno
stesse facendo il doppio gioco. Presto avrebbe dedicato
il suo tempo a scoprire di chi si trattasse, ma per ora la priorit
era Gavrijl Derzhavin.
All'ingresso della palazzina che ospitava il reparto di terapia
intensiva stazionava un solo uomo di guardia. Le finestre
erano tutte illuminate, ma l'edificio sembrava deserto.
Kirill si allert. Le disposizioni che aveva dato erano diverse:
dieci uomini sparsi per il parco, tre all'ingresso, altri cinque
all'interno. Qualcosa non funzionava.
Il siberiano, con noncuranza, cambi direzione e si avvi
verso il Padiglione Sette, una villetta a un centinaio di metri
dal reparto di terapia intensiva. Fece un giro intorno al perimetro
dell'edificio poi, nel punto pi buio, tir fuori la pistola
dalla fondina ascellare, pronto a tutto.
Sbirci dall'angolo. Tutto sembrava tranquillo. Troppo.
Sgattaiol silenziosamente verso la macchia di alberi pi
vicina e rimase in attesa, accovacciandosi ai piedi di una betulla.
Quando decise di alzarsi per avvicinarsi all'obiettivo,
sent sulla tempia la canna fredda di un'arma. Di chiunque
si trattasse, era stato molto abile a nascondere la sua presenza.
Preso! esclam una voce. Ho vinto qualcosa?
Kirill scoppi a ridere. Scusami, Taras, disse voltandosi
lentamente. Non mi permetter pi di controllare il tuo
lavoro.
Fa' come credi, replic l'ucraino, abbassando l'arma.
Io avrei fatto lo stesso.
Era affiancato da un altro uomo ed entrambi portavano
due tute bianche che, chiaramente, servivano a mimetizzarli
nel parco innevato.
Solo allora Taras fece un cenno verso il tetto della palazzina,
dove un cecchino, finora invisibile, abbass il fucile.
Kirill era soddisfatto: adesso gli restava da controllare se
Gavrijl fosse in mani altrettanto efficienti anche per ci che
riguardava i medici.
Taras lo accompagn fino all'ingresso e, dopo lo scambio
di parole d'ordine, Kirill entr e raggiunse la sala d'aspetto.
Oltre ai due ucraini alla porta, che lo salutarono militarmente,
c'era Nadja. La ragazza era visibilmente scossa.
Come sta? le chiese subito lui.
I medici non si sbilanciano, gli rispose concitata. E
questo, lo so per esperienza, non  mai un buon segno. Fiss
Kirill e precis: Sarebbe gi morto. Se non fosse stato
per due fattori: prudenza e fortuna.
A cosa ti riferisci?
Pap  vivo per un doppio miracolo, spieg lei. La
sua clinica domestica ed, essenzialmente, il fatto che non ha
bevuto tutto. Se fosse successo, non saremmo qui.
Gli occhi le luccicavano.
Kirill si avvicin e le prese le mani: Gavrijl  forte, la
rassicur. Non ci sar un altro funerale, Nadja.
La ragazza gli strinse le mani e non riusc a nascondere la
commozione. Nessuno pu perdere due genitori in cos poco
tempo, pens Kirill. Era capitato a lui, certo, ma a un'et
in cui un bambino non si rende ancora bene conto di nulla.
Nadja non meritava una cosa simile.
Si stacc e sedette accanto a lei.
Rimasero per qualche minuto in silenzio. Poi Nadja gli
domand: Qualche novit su Lena?
Kirill si limit a un cenno di diniego.
E sulla morte della mamma?
Anche stavolta lui scosse il capo.
Nadja s'irrit: Con pap in queste condizioni, devi essere
leale con me come lo saresti con lui.
Il siberiano la fiss gelidamente, poi annu.
Perci ripeto la domanda, continu lei. Ci sono novit?
Kirill fece un cenno d'assenso e dopo qualche istante le
confid: Ho degli elementi a disposizione. Potrei provare a
ragionarci sopra con te.
Nadja annu.
Parto da tre circostanze, cominci il siberiano scandendo
le parole. L'omicidio di Catherine, l'assalto al
bunker e l'avvelenamento di Gavrijl da parte di Lena.
Continua... lo esort Nadja.
Ora: cosa li lega?
Un torto a qualche nemico mafioso? ipotizz lei.
No, rispose Kirill. Il fondale.
Il fondale?
Esattamente.
Kirill ripercorse gli avvenimenti spiegando come sia
Catherine sia Lena fossero in qualche modo rimaste colpite
dalla visita nel bunker dei fondali.
Ci ho pensato solo dopo, ricord il siberiano. Ma,
quando Gavrijl, a cena, ribad la vendita del fondale, Lena
gli chiese come facesse questo antiquario italiano a sapere
che ce l'aveva proprio lui.
E pap?
Alz le spalle e di fatto non rispose. Ma la domanda
aveva la sua logica e, con il passare del tempo, ne ha sempre
di pi.
Secondo te, dietro questo antiquario c'era Lena?
Non avrebbe senso, rispose Kirill. Perch rubarlo, allora?
Era gi pronto per l'invio.
Allora cerchiamo l'antiquario italiano, propose Nadja.
Impossibile.  una pista morta. Non esiste. O, se esiste,
 sparito. Su di lui non abbiamo nulla: n un nome, n un
indirizzo n un numero di telefono. Niente di niente.
Se c'era un trasporto, dev'esserci un recapito.
No. Il destinatario era un magazzino di stoccaggio vicino
a Napoli. Impossibile saperne di pi.
 strano... mormor Nadja. L'acquirente non ha
protestato, visto che uno dei fondali non gli  mai arrivato?
La questione  al tempo stesso semplice e complessa,
spieg Kirill. Su ordine di tuo padre, non abbiamo denunciato
il furto. Gavrijl insisteva che tutto continuasse come se
non fosse successo nulla. La spedizione  partita normalmente,
stornando il valore del fondale sparito.
E dall'altra parte?
Dall'altra parte nessuno ha reclamato: era una transazione
in nero. Ma la verit, probabilmente,  che tutto il
mondo sapeva che, dopo la morte di Catherine, Gavrijl aveva
altro a cui pensare.
 proprio strano... ripet Nadja.
In questa faccenda  tutto strano. Ma io ho un'ulteriore
prova che il fondale sia al centro dei fatti.
E quale?
Le foto.
Le foto?
Le foto del fondale.
Cosa ci dicono ancora? chiese Nadja.
 questo il problema. Non possono pi dirci nulla.
La ragazza lo guard senza capire.
Le foto sono sparite, la inform gravemente Kirill.
Da casa! esclam lei. Chi pu essere stato? Lena?
Pu darsi. Ho il sospetto che abbia un complice. Ed 
per questo che ho preferito mettere qui di guardia gli ucraini.
Gente esterna. Non mi fido di nessun altro.
Nadja rimase a fissarlo incredula. Sospetti di qualcuno
in particolare?
Si risolve un problema per volta. Mi occuper della nostra
talpa poi.
E prima?
Prima voglio capire dov' finito il fondale.
Ma l'hai detto tu stesso, protest lei.  una pista
morta.
Non del tutto.
Che cosa intendi?
Noi ci stiamo concentrando su chi ha comprato il fondale.
E questo sembra un vicolo cieco. Ma perch, invece,
non proviamo a concentrarci su chi lo possedeva prima? Se
troviamo il proprietario precedente, potremmo ottenere
molte informazioni, magari qualcuna utile per rintracciare il
fondale.
Allora basta chiedere all'uomo che ha messo in piedi la
collezione e l'ha poi venduta a pap, sugger Nadja.
 morto, rispose Kirill. Ma, quando tuo padre ha acquisito
il bunker, ha... ereditato tutti i suoi incartamenti.
Non dovrebbe essere difficile stabilire da dove proviene
ogni singola opera della raccolta. A quel punto tir fuori il
cellulare e compose un numero. Pronto, Svetlana, esord.
Sono Kirill Rotchko. Dovrebbe rintracciarmi un documento...
S,  stazionario... Dispiace a tutti noi, ma ora mi stia
ad ascoltare... Parliamo della collezione di Sochi... mi interessa
conoscere la provenienza di un'opera... il fondale
stornato... Pu verificare subito?... S, lo so che parliamo
di centinaia di dipinti... trovi il dossier giusto... priorit assoluta:
si faccia dare una mano da tutti... Grazie, Svetlana.
Mi chiami appena ha notizie. A dopo.
Kirill rimise in tasca il telefono e trasse un profondo sospiro.
Svetlana, la responsabile dell'amministrazione della
famiglia Derzhavin, era un mastino: se quell'informazione
esisteva, l'avrebbe trovata. Ma i suoi demoni, Vurdalak e
Upyri, si fecero subito sentire. Non poteva ignorare che la
collezione - bunker compreso - era finita nelle mani di Gavrijl
in modo non propriamente legale. Perci temeva che
tutto l'archivio che la riguardava potesse essere sparito nella
fitta rete di transazioni in nero che Gavrijl gestiva personalmente.
In questo caso qualunque sforzo di Svetlana si sarebbe
rivelato inutile.
Un medico si affacci nel salottino, accompagnato da
uno degli ucraini, a cui Kirill fece subito segno di congedarsi.
Come sta? chiese Nadja alzandosi.
Per ora  stabile.
Il dottore guard il siberiano come se volesse scusarsi, e
lui gli fece segno che poteva lasciarli. In quel momento sent
una vibrazione al petto e subito afferr il cellulare.
Era Svetlana: Il venditore  il Museo dell'Accademia di
San Pietroburgo. E l'uomo che ha condotto la trattativa, nel
2005,  il direttore: il professor Benjamin Shorofsky.

 Capitolo 35.

Dublino, Hotel Fitzwilliam.
Mercoled 29 Dicembre, ore 23,55.
Lena scost la pesante tenda della stanza numero 101 e
guard fuori. Pioveva.
Tir nuovamente la tenda e si accomod alla scrivania,
dove lo schermo del suo palmare illuminava debolmente la
stanza buia. La videata che aveva lasciato aperta mostrava il
fondale, in una risoluzione perfetta.
Se avesse zoomato fino al limite, avrebbe potuto distinguere
ogni minimo dettaglio. Ricord la prima volta che l'aveva
visto, nel bunker, assieme a Gavrijl. Era stata brava a
dissimulare la sorpresa. Per tutte le Sorelle del Cenacolo il
fondale era una leggenda importante quanto quella del Santo
Graal per i Cavalieri della Tavola Rotonda, anche se nessuna
di loro aveva mai avuto l'obbligo di cercarlo. Perci,
appena l'aveva visto, l'aveva riconosciuto. Il resto era venuto
di conseguenza.
Yana gliene aveva parlato molti anni prima, pi di una
volta: le Sorelle custodivano un segreto da centinaia di anni.
Si trattava di una ricetta, i cui ingredienti andavano dosati
secondo le formelle scolpite sul Libro di Foglie, un grande
disco di pietra risalente al Neolitico celtico, che rappresentava
simbolicamente l'antichissimo alfabeto-calendario
Beth-Luis-Nion. Si narrava che, durante la seconda guerra
mondiale, l'ubicazione della pietra, nota solo al vertice - le
tre Migliori -, fosse stata criptata in simboli ogamici su un
fondale teatrale da una grande scenografa russa, una delle
Migliori di quel tempo. Il fondale era poi andato perduto
durante l'assedio di Leningrado, ma la leggenda voleva che
in realt quel fondale esistesse ancora. A quella storia nessuna
aveva mai creduto fino in fondo, neppure lei. Ma nel
bunker di Gavrijl, incredibilmente, la leggenda aveva preso
corpo.
Lena avrebbe dovuto informare immediatamente Yana,
la sua mentore, ma da subito aveva invece deciso di tenere
quel segreto per s e d'impossessarsi del Libro di Foglie, assieme
al potere che ne avrebbe ricavato.
Purtroppo Catherine era arrivata prima di lei. Il fondale,
quindi, non aveva fatto altro che accelerare le sue mosse
contro la moglie di Gavrijl. Era ovvio che la rivale l'avesse
riconosciuto ed era altrettanto ovvio che avesse informato
il Cenacolo. Perci aveva dovuto agire in fretta: uccidere
Catherine e rubare il fondale. Ma qualcosa era andato storto.
Gavrijl aveva capito. Era impossibile sapere come fosse
arrivato a Glebov, ma aveva capito. E, anche qui, il resto
era venuto di conseguenza.
Oltretutto lui non era morto, perci bisognava fare ancora
pi in fretta. Ogni giorno che passava, Lena si sentiva pi
a rischio. Era sicura che Kirill fosse sulle sue tracce. E, in
breve, anche le Migliori lo sarebbero state. L'incidente a
Catherine e l'avvelenamento di Gavrijl non erano certamente
passati inosservati. Ma non c'era altra strada.
Per un attimo si chiese perch fosse l, in un hotel di Dublino,
con la pioggia che spazzava le strade e l'unica compagnia
di tre killer, per quanto fedeli.
Se le cose fossero andate diversamente, forse ora, in
quello stesso momento, si sarebbe trovata fra le braccia di
Gavrijl, viziata come poche altre donne al mondo.
Ma gli avvenimenti avevano preso un'altra piega. Il fondale
significava il Libro di Foglie. E il Libro di Foglie significava
una sola cosa: il pi formidabile potere che una donna
avesse mai posseduto.
Si concentr sullo schermo, poi prese dalla cartellina in
pelle una penna e un foglio di carta intestata dell'hotel.
Aveva gi compiuto quell'operazione almeno tre volte,
ma era come se non si fidasse di se stessa.
La ripet di nuovo.
Riport i simboli celati nel fondale, leggendoli da sinistra
a destra:
t+ **) tt V
Poi la seconda serie:
% t n- ^
Quindi associ a ciascun simbolo un numero dell'alfabeto
ogamico, secondo la legenda:
12 3 4 56789 10
Infine, lentamente, li scrisse in sequenza.
53-29-18-2
6-1-16-33
Poi aggiunse una N al fondo della prima sequenza e una
O al fondo della seconda. Il risultato fu:
53 - 29- 18-2 N
6-1-16-330
Complet le due stringhe, arrivando finalmente al messaggio
nascosto:
Latitudine 53 29' 1802 N
Longitudine 6 01' 1633 O
A questo punto apr la schermata di Google Earth e impost
le coordinate che aveva ricostruito.
La terra vista dallo spazio. Una semirotazione del pianeta
sul suo asse e si ritrov, da spettatrice, sullo zenit dell'Europa.
Poi, come se fosse affacciata all'obl di un satellite impazzito,
cominci a precipitare verso nord, verso la Gran
Bretagna, verso l'Irlanda, verso Dublino, finch scart improvvisamente.
E, anche questa volta, com'era ovvio, sullo
schermo comparve l'isola.
Compiaciuta, Lena ridusse a icona la finestra di Google
Earth e punt il mouse su un documento che aveva salvato
sul desktop. Clicc su Lambay Island e il file di testo si
apr.
Lo lesse con calma. L'aveva gi scorso pi volte in precedenza
ma, prima di allora, non si era mai potuta soffermare
sul documento quanto avrebbe voluto. Inizi cos una lettura
pi accurata, traducendo mentalmente dall'inglese al
russo.
Lambay Island si trova sulla costa est dell'Irlanda, a nord
di Dublino. Ha un estensione di 1,3 miglia quadrate e si alza
sul livello del mare fino a 402 piedi. A causa delle ripide scogliere
 inaccessibile dai lati nord, est e sud, mentre sul lato
ovest c' un piccolo porto.
Lena ritorn su Google Earth e studi l'isola dall'alto
trovando immediata conferma a quella descrizione. Poi riprese
il documento.
Malgrado si trovi a sole 3 miglia dalla costa e dal porto di
Rogerstown, nel villaggio di Rush, Lambay sfugge al completo
isolamento solo grazie a una nave, la Shamrock, che
periodicamente porta rifornimenti ai pochissimi residenti, una
decina di persone...
Questo ormai lo sapeva bene. Salt qualche riga.
...un mulino... un generatore da 2 chilowatt... non ci
sono linee telefoniche ma c' campo per i cellulari...
Salt un intero blocco.
Lambay  un santuario per le colonie di uccelli marini, e
ospita migliaia di esemplari di urie, gabbiani, gazze di mare,
pulcinelle...
Salt altre righe.
... inoltre  presente una colonia di foche grigie e, sulla terraferma,
ci sono conigli, daini, e anche una quindicina di canguri...
Canguri? Credette di aver tradotto male.
Ma non aveva sbagliato.
...e anche una quindicina di canguri, trasferiti nell'isola
nel 1980, a causa del sovraffollamento dello zoo di Dublino.
Le sfugg un sorriso. Questi irlandesi erano pi matti dei
russi.
Seguivano alcuni cenni storici, che lesse rapidamente,
soffermandosi solo sulle notizie principali.
Abitata gi nel Neolitico, come testimonia una cava di pietra
del periodo... L'isola  citata sia da Plinio sia da Tolomeo,
con il nome latino di Limnus, probabilmente da Limax cio
chiocciola, per via della sua forma... Il nome irlandese  invece
Reachra, ovvero luogo di molti naufragi... Il nome attuale
Lambay - dall'inglese lamb, agnello, e dalla radice nordica
ey, isola - fa probabilmente riferimento alla vecchia pratica
di trasferire qui gli agnelli dalla terraferma per evitare i
predatori...
Lena sbuff. Le interessava il finale, perci scorse ancora
pi in fretta i capoversi successivi.
Tombe dell'et dell'oro... reperti anglo-romani... un monastero
nel 530 d.C... i Vichinghi... nel 1200 l'isola passa alla
Chiesa di Dublino e per un lungo periodo viene abitata dalle
Suore della Grazia di Dio...
Toh! le sfugg. Solo donne, guarda che caso. Ma anche
questo lo sapeva gi. Riprese la lettura.
Nel 1467 venne costruita la fortezza... l'isola venne poi
venduta a Sir... a patto che ci costruisse un villaggio e un porto
per i pescatori... Alla fine del 1600 venne usata come campo
di prigionia per i soldati irlandesi catturati dopo la battaglia
di Aughrim... pass di mano pi volte... per diventare, a
inizio Novecento, propriet della famiglia Baring, banchieri di
origine tedesca, che tuttora la possiedono.
Ecco, siamo al punto, si disse. E inizi a leggere con pi
attenzione.
I Baring sono una famiglia di cos antico lignaggio che vengono
citati da Dickens in ben due suoi romanzi.
Ma chissenefrega, pens saltando qualche riga.
L'isola  propriet privata ed  vietato l'approdo senza specifico
invito o permesso dei proprietari.
Ecco, questo lo ricordava. Adesso bisognava trovare una
soluzione. Si concentr a fondo nella lettura.
Lambay  oggi una meta molto apprezzata dai pescatori e
dai marinai di Rush, che spesso gettano l'ancora nelle numerosissime
baie protette. Inoltre, a causa delle acque profonde e
dei numerosi relitti che la circondano, Lambay  molto amata
dai sub.
Bene, c'erano tre possibilit: pescatori, sub o amanti delle
gite in barca. Adesso si trattava di decidere quale copertura
fosse pi adatta.
Alz il telefono e compose un interno. Vieni qui subito,
Cerubina, ordin.

 Capitolo 36.

Londra, casa di Victoria Price.
Gioved 30 Dicembre, ore 08,22.
Quella notte Victoria aveva dormito un sonno agitato: appena
chiusi gli occhi, le era parso di stare in un bosco senza
via d'uscita. In lontananza, distingueva una figura che l'aspettava
fra gli alberi. Aveva provato a raggiungerla ma,
ogni volta che le si avvicinava, quella scompariva, per poi
riapparire altrove. Una situazione angosciante...
Quando si era alzata, si era subito accorta che il quaderno
prosodico non c'era pi. Eppure era certa di averlo lasciato
sul comodino. Era rabbrividita e l'aveva cercato con
lo sguardo per tutta la stanza, senza vederlo. Si era chinata
per controllare sotto il letto, ma aveva trovato solo una calza
spaiata che aveva cercato disperatamente una settimana
prima.
Aveva alzato il cuscino e tirato via il piumone, ma del
quaderno nessuna traccia. Il cuore aveva cominciato a batterle
forte: qualcuno doveva averlo preso. Come si sarebbe
giustificata con Raye e poi con Madame Iv?
Agitatissima, scese di corsa in cucina, dove la madre doveva
essere occupata ad apparecchiare la colazione.
La trov seduta al tavolo, assorta sul suo quaderno prosodico.
Un particolare la colp: la coda di capelli rossi, di cui
sua madre andava molto fiera, era trattenuta da un sottile
laccetto di metallo argentato. Doveva essere stato uno degli
stravaganti doni degli zii, ma Victoria non si ricordava di
averlo mai visto prima.
Mamma...
La madre sembrava non sentirla. Teneva il quaderno sollevato
davanti al volto con la mano destra. Quando fu pi
vicina, Victoria not che aveva un taglio sul polso e una striscia
di sangue le imbrattava la manica.
Ma... che succede?
La madre era immobile, impegnata nella lettura.
Victoria le si accost, ma qualcosa la ferm. Ebbe l'impulso
di toccarla, ma non riusc ad alzare la mano, era come
paralizzata.
Poi la madre si gir verso di lei e Victoria scopr un volto
diverso da quello che conosceva: era Madame Iv, con stampata
sul volto una smorfia terrificante.
Victoria vide i capelli di Iv animarsi, il laccetto argentato
cadde in terra e alcune ciocche si alzarono verso l'alto. Le
punte presero la forma di serpenti e incominciarono a sibilare,
poi la bocca della donna si spalanc rivelando una voragine
nera. Un'oscurit cos totale che Victoria se ne sent
fatalmente attratta.
A quel punto Iv gett il quaderno per terra e afferr un
coltello da cucina. Appoggi la lama all'attaccatura fra il
mento e la gola e cominci a premere.
Un piccolo rivolo di sangue sgorg dalla giugulare.
Che sta facendo? Si fermi! url Victoria.
I capelli erano ormai un groviglio di serpenti sibilanti dai
riflessi ramati, che puntavano verso il suo viso.
Vuoi tagliarmi la testa, Victoria? le chiese in tono stridulo
la donna.
Era una scena raccapricciante ma lei non riusciva a distogliere
lo sguardo.
Vuoi la testa di Medusa, cara?
Con un unico gesto orizzontale, la gola della donna
venne recisa all'istante. La testa croll all'indietro staccandosi
dal collo, ma il corpo rimase in piedi. Il buio che Victoria
aveva visto nella bocca scatur come un getto e invase
la stanza, si appiccic al volto di Victoria iniziando a soffocarla.
Madame! Madame!
Victoria si tir su dal letto fradicia di sudore. Una palla
aveva colpito la sua finestra, lasciando tracce di neve sul vetro.
Sospir profondamente. Era stato solo un sogno.
Si mise una mano sul cuore e lo sent battere all'impazzata,
poi punt lo sguardo sul comodino: il quaderno era l, al
suo posto.
Victoria lo prese e se lo strinse al petto con un sospiro.
Una seconda palla di neve colp la finestra. Si alz e
corse ad affacciarsi per vedere chi la stesse prendendo di
mira: probabilmente qualche ragazzino in vena di scherzi.
Invece era Raye. Sottobraccio teneva un cestino pieno
di pungitopo avanzati da Natale e, quando smise di salutarla,
inizi a distribuire ai passanti i rametti infiocchettati
di rosso.
Victoria si allontan dalla finestra. Questo  davvero,
davvero strano... mormor scuotendo la testa.
Buongiorno! la fece sobbalzare la voce della madre
sulla porta.
Mi hai fatto prendere un colpo! disse affannata Victoria.
 arrivata una tipa strana che ha chiesto di te.  l fuori
che ti aspetta. Ma chi ?
Una delle insegnanti della scuola.
La madre fece una smorfia:  singolarmente strana!
Victoria si gir di nuovo verso la finestra e pens che tutto
stava diventando singolarmente strano.

 Capitolo 37.

San Pietroburgo, Museo dell'Accademia delle Arti di Russia.
Venerd 31 Dicembre, ore 10,49.
Appena Nadja scese dal taxi, l'aria gelida del mattino le
sferz il viso. Il Falcon della flotta Derzhavin era atterrato
all'aeroporto Pulkovo in perfetto orario e l'auto aveva condotto
velocemente lei e Taras nel cuore della citt. Ma a un
paio di isolati dalla sua meta, Nadja aveva chiesto al taxista
di fermarsi. Voleva proseguire a piedi. Perci pag e scese,
affiancata dall'ucraino.
Attraversarono la strada e si incamminarono lungo l'ampio
marciapiede dal lato del fiume.
Mentre ripassava mentalmente le cose da dire, e soprattutto
quelle da non dire, Nadja lasci vagare lo sguardo oltre
il basso parapetto di pietra: cinque metri sotto di lei il
fiume Neva, completamente ghiacciato, scintillava alla luce
di un sole basso e pallido, come un enorme nastro di alluminio.
Svetlana era stata efficientissima: entro le undici del giorno
prima, quando lei e Kirill si erano riuniti per decidere il
da farsi, aveva gi raccolto tutte le informazioni necessarie,
e le aveva scandite come un bollettino dal fronte in un'accurata
e-mail.
Kirill, Nadja,
ho trovato la rappresentazione per cui era stato preparato
il fondale del giardino dei ciliegi: era in programma a partire
dal 18 novembre 1942, ma non and mai in scena. Il teatro
fu distrutto dalle bombe due giorni prima. Ci sono arrivata attraverso
gli archivi dell'Accademia di San Pietroburgo, a partire
dal nome della scenografa Olga Tvardovskij. Alla fine della
guerra il fondale, assieme ad altro materiale pittorico scampato
alle bombe e alle razzie, viene trasferito nei magazzini
del Palazzo dell'Accademia delle Arti dell'URSS. Viene
ricatalogato nel 1947, in occasione del trasferimento della sede
dell'Accademia da Leningrado a Mosca, ma il suo valore artistico
non  tale da giustificarne il trasporto e l'esposizione a
palazzo Morozov, nella nuova sede museale dell'Accademia.
Dunque, rimane in quel vecchio magazzino di San Pietroburgo
finch non viene venduto.
Ho trovato il venditore: Benjamin Shorofsky. Nato nel
1962 a Tbilisi, in Georgia. Laurea in Italia, Accademia delle
Belle Arti di Firenze. Poi un master in arte figurativa contemporanea
al Repin Institute. Una carriera fulminea da critico
d'avanguardia, curatore culturale di svariate esposizioni internazionali.
Sei anni fa, il presidente dell'Accademia delle Arti
di Russia, il potentissimo Zurab Tsereteli, amico personale di
Putin nonch georgiano anche lui, lo chiama a dirigere il Museo
dell'Accademia a San Pietroburgo, nella vecchia sede
dell'Accademia stessa, con l'esplicito mandato di rilanciarlo.
Nel maggio di quattro anni fa, nell'ambito di un piano di
vendita di tutte le opere non pi in linea con la nuova gestione,
il fondale viene ceduto, con altri cinque provenienti da alcuni
teatri minori di Leningrado, a un collezionista privato, un
certo Vladimir Evtuchenko, ex capitano di vascello della Marina
sovietica che, secondo una fonte autorevole, ha fatto
fortuna con lo smantellamento e l'inertizzazione dei
sommergibili nucleari abbandonati dall'Armata Rossa. Infine,
qualche mese fa, l'intera collezione Evtuchenko passa di
mano e finisce in quelle di Mister Derzhavin, senza documenti
di vendita.
 tutto.
Kirill aveva spiegato a Nadja che Gavrijl conosceva molto
bene Zurab Tsereteli, ma senza precisare la natura dei loro
rapporti: aveva per garantito che, per via di questa relazione,
non sarebbe stato difficile farsi ricevere dal direttore
Benjamin Shorofsky.
Il problema era chi mandare, e con quale ragione ufficiale.
Ne avevano discusso a lungo e alla fine avevano convenuto
che la scelta migliore fosse proprio Nadja. Il cognome
Derzhavin sarebbe stato la chiave per aprire qualunque porta
e arrivare a qualunque informazione.
Sulle prime Kirill era stato categorico: Non andrai da
sola. Ma finch non avremo trovato la talpa, uno di noi due
deve rimanere con tuo padre. Quindi ti accompagner Taras.
Dobbiamo solo inventare una storia da rifilare a Shorofsky.
Nadja per aveva gi un'idea: Gli racconter il meno
possibile: che mio padre mi ha incaricato di raccogliere della
documentazione su alcuni dipinti scenici in suo possesso.
Opere molto preziose che non si fida di lasciare a nessun altro:
come si sa, mio padre possiede la pi ampia collezione
privata di fondali teatrali esistente al mondo. Ha deciso di
esporla in permanenza nella nuova sede della Fondazione
Derzhavin, dedicandola alla memoria di mia madre. Le
informazioni storiche e bibliografiche mi servono in quanto
curatrice del catalogo dell'esposizione, ruolo che ovviamente
mi era stato affidato da pap, prima del suo incidente.
Semplice, pulito e plausibile.
Con l'unica eccezione che non c' niente di vero, aveva
concluso Kirill. Poi aveva fatto chiamare Taras.
Ora l'ucraino camminava accanto a lei: strizzato in un
cappotto grigio con cravatta scura, sembrava un pugile a un
pranzo di beneficenza. In ogni caso Kirill aveva ragione:
quello era l'uomo giusto per lei. O, meglio, il pi fidato.
Perch l'uomo davvero giusto sarebbe stato solo Kirill.
Una coppia di gabbiani la distolse dai suoi pensieri: le
strida, che in quel gelo sembravano fuori posto, si alzavano
dal cassero di una chiatta ormeggiata sotto sponda. Nadja
sorrise, pensando che anche senza ormeggi non si sarebbe
mossa di un millimetro, incastrata com'era nello spesso strato
di ghiaccio.
Nel frattempo erano giunti a destinazione: salirono con
passo svelto la scalinata, poi imboccarono la rampa interna
che conduceva al ticket office.
Qui Nadja si affacci a uno degli sportelli: Il Professor
Shorofsky? chiese cortesemente, mostrando un biglietto
da visita sul quale, sopra il suo nome, campeggiava il logo
della holding di controllo dell'impero di Gavrijl Derzhavin.
Svetlana era stata efficientissima anche in quello.
Il Direttore la attende nel suo ufficio, le rispose una
voce femminile alle spalle, facendola sobbalzare. Un'elegantissima
e giovanissima hostess si inchin leggermente, prendendole
il biglietto da visita. Mi segua, per cortesia, Dottoressa
Gavrijlovna Derzhavin, la invit. Taras fece per muovere
un passo, ma Nadja lo ferm.
Tu aspettami qui.
Sar fatto.
La hostess guid Nadja fino allo studio del Direttore, poi
spar. L'uomo che la ricevette era un quarantenne pallido, di
bassa statura, con cardigan e pantaloni di velluto a coste e
un orologio d'oro stretto sopra il polsino della camicia
azzurra. Portava un paio di occhiali spessi da miope con una
vistosa montatura rossa e aveva i capelli biondo cenere, con
una frangia che fluttuava ribelle. Le porse una mano umida
e flaccida come un salsicciotto.
Sono felice di conoscerla, Dottoressa Gavrijlovna Derzhavin,
l'accolse con affettazione.  un onore per me. Sono
il Professor Benjamin Shorofsky, direttore del museo.
Grazie per avermi ricevuto l'ultimo dell'anno, Professor
Shorofsky, replic formale lei, un po' stupita dall'ambiente.
L'ufficio, infatti, era un'enorme stanza quadrata immersa
nella semioscurit, con un soffitto opprimente, come in
un parcheggio sotterraneo. La lunga vetrata di fondo, affacciata
sul lungofiume, lasciava filtrare la luce fredda del
mattino.
A destra e a sinistra, sulle pareti spoglie e scalcinate come
muri di una vecchia fabbrica, s'intravedevano due ombre
annerite, come incise da una fiamma ossidrica: a destra,
Nadja riconobbe la forma procace della Venere di Botticelli.
A sinistra, come in una proiezione in filigrana, il contorno
morbido del corpo di Marilyn, in quella famosa foto in cui 
completamente nuda, sdraiata su un fianco, su un lenzuolo
rosso sangue.
Ai lati della porta, due riproduzioni di statue in grandezza
naturale, come sentinelle sacre: l'Afrodite di Milo da una
parte, e le Tre Grazie del Canova dall'altra. Scolpite in cera
bianca. Ma i volti erano irriconoscibili, perch la cera era
colata e si era rappresa in stalattiti che scendevano gi sulle
spalle fino ai seni, come se un'improvvisa vampa di calore le
avesse investite calando dal cielo.
Sul soffitto un groviglio caotico di tubi di piombo reggeva
qualche quarzina saldata a vista: tutte cupamente spente,
e con i vetri protettivi infranti, come se fossero esplose. Per
terra, solo una battuta in cemento grezzo, con strani, indecifrabili
graffiti.
Nadja decise di non togliersi il cappotto, e si sfil solo i
guanti.
Si accomodi, Dottoressa Gavrijlovna Derzhavin, la
invit Shorofsky, continuando a ripetere il suo titolo e il
suo cognome come se facendolo potesse evocare una
qualche benedizione. Le indic il fondo della sala, precedendola.
In quel fioco controluce non si distingueva granch,
ma quando lui si ferm, accennandole di accomodarsi,
Nadja rimase un attimo interdetta. Davanti aveva una
bizzarra scrivania, formata da tre blocchi di cemento
grezzo affiancati, e due poltrone in lattice e vinile che nella
forma riproducevano a grandezza naturale Betty Page,
nuda e invitante, le braccia sensualmente protese e i capelli
sciolti al vento. Insomma, due bambole a forma di
poltrona assolutamente identiche, salvo che la Betty dietro
la scrivania guardava la sua gemella dall'alto in basso,
perch poggiava su una predella di legno grezzo alta almeno
mezzo metro.
L'autostima testosteroidea del direttore non faceva difetto,
pens Nadja: aveva la netta sensazione che stesse godendo
sadicamente del suo stupore e pass al contrattacco.
Qui  tutto molto suggestivo, Professor Shorofsky, ma ora,
se non le dispiace, passerei al motivo della mia visita. Dove
posso sedermi?
Il professore si inerpic sulla predella, sprofondando
nel grembo di Betty-1, la nuca nell'incavo dei grossi seni:
Prego, Dottoressa, si accomodi sulla prima pin-up della
storia dell'umanit, le rispose, indicandole la poltrona gemella.
Nadja si sentiva imbarazzata ma, per non complicare le
cose, accett l'invito. Sono stata incaricata da mio padre di
documentare storiograficamente alcuni fondali pittorici...
Shorofsky la interruppe, ammiccando: So che  un lavoro
molto urgente: me l'ha confidato ieri la signora Svetlana
Maskhadova, quando mi ha telefonato per fissare il nostro
appuntamento, che io le ho concesso subito. Ammiro molto
suo padre e sono sinceramente addolorato per gli avvenimenti
che vi hanno colpito... avrei spedito anche una corona
di fiori al funerale, ma non ho avuto occasione... ero fuori
sede. Una tragedia nella tragedia.
Non si preoccupi. La prendo come se lo avesse fatto.
Il direttore inizi a gesticolare, senza alzare la testa dai
seni di Betty-1. Suo padre...  un uomo come pochi! Capitano
d'industria e filantropo, magnate e mecenate: azione
e visione mirabilmente fuse... La Russia ha pi che mai bisogno
di personaggi come lui. E poi la vostra Fondazione
ha rapporti di strettissima collaborazione con noi: sponsorizza
la mostra annuale dei nostri migliori laureandi, che
avviene ogni primavera qui, nella Sala dei Titani. E noi, in
cambio, li referenziamo al "Cantiere"... Ha presente quello
splendido atelier di Mosca che ospita giovani talenti emergenti?
Intende la galleria gestita da Lena Leskov?
Quel nome argin il profluvio di parole del professore,
che subito si accorse di avere fatto una gaffe.
Per non perdere altro tempo, Nadja lo tolse dall'imbarazzo.
S,  una delle attivit di cui andiamo pi fieri,
ment. Ma non sono qui per questo.
Shorofsky ne approfitt subito: Ha apprezzato la mia
umile stanza di lavoro, Dottoressa?
Molto suggestiva, molto d'impatto, gliel'ho detto. Ma
non capisco...
Lui non si fece sfuggire l'occasione per attaccare un'altra
celebrazione, questa volta di se stesso: Vede, io sono stato
nominato alla guida di questa istituzione museale per orientarla
finalmente verso il futuro, dopo pi di due secoli di autocontemplazione
narcisistica, zarista prima, e poi sovietica...
Alz un attimo la testa come se avesse sentito un rumore
molesto, poi la rituff fra i seni di Betty-1, guardando
il soffitto con espressione sognante. Ho messo a disposizione
del progetto tutta la mia sensibilit visionaria, riprese.
E il mio primo passo  stato concepire questo ufficio direttamente
nel futuro, per poter osservare dal vivo ci che
sta per venire. Pi precisamente, ho deciso di concepirlo
proprio nel giorno dopo, e cio nel Primo Giorno dell'Era
del Dopo.
Finalmente Nadja comprese il significato dei muri
sbrecciati con le ombre proiettate sopra, dei volti di cera
fusi, dei faretti esplosi, di quella tetra aria di devastazione:
l'annientamento termonucleare visto dal giorno dopo...
Quell'ufficio, nelle intenzioni del professore, era un'installazione.
Si sarebbe potuta intitolare: Aperitivo a Hiroshima
il 7 Agosto 1945.
Ecco, riattacc subito Shorofsky, vedo dalla sua
espressione che ci  arrivata anche lei: qui dentro, solo pi
lemuri di nostalgia, cocci franti del Muro di Berlino, reliquie
erotiche sopravvissute alla sagra del potere. Quel potere
inventato dal maschio per predare la femmina. Quel potere
sfuggito di mano a tal punto da distruggere tutto. Spiacevole
effetto collaterale dello stupro di regime...
Il professore continuava a gesticolare freneticamente e,
dietro le spesse lenti, le sue pupille apparivano molto dilatate.
Sintomi che Nadja riconosceva bene: fece ricorso al suo
ultimo residuo di pazienza, e tent di rientrare in partita, interrompendolo
bruscamente con un secco colpo di tosse, e
poi anticipandolo, prima che ricominciassero a piovere idiozie.
D'accordo, Direttore, d'accordo: spero che il futuro ci
riservi altre occasioni per approfondire le sue... visioni. Prima
dell'Apocalisse atomica, ovviamente. Ma devo ripartire
fra tre ore e vorrei approfittare della sua competenza per saperne
di pi dei fondali di San Pietroburgo. Posso fornirle
un quadro preliminare?
Shorofsky si era finalmente arrestato: cambi posizione,
riassestandosi sulla coscia sinistra di Betty-1, e si tolse gli
occhiali per lucidare le lenti con il bordo del cardigan.
Quando riprese a parlare, sembrava meno esaltato: La signora
Maskhadova mi ha anticipato che lei sta curando il
catalogo di una prossima esposizione della collezione di
fondali di suo padre... Che splendida idea! Una mostra di
fondali in memoria di sua madre... una grande attrice come
Catherine Derzhavin, l'unica vera diva del nostro tempo,
una Marilyn che la Russia ha adottato come una figlia
prediletta. Anch'io ho pensato di creare una serie di installazioni
che la celebrino, e in proposito avrei un progetto da
sottoporle, finanziabile con una cifra modesta per le risorse
di Mister Derzhavin. E anche lei avrebbe la sua parte,
s'intende... cos, per incominciare un suo progetto personale.
A queste parole, Nadja salt gi da Betty-2 e batt le mani
sul blocco di cemento di fronte e lei. Basta con queste
cazzate!
Shorofsky la fiss stupefatto.
Professore, ho i minuti contati, prosegu lei cercando
di abbassare i toni. Sono qui solo per i fondali. Mi dica
quello che sa, senza farmi perdere altro tempo.
In quel momento la porta si apr. Desidera, Professore?
chiese premurosa la giovane hostess.
Nadja si blocc: Shorofsky doveva aver premuto qualche
pulsante nascosto. Si rese conto di aver esagerato: si era fatta
trascinare dalla rabbia, perci si ricompose, un po' imbarazzata,
lisciandosi il cappotto. Ma rimase in piedi, per far
intendere che per lei il colloquio era finito.
Shorofsky riprese un po' di colore: Signorina, per cortesia,
accompagni la Dottoressa da Vassijly:  interessata a quei
vecchi fondali di cui ci siamo sbarazzati qualche anno fa.
Poi conged scherzosamente Nadja, cercando di ricucire
la situazione: L'affido a Vassijly, Dottoressa Gavrijlovna
Derzhavin. Anche lui  una vecchia crosta. Ma i dipendenti
non posso venderli, purtroppo! E scoppi a ridere.
Nadja usc senza voltarsi.
Buona giornata! url il professore, ma lei non ricambi
il saluto.
Si calm davvero solo quando si fu accomodata su una
vecchia seggiola, al secondo piano interrato, di fronte alla
scrivania di colui che le era stato presentato soltanto come
Vassijly. Quel genere di ambiente la faceva sentire a suo
agio: l'archivio sotterraneo, senza finestre, con il suo profumo
di carta vecchia e di legno. E le file infinite di scaffali,
strapieni di scatole, libri e tele arrotolate, con i corridoi
stretti stretti e le scale scorrevoli.
Quell'uomo decrepito, con i filatteri, la barba da rabbino
e il pince-nez sul naso camuso, le era piaciuto fin dal primo
sguardo: sembrava avesse mille anni e fosse sempre stato l,
seduto davanti a lei.
L'uomo le aveva subito sorriso, incurante di esibire i suoi
radi denti di vecchio, gialli di nicotina: In cosa posso esserle
utile, signorina?
Visto il personaggio, Nadja omise i preamboli e tir fuori
la mail di Svetlana. Lesse le informazioni essenziali: Novembre
'42. San Pietroburgo, allora Leningrado. Il giardino
dei ciliegi, scenografie di Olga Tvardovskij.
Vassijly alz lo sguardo, poi chiuse gli occhi per un istante.
Si alz e scomparve in uno dei tanti corridoi, lasciandola
sola: Nadja not che trascinava la gamba sinistra.
Torn dopo un po', reggendo uno scatolone di cartone
usurato, sul cui bordo campeggiava la scritta LENINGRADO:
stagione Di PROSA 1942-1943. Con calma lo vuot
sulla scrivania, pezzo per pezzo: riemersero alla rinfusa
manifesti, locandine, ritagli di giornale, vecchi border
compilati in bella grafia cirillica, autorizzazioni con il timbro
del soviet locale, e una banconota con il faccione di
Stalin, sulla quale il valore nominale era stato ristampigliato
tre volte, con inchiostri sempre diversi e valori sempre
maggiori.
Il vecchio rovist per un po', poi trov quel che cercava:
Ecco... Mi pareva di ricordare che fosse rimasto qualcosa...
E le porse un rotolo tenuto stretto da un elastico secco,
che si ruppe appena Nadja tent di farlo scorrere.
Erano tre copie identiche della locandina dello spettacolo.
Nadja distese sulla scrivania quella meno sbiadita ed ebbe
subito un tuffo al cuore: sullo sfondo della lista dei personaggi
e interpreti era riprodotto l'albero del fondale rubato.
In realt era una fotografia del palco, a sipario aperto,
scattata dal centro della platea: e il fondale riempiva quasi
tutta l'immagine.
Alla base del fondale si distinguevano degli strani simboli,
che non sembravano propriamente dipinti, ma piuttosto
accentuati in altorilievo, e che le fecero venire in mente lettere
di un alfabeto sconosciuto. La cosa pi strabiliante era
che nelle foto viste a casa non c'erano, ne era sicura.
Sorrise al vecchio archivista: Meraviglioso. Posso averne
una fotocopia a grandezza naturale?
Non c' bisogno: la tenga pure, a me ne restano due. Lo
consideri il regalo di un amico, che la ringrazia per aver dato
una lezione a... quello l del piano di sopra.
Evidentemente, da quelle parti le notizie correvano in
fretta, pens Nadja. Allora tent l'affondo: Questi simboli
qua sotto... cosa sono? Qualche tempo fa ho visto una foto
d'archivio del fondale, ma in quella non c'erano... eppure,
l'albero  lo stesso, ne sono certa!
Il vecchio Vassijly prese la locandina e la analizz per almeno
un minuto. Olga... sospir alla fine.
Poi, quasi stesse frugando nella memoria, spieg: Olga
Tvardovskij aveva inventato questa tecnica pittorica molto
originale... fatta apposta per le magie del teatro. In breve,
sovrapponendo strati di colore a diversa diluizione, riusciva
a dipingere cose che si vedevano soltanto in teatro, con l'illuminazione
di quinta... Olga era veramente eccezionale...
ricordo quando litig con un regista perch...
Nadja trasal: Allora lei l'ha conosciuta?
L'uomo sospir di nuovo, come se avesse ricordato
d'improvviso la sua et: Tutti conoscevano il suo genio, e
per di pi era una donna dal fascino irresistibile... A quel
tempo avevo quattordici anni: non bastavano ancora, per
andare al fronte. Facevo l'aiuto macchinista a giornata, dovunque
mi chiamassero. Anche al Piccolo Teatro Cechov,
naturalmente...
Nadja era in fibrillazione: forse aveva trovato il bandolo
della matassa. Tent di controllarsi, prima di porgli la domanda
cruciale: Per caso, lei ha visto Madame Olga dipingere
questo fondale?
No di sicuro.
Nadja apparve molto delusa.
Non ne ebbe il tempo, continu l'archivista. Olga
mor proprio in quel teatro, sotto le bombe che lo distrussero,
due giorni prima del debutto. Ma in ogni caso, non era
lei a dipingere. Lei pensava, per odiava sporcarsi le mani.
E allora chi lo faceva?
I suoi garzoni di bottega. Tutti giovanissimi, ovviamente.
Gli altri erano a difendere la nostra Grande Madre.
Olga ammaliava tutti: sembrava una strega per l'ascendente
che aveva su tutti noi. L'avremmo seguita fino all'inferno...
E si ricorda, per caso, chi dipinse questo fondale? lo
interruppe Nadja indicando la locandina.
Il vecchio agit una mano, come a scacciare un brutto
pensiero. Impossibile dimenticarlo. Era l'unico che sembrava
indifferente al fascino di quella donna. A Yuri Glinka
piacevano di pi la vodka e le zuffe...
Yuri Glinka?
S, lo conoscevo bene, avevamo la stessa et.
Vada avanti, la prego.
Yuri era un trovatello di origine kazaka. I cosacchi... Se
ben ricordo, l'aveva adottato un pittore di icone o qualcosa
del genere. E gli aveva insegnato la tecnica. Era molto bravo
a dipingere. Ma anche impulsivo, irascibile. Faceva a botte
con tutti, l'ho detto. Litigava perfino con Olga...
 vivo?
Vassijly sospir ancora una volta: L'ho perso di vista subito
dopo la fine della guerra.
Potrebbe essere ancora vivo, con un po' di fortuna...
riflett Nadja ad alta voce. Sa per caso dove potrei cercare
sue notizie?
L'uomo ci pens un po' su. Poi si volt verso il terminale
sulla scrivania e cominci ad armeggiare sulla tastiera: Non
creda che uno come me non sappia usare queste diavolerie...
solo che spesso mi fa comodo che lo facciano gli altri
al posto mio... Traffic per qualche decina di secondi, poi
riprese: Sto guardando sull'anagrafe generale dell'Accademia
di Russia: mandano gli auguri a tutti, prima di Natale.
Chiunque sia stato iscritto, se  vivo,  nelle liste.
Nadja aspett in silenzio, pregando che saltasse fuori
qualcosa.
Eccolo qui! esclam il vecchio a un tratto. Poi fiss
meglio lo schermo. E ritornato in Kazakistan.

 Capitolo 38.

Mosca, Clinica Volokonin.
Venerd31 Dicembre, ore 21,45.
Nadja, rientrata a Mosca, stava riferendo a Kirill i risultati
della sua visita al museo e gli stava mostrando la locandina,
quando la situazione era precipitata.
Un dottore era entrato nella sala d'aspetto. E improvvisamente
peggiorato, aveva annunciato gravemente.
Quanto peggiorato? si era subito allarmata Nadja.
 in coma.
Solo la rapidit di Kirill aveva impedito alla ragazza di
crollare a terra.
Poi il siberiano aveva atteso in silenzio che si riprendesse
dal colpo, tenendola stretta a s.
Ce la far, le aveva infine sussurrato.
Quando Nadja, stremata, si era addormentata, Kirill l'aveva
affidata a un'infermiera ed era uscito nel parco.
Era una serata limpida e l'aria prometteva ancora neve:
in lontananza, verso il centro, salivano i primi fuochi d'artificio.
Il complesso era immerso in un silenzio irreale, come sospeso
nel tempo. La neve attutiva ogni rumore.
Dopo qualche decina di metri, Kirill torn indietro e avvert
l'ucraino all'ingresso che aveva bisogno di parlare con
Taras. L'uomo mormor qualcosa nell'auricolare e, neanche
mezzo minuto dopo, Taras comparve.
Kirill lo invit a fare due passi nel parco e, mentre camminavano,
gli espose velocemente gli ultimi sviluppi della situazione.
Poi gli chiese se qualcuno dei suoi fosse gi stato
in Kazakistan, o se avesse qualche appoggio da quelle parti.
Taras scosse la testa. Il Kazakistan non  il mio Paese
preferito... Poi, come se ci avesse riflettuto su, s'inform:
A nord o a sud?
Nordest, rispose Kirill. Che differenza fa?
Molta.
Tanto ci odiano da tutt'e due le parti, comment Kirill
fermandosi.
Ci sei gi stato? gli chiese Taras.
Il siberiano annu: Un paio di volte. Prima che spostassero
le basi spaziali.
A nord o a sud?
A quei tempi non c'era un nord n un sud.
Kirill riprese a camminare. Qualcuno dei tuoi  in grado
di accompagnarmi?
Taras ci pens un po' su, poi rispose: Io.
Kirill si ferm di nuovo e gli mise una mano sulla spalla.
Tu mi servi qui con Nadja e Gavrijl, tagli corto.
Quando vuoi partire?
Il pi presto possibile.
Domani?
Anche stanotte, se riesco a organizzarmi.
Posso suggerirti Parnok? chiese Taras.

 Capitolo 39.

Astana, in volo sopra la steppa.
Sabato 1 Gennaio, ore 15,13.
DALL'obl dell'aereo, Kirill aveva osservato il paesaggio sottostante,
ed era proprio come se lo ricordava: una sconfinata
distesa di steppa che sembrava devastata da centinaia di
esplosioni atomiche. E, infatti, era proprio cos.
Negli anni Cinquanta gli scienziati russi avevano cominciato
a usare il Kazakistan per la sperimentazione nucleare,
come se il Paese fosse un grosso bersaglio su cui scaricare
tonnellate di uranio 237. Il risultato era sotto di lui in tutta
la sua spettacolare devastazione: un Paese spezzato a met.
A nord un immenso poligono di tiro naturale, con giganteschi
crateri che ricordavano la superficie lunare. A sud un
territorio completamente diverso, che dopo la dichiarazione
d'indipendenza dalla Russia aveva saputo reinventarsi da
zero.
Kirill ripens ai tempi dell'Armata Rossa, quando il Kazakistan
era, a tutti gli effetti, il maggior fornitore di vettovaglie
dell'esercito. Le sue centinaia di migliaia di ettari coltivati
a frumento sfamavano almeno il venti per cento dei
russi: i pi miserabili, piegati da inverni estenuanti e da politici
abili solo a intascare i soldi di Stato. In quello, pens
Kirill, Gavrijl si era sempre differenziato da tutti gli altri
potenti della nuova avida Russia. Derzhavin non avrebbe battuto
ciglio di fronte all'esecuzione di uno dei suoi avversari
ma, di fronte alla possibilit di ridurre alla fame una citt
per ricavarne soldi facili, avrebbe subito lasciato perdere.
Non per bont d'animo: solo perch riteneva che quel genere
di azioni, prima o poi, gli si sarebbe ritorto contro. In
quelle circostanze la politica di Gavrijl era di lasciar andare
avanti i pi depravati, far fare loro il lavoro sporco, lasciarli
ingrassare a champagne e beluga e poi, quando meno se lo
aspettavano, eliminarli.
Kirill guard ancora fuori dal finestrino del Falcon.
Se a un qualunque russo si fosse chiesto a cosa associava
la parola Kazakistan, la risposta sarebbe stata invariabilmente:
missioni spaziali. Oltre che del programma nucleare,
infatti, il Kazakistan era stato la culla del programma
spaziale sovietico: un immenso Cape Canaveral dalle
cui basi segrete erano decollate tutte le missioni pi gloriose
cos come i disastri pi clamorosi, nella maggior parte
dei casi ancora secretati. Quell'inferno di steppe, abitate
da gente dura e sporca come il carbone che estraeva dalle
sue inesauribili miniere, era stato lo scenario ideale per
mantenere la privacy durante la guerra fredda. Tutti gli infiltrati
della CIA che avevano tentato di entrare nel Paese
erano finiti male.
Fu proprio in Kazakistan, in un campo di frumento vicino
alla citt di Takhtarova, che, il 12 aprile 1961, atterr
un paracadutista con una stranissima tuta. Immediatamente
bloccato da un gruppo di ignari soldati, fu costretto a
declinare le sue generalit: si trattava del maggiore Jurij
Gagarin, che circa un'ora prima, guardando dalla capsula
ci che nessun essere umano aveva mai visto in precedenza,
aveva comunicato alla base: La Terra  blu...  bellissima.
Kirill non si era mai allontanato abbastanza dalla Terra
per poter pensare che fosse bellissima.
Quando il Falcon atterr all'aeroporto di Astana, il siberiano
scese di fretta portando con s solo una ventiquattrore.
Si sarebbe aspettato il solito duetto di doganieri pronti a
ricevere la mazzetta ma, a parte un grosso SUV giapponese
nero che aspettava con lo sportello aperto a una decina di
metri dall'aereo, non c'era nessuno. Sembrava di essere appena
atterrati in un aeroporto fantasma.
Dietro Kirill, anche Parnok - l'uomo di Taras - inizi a
guardarsi intorno con circospezione, allertato da quella situazione
cos inusuale.
I due raggiunsero il veicolo, da cui smont l'autista: un
giovane ben piazzato, sulla trentina, con la mascella quadrata
e i lineamenti allungati che lo facevano somigliare a un
bull terrier. Indossava un pastrano e un colbacco di pelliccia
ma sembrava pi un minatore che un autista.
Una sola persona, avvert l'uomo con accento kazako.
Lui  con me, replic seccamente Kirill.
Fulmineo, l'autista estrasse una pistola e la punt contro
Parnok. Una sola persona, ripet.
Kirill non si scompose. Sai con chi stai parlando? domand
con calma.
Io so che devo portare una sola persona.
Parnok, accanto a Kirill, sussurr: Se vuoi faccio fuori
questo caprone in tempo zero.
Per Kirill un omicidio non era mai un buon inizio. No,
sussurr di rimando. Torna sull'aereo. Ma appena sar
fuori dall'aeroporto cerca un mezzo qualsiasi e raggiungimi
dove sai.
Va bene, annu Parnok allontanandosi verso il jet.
Solo quando l'ucraino fu risalito sul Falcon, l'autista
rinfoder la pistola. Bene, comment soddisfatto. Solo
una persona. Poi si mise al posto di guida in attesa di Kirill.
Appena fu a bordo, il siberiano venne assalito da un forte
odore di cane bagnato.
Buongiorno, signore, lo salut l'autista come se si vedessero
per la prima volta.
Sai dirmi quanto ci metteremo fino a Saryarka? gli domand
Kirill, appoggiando la valigetta sul sedile.
S, signore, rispose l'uomo. Ma non aggiunse altro.
Forse non aveva capito la richiesta, ma questo non gli imped
di partire con una sgommata.
Kirill doveva incontrare il suo contatto del luogo: Gabit
Suleimelov, un ex militare che dopo la caduta del Muro aveva
scelto di lavorare in proprio. Kirill lo conosceva da poco
e quindi non poteva fidarsi di lui. In Kazakistan le regole
erano molto semplici: nessuno era amico di nessuno, si rispettava
la bandiera kazaka e certi affari si pagavano solo in
euro. E infatti Kirill se n'era portata una valigia piena: quella
accanto a lui.
Mentre procedevano, osserv Astana dai finestrini oscurati:
la citt era parecchio cambiata, con numerosi edifici
che svettavano verso il cielo e, a differenza del passato, tutti
colorati, come se il grigio fosse stato bandito per legge.
Grandi sculture e installazioni, che celebravano la gloria
della nazione, sbucavano un po' dappertutto.
La gente per le strade sembrava rilassata, sorridente e
contenta di vivere l. Le borse della spesa erano piene e tutti
davano l'impressione di aver voglia di dimenticare il passato,
orgogliosi di quella terra che da sempre si era opposta a
qualunque dominazione straniera e adesso era riuscita a ottenere
la propria indipendenza.
Per quel poco che li aveva conosciuti, Kirill non amava i
kazaki. Non gli si poteva assolutamente chiedere di fare
qualcosa che nuocesse al loro Paese. E, per quanto la definizione
di danno per il nostro popolo tendesse a essere piuttosto
labile, non bisognava insistere. Se uno commetteva quell'errore,
rischiava la vita, soprattutto se russo. Quindi, nel
trattare con i kazaki, bisognava mostrarsi sempre cauti e rispettosi.
Per questo Gavrijl si era sempre tenuto alla larga da loro.
Anche se potente, non poteva competere con le multinazionali:
le societ occidentali, soprattutto europee, che facevano
da testa di ponte degli americani, chiudevano grandi affari
con il governo kazako che, al contrario, considerava da
sempre i russi come una potenziale minaccia. Lo si poteva
leggere persino sulla moneta kazaka, il tengi, dove la scritta
banca era stata giudicata troppo russa. La cosa era stata argomento
di dibattito e subito la grafia era stata corretta nell'idioma
nazionale.
Persino i cartelli stradali sembravano invitare i russi ad
andarsene. E fu uno di quelli ad attrarre l'attenzione di Kirill
quando not che l'autista cambiava direzione: ora non si
stava pi dirigendo verso il distretto di Saryarka, all'hotel
dove aveva appuntamento con Gabit, ma si era immesso
sulla strada che portava a est, fuori citt. Amico, stai sbagliando
strada! esclam. L'altro non fece una piega e Kirill
istantaneamente sfil la pistola dalla fondina.
Gli occhi del kazako lo stavano osservando dallo specchietto
retrovisore. Vedendo l'arma, sorrise. Tutto a posto.
L'appuntamento  cambiato.
Non mi piacciono i cambiamenti, replic seccamente
Kirill.
L'uomo alz le spalle. Qui, tutto cambia... E procedette
nella nuova direzione. Dopo un po' imbocc una strada
secondaria. In lontananza Kirill scorse una catapecchia
davanti a cui erano legati due cammelli. Quando il SUV
sfrecci accanto a loro, gli animali si innervosirono, tirando
come ossessi le catene. Ma non c'era nessuno a calmarli.
L'asfalto era pieno di buche e l'autista, per quanto abile,
non riusciva a evitarle tutte. Del resto, Astana sorgeva nel
nordest del Kazakistan, la zona pi desolata del Paese, perci
la manutenzione delle strade non era tra le priorit del
governo.
Stavano allontanandosi sempre di pi dal centro abitato
e la cosa non piaceva per niente a Kirill. Fra le case, se la situazione
avesse volto al peggio, avrebbe potuto escogitare
qualcosa, ma nella steppa kazaka avrebbe dovuto contare
solo sul suo addestramento e sulla sua intelligenza.
Vurdalak e Upyri: per un attimo Kirill sent i due demoni
contorcersi nella pancia, pronti a scatenarsi. Ogni nervo,
ogni fibra del suo corpo gli urlavano di far fuori l'autista, afferrare
il volante e correre all'aeroporto per volare via da l.
Ma Kirill non si fece sopraffare. Respir a fondo e rinfoder
la pistola.
Potrei sapere dove siamo diretti? domand con voce
gelida, ma non minacciosa.
L'autista guard per l'ennesima volta nello specchietto,
evit un'altra buca della strada, poi gli sorrise di nuovo.
Gli ordini sono di portarla in gita al lago atomico.

 Capitolo 40.

Londra, Maple Tree Cafe.
Sabato 1 Gennaio, ore 09,13.
Per tutto il giorno precedente, la pancia aveva continuato a
dolere, e aveva perfino dovuto rinunciare al tradizionale
brindisi di Capodanno a Trafalgar Square. Era andata a letto
poco dopo mezzanotte ma dormire, anche senza incubi,
non le aveva portato sollievo: adesso era distesa su un divanetto
del Maple Tree Cafe, aperto come in tutti gli altri giorni
dell'anno, e stava fissando il soffitto.
Briana le si par davanti con un'aria preoccupata. Ho
due brutte notizie per te, Victoria.
Lei si alz di scatto, tenendosi una mano sul grembo.
Aveva raccontato all'amica il sogno che l'aveva sconvolta,
tralasciando ovviamente di dirle chi fosse la Medusa, cio
Iv: se avesse anche solo accennato a Briana delle sue speciali
lezioni private, oltre a disattendere il contratto con Madame,
sarebbe stata subissata di domande.
Quali notizie? chiese ansiosa.
Briana, che reggeva un vassoio con due birre scure, appoggi
una mano sul fianco: Uno: questo non  uno studio
da strizzacervelli. E, due, io non sono Freud.
Sconsolata, Victoria si butt nuovamente sul divano.
Ma allora non mi hai ascoltata: quell'incubo dovr pur
significare qualcosa. Era cos realistico... sentivo addirittura
l'odore del sangue...
Vie, la interruppe Briana. Ti conosco da tanto tempo
e non ci vuole Sherlock Holmes per capire che da un po' mi
stai nascondendo qualcosa...
Ma Bri... tent di replicare Victoria.
L'amica la zitt con un gesto secco della mano: No. Se
non hai voluto parlarmene, avrai le tue ragioni. Solo che...
Le parole le morirono in bocca.
Victoria rimase in attesa: Briana aveva ragione e, pi di
una volta, avrebbe voluto spiegarle tutto. Le pesava vivere
quell'esperienza da sola, temeva di non farcela, specialmente
dopo l'accordatura al Museo di Storia Naturale. Quell'esperienza
andava ben oltre una semplice lezione di recitazione:
era stato l'inizio di qualcosa di completamente diverso.
Adesso le lezioni la stavano cambiando profondamente
e, giorno dopo giorno, gli effetti si facevano sentire.
Va' a casa, le sugger Briana. Appena finisco passo da
te. Sempre se hai voglia di vedermi... e di parlare con me,
l'ammon scherzosamente con l'indice.
Solo allora Victoria not un ragazzo seduto al bancone
del bar: stava guardando nella loro direzione. Mi sa che hai
fatto di nuovo colpo, disse all'amica.
Briana fiss il ragazzo e lui subito abbass gli occhi sul
suo cappuccino. Non guarda me, replic Briana.  da
quando hai cominciato a fare la morta che non ti toglie gli
occhi di dosso.
Davvero? si stup Victoria, tornando a osservare il ragazzo.
S. Magari avr pensato che stanotte hai esagerato con
l'alcol: una che si sdraia come una barbona sul divanetto di
un caff perbene tende ad attirare l'attenzione.
Victoria valut che il ragazzo doveva avere pi o meno la
sua et. Ben rasato, abiti casual ma di marche costose, belle
mani curate. Dalla sua borsa a tracolla spuntavano due libroni.
Doveva essere uno studente. Quando si accorse di essere
osservato si fece coraggio e si alz venendo verso di loro.
Briana ne approfitt per occuparsi dei clienti in attesa
delle birre, lasciandola sola.
Briana, no... prov a fermarla lei. Ma ormai l'amica
era lontana.
Il ragazzo raggiunse Victoria: lei si ricompose e tent di
sorridere, ma le sembr di aver fatto una smorfia.
Senza chiedere permesso, lui si sedette sul divanetto di
fronte. Ciao, la salut.
Ciao, rispose con cortesia Victoria. Poi rimase in attesa.
Scusami, ma non ho saputo resistere, le sorrise il ragazzo.
A cosa? chiese diffidente lei.
Tu prendi sempre il cappuccino sdraiata sui divanetti
dei bar?
Di nuovo Victoria sent la pancia in subbuglio: qualcosa
dentro di lei emanava calore. Come se quello scambio di
battute avesse innescato una reazione incontrollabile.
Stai bene? domand il ragazzo.
Tutto okay. Dicevi?
Lui le porse la mano e si present: Phil Meadow.
Victoria gliela prese e il calore di quella stretta la fece
sobbalzare. Le sembr di sentire il sangue fluire in ogni falange
del ragazzo, passare poi attraverso il palmo e, allontanandosi,
raffreddarsi. Gli lasci la mano: Victoria... solo
Victoria.
Lui si fiss la mano per un attimo, poi fece un cenno a
Briana, che subito si precipit al loro tavolo con un largo
sorriso.
S?
Potrei avere un altro cappuccino? E tu, disse indicando
Victoria, cosa prendi?
Sono a posto cos, grazie.
Ma quest'uomo giovane e gentile ti sta offrendo un'altra
ordinazione... insist Briana.
Victoria cedette: Allora, un cappuccino anche per me.
Briana si allontan.
 una mia amica. Si impiccia sempre, spieg Victoria.
Phil si appoggi allo schienale: Che fai nella vita?
Recito, tagli corto lei.
Io suono. Ma un giorno diriger.
Victoria parve interessata: E dove studi?
Al Royal College of Music.
Briana torn con i due cappuccini e, dopo averli posati
sul tavolo, scambi un'occhiata con Victoria, che di rimando
le fece segno di andare. L'amica si allontan.
Posso farti una domanda? cominci Victoria sorseggiando
il cappuccino.
Phil annu.
Tu che ne sai della prosodia?
Il ragazzo ci riflett sopra un momento: Tutta la musica
, nella sua origine, vocale... le variazioni della voce sono il
risultato fisiologico di variazioni del sentimento.
Per esempio?
I madrigali. Con le loro dialefi, sinalefi o le cesure metriche.
Victoria non capiva. Phil se ne accorse e si spieg meglio:
Prendi, per esempio, Beethoven: la Nona. Il rischio di sentire
una poltiglia sonora dei cori, coperti dal frastuono dell'orchestra,
 altissimo.  solo grazie all'ottimo studio prosodico
delle parole che tutto funziona. I versi riescono a inserirsi
magistralmente fra gli spazi liberi della partitura orchestrale,
aumentando in modo straordinario l'intensit della
melodia.
Victoria sent come una nota montare con forza dentro
di s: Ammmlmmm... e quel calore lancinante invaderle
il diaframma.
Phil deglut e pos la tazza. Avrei voglia di baciarti. Lo
sai? mormor.
Cosa?
Lui rimase a bocca aperta, stupefatto di aver pronunciato
quella frase. No... non volevo. Cio, s... ma... balbett
imbarazzato.
Victoria era altrettanto stupita. Cos'era successo? Scusami,
borbott alzandosi dal divanetto. Devo andare a
casa.
Phil sembrava stregato e, ora che se ne stava andando, fu
come travolto da un'infinita tristezza.
Ma poi torni? domand ansioso.

 Capitolo 41.

Semey, strade lungo il fiume Irtysh.
Sabato 1 Gennaio, ore 17,09.
SEMIPALATINSK aveva cambiato nome: come tutto ci che si
voleva dimenticare del passato sovietico, anche i nomi venivano
aggiornati, modificati. Semipalatinsk era un ricordo
troppo mostruoso per poterlo citare nei libri di storia delle
nuove generazioni: adesso, sulle cartine geografiche, era stato
sostituito da un pi corto e confortante Semey. Un destino
simile a quello di San Pietroburgo che da Leningrado,
cancellando quasi un secolo di storia, era ritornata al nome
di quel passato zarista che l'aveva fortemente voluta, come
una sorta di gelida Versailles.
Sugli ampi viali di Semey si affacciavano le palazzine dei
funzionari moscoviti, responsabili di centinaia di migliaia di
morti. Lungo il fiume Irtysh, che attraversava la citt, sorgeva
un curioso cimitero-collezione di busti di Marx, Lenin,
Bulganin, Voroshilov e cos via.
Il SUV svolt prima di entrare nel centro della citt,
dirigendosi ancora una volta verso la steppa: il panorama
ritorn bruscamente quello da day after. Come se le lancette
del tempo fossero tornate a prima della caduta del
Muro: pneumatici bruciati sul ciglio della strada, sacchi
dell'immondizia che venivano trascinati dal vento, carcasse
di animali dove neanche i vermi riuscivano ad attecchire.
A poche ore dalla capitale, quel luogo sembrava un tetro
mausoleo di tutte le atrocit che i kazaki avevano subito sotto
la dominazione sovietica. Kirill era certo che quella gita
turistica volesse dimostrargli concretamente che l'odio nei
confronti dei russi aveva un fondamento profondo.
A un certo punto l'autista prese dal cruscotto un contatore
Geiger: la lancetta sussult segnalando una radioattivit
superiore al normale. Poi ritorn nel segmento verde.
Il vento... comment il kazako.
Kirill guard nello specchietto senza aprir bocca.
Qui bisogna stare attenti al vento. Non bisogna mai farsi
prendere dal vento.
Perch? chiese il siberiano.
La polvere che si alza ti si appiccica addosso come un
cancro. In questa zona i mulinelli li chiamano Vurdalak, perch
quando ti colpiscono ti tolgono la vita a poco a poco.
Kirill rimase in silenzio.
Sai cos' un Vurdalak? gli domand l'uomo.
Lo so, tagli corto lui.
Si fermarono lungo il fiume che costeggiava la strada.
Siamo arrivati, annunci il kazako sbloccando le portiere.
Kirill si guard intorno: era nel bel mezzo del nulla. Il
luogo ideale per un'esecuzione. Ma lui si sentiva stranamente
tranquillo. Se avessero voluto farlo fuori non ci sarebbe
stato bisogno di scomodarsi in quella lunga gita. Con decisione
afferr la valigetta e scese. Il SUV ripart subito, lasciandolo
solo. Per precauzione, vedendo che l'auto sollevava
una scia di polvere, si tampon il naso e la bocca con il
fazzoletto.
Non si sentiva alcun rumore: non un uccello, n un insetto,
n alcun altro animale. Kirill afferr il cellulare ma si accorse
che in quella zona non c'era campo. Impossibile contattare
Parnok.
Non gli restava che aspettare: appoggi la valigetta sulla
strada e ci si sedette sopra.
Dopo un po' avvert un ronzio. Era come se un calabrone
gli stesse volteggiando vicino al viso, ma intorno a lui
non vedeva niente. Allora alz gli occhi al cielo e in lontananza
distinse un puntino nero che si stava avvicinando: un
deltaplano a motore.
In meno di un minuto il mezzo atterr a una cinquantina
di metri da lui. Kirill rimase in attesa, senza muoversi dalla
sua valigetta. Dal velivolo scese un uomo con una tuta verde
acido che Kirill riconobbe subito: equipaggiamento militare
antiradiazioni. Il pilota non sembrava armato ma portava
con s una borsa sportiva.
Si ferm a qualche metro e cominci a fissarlo, come un
extraterrestre che, appena sbarcato dalla sua astronave,
stesse decidendo se l'uomo di fronte a lui rappresentasse
una minaccia oppure no.
Poi si tolse la maschera antigas e il cappuccio: era un uomo
anziano, con una barba brizzolata che gli punteggiava la
mascella lasciando ampi spazi glabri. Portava occhiali con
lenti spesse e, quando gli sorrise, Kirill not che gli mancavano
parecchi denti.
Stavi cercando me? chiese lo sconosciuto con un fortissimo
accento kazako.
Veramente no. Avevo un appuntamento con Gabit Suleimelov, ad Astana.
Sei un po' fuori strada allora, figlio mio, gli sorrise di
nuovo il vecchio.
Gi, pare proprio.
I due si fissarono per qualche secondo, senza avvicinarsi
di un passo. Un altro mulinello si alz in lontananza dirigendosi
verso di loro.
Io sapevo, riprese l'uomo, che stavi cercando Yuri
Glinka.
Kirill incass il colpo.  vero. Lo sto cercando. Tu puoi
aiutarmi?
Prendila! disse il vecchio lanciandogli la borsa.
Kirill l'afferr al volo.
Infilatela e seguimi, gli ordin l'altro, rimettendosi la
maschera e il cappuccio.
Kirill apr la borsa e trov una tuta e una maschera identiche
a quelle del vecchio. Ne aveva gi usate di simili molti
anni prima, da tutt'altra parte. Senza pensarci troppo, indoss
la tuta, rendendosi conto che gli stava stretta. Poi prese
la valigetta e la infil nel borsone. Infine si infil la maschera
e chiuse il cappuccio.
Da lontano il deltaplano gli era sembrato un residuato
bellico, ma avvicinandosi Kirill not che la struttura di alluminio
era di ultima generazione e la vela nuova di zecca.
Il vecchio aveva avviato il motore e gli fece segno di sistemarsi
dietro di lui. Kirill prese posto sullo scomodo sedile
posteriore di plastica.
Sar un viaggio breve, ud dal comlink della maschera.
Goditelo!
Il velivolo part scoppiettando, in pochi secondi si libr
in aria, poi prese quota fino a un centinaio di metri da terra.
Circa venti minuti dopo comparve all'orizzonte un grande
lago azzurro. Kirill ne aveva sentito parlare: il colore delle
sue acque lo rendeva senz'altro uno dei pi bei laghi degli
Urali, ma era un fascino inquietante che derivava da un livello
radioattivo superiore a quello registrato nella zona attorno
a Chernobyl.
Hai visto che meraviglia? url nel microfono il vecchio.
Kirill non rispose. Sai che sulle carte geografiche non
ha un nome? Per gli abitanti della zona  semplicemente il
Lago Atomico.
A Kirill quella storia l'aveva raccontata un commilitone
kazako, uno dei primi ad abbandonare la barca dell'Armata
Rossa, appena aveva sentito aria di indipendenza in Kazakistan.
Il lago atomico era una sorta di leggenda: un bacino artificiale
nato da un folle progetto degli anni Settanta, ideato
dal Comitato Centrale e sottoscritto dall'allora segretario
del PCUS, Leonid Breznev. L'obiettivo era tanto semplice
quanto idiota: deviare verso sud il corso dei fiumi degli Urali
a colpi di bombe atomiche. Il risultato era davanti ai suoi
occhi: un lago morto. Neanche la pi piccola alga sarebbe
potuta sopravvivere a una dose di mille microroentgen l'ora,
cento volte superiore al tollerabile per qualsiasi organismo
vivente.
L'incredibile era che sotto di loro, sulla riva ovest, sorgeva
un campo militare con almeno una trentina di grandi tende.
Un elicottero da trasporto era fermo a quasi un miglio di
distanza su un cerchio di terra battuta.
Il deltaplano atterr su una pista poco pi in l. In giro si
vedevano decine di persone in tuta verde acido.
Eccoci a casa, sent dire in cuffia Kirill.
I due uomini smontarono dal deltaplano e il pilota fece
cenno al siberiano di seguirlo verso l'accampamento.
Al loro passaggio, tutti si inchinavano rispettosamente,
segno che il vecchio era un personaggio importante.
Sei tu Yuri Glinka? gli chiese Kirill. Era strano guardarsi
attraverso quelle maschere, ma lui intu che il vecchio
stava sorridendo. Cosa sei venuto a cercare? Io non faccio
pi affari con i russi.
Kirill si guard intorno e not un grosso cono metallico
sopra un carretto da fieno. Sembrava la testata di un missile:
coperta di fango, ma intatta. Allora quel tipo di affari con
chi li fai? chiese indicando l'ogiva.
Il vecchio rise nel microfono, gli diede una pacca sulla
spalla e si avvi verso la tenda. Sai quanti ordigni sono stati
lanciati in queste zone?
Kirill lo segu. Centinaia, ipotizz rispondendo alla domanda.
Quelli ufficiali sono quattrocentocinquanta. Ma in
realt sono migliaia. E moltissimi inesplosi. Troppo sofisticati
per detonare.
E quindi voi li recuperate?
Il vecchio port un dito guantato sulla maschera. Sss,
non dirlo in giro. Qui sono tutti convinti di pescare storioni.
Poi scoppi a ridere sguaiatamente.
Se quello era davvero lo scenografo Yuri Glinka, era
molto diverso da come Kirill se l'era immaginato.
Quando arrivarono di fronte alla tenda pi grande, l'uomo
lo invit a entrare.
L'interno era un incubo kitsch: il lato pi lontano dall'entrata
era occupato da un'enorme scrivania dorata, su cui
troneggiava della frutta fresca. Con tutta probabilit era finta,
anche perch le radiazioni avrebbero fatto avvizzire qualunque
cosa. Di fianco c'era un treppiede sormontato da un
ordigno lucente con, in bella vista, il logo CCCP e la stella
rossa. Dietro la scrivania spiccava un altro elemento d'arredo
sorprendente: uno scranno di legno massiccio, con due
ali dorate sullo schienale, che sembrava un trono per le
udienze. L'illuminazione era fornita da numerosi candelabri
dalla foggia di alberi fioriti. Una decina di tappeti kazaki, di
lana rossa, erano stesi dappertutto.
L'uomo si accomod. Benvenuto, figlio mio. Io sono
Yuri Glinka, l'Aquila della Steppa. E qui  tutto mio!
Kirill appoggi delicatamente la valigetta sulla scrivania,
facendo molta attenzione a non urtare il treppiede con la
bomba.
Tu non hai bisogno di presentarti. Sei Kirill Rotchko,
alle dipendenze di quel figlio di puttana di Gavrijl Derzhavin.
E adesso dimmi, figlio mio: che cazzo volete da me? Si
stravacc sullo scranno e aspett di ascoltare quanto Kirill
era venuto a dirgli.
Sei stato uno scenografo in giovent? gli domand il
siberiano.
Yuri scatt sul trono. Era sbalordito. Poi scoppi a ridere.
Continu per almeno un minuto, battendosi le mani
sulle ginocchia. Ah, Gabit me l'aveva detto che eri uno divertente...
ma questo non me lo aspettavo proprio. Cosa
sei venuto a cercare, Mister Russo: un imbianchino? Non
ne avete abbastanza a Mosca? E scoppi in un'altra fragorosa
risata che satur l'auricolare all'interno della maschera
di Kirill.
Kirill non rideva. Che fine ha fatto Gabit? chiese.
L'altro smise di ridere, si schiar la voce e si risistem
sullo scranno. Non devi preoccuparti per Gabit: aveva un
debituccio con me che tardava a saldare. Ora non ce l'ha
pi. Anzi, ora non ha pi niente. L'ultima cosa che gli ho
sentito dire  stata la notizia del tuo arrivo. E quando i russi
vengono qui non mi piace. Per questo ho mandato uno
dei miei a prenderti personalmente. Sai perch non mi
piacciono i russi?
Kirill allarg le braccia aspettando la risposta.
Perch non sono kazaki! esclam Yuri scoppiando di
nuovo a ridere.
In un'altra situazione il siberiano si sarebbe innervosito.
In pratica era in balia di quel vecchio: Parnok era irraggiungibile
e Gabit era stato eliminato, dopo averlo venduto nella
speranza di salvarsi la vita. Eppure lui, per qualche inspiegabile
ragione, trovava Yuri divertente. Lo so che  strano,
riprese, ma sono venuto fin qui solo per farti delle domande.
Poi me ne andr come sono arrivato.
Yuri si limit a fissarlo. Domande di scenografia? chiese
poi ridacchiando di nuovo.
S. Mi servirebbero informazioni su un fondale.
Il vecchio si aggiust sul trono: Un fondale?
S. Parliamo della seconda guerra mondiale. Olga
Tvardovskij.
Yuri si sfreg le mani guantate: Continua...
Non voglio annoiarti. Si tratta di una faccenda privata.
Bene. Mi piace molto ascoltare faccende private.
Kirill raccont per sommi capi gli ultimi eventi relativi ai
Derzhavin, spiegando il ruolo chiave del fondale e, quando
cap che Yuri iniziava a incuriosirsi, glielo descrisse. Era
per Il giardino dei ciliegi di Cechov.
Yuri appoggi le mani guantate sui braccioli.
Ah, quel fondale! sospir.
Te ne ricordi? si sorprese Kirill.
Yuri tamburell con le dita sui braccioli. Forse... Era
evidente che aveva bisogno di un incentivo per rinfrescarsi
la memoria.
Kirill apr la valigetta. Come vedi, voglio sapere tutto su
quel fondale.
Il vecchio non si mosse, come se tutto quel denaro non
gli interessasse affatto. E chi se la dimentica quella strega
di Olga? La odiavo. Per quello ho incasinato tutto.
Di cosa stai parlando?
Yuri si gratt la tuta. Il suo respiro stava appannando gli
oculari di plastica. Ma s... Olga era la caposcenografa del
teatro. Io ero solo un ragazzetto, ma ero bravo, sai, il pi
bravo. Dovevo fare il pannello con il ciliegio, me lo ricordo
benissimo. Con il mio stile, si era raccomandata.
E qual era il tuo stile?
Stile, figlio mio. Il mio stile  il mio stile. Non interrompermi.
Dicevamo... Ma t'interessa tanto quella baldracca?
 morta sotto il bombardamento del teatro, proprio in quei
giorni. E io no.
C'erano dei simboli nel bozzetto?
Yuri Glinka scoppi a ridere. S che c'erano. Olga mi
aveva ordinato di nascondere un po' di simboli del mondo
vegetale. Cacca. Comunque le ho fatto un bello scherzo e lei
non se n' manco accorta. Cos imparava a sequestrarmi la
vodka...
Yuri rise ancora, si alz, chiuse la valigetta e la prese. Per
un attimo sfior la bomba che traball sul treppiede. Ridacchi
di nuovo. I simboli che ho dipinto su quel fondale sono
quelli che voleva Olga... ma non tutti.
Kirill stava iniziando a perdere la pazienza: E te li ricordi?
Yuri batt una manata sulla bomba che emise un suono
sordo, come se dentro fosse vuota. Certo che no! Secondo
te io, per quanto forte come un'aquila, ricordo cosa cazzo
ho fatto pi di sessant'anni fa?
Kirill fiss la valigetta. Un viaggio a vuoto.
Non mi ricordo un accidente, figlio mio, continu Yuri.
Ma non sottovalutare un uomo vanitoso, perch tiene
traccia di tutto.
Il siberiano lo guard speranzoso: Cosa intendi dire?
Ho i bozzetti originali.
Qui? si stup Kirill. Forse il vecchio si stava prendendo
gioco di lui.
Qui estraiamo bombe dal fango, non disegni, disse
Glinka, e poi scoppi nella solita risata sguaiata.
Allora dove sono? url Kirill.
Yuri si fece serio. A casa mia, fottuto figlio di russa. Ma
cerca di essere molto gentile con l'Aquila della Steppa...
Qui, i soldi non comprano tutto.
Kirill sospir. Era nelle mani di un pazzo che si credeva
il re del mondo, ma non c'erano altre alternative che assecondarlo.
Se quei bozzetti esistevano davvero, doveva entrarne
in possesso a qualunque costo. Cosa posso fare per
essere gentile con te? domand infine.
Il vecchio gir attorno alla scrivania e gli diede una pacca
sul petto. Cos mi piacciono i russi: arrendevoli, intelligenti
e figli di puttana.
Poi si avvi verso l'uscita della tenda con la valigetta in
mano. Quando si accorse che il siberiano non lo stava seguendo,
si ferm. Be', che aspetti? Sei pronto a rimontare
sulle ali dell'aquila?

 Capitolo 42.

Mar d'Irlanda, 15 miglia a nord di Dublino.
Sabato 1 Gennaio, ore 11,30.
Il tratto di costa fra Dublino e Lambay era sorprendentemente
calmo, proprio come aveva preannunciato al telefono
Roddy Fahey, l'uomo che aveva noleggiato loro l'imbarcazione.
Avevano aspettato quasi quaranta minuti dopo l'orario
concordato, ma Lena non si era preoccupata pi di tanto.
Era il primo giorno dell'anno e l'unica persona della citt a
essere andata a letto prima di mezzanotte era stata lei. La
decisione di mettersi in azione proprio in quella data l'aveva
presa a ragion veduta: poca gente in giro, e non molto lucida.
Cerubina aveva tenuto sottocchio Vjaceslav e Arvo, perch
non esagerassero, ed era riuscita a riportarli in hotel prima
dell'una, dopo un giro fra la folla festante di Temple Bar
e una sosta al Saint John Pub.
Roddy Fahey, un quarantenne corpulento dagli occhi
verdi come chicchi d'uva, era arrivato sul molo barcollando.
Sembrava avesse coronato la notte di baldoria dormendo
direttamente dentro una scialuppa: era stazzonato dalla
punta del berretto fino alle caviglie e puzzava di alcol come
una distilleria. Per il resto si era dimostrato efficiente quel
tanto che bastava: senza aprir bocca aveva indicato la barca,
preso i soldi ed era immediatamente sparito.
Avevano lasciato Dun Laoghaire, il porto di Dublino, da
pochi minuti. Lena, sul ponte, aveva notato il suggestivo
contrasto tra le tante casette dalle porte colorate, che si affacciavano
sul molo dei rent a boat, e il mare grigio e piatto,
sormontato dalle due imponenti ciminiere del porto.
Abituata ai rigidissimi inverni moscoviti, non sentiva il
freddo. Malgrado fosse pieno inverno, infatti, quella mattina
c'erano sei gradi centigradi. L'umidit invece era fastidiosa,
sostenuta da una pioggerellina insistente che tempestava
le loro cerate con spilli liquidi quasi invisibili.
Mentre uscivano dalla baia, proprio all'imboccatura,
avevano affiancato l'enorme ferry della Stena HSS: uno dei
traghetti che, in poco meno di due ore, collegavano giornalmente
Dublino al porto gallese di Holyhead. Vjaceslav, al timone,
aveva manovrato il vecchio Grand Soleil 46 con la
consumata perizia di chi  nato sulle coste del Mar Nero.
Era stato proprio dopo essersi consultata con lui che Lena
aveva scelto una barca a vela invece di un motoscafo:
avrebbero perso in velocit, ma guadagnato in discrezione,
calandosi nei panni dei turisti da diporto. Inoltre Lena aveva
preferito affittare la barca da un rent a boat di Dublino
piuttosto che a Rush, il paese costiero pi vicino a Lambay
Island, in modo da confondere il pi possibile le acque, nel
caso in cui gli uomini di Gavrijl fossero sulle loro tracce.
Se tutto fosse andato secondo il piano, nel giro di poche
ore lei sarebbe sparita assieme all'oggetto pi prezioso su
cui mai nessuna donna avesse messo le mani.
Adesso i sessantasette cavalli del Volvo Penta ronzavano
a otto nodi in direzione di Lambay e, a quella velocit, sarebbero
arrivati sull'isola in un paio d'ore. Il motore filava
con un ritmo rassicurante. Roddy Fahey aveva avuto ragione
anche su questo: quando al telefono Lena aveva protestato
chiedendo una barca pi moderna si era limitato a rispondere
con quella che sembrava una canzone: The older
thefiddle, th sweeter th tune. Pi il violino  vecchio, pi
dolce  la melodia.
Arvo era sottocoperta, a studiare le mappe. Ora che Lena
aveva rivelato anche a lui le coordinate precise, continuava
a studiare su Google Earth la conformazione dell'isola,
imprimendosi nella mente la posizione di tutti gli edifici.
Cerubina, invece, si era chiusa nella cabina di prua. Aveva
disposto le armi sul letto e le stava controllando a una a
una. Il loro contatto a Dublino, un nordirlandese di Derry,
aveva fatto il possibile per esaudire le loro richieste, ma lei
non era soddisfatta. Alla fine potevano disporre di tre pistole
PT-92, repliche della Beretta 92 prodotte su licenza dalla
brasiliana Taurus, e di un'unica arma pesante: un fucile d'assalto
Steyr AUG con caricatore da 42. A completamento del
tutto, quattro coltelli militari. Poca roba, visto che dovevano
neutralizzare una decina di persone, ma se la sarebbero
fatta bastare.
Lena era a prua. Mangiucchiava un sandwich al salmone
tenendo gli occhi fissi all'orizzonte, dove il grigio del mare
era tutt'uno con quello del cielo.
Poi si volt verso Dublino. Tra gli edifici spiccava unicamente
lo Spire, il cosiddetto Monumento di Luce: un ago di
metallo di centoventi metri che puntava al cielo, visibile da
ogni punto della citt. Il resto della costa, verso nord, era
solo una sagoma nebbiosa.
Reggendosi con attenzione prima agli stralli d'acciaio e
poi al boma, Lena raggiunse il pozzetto, mettendosi alle
spalle di Vjaceslav.
La pioggerellina, dopo una spruzzata finale, era cessata.
Come andiamo? domand.
Noia, borbott Vjaceslav.
Tra quanto arriviamo?
L'isola  quella laggi, rispose l'uomo indicando dritto
davanti a s. Effettivamente se ne intuiva la sagoma.
All'improvviso Lena ricord quando Gavrijl l'aveva portata
a Sochi pilotando il suo hovercraft. Era felice come un
bambino alle prese con il suo nuovo giocattolo. Lena, complice
forse quell'atmosfera marina grigia ma luminosissima,
cedette per un attimo alla malinconia. Ricord quel misto di
ruvidezza e dolcezza del Derzhavin che solo lei conosceva:
la capacit di sorprendere, come la volta in cui lo conobbe.
Vorrei che tu uscissi subito di qui e mi aspettassi.
Per quanto?
Quattro anni. E poi la passione autentica per la vita,
che sapeva trasmetterle anche nei momenti pi difficili.
Scacci il pensiero. Ormai aveva fatto una scelta: Gavrijl apparteneva
al passato. E, per quanto luminoso fosse, il suo
futuro, in confronto, sarebbe stato abbagliante.
Quando attraccarono al piccolo molo, sul lato ovest di
Lambay, c'era gi qualcuno ad attenderli. Un uomo sulla
sessantina, rubizzo e con una folta barba bianca, con un
giaccone blu e un berretto di lana dello stesso colore. Non
aveva l'aria minacciosa: sembrava che scacciare i turisti rientrasse
nelle sue noiose incombenze quotidiane.
Quest'isola  propriet privata, li avvis. Non potete
sbarcare.
Vjaceslav era sempre al timone, mentre Arvo e Cerubina
si davano da fare per ormeggiare. L'uomo sembr notare la
loro scarsa dimestichezza.
Fu Lena a parlare per tutti. Oh, meno male, esord con
voce flautata. Siamo turisti russi e abbiamo un problema.
Mi chiamo Michael O'Hara, disse l'uomo, e rappresento
la propriet. Perci ve lo ripeto: quest'isola  privata.
Non potete sbarcare.
Lo sappiamo, ammise Lena. E non abbiamo nessuna
intenzione di metter piede sulla sua isola.
O'Hara la fiss sorpreso.
Stavamo risalendo la costa, continu la donna. Ma
abbiamo dei problemi al motore. Non dovrebbe essere
niente di grave. Ma saremmo pi tranquilli se qualcuno potesse
dare un'occhiata.
L'espressione sul viso di Lena, un misto di preoccupazione
e speranza, sembr colpire O'Hara, che si ammorbid.
Non scendete, per... li avvert.
Poi volt loro le spalle e raggiunse di buon passo l'edificio
bianco di fronte al molo. Dopo qualche istante riapparve
con un altro uomo, decisamente pi vecchio e magro.
Appena saliti a bordo, O'Hara present l'amico: Lui 
Tim. Tim McCarthy.  ancora un po' sbronzo, ma di motori
se ne intende.
Spiegatemi tutto, disse Tim con un sorriso strampalato,
senza staccare gli occhi da Lena.
Andiamo gi, propose Cerubina, cortese ma sbrigativa.
O'Hara intercett una rapidissima occhiata di disappunto
di Lena alla donna ed ebbe un attimo di esitazione. Fiss
prima Arvo e poi Vjaceslav e colse in entrambi qualcosa che
conosceva bene: lo sguardo di uomini pericolosi.
Venite, faccio strada, disse Lena con un sorriso, cominciando
a scendere.
Io vi aspetto qui, replic O'Hara titubante.
Vjaceslav gli appoggi una mano sulla spalla: Ma no, vi
offriamo un bicchiere...
O'Hara scosse la testa.
Vjaceslav lo guard dritto negli occhi. Se non l'accetta,
mi offendo, disse minaccioso stringendo la mano sulla
spalla.
I due irlandesi si guardarono. Tim allarg le braccia.
Non fare il difficile, Michael: un bicchiere in pi non si rifiuta
mai.
Di malavoglia, O'Hara li segu gi per la scaletta.
Appena furono sottocoperta, Cerubina tir fuori la pistola.
Sedetevi l!
Tim era sbalordito, ma lui e l'amico ubbidirono.
Non c' niente da rubare, qui a Lambay, si affrett a
spiegare O'Hara. Il volto era paonazzo e gli occhi celesti gli
schizzavano fuori dalle orbite.
Lena appoggi una mano su quella dell'uomo. Senti bene,
Michael. E senti bene anche tu, Tim. Non abbiamo nessuna
intenzione di farvi del male. Siamo qui per sbrigare
una faccenda. Ma non vogliamo nessuno fra i piedi. Vogliamo
sapere quante persone ci sono ora sull'isola e dove si
trovano esattamente. Vi raduneremo e vi terremo sotto controllo
tutti insieme per qualche ora. Poi, se nessuno far
scherzi, ce ne andremo esattamente come siamo venuti. 
tutto chiaro?
Tim McCarthy, per l'agitazione, non riusc a proferir parola.
 tutto fottutamente chiaro, le rispose O'Hara incrociando
le braccia e guardandola con odio.
Bene, disse Lena. E credete di poterci aiutare?
Tim annu energicamente.
Io non ne ho nessuna intenzione, replic invece O'Hara.

 Capitolo 43.

In volo sopra Ekibastuz.
Sabato 1 Gennaio, ore 18,37.
Il deltaplano a motore era entrato in un vuoto d'aria e Kirill
aveva sentito lo stomaco in gola. Un attimo prima il velivolo
sfrecciava in mezzo alle nubi basse, e un attimo dopo precipitava
come se le leggi della fisica gli si fossero rivoltate contro.
Prontamente Yuri Glinka aveva tirato a s la barra del timone
tagliando la traiettoria in modo da ridurre l'angolo rispetto
al vento, poi, quando il velivolo aveva intercettato
una corrente di aria calda, erano schizzati verso l'alto quasi
in verticale.
Il siberiano afferr il telaio con entrambe le mani, maledicendo
le manovre improvvise di quel vecchio pazzo e la
mancanza delle cinture. Probabilmente, pens, erano state
eliminate per alleggerire il pi possibile l'apparecchio.
A un certo punto Yuri gli indic il profilo basso di una
periferia cittadina, sulla quale brillavano delle luci intermittenti.
Ci attendono grandi cazzi a Ekibastuz! url nel microfono.
Kirill aveva subito riconosciuto quei bagliori: era in corso
una sparatoria. Stiamo andando l? chiese con calma.
Ekibastuz  mia!
Nel periodo trascorso nell'Armata Rossa, il siberiano
aveva sentito alcune storie su Ekibastuz. La prima riguardava
il nome, che in kazako significa letteralmente due pezzi di
sale, perch, al tempo della fondazione della citt, ne avevano
segnato i confini con due grossi blocchi di sale. Sorto come
centro minerario nel diciannovesimo secolo, oggi rappresentava
il pi grande giacimento di carbone a cielo aperto
del mondo, con oltre tredici miliardi di tonnellate di materia
prima in sessantadue chilometri quadrati. Facendo un
rapido calcolo: settantaquattro milioni di tonnellate di carbone
per chilometro quadrato. Un tesoro.
Quello che stavano osservando dall'alto, in rapido avvicinamento,
era probabilmente uno degli abituali scontri tra
bande per il controllo della zona. Kirill, con un riflesso automatico,
slacci la fondina. Dobbiamo proprio atterrare
l? domand.
Li vuoi o no i tuoi bozzetti? ridacchi il vecchio.
Kirill emise un profondo sospiro.
Il deltaplano cabr sulla sinistra e ora si poteva vedere
meglio la scena: circa cinquanta uomini, armati di fucili mitragliatori,
stavano assediando quella che sembrava una fabbrica
fatiscente.
Dall'interno dello stabilimento part un razzo che centr
in pieno una baracca dietro cui si riparava un gruppo di assalitori.
Bel confetto, brutte merde! url felice Yuri.
Chi attacca? url Kirill impugnando la pistola.
Sono gli uomini di Pshembayev. Un cane che ci tormenta
con il suo nome.
Cosa?
Una cabrata nella direzione opposta per poco non fece
cadere di mano la pistola a Kirill.
Kosym Pshembayev ha fondato la citt... e questo
stronzo Pshembayev sostiene di essere un suo discendente.
E che la citt  sua per diritto di nascita. Ma io me ne frego
della sua nascita. Mi interessa la sua morte! Ah ah ah!
Una raffica venne sparata nella loro direzione. Il vecchio
era sceso troppo, portando il deltaplano a tiro.
Non mi prendi, coglione! url Yuri, alzando il pugno
verso il cielo. Nessuno frega l'Aquila della Steppa!
Kirill si sentiva impotente: finch fossero stati per aria
non avrebbe potuto fare granch.
 da quando ho rifiutato di sposare sua figlia che  iniziato
questo bordello.
Perch lo hai fatto?
Sar anche vecchio, ma a quello sgorbio si poteva solo
sputare in faccia. E cos ho fatto. Pshembayev non l'ha presa
bene! Ah ah ah!
Yuri traffic sotto il suo sedile con una mano, mentre
con l'altra governava il mezzo. Dopo qualche secondo sfil
una granata. Strapp la sicura e, planando proprio al centro
dell'inferno di fuoco, la scagli su un gruppo di assedianti.
L'esplosione fece saltare in aria un barile di benzina e quattro
uomini furono scaraventati per aria.
Piaciuta? Ne ho altre! gio Yuri.
Laggi, url Kirill indicando una strada che dava su
un ponte. Possiamo atterrare lontano dagli scontri.
Non serve. Guarda...
Yuri punt verso il tetto della fabbrica e Kirill not tre
uomini armati di lanciamissili terra-terra. Un quarto indossava
un'imbracatura cui era stata agganciata una micidiale
Gatling, la mitragliatrice a canne rotanti che Kirill conosceva
molto bene.
In pochi attimi si scaten l'apocalisse. Dal tetto del
fabbricato part una salva di missili che distrusse tutto
quanto circondava la fabbrica. La Gatling fin il lavoro
sui sopravvissuti. I pochissimi superstiti se la diedero a
gambe.
Kirill scorse una figura solitaria, armata di AK47, salire
la scala esterna che dava sul retro dell'edificio. Quando fu
in prossimit del tetto, l'uomo impugn l'arma puntandola
verso quelli di Yuri che, in quel momento, stavano esultando
per le esplosioni. In una frazione di secondo il siberiano
calcol la distanza e punt la pistola. Il colpo centr in pieno
la testa dello sconosciuto.
Allo sparo Yuri ebbe un sussulto, ma poi grid contento:
Bravo! Ma non  merito tuo!  merito dell'aquila. Ora
possiamo atterrare senza problemi. Per questo mese siamo a
posto.
Il deltaplano vir nuovamente verso la strada che costeggiava
lo stabilimento. I corpi degli assalitori, dilaniati dalle
esplosioni, giacevano riversi nel fango e le macchie scure di
sangue spiccavano nel grigio.
L'atterraggio fu dolce e, quando il mezzo si arrest del
tutto, Yuri scese per primo tendendo la mano a Kirill. Potevi
anche non sparare, ma l'hai fatto. L'Aquila  orgogliosa
di te.
Volevo solo che tutto finisse il prima possibile, replic
freddo il siberiano.
Allora,  finita. Ah ah ah.
Dalle finestre dello stabilimento le urla di vittoria degli
uomini accolsero il loro capo, che alz il pugno stringendo
ancora una granata senza sicura. Per disfarsene la gett lontano,
in direzione della via di fuga dei suoi avversari.
L'esplosione completamente gratuita scaten ancora di
pi l'entusiasmo degli uomini.
Vieni con me, ordin Yuri a Kirill. Quei bozzetti te li
sei proprio guadagnati.
Il vecchio lo precedette dentro lo stabilimento. Una decina
di uomini, che sembravano appena usciti da una miniera,
lo salutarono come se fosse il loro generale. Fra questi Kirill
riconobbe il suo autista di Astana.
L'interno della fabbrica era sorprendente: al posto dei
macchinari c'erano una cinquantina fra auto sportive e vetture
d'epoca. Una moquette rossa copriva tutto il pavimento
di cemento armato facendo somigliare il posto a un grande
autosalone. Una scala di metallo cromato conduceva all'area
soppalcata, da cui si affacciavano numerosi uffici. In
ciascuno c'era una postazione telefonica con una donna:
una specie di call center per chiss quale traffico. Tutte stavano
lavorando. Non si sarebbe detto che fino a un attimo
prima, all'esterno, fosse divampata una battaglia. Evidentemente
erano abituate.
Dall'altissimo soffitto pendeva un enorme lampadario
in vetro soffiato dai colori sgargianti. Tutte le altre luci erano
diffuse da piantane di design, affiancate come sentinelle
a ciascuna delle colonne quadrate che sostenevano la struttura.
Dopo aver percorso uno stretto corridoio dove potenti
getti d'acqua calda lavarono accuratamente le tute, Yuri si
svest e Kirill vide che, sotto, portava dei pantaloni gessati e
una camicia di seta bianca, sporca di fuliggine. Una ragazza
si precipit a porgergliene una immacolata, assieme a una
giacca coordinata ai pantaloni. Yuri si tolse la camicia sporca
e la gett per terra, si infil quella fresca e indoss la giacca.
Dalla tasca interna prese una cravatta regimental rosa e
bordeaux e se l'annod. Come ultimo tocco pieg nel taschino
un fazzoletto con lo stesso motivo.
Quel vecchio era una delle persone pi sorprendenti che
Kirill avesse mai incontrato. Come se gli avesse letto nel
pensiero, Glinka alz le spalle. A casa mia vestiamo da persone
civili.
Poi indic il piano superiore.
Il siberiano si liber della tuta e subito l'assistente di Yuri
la recuper. Il vecchio si era gi avviato su per le scale.
Kirill affrett il passo e lo raggiunse.
Di sopra li attendevano tre uomini. Due stavano sorreggendo
un prigioniero, ferito al volto e con una tibia fratturata
che spuntava dai pantaloni strappati. Yuri si ferm davanti
a lui mentre Kirill si tenne a debita distanza.
Dove lo avete preso? chiese.
Il prigioniero riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti.
Stava mettendo del plastico sulla parete nord.
Yuri sfil il fazzoletto dal taschino, lo avvolse sulle dita
e sollev il mento dell'uomo, fissandolo negli occhi pesti.
Quante volte ve lo devo ripetere che qui comando solo
io? Poi si rivolse ai suoi: Avete disinnescato la bomba?
S, Aquila, rispose prontamente il capo del gruppo.
Yuri sembr compiaciuto: Be', allora riarmatela e ficcategliela in
bocca. Voglio sentire bum.
Gli uomini trascinarono il prigioniero gi per le scale.
Yuri li richiam: E riprendete tutto. Voglio che lo
spettacolino arrivi nel lettore DVD di Pshembayev questa
sera stessa. Soliti titoli: una produzione Aquila della Steppa.
Sar fatto! esclam uno di loro. Poi sparirono.
Yuri si sporse verso il piano inferiore e lasci cadere il
fazzoletto sporco di sangue. Poi, come se non fosse successo
niente, si avvi lungo il corridoio. Ci ho messo vent'anni a
consolidare il mio impero. Non sar certo un cognome morto
da pi di cento anni a strappare lo scettro all'Aquila. Te
lo giuro.
Kirill lo segu. Come al solito, prefer rimanere in silenzio.
Arrivarono davanti a una lunga parete di finestre a
specchio. Dalla tasca del gessato Yuri estrasse una tessera
magnetica che strisci dentro una serratura elettronica.
Poi si inchin verso Kirill e lo invit teatralmente dandogli
del voi: Entrate e lasciate un po' della felicit che portate.
L'ufficio era un open space tutto tinteggiato di un bianco
talmente abbagliante da ferire gli occhi.
Il vecchio si accomod alla poltrona: in quel bianco abbacinante
la figura in gessato aveva un che di alieno. Rotchko,
prima di mostrarti i bozzetti, voglio essere sicuro che
Gavrijl Derzhavin si ricorder di questo favore.
Kirill indic la sedia di fronte alla scrivania. Yuri annu.
Dopo essersi accomodato, il siberiano appoggi entrambe
le mani sul bordo del tavolo, come usava in occasioni simili.
In quella posizione era impossibile impugnare un'arma
di nascosto. Mister Derzhavin  in fin di vita a causa di
quel fondale. Io devo scoprire perch. Se mi sarai d'aiuto
sono certo che ti sar riconoscente.
Yuri Glinka scosse la testa: Giuro che non capisco. Sono
passati tanti anni, ma una cosa ti posso dire: quel fondale
non valeva niente. Neanche per me che l'ho dipinto. Forse 
una falsa pista.
Sono qui per scoprirlo. Ora, per favore, posso vedere i
bozzetti?
Yuri sembr non ascoltarlo. Olga era una strana artista,
continu massaggiandosi il mento. Non valeva granch
come pittrice. Era una... come si diceva... concettuale.
Disegnava un bozzetto e noi lo dipingevamo.
Questo non m'interes... prov a fermarlo Kirill, ma
Yuri lo blocc con un gesto della mano, poi si alz e premette
un punto sul bianco del muro alle proprie spalle. Un
grande cassetto si apr, come se nella parete si fosse prodotto
un improvviso squarcio. Il cassetto conteneva numerosi
dossier che il vecchio scartabell per almeno un minuto senza
aprir bocca. Quando trov quello che cercava, una vecchia
cartellina di cartone, la prese e richiuse dolcemente il
cassetto, che venne inghiottito nella parete.
Yuri pos la cartellina sul tavolo e slacci lo spago che la
teneva chiusa. Questa roba ha pi di sessantanni.
Kirill guard i disegni che il vecchio stava sistemando sul
piano della scrivania. Perlopi erano schizzi che non gli dicevano
nulla.
Eccolo qui, disse infine Yuri, spiegando con delicatezza
il bozzetto del fondale. Non una gran roba... molto
Klimt, qualche tocco deprimente di espressionismo tedesco
alla Kokoschka... Non certo una delle opere migliori
di Olga.
Kirill si alz per osservarlo meglio.
Cosa sono quei simboli scuri sotto l'albero? domand
dopo averlo esaminato per qualche istante.
Il marchio di fabbrica di Olga.
Puoi spiegarti meglio?
Yuri prese altri disegni dove comparivano diverse combinazioni
di quegli stessi simboli. A volte solo una coppia,
altre un'intera sequenza. Ma sempre identici e posizionati in
un modo che poteva apparire intenzionalmente casuale.
Come vedi, Olga ce li faceva mettere dappertutto.
E cosa rappresentano?
Non ne ho la minima idea. Ma se quei simboli hanno un
significato, la cara Olga si  portata il segreto nella tomba.
Questo non mi aiuta proprio... riflett Kirill, deluso.
Yuri allarg le braccia.
Puoi dirmi altro? lo incalz il siberiano, che stava iniziando
a pensare di essere arrivato fin l per niente.
Oh, certo che c' dell'altro. Guarda bene il bozzetto: 
stato disegnato direttamente da Olga. Per...
Per?
Il vecchio sorrise sornione. Ma prima che potesse parlare
un'esplosione fece vibrare le pareti.
Bum! esclam compiaciuto il vecchio.
Kirill non ci bad. Entro poche ore sarebbe stato lontano
da quel Paese, di cui non gli importava nulla, ma adesso
doveva concentrarsi su quell'enigma.
Purtroppo non ho delle fotografie del lavoro finito, riprese
Yuri, altrimenti sarebbe tutto subito pi chiaro.
Il siberiano tir fuori da una tasca la locandina che gli
aveva dato Nadja. I simboli sotto l'albero non erano cos distinguibili,
ma si poteva vedere chiaramente che qualcosa
non quadrava.
Dove l'hai presa? si stup Yuri.
L'abbiamo recuperata a San Pietroburgo.
L'uomo fece segno di passargliela, poi la confront per
qualche istante con il bozzetto, e infine gir entrambi i fogli,
affiancati, di fronte a Kirill. Vedi? lo stuzzic.
A Kirill bastarono pochi secondi. Alcuni simboli sono
diversi dal progetto originale...
Il vecchio annu in silenzio.
Perch? chiese Kirill.
Per fare un dispetto a Olga. Quella rompipalle aveva
scoperto dove nascondevo la vodka e me l'aveva requisita
tutta... avevo solo quattordici anni, capisci? Se lo meritava.
Allora le ho incasinato il suo marchio di fabbrica. Conoscevo
a memoria i simboli per tutte le volte che me li aveva fatti
dipingere: grappoli d'uva, alberi, trifogli... stupidaggini
cos.
Kirill rimase a bocca aperta. Il suo sguardo pass nuovamente
dalla locandina al bozzetto originale, mettendo a fuoco
ogni dettaglio. Perci qualunque informazione Olga
avesse voluto fornire con quella sequenza di simboli, nell'opera
finale risulta alterata.
Yuri annu sorridendo.
Posso prendere l'originale? domand Kirill.
L'altro lo fiss per qualche secondo e lui temette che gli
negasse il favore. Rimasero a fissarsi senza muoversi.
Poi Yuri si alz, si abbotton la giacca e, senza rivolgergli
pi la parola, and alla porta.
Il siberiano ammir ancora una volta il bozzetto cercando
di memorizzare ogni simbolo. Se era un codice cifrato, e
su questo non aveva dubbi, c'erano due possibilit: o il vecchio
kazako non voleva spiegargli come interpretarlo, oppure
non aveva realmente idea di cos'avesse dipinto.
Glinka gli fece segno di prendere il bozzetto e uscire. Ad
aspettarlo sulla soglia c'era la sua assistente, con la valigetta.
Il siberiano pieg con cura il bozzetto e lo infil sotto la
giacca, assieme alla locandina. Quando pass accanto a Yuri,
lui gli mise una mano sul braccio e gli fece restituire la valigetta.
Ricordati, Rotchko: ora hai un debito d'onore con
l'Aquila... qualcosa che non si ripaga con i soldi. E porta i
miei saluti a Derzhavin.
Detto questo, lo conged.
L'assistente lo guard priva d'espressione. Mister Parnok
la sta aspettando qui fuori. Lo trover solo un po' stropicciato.

 Capitolo 44.

Lambay Island.
Sabato 1 Gennaio, ore 12,41.
Humpty Dumpty sat on a wall, Humpty Dumpty had a great
fall. All th King's horses and all th King's men couldnt put
Humpty together again!(1)
La piccola Maeve Sherman scoppi a ridere. Le piaceva
sempre ascoltare le nursery rhymes recitate dal fratello
Paddy. Ancora Huppy Duppy! lo preg.
No, rispose Paddy guardando all'orizzonte. Dall'alto
del promontorio su cui si trovavano s'intravedeva la costa.
Le strida dei gabbiani riempivano l'aria e si stava alzando il
vento.
Maeve si avvicin a passetti al fratello maggiore. Era infagottata
in un cappotto molto grande per i suoi quattro anni
e in testa aveva un berretto di lana fatto a mano bianco,
verde e arancione. Allora mi racconti dei pirati!
Va bene, cedette Paddy prendendola per mano. Ma
adesso torniamo a casa. E ora di pranzo.
La tenuta dei Baring era il risultato di pi interventi nel
corso dei secoli. Di fianco alla residenza principale, ristrutturata
a inizio Novecento dal pi celebre architetto britannico,
Sir Edwin Lutyens, colui che aveva progettato Nuova
Delhi, sorgevano i due grandi edifici della fattoria, che ospitavano
tutti gli abitanti dell'isola. Tutti a parte il vecchio
Tim McCarthy, che preferiva starsene per conto suo al porto,
alla White House, dove d'estate venivano sistemati anche
gli eventuali ospiti dei padroni.
Lambay forniva ai suoi pochi abitanti un comfort limitato.
Un generatore eolico da venticinque chilowatt era stato
installato nel 2001, l'anno della nascita di Paddy: forniva
elettricit appena sufficiente per i bisogni essenziali. Si cucinava
con le bombole di gas, che venivano portate da terra
assieme ai generi alimentari, sempre che le condizioni del
mare lo permettessero. In caso contrario si sfruttavano le risorse
dell'isola, che era in parte autosufficiente. Nella buona
stagione si coltivavano frutta e ortaggi e si pascolava il bestiame:
Jill, una mucca da latte, e alcune pecore.
Mentre scendevano dal promontorio verso la tenuta,
Maeve cominci a tirare Paddy per un braccio. Allora? Mi
racconti dei pirati, s o no?
Uffa, te l'ho raccontato mille volte, sbuff lui.
Ti prego, ti prego, ancora una volta. Solo di quando facevano
i naugrafi.
I naufragi!
Paddy sbuff di nuovo, poi si ferm. Agit le mani di
fronte al volto della sorella, come un mago che fa un incantesimo,
e cominci in tono teatrale. Allora: quando c'erano
i pirati, ogni notte di pioggia e vento era benvenuta!
S! gio Maeve.
In quelle notti i pirati raggiungevano gli scogli portando
delle lanterne... vedi, proprio laggi... e si muovevano
fingendo che fossero quelle di un vascello in navigazione.
Oooh, esclam Maeve.
Paddy cominci a ondeggiare le mani imitando l'oscillare
di due lanterne e incup la voce: Cos i vascelli carichi
d'oro e di mele caramellate, credendo di seguire una rotta
sicura dietro le luci di altre barche, finivano tutti sugli scogli.
Sbrang!
Sbrang! spalanc gli occhi Maeve.
E subito i pirati correvano a rubare tutto il carico.
Mamma mia, rabbrivid Maeve. E cosa facevano agli
uomini?
Li uccidevano.
Tutti?
Tutti, dichiar solennemente Paddy.
Ma non se ne salvava neanche uno, piccolino?
Oh, Maeve... All'improvviso Paddy si ferm. Guarda
l, disse indicando il porticciolo oltre la tenuta. C'era
una barca a vela attraccata.
Chi ? chiese Maeve.
Non lo so, rispose Paddy. Ed  strano. I padroni non
ci sono. Perci nessuno aspetta nessuno.
Allora andiamo a vedere!
Maeve fece per correre, ma il fratello la trattenne per un
braccio. Aspetta. Guarda chi arriva.
Due persone camminavano nella loro direzione. Uno era
il vecchio Tim. L'altra era una donna. Portava una cerata
gialla e non c'erano dubbi che fosse arrivata con la barca.
Venite qui, bambini! url Tim.
Maeve avrebbe voluto corrergli subito incontro, ma
Paddy la prese per mano e lei lo segu docilmente. Scesero il
lungo prato e raggiunsero i due adulti.
Quando furono vicini, Tim li separ e li prese per mano,
lui a destra e lei a sinistra. Dovete venire con me... disse.
Ma non  ora di mangiare? s'insospett Paddy squadrando
la sconosciuta.
Dovete venire con me, ripet Tim, pi energico, e imbocc
il sentiero che portava a sudest della tenuta, verso la
cappella.
Ma oggi non  domenica! protest ancora Paddy voltandosi
verso la donna, che chiudeva silenziosamente la fila.
Tim non rispose, ma gli tremavano le mani.
In un paio di minuti raggiunsero la chiesetta, un piccolo
edificio di pietra grigia, con un colonnato sulla facciata. Accanto
c'era il cimitero, circondato da un basso muretto.
Di fronte alla chiesa c'era un uomo, anche lui in cerata,
che imbracciava un fucile.
Tim strinse forte le mani dei due bambini. State calmi,
cerc di rassicurarli. E un gioco. Nessuno si far del male.
L'uomo in cerata apr il portoncino di legno e chiese alla
donna: Ci sono tutti?
Tutti, conferm lei.
Tim entr nella piccola chiesa e subito Maud Sherman si
gett sui figli, abbracciandoli forte. Accanto a lei c'era anche
John, il marito.
Cosa succede, mamma? chiese Maeve. E chi sono
questi signori? aggiunse poi indicando gli altri due in cerata
gialla, un uomo e una donna.
Il padre le accarezz i capelli. Fa' silenzio, la preg.
Sulle panche sedevano gli altri abitanti dell'isola: Mo
Carrickfergus, Doran Bras e Sligo Dromahair. Stavano intorno
a Michael O'Hara, che aveva il volto sporco di sangue.
Gli uomini con le cerate costrinsero anche gli Sherman
e Tim a sedersi.
Poi, stranamente, fu una delle due donne a parlare. Siete
tutti qui? chiese minacciosamente a Tim.
Siamo tutti qui, annu l'uomo.
Sicuro?
Lo giuro.
Telefoni?
Ve li siete gi presi tutti.
La donna lanci un'occhiata ai compagni, poi torn a
Tim. Vi spiego brevemente cosa succede.
Nessuno fiat.
Adesso voi, da bravi, rimanete qui. Lui, indic l'uomo
con il fucile, rimarr a controllarvi. Noi dobbiamo fare una
cosa. Quando avremo finito, fra poche ore, sarete tutti liberi.
Se non farete sciocchezze, nessuno si far del male. 
chiaro?
Chiaro, ripet Tim, assieme ad alcuni dei presenti.
Io devo fare pip, annunci Maeve.
Per un attimo scese il silenzio.
Accompagnala fuori, ordin la donna alla madre. Se
non rientrate entro un minuto, uccido il fratello.
Maud sollev la bambina e usc svelta.
La donna tir fuori una pistola automatica e la punt alla
tempia di Paddy. Poi guard l'orologio e cominci a scandire
un countdown da sessanta secondi. Quando arriv a quarantatr
Maud rientr con la piccola. Tutti trassero un sospiro
di sollievo.
La seconda donna scambi un cenno d'intesa con l'uomo
armato di fucile e se ne and con gli altri due.
Nessuno faccia l'eroe, intim.
Maeve tir la manica della madre. Mamma, sussurr
emozionata. Sono i pirati?

Note.
1. Humpty Dumpty sedeva su un muro. Humpty Dumpty fece un gran
capitombolo. Tutti i cavalli e tutti gli uomini del Re non riuscirono a rimettere
insieme Humpty. (N.d.A.)
 
Capitolo 45.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Sabato 1 Gennaio, ore 14,08.
La lezione di Raye era talmente bizzarra che Victoria aveva
scosso subito la testa.
Non fare cos, l'ammon l'insegnante, che per l'occasione
portava un abito arcobaleno, abbinato a una lunga
collana di perle. In questo modo sperimenteremo sul campo
i tuoi progressi.
Io non vado nella metro vestita da barbona! protest
Victoria.
Imperturbabile, Raye mise sulla scrivania una vecchia valigia
piena di adesivi e cominci a trafficare con le chiusure
a molla.
Victoria rimase in silenzio a osservarla e appena la valigia
fu aperta stent a credere ai suoi occhi: Raye le stava mostrando
un corpetto di pizzo rosso, con tanto di laccetti e
reggicalze. Al solo pensiero di farsi vedere con un indumento
cos volgare, lei rabbrivid.
Ma Raye, fortunatamente, si era sbagliata: No, questo
serve per un'altra lezione.
Victoria parve sollevata.
Eccoli! esclam poi la donna, raggiante.
Con delicatezza, distese sulla scrivania una longuette di
tartan rosso, che aveva visto tempi migliori, un paio di calzettoni
di lana neri, due anfibi militari con la suola consumata,
un maglione rosso tarlato in pi punti e un berretto
scozzese con un pompon mezzo scucito.
E io dovrei conciarmi cos? si inalber Victoria. Sembrer
la nipote decaduta di William Wallace!
Raye si fece seria. Sai chi  Joshua Bell? domand.
Victoria ci pens su per un attimo: aveva gi sentito quel
nome ma, al momento, non riusciva a focalizzare dove e
quando.
Devi studiare di pi, mia cara streghetta.
Victoria si accasci sulla sedia senza una parola e Raye ne
approfitt per chiudere la valigia. Poi si sistem sulla poltrona,
rivolgendola verso la larga vetrata: ora Victoria vedeva
solo uno schienale bianco.
C' un uomo che suona Bach con il violino, nella metropolitana
di Washington, cominci a raccontare Raye.
Suona ininterrottamente per quasi un'ora e nessuno gli bada.
 l'ora di punta, e migliaia di persone attraversano la
stazione pensando al lavoro, ai figli, al mutuo... E c' l un
uomo, con la custodia del violino aperta ai suoi piedi, che
esegue brani classici per raggranellare qualche spicciolo. A
vederlo,  solo uno che, come tanti altri, cerca di sbarcare il
lunario con l'unica cosa che sa fare: suonare il violino.
Victoria temeva che il racconto di Raye sfociasse in una
predica sul valore dell'arte, ma non volle interromperla.
Ogni tanto qualcuno si ferma, prosegu l'insegnante.
Fruga nelle tasche, ascolta per alcuni secondi e poi getta
nella custodia qualche moneta. Ma non c' tempo per fermarsi,
bisogna andare... anche se quella musica ha qualcosa
di strano. Quell'uomo ha qualcosa di strano. Molte di quelle
persone, dopo essere passate oltre, ripenseranno alle note
che hanno appena ascoltato. Qualcuno le fischietter pure.
Perch quell'uomo non smette di suonare e i lunghi tunnel
trasportano quelle melodie fino ai binari. Poi arriva un
bambino, per mano a sua madre. Avr tre anni, non di pi:
si ferma ad ascoltare il violinista, ma lei sta facendo tardi e
lo trascina via senza badarci troppo... Il violinista se ne accorge
e, senza smettere di suonare, si volta verso il bambino.
Molti altri piccoli, passando l davanti, si comportano allo
stesso modo. Alla fine succede il miracolo: alcuni adulti si
fermano catturati dalla musica e per un attimo dimenticano
i loro problemi, perdono il treno... tanto dopo ne passer
un altro. Si forma un capannello che non vuol lasciarsi sfuggire
quell'attimo di magia. Gli spettatori sono ignari del fatto
che davanti a loro c' Joshua Bell, uno dei pi grandi violinisti
del mondo, che sta suonando per pochi spiccioli uno
dei brani pi complessi mai scritti nella storia, con uno Stradivari
da quattro milioni di dollari.
Raye ruot sulla poltrona con un unico gesto fluido e
Victoria not che aveva gli occhi lucidi. Cosa voleva dimostrare?
Raye si alz e and ad accarezzare gli abiti che aveva disteso
sulla scrivania. La domanda che si  posto l'artista 
semplice: in un ambiente frenetico, in un'ora inappropriata,
si pu percepire la bellezza?
Victoria pens a quell'uomo.
Allora comprese.
Si alz anche lei e afferr il maglione tarlato: era davvero
brutto. Abbinato a quella gonna inguardabile l'avrebbe fatta
somigliare a uno spaventapasseri.
In quel momento, la porta dello studio si apr e Madame
Iv entr trascinando un trolley di pelle bordeaux. Come
sempre era perfetta: non un capello fuori posto, non una
sbavatura nel rossetto. Tutto come se fosse appena uscita da
una beauty farm, pronta per sostenere un altro lungo tour
promozionale a fianco di una delle sue famose protette.
Eppure tornava da un viaggio che doveva essere stato
doloroso: una delle sue pi care allieve era morta, e Madame
era andata al suo funerale. Tutta la Russia stava piangendo
quella perdita e, probabilmente, lei aveva fatto altrettanto.
Anche se non lo dava a vedere.
Cosa state facendo? domand loro Iv in tono neutro.
Raye le sorrise e le corse incontro come una bambina, ma
lei la ferm con un elegante cenno della mano.
Ci stiamo preparando alla prova metrl annunci entusiasta
Raye.
Madame si volse verso Victoria, che riusc solo ad abbozzare
un sorriso imbarazzato.
Ah, annu Iv.
Ha avuto la sua prima accordatura! esclam poi Raye,
raggiante.
Madame si diresse verso l'ufficio privato, senza perdere
per un attimo di vista la sua allieva.
Dopo aver sistemato il trolley, ritorn nella sala e si sedette
alla scrivania. Guard i vestiti che ingombravano il
piano di cristallo senza neanche sfiorarli, come se il solo toccarli
potesse contaminarla. Quindi hai fatto progressi?
chiese finalmente a Victoria.
Ho avuto... come l'ha chiamata Raye... la mia prima accordatura.
E com' stato? s'inform Madame, con il tono di un
medico che sta visitando un paziente.
Strano, rispose la ragazza incapace di definire altrimenti
le sue sensazioni.
Madame Iv si rivolse a Raye: Hai fatto un ottimo lavoro.
Davvero. Ora per devi tornare subito a Dublino.
Victoria si volt verso Raye: appariva sinceramente dispiaciuta,
ma annu con fare serio.
Raye, continu Iv dolcemente. Ti aspetta un compito
importantissimo: solo tu puoi occupartene, con l'aiuto di
tuo marito.
Victoria immagin per un momento che tipo potesse essere
il marito di Raye, ma poi si chiese se il compito importantissimo
fosse un'altra allieva da istruire, magari pi promettente
di lei. Prov una fitta di gelosia che le parole successive
di Iv acuirono.
Quanto a te, Victoria, disse Madame, ho bisogno di
un po' di tempo per sistemare alcune faccende. Dobbiamo
sospendere per qualche giorno le lezioni... questo viaggio
imprevisto mi ha sommersa di lavoro.
Allora... io vado, si conged Raye guardando Victoria
con dispiacere.
Iv si limit ad annuire.
Raye raccolse tutti i vestiti dalla scrivania, li gett alla rinfusa
nella valigia e dopo averla chiusa scambi una veloce
occhiata con Madame. Le due donne non si dissero una parola,
ma in quello sguardo c'era molto pi di un cenno di
commiato.
Mentre Raye si avviava alla porta, Victoria corse ad abbracciarla.
Chiss per quanto tempo non l'avrebbe pi rivista.
L'altra ricambi la stretta con calore, poi la prese per le
spalle e le avvicin la fronte alla sua. Per qualunque cosa,
hai il mio numero. Qualunque cosa. Chiaro, streghetta?
Grazie, mormor Victoria. Si era creato un legame.
Non sapeva di che tipo, ma sentiva che dal momento in cui
Raye avesse varcato quella porta tutto sarebbe stato diverso.
Poi Raye usc, senza pi girarsi.
Madame Iv era rimasta impassibile a osservarle, come se
quel commiato affettuoso l'avesse infastidita.
Victoria prese il quaderno prosodico e lo ripose nella
borsa.
Cosa stai facendo? le chiese Madame.
Ha detto che non ha tempo per me, ribatt Victoria,
senza nascondere il suo disappunto.
Siediti un attimo. Prima che te ne vada, voglio farti una
domanda.
Victoria si sedette tenendo la borsa in grembo.
Madame la studi per qualche istante, appoggiata ai
braccioli. Devi essere sincera con me.
Victoria annu.
Dalla tua risposta dipendono molte cose.
Victoria era a disagio. Forse Iv voleva sincerarsi che durante
la sua assenza lei non si fosse lasciata sfuggire qualcosa
sulle loro lezioni.
Madame la colse di sorpresa: Per caso, mi hai sognato?

 Capitolo 46.

Lambay Island.
Sabato 1 Gennaio, ore 14,20.
Lena usc dalla chiesetta con Arvo e Cerubina, lasciando
Vjaceslav a guardia degli abitanti dell'isola.
Ripresero il sentiero che portava alla tenuta e da l si
inerpicarono lungo il pendio, in direzione del promontorio,
l dove poco prima giocavano i bambini.
Cerubina portava una sacca nera.
Arvo tir fuori il localizzatore GPS e controll i dati che
aveva impostato:
Latitudine 53 29' 1802 N
Longitudine 6 01' 1633 O
Salirono per circa quattrocento metri lungo il crinale. Il
vento soffiava forte.
A un certo punto Arvo fece cenno alle due donne di fermarsi.
 qui, annunci. Questo  il punto preciso.
Cerubina pos a terra la sacca e ne estrasse due pale di
acciaio pieghevoli.
Aspetta, ordin Lena.
Si trovavano al centro di una spianata erbosa, che saliva
leggermente verso est. La terra era umida, l'aria satura di
salsedine e il cielo gonfio di nubi scure. Qua e l si vedevano
rare sagome di gabbiani, adagiati sul vento.
Lena era perplessa. Si aspettava un posto diverso: un albero,
o un cippo oppure una croce celtica. Invece niente.
Possibile che le Migliori avessero sotterrato il Libro di Foglie
nel bel mezzo di un prato? Senza un riferimento, un segno
di riconoscimento? Qualcosa non tornava, ne era certa.
Si fece passare il GPS da Arvo e controll le coordinate, ma
tutto quadrava. Forse il punto era un po' pi in l. Ma nell'area
corrispondente alle coordinate non c'era niente: non
un albero, non un cespuglio.
Arvo, il georadar, disse alla fine.
L'uomo tir fuori dalla sacca la valigetta di alluminio con
la quale era arrivato a Dublino. All'interno erano alloggiati
vari componenti che lui dispose sull'erba e, in pochi minuti,
assembl. Alla fine si alz allacciandosi un'imbragatura sul
petto, che sosteneva un computer portatile con il monitor
aperto. L'apparecchio era collegato a un ibrido fra un aspirapolvere
e un metal detector. Avvi il software. Quando, al
bar dell'hotel, aveva mostrato al gruppo il contenuto della
valigetta, aveva assicurato che l'antenna da 500 megahertz
avrebbe permesso una penetrazione del segnale fino a una
profondit di tre metri, e il riconoscimento di tutti i materiali
pi comuni. Inoltre, durante il processo di scansione, i
dati giungevano in tempo reale sul display, venendo anche
registrati sull'hard disk, con la possibilit di essere riesaminati
in un secondo momento.
Arvo cominci a camminare sul terreno intorno al punto
indicato, muovendo l'apparecchio come se lucidasse l'erba.
Intanto osservava i dati sul monitor.
Quanto  grossa la pietra?
Non lo so esattamente, rispose Lena. Ma abbastanza.
Passarono alcuni minuti, finch Arvo non si ferm a
qualche passo dal punto indicato dal GPS.
Qui sotto c' una grossa pietra.
Quanto grossa?
Circa settanta centimetri.
Proviamo... disse Lena.
Cerubina prese la pala e cominci a scavare. Arvo si liber
dall'imbragatura e l'aiut con l'altra pala.
Lena li osservava in silenzio.
Scavavano energicamente, ma ci volle una buona
mezz'ora prima che l'acciaio di una pala cozzasse contro
qualcosa di rigido. Liberarono i contorni della pietra e Lena
si chin a esaminarla. Ripul le ultime tracce di terra e pass
le dita sulla superficie, con attenzione.  solo un sasso,
constat.
Arvo riprese l'apparecchiatura e ricominci a sondare il
terreno, allargando il perimetro delle ricerche giro dopo giro,
ma senza risultati.
Lena si guardava intorno, pensierosa. A una ventina di
metri dal punto indicato dal localizzatore emergeva dal terreno
lo spuntone di una roccia grigia, piramidale. Come
aveva fatto a non accorgersene prima? Ecco: quello era il segno
di riconoscimento.
Raccolse la pala di Arvo e si mise ad armeggiare intorno
alla roccia. Piant la punta e scalz una zolla di terreno, poi
un'altra, e un'altra ancora. Cerubina cominci ad aiutarla,
Arvo le diede il cambio e, in breve, riuscirono a liberare tutto
il terreno intorno. Era un sasso di almeno un centinaio di
chili.
Adesso occorreva una leva per smuoverlo da l.
Arvo, senza attendere ordini, si avvi verso il boschetto
che limitava il pianoro e torn dopo qualche minuto con un
lungo ramo spesso quattro dita.
Dopo alcuni tentativi, in tre, riuscirono a smuovere il
masso dalla sua sede.
Sotto non c'era niente.
Stizzita, Lena riprese la pala e cominci a scavare con
colpi nervosi. Pass qualche minuto, poi anche lei dovette
arrendersi all'evidenza. L sotto non c'era proprio nulla.
Arvo prese coraggio e chiese: Ma cosa stiamo cercando
di preciso?
Lena piant rabbiosamente la punta della pala nella terra
umida, poi cambi espressione e lo fiss. Un filtro d'amore,
rispose ambigua.
 
Capitolo 47.

Mosca, Clinica Volokonin.
Domenica 2 Gennaio, ore 3,36.
Al rientro a Mosca, Kirill era stato accolto da una magnifica
notizia. Non era tipo da farsi travolgere dall'emozione, eppure,
saputo che Gavrijl era uscito dal coma, fu scosso da
una gioia profonda.
In quei giorni aveva cercato di ignorare i suoi demoni,
ma Vurdalak e Upyri non avevano smesso di volteggiargli in
testa. Che cos'avrebbe fatto se Gavrijl fosse morto? Dopo la
scomparsa di Catherine, l'impero di Derzhavin sarebbe passato
a Nadja, che certo non sarebbe stata in grado di gestire
gli affari del padre. Era solo una ragazza, un medico, con
una visione del mondo diametralmente opposta. E se anche
avesse scoperto all'improvviso di volersene occupare, non
avrebbe mai avuto l'abilit n, soprattutto, il pelo sullo stomaco
di Gavrijl. A quel punto, quanti nemici di Derzhavin
si sarebbero ricordati del fidato siberiano e sarebbero venuti
a prendersi, senza troppi rischi, la loro vendetta? Kirill
aveva tentato di non pensarci, ma era impossibile. Senza la
protezione di Gavrijl, e la soggezione che incutevano il suo
potere e il suo denaro, lui sarebbe stato molto vulnerabile.
 vero, se l'era sempre cavata, e magari ce l'avrebbe fatta
anche questa volta, ma tutta la sua vita sarebbe di nuovo
cambiata.
La notizia delle buone condizioni di Gavrijl gli era stata
comunicata da Nadja quando lui era ancora in volo, di rientro
dal Kazakistan. Dopo l'atterraggio si era fatto portare
subito alla clinica dagli uomini di Taras, venuti a prenderlo.
Adesso era di fronte a Gavrijl.
La stanza era in penombra. Tutto trasmetteva un senso
di spersonalizzazione: la pulizia accurata, l'odore di disinfettante
nell'aria, la ricchezza dell'arredamento.
L'uomo, attaccato alla flebo e all'ossigeno, cerc di sorridergli,
ma il risultato fu un ghigno inquietante. Kirill
non ci fece caso: negli ospedali dell'Armata Rossa aveva
imparato a decifrare i volti dei compagni feriti e sapeva
che il primo sintomo della sofferenza era il modo in cui
distorcevano le espressioni del viso. E pi uno tentava di
ostentare benessere, pi il dolore si manifestava sottilmente.
Il siberiano si accost al letto e premette la mano sulla
destra dell'infermo, che rispose con una stretta debolissima.
Lena... sussurr.
Kirill lo fiss negli occhi: avevano perso molta della loro
vitalit, ma era sicuro che presto Gavrijl si sarebbe ripreso.
Sappiamo tutto, disse.
Poi cominci a spiegargli con lentezza, scandendo bene
le parole come parlasse a un bambino: Lena ha fatto perdere
le sue tracce. Per le stiamo addosso. Omarov ha messo
due uomini a spulciare le liste di tutti i voli degli ultimi
giorni. Di sicuro ha usato generalit false, ma prima o poi la
troveremo.
Gavrijl abbass lentamente le palpebre.
Kirill si attard ancora un po' con la mano appoggiata
sulla sua, poi gli sistem le lenzuola - un gesto di cui lui
stesso si stup - e lasci la stanza.
Fuori c'era Nadja. Hai visto che miglioramento? gli
chiese emozionata.
Lui le mise una mano sulla spalla e l'accompagn verso
la saletta che era ormai diventata la loro casa.
Appena entrarono una inserviente in camice bianco,
che stava rassettando, chiese scusa e fece per uscire. Kirill
la ferm, domandandole se poteva portare qualcosa da
mangiare: la donna annu con un inchino allontanandosi
svelta.
Appena furono seduti, lui finalmente parl: S, lo trovo
bene. Ma sei tu il medico. Sei tu che devi dirmi come
sta.
Nadja sospir: Ci vorranno ancora giorni, forse qualche
settimana, prima che si riprenda del tutto. Ma ormai  fuori
pericolo.
Danni agli organi?
Per ora sembra di no. Ma aspettano che le sue condizioni
si stabilizzino per effettuare degli esami pi approfonditi.
Kirill appoggi le mani sulle ginocchia con un'espressione
compiaciuta, ma rimase in silenzio.
Nadja lo fissava con insistenza. Allora decise di soddisfare
la sua curiosit. Il tuo lavoro a San Pietroburgo  stato
utile. Abbiamo una pista.
Davvero?
S, anche se  complessa. O, almeno,  qualcosa che non
riesco a decifrare bene. Ma, forse, a te che hai studiato dir
qualcosa di pi.
Bussarono alla porta e l'inserviente entr con un carrello
colmo di piattini dorati: c'erano panini, sandwich, tartine,
acqua e birre. La donna lo lasci l e si conged, chiudendosi
la porta alle spalle.
Kirill fece cenno a Nadja di servirsi, ma lei scosse la testa.
Cosa aspetti? Va' avanti, lo esort.
Il siberiano addent un panino. Poi, tra un boccone e
l'altro, ripercorse quello che gli era successo in Kazakistan.
Sorvol sull'accoglienza e su come l'autista aveva abilmente
messo fuori gioco Parnok, lasciandolo solo, ma non
pot fare a meno di descrivere per filo e per segno il lago
atomico e l'attivit di Yuri Glinka. Nadja appariva stupita e
coinvolta.
Alla fine Kirill le raccont quello che era successo da
Glinka. Quando gli ho mostrato la locandina, gli  venuto
un colpo. Ricordava tutto benissimo e ha confermato
ogni parola del racconto dell'archivista di San Pietroburgo.
E ti ha spiegato cosa nasconde il fondale?
Kirill scosse la testa: Purtroppo no. Lui ha eseguito il
lavoro, ma non ha la minima idea di cosa stesse facendo.
Eppure  questa la chiave del mistero...
Pare proprio di s.
Perci, se scopriamo di cosa si tratta, abbiamo buone
probabilit di capire perch Lena ha fatto tutto questo, e
dov' finita.
S.
Con un gesto molto teatrale, Kirill tir fuori il bozzetto
di Glinka e lo appoggi sul tavolino di cristallo, di fronte a
Nadja. Questo  il bozzetto che mi ha dato in Kazakistan,
comunic.
La ragazza si sporse dalla poltroncina per esaminarlo pi
da vicino.
Aspetta, disse Kirill. Prese anche la locandina e la
pieg riducendola all'immagine centrale. E qui c' il nostro
fondale.
Il primo bozzetto  l'originale, le spieg. Quello disegnato
da Olga Tvardovskij. Il secondo invece  la locandina
teatrale che hai recuperato a San Pietroburgo: riproduce il
fondale esattamente come lo dipinse Glinka. A prima vista
sembrano identici, ma quello che li distingue sono i simboli
nascosti, guarda l. Che diavolo vorranno dire?
Nadja sbianc: Io lo so.
Kirill la fissava.
Sulla locandina non li avevo notati: sono molto sbiaditi,
riprese Nadja, ma sul bozzetto sono chiarissimi.
Allora? chiese impaziente lui. Cosa significano questi
simboli?
La mamma aveva un tatuaggio, rispose lei. Adesso te
lo disegno.
Prese un foglio di carta e, aiutando la memoria con ripetute
occhiate ai simboli sui due disegni, tratteggi una sequenza.
Poi la mostr a Kirill.
Il tatuaggio era questo, spieg Nadja. Insomma, non
disegnato cos male, ma con questi simboli.
S, ma cosa significano? insist lui.
Aspetta un momento. Prese la locandina e il bozzetto
e usc dalla stanza.
Kirill rimase a fissare il tavolino in silenzio.
Qualche istante dopo Nadja rientr con una serie di fotocopie
ingrandite e un paio di forbici. In silenzio ritagli
alcuni simboli e ripropose la sequenza che aveva disegnato
prima. Ecco, questo  esattamente il tatuaggio della
mamma.
v + : n * t
Allora mi dici cosa rappresenta?
La sua data di nascita.
Cosa?
Non  difficile interpretare questi simboli. Ognuno corrisponde
a un numero.
Kirill si concentr sul collage.
Allora, continu Nadja. Il primo simbolo ha due foglie
e infatti corrisponde al numero 2. Poi c' un trifoglio
che  un evidente 3. Poi due foglie che formano un 8. Poi
un 1...
Poi un 9.
Certo. Quindi un grappolo d'uva con sei acini e infine
una mano con cinque dita, concluse lei.
Perci, riassunse Kirill, abbiamo 2, 3, 8, 1, 9, 6 e 5.
Esatto. La data di nascita della mamma: 23 agosto
1965.
Kirill si massaggi le due cicatrici sul collo, poi prese in
mano le fotocopie ingrandite di Nadja.
Puoi passarmi le forbici? le domand. Mi  venuta
un'idea.
Nadja ubbid senza fare domande.
Kirill prese due fotocopie, una della locandina con al
centro il fondale e una del bozzetto. Si concentr sui simboli
al fondo di ciascuna illustrazione. Le ripass con un sottile
pennarello nero per renderle pi nitide, e infine le ritagli
ottenendo due fasce orizzontali.
Ecco: guarda qui. La striscia mostra tutti i simboli della
locandina.
A questo punto, osserv Nadja, non  difficile stabilire
che si tratta di una sequenza di numeri.
Aspetta... disse Kirill mostrando il secondo ritaglio ingrandito.
Come vedi, le sequenze numeriche sono due: quella
ideata da Olga Tvardovskij e quella che Glinka ha disegnato
di testa sua... per farle dispetto.
Dispetto?
Non farmi raccontare... la preg lui facendo un gesto
come per scacciare una mosca.
Poi prese il pennarello e riport su un foglio le due serie
di numeri.
LOCANDINA FONDALE: 53-29-18-2-6-1-16-33
BOZZETTO ORIGINALE: 53 - 22 -18 - 2 - 6 -16 -16 - 33
In pratica, Yuri ha cambiato un 2 in un 9 e ha eliminato
un 6, not Nadja.
Gi, ma siamo al punto di prima. Appurato che questi
simboli corrispondono a numeri, cosa diavolo significano
queste due sequenze?
Non ne ho la minima idea, sospir Nadja.
E ho un'altra domanda.
Cio?
Perch tua madre aveva un tatuaggio con questi simboli?

 Capitolo 48.

Londra, Kerr Gallery.
Domenica 2 Gennaio, ore 11,38.
La firma di Florette sul cartoncino d'invito era inequivocabile.
Iv lo fiss ancora una volta: si trattava della presentazione
della seconda edizione di una serie di francobolli dedicati
a sei donne inglesi che hanno fatto la differenza nella
storia.
Nella precedente occasione, la Royal Mail aveva promosso
la prima serie con una mostra, ed era stato un successo.
Allora le protagoniste erano state cittadine come
Marie Stopes, la prima nella storia a scrivere un libro che
consigliasse alle donne come gestire e pianificare la vita famigliare,
o Barbara Castle, fra le prime attiviste a mettersi
in gioco per promuovere il voto femminile e il diritto all'aborto.
Perch Florette l'aveva invitata l? E come mai neppure
una telefonata di preavviso?
C'era qualcosa che non tornava. Cos Iv aveva annullato i
suoi impegni e si era recata alla Kerr Gallery, che ospitava
l'evento. La cosa non le piaceva: il luogo sarebbe stato troppo
affollato per una conversazione privata. Inoltre lei e Florette
erano personaggi in vista e, sicuramente, sarebbero
state avvicinate da molti, per una foto, un consiglio,
un'intervista... o anche solo per semplice gossip.
Ma Iv non aveva scelta: dopo tanti anni era comparsa
una traccia che poteva condurre al recupero dell'oggetto
pi prezioso del mondo.
Quando il taxi arriv davanti alla galleria, Iv non riusc a
reprimere un moto di fastidio. La folla si accalcava di fronte
al largo cancello in stile vittoriano che dava accesso alla sala
principale, dov'erano esposti gli esemplari unici dei sei francobolli.
Una fila composta e ciarliera stava affluendo ordinatamente.
Iv riconobbe Sir Humphrey Monhagan, accompagnato
dalla sua nuova fiamma, e pens che avrebbe fatto
meglio a essere pi discreto, soprattutto con una causa di
divorzio in corso che avrebbe potuto metterlo in ginocchio
definitivamente. Poco distante da lui Emma Holmes, la signora
dei salotti di Bloomsbury, sulla sua sedia a rotelle, accompagnata
da un aitante giovane in smoking, il suo gigol
mensile.
Iv era indecisa se scendere, quando il volto di Florette invase
la visuale del finestrino.
Un brindisi prima delle danze? le propose l'amica.
Un brindisi e delle spiegazioni, grazie, rispose Iv
aprendo la portiera.
Florette l'accolse con un abbraccio prolungato cui lei
non si sottrasse. Quando si staccarono, Iv appoggi delicatamente
la mano sul braccio dell'amica. Perch mi hai fatto
venire qui?
Il sorriso della creola si allarg suadente. Un po' di vita
sociale, no?
Da quando ti conosco tu non hai mai fatto nulla che
non fosse calcolato.
Florette la prese a braccetto e la condusse dalla parte opposta
della fila in entrata.
Dove mi porti?
Arrivando ho visto un wine bar italiano poco distante
da qui. Mi sembra carino e molto molto vuoto.
Iv scost il braccio di Florette. Non muovo un passo se
prima non mi spieghi.
Florette si ferm. Un giovane fotoreporter le not e lei si
mise subito in posa, imitata da Iv.
Qualche gustosa news, Madame Lily? domand il ragazzo.
Nessuna, lo gel Iv.
Catherine Ferrari Derzhavin era come una figlia per
lei. Chi prender il suo posto nel nuovo film di Kenneth
Branagh?
Domanda ovvia e ferita aperta. Iv avrebbe preferito non
rispondere, ma era lavoro. Ci sono belle novit su quel
fronte.
Il reporter abbass la reflex e si avvicin con aria complice.
Mi dia una dritta, la prego.
Per quale giornale lavora?
Daily Express.
Iv guard con finto stupore Florette, che ricambi l'occhiata.
 un buon giornale, disse alla fine.
Il migliore. Il ragazzo, annusando lo scoop in arrivo,
aveva tirato fuori il registratore digitale.
Iv lo scost con delicatezza e avvicin le labbra all'orecchio
del giornalista. Catherine Derzhavin non  morta,
sussurr.
Il ragazzo sbianc. Mi sta prendendo in giro?
Sta a lei deciderlo. Per, prima di riferirlo al suo direttore,
le suggerirei di fare qualche ricerca...
Il reporter era rimasto a bocca aperta. Seguir il suo
consiglio, anche se mi sembra una presa in giro...
Io non ho mai preso in giro nessuno. E lo moll l, allontanandosi
sottobraccio a Florette.
La creola rimase in silenzio per mezzo isolato, poi sbott:
Perch mai gli hai mentito?
Iv si volt per accertarsi che nessuno le stesse seguendo.
Dov' il tuo wine bar?
La prossima via.
Bene.
Non hai risposto alla mia domanda.
Iv acceler il passo. Gli ho mentito per due motivi: il
primo era di togliermelo dai piedi, e il secondo di attrarre la
stampa sul caso. Qualche giornalista abile potrebbe metterci
sulle tracce di Lena. Derzhavin ha lavorato per tenere tutto
sotto silenzio, vuole farsi giustizia da solo. Ma noi dobbiamo
arrivare su Lena per prime, e recuperare il Libro di
Foglie.
Il locale era praticamente vuoto e scelsero un tavolino
appartato. Ordinarono due calici di Tignanello, e il cameriere
le fiss con aria contrita. Temo di non averne,
spieg.
Forse dobbiamo orientarci su qualcosa di meno pretenzioso,
ragion Iv.
Andr benissimo un rosso toscano, decise Florette.
Il cameriere annu e scomparve.
Adesso mi spieghi perch siamo qui? insist Iv.
Per Yana.
Quel nome fece trasalire Iv.
L'hai vista al Bolshoi, riprese Florette. Era scossa, incredula.
Lo sarei stata anch'io se la candidata alla mia successione
si fosse comportata come Lena.
Non  solo questo.
Vieni al punto, si spazient Iv.
Io rispetto Yana, ma dobbiamo prendere atto che 
molto anziana e probabilmente non riuscir a portare avanti
il suo compito ancora per molto. Anzi, per come la vedo io,
non sar in grado di fare altre scelte.
Florette non aveva tutti i torti, ma in ogni caso non spettava
loro decidere delle sorti di un'altra Migliore. Non era
mai successo e non sarebbe dovuto accadere mai. Era il fondamento
del Cenacolo: evitare qualunque tipo di ingerenza
geografica negli affari delle altre. Le Sorelle non erano una
setta: non esistevano gradi intermedi n organigrammi. A
eccezione delle Migliori, scelte solo per tramandare nei secoli
l'insegnamento, ogni Sorella rappresentava una cellula
indipendente di quell'organismo. Non c'erano assemblee,
n tornate rituali, tantomeno cerimonie o feste collettive da
celebrare. Non erano previsti statuti n dogmi. La pratica
cui venivano introdotte le nuove Sorelle era esclusivamente
personale: se non avessero percepito sulla propria pelle gli
effetti dell'insegnamento, semplicemente, non sarebbe accaduto
nulla.
Per questo le Sorelle contemporaneamente attive, nell'arco
dei secoli, non avevano mai superato le duecento
unit.
Le centotrentaquattro Sorelle attuali, selezionate dalle
Migliori, istruite dalle Sorelle pi esperte e gettate sul palcoscenico
del mondo, avevano un solo obiettivo: sedurre
e soggiogare gli uomini pi potenti della Terra per indirizzarne
le scelte. Perch? Perch loro sapevano farlo meglio.
Essere una Sorella era un fatto personale, completamente
estraneo a qualsiasi contesto di potere o di interesse
privato. C'era un obiettivo alto, e tutto doveva tendere a
quello.
Perci le allieve non versavano tributi a un ente astratto,
n c'erano tessere di appartenenza. Soldi non ne circolavano,
essendo il denaro una mera conseguenza dell'abilit negoziale
di ciascuna.
Se fosse stato possibile riassumere la relazione fra le Sorelle
in una sola parola, la pi appropriata sarebbe stata
baratto. Un baratto emotivo e vitale. Da pi di duemilacinquecento
anni ogni insegnante, facendo crescere una
candidata, aveva di ritorno qualcosa di pi di un bene materiale,
qualcosa che il denaro non avrebbe mai potuto
comprare: il recupero di una consapevolezza interiore atavica.
La sensazione che ogni essere umano prova, quel brivido
lungo la schiena che  l'eco di un'animalit superiore
andata perduta nei secoli, ebbene, le Sorelle sapevano risvegliarla
in tutta la sua potenza con l'accordatura, e farla
diventare parte di s, come una terza elica del DNA. Un
privilegio riservato unicamente alle donne: perch ogni essere
umano  carne di donna.
Le radici della scoperta si perdevano nella notte dei
tempi. Ma chiunque avesse sfogliato un libro di storia sapendo
cosa cercare, non avrebbe faticato a trovare tutti i
nomi.
Il cameriere port i due calici di vino e Florette pag immediatamente
il conto. Appena l'uomo si allontan, Iv riprese
il ragionamento. Yana sa quello che fa. E solo che il
tradimento di Lena l'ha sconvolta. Ma non ci saremmo sentite
allo stesso modo anche noi due?
Florette sorseggi il suo vino. Hai ragione. Ma dove
trover la forza per rimettersi in gioco dopo un fatto simile?
Il suo giudizio, in futuro, sar offuscato dal senso di colpa.
Iv la squadr. Perch Florette stava prendendo tanto a
cuore la questione? Cos'hai in mente? la incalz.
Florette sorrise: Il futuro.
 
Capitolo 49.

Mosca, Direzione Centrale della Polizia.
Domenica 2 Gennaio, ore 15,16.
L'ispettore Fdor Omarov si sistem il colletto della camicia
blu, poi premette il pulsante dell'interfono che lo collegava
alla stanza accanto. Signorina Menchova, lo faccia entrare...
disse.
Un istante dopo comparve Kirill Rotchko. Aveva la barba
lunga, gli abiti stropicciati e la faccia tirata di chi non
dorme da giorni.
Accomodati, Kirill, lo invit il poliziotto.
Ciao, Fdor, rispose il siberiano sedendosi di fronte
alla scrivania.
Come sta Mister Derzhavin?
Meglio, tagli corto Kirill, venendo subito al punto.
Perch mi hai fatto venire fin qui? Avete trovato Lena Leskov?
No, rispose Fdor.
Kirill apparve deluso. C' dell'altro?
Abbiamo individuato il gruppo di fuoco del bunker.
Sono gli stessi che hanno provocato l'incidente sul set.
Gli uomini della Leskov?
Come ti ho gi detto, al momento non c' nessun collegamento
dimostrabile fra loro e lei.
Kirill alz le spalle: Lascia stare, non dobbiamo arrivare
in tribunale con le prove.
Fdor sorrise.
Come li avete trovati?
Siamo partiti dal bunker, ovviamente con la massima riservatezza.
Ma non c'erano tracce.
Tracce consuete no.
Ti prego, Fdor, sbuff Kirill, sono stanchissimo...
Hanno lasciato delle tracce elettroniche.
In che senso?
Il tempismo dell'incursione:  stato troppo perfetto. Il
caposquadra era a un matrimonio, la prima guardia, un appassionato
di Pianeta Sport,  stato sorpreso davanti alla
tv... Era come se avessero un fascicolo su ciascuno degli addetti
alla sorveglianza.
Perci?
Perci, una volta esclusa la presenza di una talpa, abbiamo
ipotizzato che avessero raccolto delle informazioni
sulle guardie. Abbiamo incominciato a fare ricerche in rete
e abbiamo scoperto che era proprio cos. Qualcuno aveva
violato gli archivi dell'anagrafe e poi quelli militari...
Perch quelli militari? domand Kirill.
Perch dall'anagrafe risultava che sei delle nove guardie
erano ex soldati, spieg il poliziotto. Ma lasciami parlare.
Alla fine era evidente che qualcuno molto abile con i computer
aveva cercato e trovato ogni informazione digitale
possibile sugli uomini a guardia del bunker.
E questo qualcuno ha commesso un errore, giusto?
No, replic compiaciuto l'ispettore. Ma il suo errore
 stato proprio non aver commesso errori.
Spiegati, lo sollecit Kirill con aria infastidita.
Non c' praticamente nessun hacker russo in grado di
compiere un'operazione del genere senza fare errori. Programma
nativo... zero tentativi di spezzare il codice... insomma,
io non ne capisco un accidente, ma i miei hanno
detto che si trattava del lavoro di uno specialista. Perci i
nostri sospetti sono andati sul pi bravo e pericoloso di
tutti.
E cio?
Fdor apr la cartellina che aveva davanti e gli porse un
fascicoletto. Era un dossier su un certo Arvo Mej. Kirill lo
scorse velocemente.
Me lo legger con calma pi tardi, disse, puoi farmi
un riassunto?
Fdor si aggiust sulla sedia, come se stesse pregustando
il compito. Arvo Mej, detto il Dottore. Ventisei anni, moscovita.
Segni particolari: genio del computer. Ha trascorso
l'adolescenza, nell'ordine, come hacker criminale, poi
hacker arrestato, quindi hacker pentito e infine hacker ben
remunerato: consulente per il colosso telefonico Svyazinvest,
all'ufficio sicurezza. Almeno fino al 2004.
Cosa succede nel 2004?
Aspetta, ti faccio un quadro pi generale. A sedici anni
Arvo, con il nickname il Dottore, realizza la sua prima rete
di phishing. In pratica progetta un virus che permette di
controllare da remoto i computer infettati e di diffondersi
automaticamente, aggirando qualunque antivirus. Nello
spazio di un anno riesce a infiltrare pi di duecentomila
computer nel mondo... e a rastrellare dai conti bancari delle
vittime una cifra vicina ai cinque milioni di dollari.
Non male per un ragazzino.
S, ma non  un esperto di movimenti finanziari. Non sa
come prelevare quei soldi senza rischiare, e cos cade nella
rete dell'FBI. Lo beccano proprio quando  arrivato al dunque:
in una banca di Auckland, l'ultima tappa di un'interminabile
serie di movimentazioni bancarie estero su estero.
Arvo si dichiara colpevole di venti reati di pirateria informatica.
Grazie al pentimento, il giudice dell'alta corte neozelandese
gli riconosce le attenuanti: la condanna si tramuta
nel pagamento di una enorme multa.
E poi?
E poi torna in Russia e fa il salto nella legalit: ovviamente
tutti sono interessati a sfruttare le sue... diciamo...
competenze. Alla fine, come ti ho detto, la spunta la nostra
pi grande holding telefonica.
Allora torno alla prima domanda: cosa succede nel
2004?
Non si sa esattamente. Tutto fila liscio per un po', poi
qualcosa si rompe dentro di lui e sparisce. Letteralmente.
Un giorno non si presenta pi al lavoro e da quel momento
nessuno ne sa pi nulla. Grazie alla sua abilit, sorretta anche
dalla posizione chiave che riveste nel mondo della comunicazione
informatica russa, Arvo cancella ogni dato sulla
propria vita.  come se non fosse mai esistito.
Non sembrerebbe, da questo fascicolo, comment Kirill
soppesando le pagine.
Sono quasi tutte informazioni cartacee. E precedenti al
2004.
D'accordo. Ma se  scomparso, come fai a dire che 
stato lui?
Fdor appoggi i gomiti alla scrivania avvicinandosi il
pi possibile all'amico. Perch, secondo un nostro informatore
pi che affidabile, si  unito alla "banda dei guanti
bianchi".
E chi diavolo sono?
Due killer professionisti: molto richiesti e molto costosi.
Perch la "banda dei guanti bianchi"?
Non lasciano tracce. Mai. A quel punto Fdor tir
fuori dalla cartellina altri due fascicoletti, porgendoli a Kirill.
Erano intestati a Cerubina Andreevna Cukovskaja e a
Vjaceslav Jur'evic Kibirov.
Non lasceranno tracce, ma anche qui ne avete trovate in
abbondanza, not Kirill soppesando i nuovi incartamenti.
Roba dell'FSB, spieg il poliziotto. Non  stato semplice
averla. Ma ormai eravamo sicuri: questo terzetto 
quello che appare nei vostri video dell'assalto al bunker e
sul set. Una donna e due uomini. Inoltre, l'assalto  stato
possibile unicamente grazie all'abilit di Arvo. La stessa con
cui ha sabotato il pannello sul set. Certo non abbiamo i loro
volti, ma le misurazioni biometriche corrispondono.
Non mi sembra una dimostrazione schiacciante della
loro colpevolezza, puntualizz Kirill.
Non lo , ammise Fdor, serafico.
Basta giochetti, ti prego.
Sappiamo che il 24 dicembre erano tutti e tre a Sochi.
Che dici? Festeggiavano il Natale cattolico?
Kirill approv con un sorriso. Poi riflett: Anche se ne
ho viste tante, non capisco perch un genio del computer si
metta con due killer.
Chiedi a uno psichiatra, rispose l'ispettore con un'alzata
di spalle.
Va bene, parlami di questi due, lo invit il siberiano
prendendo il fascicolo della donna.
Lei  tosta. Cerubina Andreevna Cukovskaja. Figlia di
un militare di carriera di Volgograd. A circa sette anni segue
la famiglia a Berlino Est, dove il padre diventa un potentissimo
furiere. Subito dopo la caduta del Muro, grazie
alle amicizie locali, l'uomo riesce a ottenere la residenza
per s e la famiglia. Lei ha sedici anni. A scuola  gi una
testa calda: abbraccia i movimenti giovanili della sinistra
radicale tedesca.
Non le piaceva il capitalismo? Perch non  tornata qui
nell'amabile miseria comunista?
Per la figlia di un furiere dell'esercito la miseria non 
mai esistita... Comunque, all'universit peggiora: una militante
con innumerevoli denunce. Vedrai quando leggi: aggressione,
lesioni, pi che quello di una ragazzina sembra il
curriculum di uno skinhead. Le piacciono le arti marziali e
nel '97 trascorre quasi sei mesi in Giordania, dove si suppone
venga addestrata all'uso delle armi.
Ma chi la manovra?
Nessuno. E incontrollabile. Nel frattempo ha abbracciato
un gruppuscolo di Berlino ispirato alla sua eroina romantica:
Ulrike Meinhof. L'antiterrorismo tedesco li tiene
sotto controllo e alla fine li blocca tutti, ma lei li ha gi mollati:
secondo uno della banda pare non li trovasse abbastanza
estremisti.
La mia fidanzata ideale...
Nel '98 torna in Russia e si avvicina al terrorismo ceceno.
Solo per caso non fa parte del gruppo di fuoco che dirotta
il jet tedesco all'aeroporto di Ankara: chiedono una
conferenza stampa per richiamare l'attenzione internazionale
sull'indipendenza della Cecenia.
Ecco, finalmente ha trovato una causa locale.
Macch. Qualcosa va storto o la delude, perch molla
di nuovo tutti.  in quel periodo che conosce Vjaceslav, che
paradossalmente sta dall'altra parte. I due hanno tante cose
in comune: amano le armi e odiano la gente. Ma Vjaceslav le
insegna anche ad apprezzare quel lusso che prima combatteva.
Cos la nostra Cerubina scopre il valore dei soldi. E anche
che pu vendere la sua crudelt al miglior offerente. Lei
e Vjaceslav fanno coppia: spietati, efficienti, invisibili.
Quando a loro si unisce Arvo compiono un ulteriore salto
di qualit: ed ecco la "banda dei guanti bianchi".
Adesso parlami di questo Vjaceslav.
Oh, quello  il pi rognoso. Vjaceslav Jur'evic Kibirov 
una specie di psicopatico. Nasce il 15 ottobre 1966 in un
piccolissimo villaggio ucraino sul Mar Nero, da una famiglia
di pescatori che...
Tralascia i particolari inutili.
Sono utili, invece, molto utili. Ascolta: suo nonno 
sparito durante le purghe staliniane, il padre invece  stato
ucciso in una rissa. Lui vive con la madre, una pazza che
mina fin dall'inizio la sua stabilit mentale: gli racconta costantemente
del proprio fratello che secondo lei, durante il
freddissimo inverno del 1930, era stato mangiato vivo dai
contadini affamati. "Il tuo caro zio Vanja", lo chiama in queste
storie.
Il poliziotto fece una pausa a effetto.
Va' avanti, disse Kirill senza battere ciglio.
A cinque anni, litigando con un compagno, gli afferra il
braccio e glielo spezza con una ginocchiata, come si fa con
un bastone. Ma  a quattordici anni che si scontra con la
giustizia vera e propria.
Cosa combina?
Cerca di liberare dalla sua gabbia la tigre di un circo,
che aveva piantato il tendone proprio accanto a casa sua. Il
giorno dopo aggredisce i poliziotti che sono venuti a interrogarlo
sul fatto. Morale: condannato a due anni e trasferito
nel carcere minorile di Kiev, dove rimane sei mesi e dove,
probabilmente, non essendo affiliato a nessuna banda, subisce
ogni tipo di violenza.
L'educazione ucraina...
Gi. Quando esce  un uomo: molto alto, forte e dritto
come una colonna. Ecco, guarda:  l'unico dei tre di cui abbiamo
una foto recente.
Fdor porse a Kirill una fotografia: era il volto di un uomo
pelato, con occhi azzurri molto chiari.
A quel punto diventa un killer?
No. All'inizio si specializza in rapine, con una predilezione
per le case isolate. E scopre che gli piace il sangue. Ne
fa di tutti i colori, lo leggerai sul fascicolo. Ma  sempre attento:
ruba, ferisce, ma non uccide mai. Il culmine della sua
"carriera" lo raggiunge nell'88. Assieme ad altri tre squilibrati,
assalta una banca. Lui si occupa di torturare il direttore
con un coltello per farsi aprire la cassaforte. Escono imbottiti
di rubli, ma la latitanza dura appena due settimane. Lui
si prende sette anni.
E quando esce?
A quel punto decide di stare un po' tranquillo. Va in
Cecenia ed entra nel corpo di polizia privato schierato dalla
Grozneftegaz a protezione degli oleodotti: il cosiddetto
"reggimento del petrolio".
E l conosce Cerubina.
Esatto. Stanno sui due fronti opposti. Ma fra loro ci sono
troppe cose in comune. Si mettono in societ e poi tornano
a Mosca. Iniziano a lavorare per il miglior offerente e
diventano molto ricercati, purtroppo non solo da noi.
Kirill raccolse i tre fascicoli e si alz. Bene! E dove sono
adesso?
Credo proprio di saperlo, rispose l'ispettore alzandosi
a sua volta.
Li avete localizzati?
No. Ma, dopo il doppio botto, abbiamo immaginato
che avessero cercato di dileguarsi. Come sai, ho messo due
uomini a visionare tutti i filmati dell'aeroporto di Mosca
nei giorni successivi all'assalto. E siamo stati fortunati: una
delle videocamere dei check in ha filmato Vjaceslav il 29
dicembre.
Dov'era diretto?
Londra. Ma era solo uno scalo. Da l ha cambiato e preso
un volo per Dublino.
Dublino?
Gi.
E gli altri due saranno con lui?
In genere, dove c' Vjaceslav c' sempre Cerubina. E
spesso anche Arvo.
E la Leskov?
Ti ho gi detto che non sono in grado di risponderti.
Kirill si massaggi la barba lunga sulla guancia.
Vuoi che chiami l'interpol? propose l'ispettore.
Credo che far da solo.
Lo immaginavo.

 Capitolo 50.

Londra, Kerr Gallery.
Domenica 2 Gennaio, ore 12,22.
La Kerr Gallery era gremita, e il primo attacco al tavolo del
buffet si era concluso gi da una mezz'ora.
Al centro della sala, in un'elegante teca di cristallo, erano
esposti i sei esemplari della seconda edizione di francobolli
dedicati alle donne inglesi che si erano distinte nel campo
dei diritti civili, della scienza e dell'economia.
Florette aveva lasciato per un momento Iv e stava chiacchierando
amabilmente con il Ministro della Cultura e la
moglie. A qualche passo da Iv, invece, un capannello circondava
qualcuno che lei non riusciva a scorgere.
Le telecamere che riprendevano l'avvenimento erano
consone alla circostanza: niente di che. Un'esposizione filatelica
dedicata a sei donne morte e sepolte, di cui la gente
non ricordava neanche il nome, non era di nessun interesse
per un'emittente importante, di quelle che avevano educato
il pubblico ai cani ballerini o al record di fish & chips inghiottite
in meno di un minuto.
Iv si liber abilmente di una conversazione completamente
vuota con un paio di politici e raggiunse Florette. Salutata
cerimoniosamente dal Ministro e, pi gelidamente,
dalla moglie, ne approfitt per trarre a s la creola. Qual 
il futuro di cui parlavi? mormor accompagnandola verso
la teca al centro della sala.
Ce l'hai davanti ai tuoi occhi, rispose Florette.
Subito Iv non cap.
Poi, osservando meglio, riusc finalmente a scorgere il
centro dell'attenzione: era una ragazza molto giovane, dall'aria
pulita e accattivante. Chiacchierava con alcuni parlamentari
come se fosse stata una ospite capitata l per caso.
Iv cerc di carpire brandelli della conversazione e si accorse
che la ragazza era estremamente abile nell'attirare a s
le domande pi interessanti. Il suo accento russo era inequivocabile
e la grazia innata dei gesti forn a Iv la risposta che
Florette fino a quel momento le aveva negato. No, bisbigli
seccamente all'orecchio dell'amica.
Perch no?
Perch  russa. E non possiamo interferire nelle scelte
di Yana.
La creola alz il calice nella direzione della ragazza e
quanti la circondavano sorrisero di rimando senza capire
quello che stava davvero succedendo.
Poi si mossero verso il buffet.
Iv stava guardando la ragazza. Valut impossibile che
fosse arrivata l senza la sponsorizzazione di qualcuno.
Dove l'hai trovata? chiese a Florette.
Tutto  stato fatto secondo tradizione.
Iv guard l'amica negli occhi, cercando di capire se le
stesse mentendo. Era furibonda: intromettersi nella scelta di
una candidata fuori dal proprio ambito geografico era sleale.
Cos'ha che non va? Abbiamo la possibilit di avere una
russa d'eccezione. Una ragazza, lasciamelo dire, piena di
potenzialit. Cosa potrebbe cercare di meglio Yana?
Iv ordin un calice di champagne al cameriere e poi si allontan
verso l'uscita, seguita dalla creola.
Non possiamo scegliere per altri. Siamo strutturate per
lavorare in completa autonomia.
Florette la guard come se avesse appena detto un'ovviet:
So quanto tu e Yana siate legate, ma ci non toglie
che le sue capacit siano compromesse... dall'et e dal dispiacere.
Yana  ancora in grado di prendere delle... cominci
Iv.
Non lo ! Non ora, la interruppe seccamente Florette.
Iv la guard come se non la riconoscesse.
Scusami, Iv, ma io sto solo cercando di indirizzare la
scelta di Yana e...
Iv le afferr un braccio:  un modo di agire che usiamo
con gli uomini. Non fra di noi!
Florette scost la mano di Iv e bevve un sorso di champagne.
Poi appoggi il calice su una colonna. Iv... la
guard negli occhi, gravemente. Quello che conta davvero
 il progetto complessivo, non le nostre singole aspettative.
Diamo un senso al nostro nome: "Sorelle".
Anche Iv appoggi il suo bicchiere, poi torn a osservare
la giovane russa. Era evidente che la ragazza aveva delle potenzialit:
lo sguardo, il portamento, il modo in cui si rivolgeva
alle persone. Florette aveva individuato una candidata
prodigiosa. E se a Yana non piacesse? le domand.
In tal caso abbiamo visitato una bella mostra, rispose
la creola.
Iv le prese le mani fra le sue. Va bene: facciamo in modo
che questa ragazza arrivi di fronte a Yana. La decisione
rimarr comunque sua. Ma, e lo sguardo si fece glaciale,
non dovr mai sospettare che dietro la sua eventuale scelta
ci siamo noi.
Florette le strinse forte le mani. Cerchiamo un taxi, le
propose.
Lasciarono la sala per avviarsi al guardaroba ancora deserto.
A proposito di giovani, riprese Florette, non mi hai
ancora detto come si chiama la tua nuova scoperta...
Victoria Price, un vero talento anche lei. Pensa che ha
raggiunto l'accordatura al primo tentativo.
La conversazione era finita. Presero ciascuna il proprio
soprabito e si congedarono: A questa sera.

 Capitolo 51.

Mosca, villa Derzhavin.
Domenica 2 Gennaio, ore 18,46.
CINQUANTATR, ventidue, diciotto, due, sei, sedici, di nuovo
sedici e trentatr. Cosa diavolo significavano quei numeri?
Nello studio del padre, Nadja era sconsolata. Era certa di
avere di fronte la risposta. Ma qual era la domanda?
Con lei c'era Kirill, alle prese con una pila di ritagli. Cosa
dice internet? le chiese.
Lei digit qualcosa sulla tastiera del computer e apr una
finestra. La risposta pi frequente rimanda a passi della
Bibbia. Ma in ordine sparso. Molti dell'Apocalisse.
Kirill alz le spalle. E questo ci aiuta?
Non credo. Tu hai altre idee?
Ho il nome di una citt: Dublino. Ma, prima di partire,
vorrei capire.
Kirill si ributt sulle fotocopie ingrandite del fondale,
con i simboli evidenziati. Pi li guardava, pi gli sembravano
astratti. Forse li stava esaminando da una prospettiva
sbagliata. Prov a capovolgere il foglio, ma vide solo un pino
e un grappolo d'uva rovesciati.
No, quei simboli bisognava guardarli esattamente nel
verso del disegno.
La sua attenzione si concentr poi sul tronco dell'albero:
divideva in due la sequenza. Due serie composte dalla stessa
quantit di cifre.
Io vado a mangiare qualcosa, sto morendo di fame,
disse Nadja.
Fuori due guardie piantonavano lo studio, pronte a seguirla.
Nadja li ferm. Rimanete qui. Vorrei stare un momento
da sola, per favore.
I due si guardarono incerti, poi ubbidirono.
La ragazza scese le scale verso la cucina. Da quando aveva
abbandonato Anabah tutto era stato frenetico e non aveva
avuto un momento per s. Per un attimo pens a Flavio,
al suo sguardo appena la raffica lo aveva raggiunto alla
schiena. Si era spezzato qualcosa in lei, qualcosa di profondo
e irrimediabile. Non sapeva se sarebbe pi tornata laggi.
Forse, quando quella caccia a Lena fosse finita, avrebbe
scelto un'altra destinazione. Di posti al mondo dove rendersi
utile ce n'erano in abbondanza.
Si sentiva spossata e decise di non pensare pi ai suoi
possibili futuri: c'era qualcosa di molto importante nel suo
presente e doveva mantenersi lucida.
Entrando in cucina, uno degli ambienti pi ampi della
villa, not nella penombra Borimir, seduto di spalle alla porta
con accanto, poggiata sul tavolo, una bottiglia di vodka
mezza vuota.
Nadja si ferm.
Borimir piangeva sommessamente, versandosi l'ennesimo
bicchiere. Quell'uomo grande e grosso che singhiozzava
come un bambino le riemp il cuore di tenerezza: gli si avvicin
cautamente e gli appoggi una mano sulla spalla.
Lui si gir di scatto, sgranando gli occhi, spaventato, come
se fosse stato sorpreso in una situazione compromettente.
Sig... signorina... la salut a voce alta. Si alz di scatto
e urt la bottiglia rovesciandola sul tavolo.
Subito Nadja la raddrizz.  tutto a posto, Borimir.
Non fa niente.
Ma il maggiordomo sembrava ancora pi allarmato di
prima, come se l'essere scoperto a bere sul posto di lavoro
gli apparisse una pecca imperdonabile.
Le chiedo umilmente scusa... cominci, ma Nadja lo
zitt con un gesto gentile.
Borimir rimase immobile.
Non importa, lo rassicur lei. Non mi metto certo a
giudicarti. Siamo tutti sconvolti.
Borimir abbass la testa, mortificato.
Nadja apr il grande frigorifero. Mi preparo qualcosa...
Signorina, non deve! Le chiamo subito la cuoca.
Faccio da me. E preferirei non avere gente intorno.
L'uomo annu. Come desidera. La lascio subito, disse
avviandosi verso l'uscita.
Se vuoi rimani pure. Ma faccio da sola. Solo questo: dove
tenete il pane nero?
Nella dispensa, in basso a sinistra, le indic il maggiordomo.
Grazie.
Nadja apr la dispensa. Non si preparava un panino da
secoli. Ad Anabah c'era la mensa, ma quelli non erano pasti:
ci si nutriva e basta. Senza nessun piacere e, spesso, venendo
interrotti dalle urgenze.
Nadja prese la forma di pane nero e, dal frigo, un pomodoro
e un salame Kolbassa. Tutto era freschissimo e di prima
qualit, nello stile di casa Derzhavin. Una gestione certamente
costosissima, riflett, rendendosi conto di non sapere
nemmeno quante persone lavorassero nella villa. Senza contare
tutte le altre attivit del padre e quanti ne erano coinvolti:
dipendenti, affaristi, politici e... criminali. Forse era
stata una stupida a pensare che tutto ci non l'avrebbe mai
potuta riguardare. Era facile chiudere gli occhi e le orecchie
quando ti trovavi a pi di quattromila chilometri da casa.
Ma adesso era l. Cosa sarebbe successo se suo padre fosse
morto? Come avrebbe fatto lei? Sarebbe stata capace di gestire
la situazione?
Dopo aver tagliato il pane e il salame, afferr il pomodoro
e prese un altro coltello. Lo fiss e rabbrivid.
Quel semplice attrezzo da cucina si sarebbe potuto trasformare
in un'arma letale in mano a persone come Kirill o
Taras. Quando cominci ad affettare il pomodoro il succo
rosso le ricord il sangue che fuoriusciva dopo un'incisione
con il bisturi. Le torn in mente una ragazza pashtun, morta
sotto le sue mani: sembrava che uno squalo le avesse dilaniato
il petto. Scacci quell'immagine, ma altre l'assalirono:
la notte in cui Kirill l'aveva presa per mano, la voce della
madre nell'ultima telefonata, di nuovo lo sguardo incredulo
di Flavio morente, e poi suo padre, intubato. Le girava la testa
e dovette sedersi.
Borimir se ne accorse: Si sente bene, signorina?
Per qualche istante, il tempo di riprendersi, lei tacque.
Poi, all'improvviso, chiese al maggiordomo: Secondo te
mio padre  cambiato?
Borimir tergivers: Mi scusi, signorina, ma non ho capito
la domanda...
Nadja fu pi precisa: Da quando sono partita, pap 
cambiato in qualcosa?
Borimir ci pens su: Che io abbia notato, assolutamente
no. Ha sempre giudicato con equilibrio l'operato dei suoi
dipendenti. E non l'ho mai visto comportarsi in modo diverso
dal solito...
Nadja, ancora una volta fraintesa, insist: Secondo te ha
mai sentito la mia mancanza?
Borimir sospir: Ogni giorno, signorina. Si  sempre tenuto
informato sul suo lavoro in Afghanistan, seguendo i
notiziari con apprensione, per non parlare di come appariva
sollevato quando sentiva la sua voce al telefono.
Nadja sorrise amaramente: Borimir aveva detto la verit,
ma lei sapeva che il pi delle volte era lei a negarsi quando il
padre chiamava.
Perch tradiva mia madre cos spudoratamente?
Di nuovo Borimir tergivers. Il signore ha amato sinceramente
sua madre. E lei era una donna eccezionale, anche
se non era russa.
E glielo dimostrava tradendola con una donna che ha
tentato di ucciderlo?
Borimir chin la testa affranto: Signorina, a volte voi
donne siete in grado di...
In quel momento sulla porta apparve Kirill. Aveva un'espressione
entusiasta. Ho capito cosa significano quei numeri!
Per l'emozione, a Nadja scivol a terra il coltello.
Cosa sono?
Coordinate geografiche.
Come ci sei arrivato?
La domanda : come ho fatto a non arrivarci prima, rispose
Kirill scuotendo la testa.

 Capitolo 52.

Londra, studio di Madame Iv Lily.
Domenica 2 Gennaio, ore 16,15.
E ORA cos'era quella novit? Victoria fissava i dieci brandelli
di carta che Madame aveva tirato fuori da una scatola di
legno e le aveva disteso di fronte, appoggiandoli con cura su
una pagina del suo quaderno ogamico.
Cosa sono, secondo te? le domand Iv.
Cantiamo i paesaggi, inizi a cantilenare Victoria, ricordando
la lezione di Raye al Museo di Storia Naturale.
La naturale aria fra le foglie, colli, alture e montagne, s, i
paesaggi di montagne, cantiamo le stagioni, l'autunno nel mare,
il litorale, il bordo roccioso, le onde. Gli alberi, gli alti alberi,
gli alberi vicino alla via, gli arboscelli di frutta.
Poi si ferm: aveva riconosciuto l'albero che le aveva
procurato la sua prima accordatura. Una semplice sillaba
che, pronunciata nel modo giusto, aveva scosso la sua essenza
pi intima. Ebbe un fremito: se quel simbolo, in apparenza
cos insignificante, era riuscito a provocare un tale sconvolgimento,
non riusciva nemmeno a immaginare cosa
avrebbero potuto scatenare tutti gli altri messi insieme.
Sono... simboli di dizione ogamica? ipotizz.
S e no. Secondo me puoi fare di meglio, la esort l'insegnante
con un'occhiata maliziosa.
Victoria prese dal quaderno uno dei brandelli di carta,
attratta dalla somiglianza a un'ape.
Lo esamin a fondo. Nelle lezioni di Madame nulla era
come sembrava, e tutto celava un significato. Dunque era
davvero un'ape? Sfogli a ritroso il quaderno tornando alla
prima pagina: il verso della Canzone di Amergin.
? , V *
t o- >.< # J  a
Vide di nuovo l'albero disegnato sotto la sillaba
Se consideriamo questo come uno spartito, i simboli
potrebbero rappresentare delle pause?
Sono numeri? azzard Victoria.
E allora, la tenne sulle spine Madame, questo simbolo che numero rappresenterebbe?
Victoria cont le strisce sull'addome dell'ape.
Quattro?
Semplice, vero? si compiacque Madame. I numeri
ogamici sono posteriori all'alfabeto. Diciamo che sono pi
moderni e, in principio, erano completamente diversi da come
li stai vedendo ora. Con il passare dei secoli per noi si sono
trasformati in qualcosa di nuovo, qualcosa che non serviva
solo a scandire i tempi di una frase armonica o di una
battuta. Sono diventati un codice. L'ape che hai scelto, per
esempio, si chiama Ur ovvero Erica, perch tutti i numeri
ogamici si ispirano al mondo floreale. Guarda il Collo.
Nocciolo: puoi constatare tu stessa la sua evidente corrispondenza
al numero arabo 9.
l'Ailm.
E quindi...
Victoria raccolse il simbolo fra le dita: era incuriosita ma
anche intimorita.
Questi simboli, Victoria, non li ritroverai in nessun libro.
Non esiste alcuna fonte che ne testimoni l'uso presso
gli antichi. Ma sono reali e potenti, come tu stessa hai provato
di persona. Solo noi ne conosciamo l'esistenza.
Victoria si sent onorata. Ma che cosa implicava essere
messa a parte di quel segreto? Sicuramente un'enorme responsabilit,
un duro lavoro per imparare ad amministrarne
il potere e, forse, la solitudine che ne sarebbe derivata.
Madame la riscosse dai suoi pensieri. Ora ritorniamo al
verso della Canzone di Amergin. Ascoltami bene, per: devi
essere molto sicura di voler continuare, perch se ci che
hai provato durante quell'esperienza ti ha sconvolto, andare
oltre potrebbe essere troppo.
Victoria non le rispose: i suoi occhi passavano dal quaderno
prosodico allo sguardo fermo dell'insegnante. D'improvviso
il grande e luminoso ufficio di Madame divent
piccolo e soffocante, quasi una cella in cui penetrava solo
un flebile raggio luminoso. E lei ci si trovava dentro, inerme
e spaventata: voleva veramente continuare? Sarebbe stata
all'altezza? Non lo sapeva, ma in cuor suo desiderava scoprire
ogni sfumatura, ogni segreto di ci che Madame le rivelava.
Quando ho pronunciato la prima sillaba della Canzone
di Amergin seguendo l'Ailm sono stata male, ammise.
Non me l'aspettavo. Ora per, dopo quello che ho provato,
non intendo fermarmi. Se sta cercando di mettermi in
guardia su quanto potr scoprire, Madame, sappia che mi
sento pronta per qualsiasi cosa.
Iv annu: Sono molto contenta della tua determinazione.
Tendendole la mano si fece riconsegnare il quaderno
prosodico con i simboli ritagliati. Sollev l'ape e la fiss per
qualche secondo: Erica. Qui nel Regno Unito di certo non
ne manca. Ma una cosa che puoi trovare in grande quantit
 meno preziosa di un'altra difficile da reperire?
La domanda spiazz Victoria. Se Iv si riferiva a oro, platino,
diamanti... questo era assolutamente vero. Ma il valore
a cui alludeva era sicuramente altro: non riguardava il denaro,
riguardava il potere.
L'aria, rispose Victoria.
Puoi spiegarti meglio?
Di aria ce n' in grande quantit ma  ugualmente preziosa,
perch senza non potremmo vivere. Quindi, la risposta
alla sua domanda  che tutto ci che  vita  prezioso.
Gli altri valori non contano.
Madame le sorrise. L'erica  una pianta di mezza estate,
che cresce spontaneamente e che si pu associare alle api, al
profumo di miele e alla nebbia bassa. Anchise, il padre di
Enea, si imbatt in Venere su un monte avvolto dal ronzio
delle api. L si amarono e il loro incontro gener una leggenda.
Quale ironia... le stesse api punsero Anchise agli occhi
rendendolo cieco, per la colpa di aver amato una dea.
Victoria aveva sempre pensato che i miti fossero alla stessa
stregua delle fiabe morali, dove si metteva sempre in
guardia l'uomo dalle sue tentazioni. Dunque anche lei doveva
diffidare dei suoi desideri. Ogni lezione con Madame la
trasportava in un mondo sempre pi profondo dal quale, a
un certo punto, sarebbe stato impossibile riemergere.
Le api, continu Iv, rivestivano un ruolo fondamentale
in tutto il mondo antico, anche per i popoli celtici. Erano
considerate messaggere degli dei e portatrici del Fuoco
Sacro. Senza di loro, ancora oggi, rischieremmo l'estinzione
perch non ci sarebbe pi modo di impollinare i fiori. Niente
fiori, niente frutti.
Victoria approfitt della pausa per porre una domanda:
Ma se erano cos importanti, perch non  mai stata dedicata
loro una divinit? In genere, quando una cosa si reputa
preziosa, la si riveste subito di sacro ma, che io sappia, nessuna
divinit ha forma di ape.
Che tu sappia, no, ripet Madame. Ma non molto
tempo fa, ai piedi dei Pirenei  stata ritrovata un'iscrizione
dedicata a un nume chiamato Abellio. In francese, ape si
dice abeille. Quindi anche le api sono state investite del divino.
Victoria si sent come una bambina petulante che aveva
cercato di impressionare la propria insegnante. Ma non ebbe
il tempo di rammaricarsene perch Madame si alz e le si
avvicin. Come vedi, anche ci di cui disponiamo in grande
quantit si pu considerare prezioso. Quindi procediamo,
perch abbiamo ancora molto lavoro da fare. E il tempo
con te  quasi finito.
Quindi torner Raye? chiese Victoria, sperando che
fosse cos.
No, Raye non ci sar. Ma non ti preoccupare, se tutto
va come deve, la rivedrai presto. Ora per torniamo a noi.
Sono pronta, Madame, dichiar decisa Victoria.
Bene, la tua istruzione sta procedendo oltre le aspettative.
E quindi sei pronta ad accogliere una rivelazione importante.
Qualcosa che solo noi sappiamo.
Noi?
Noi Sorelle.
La voce di Madame era diventata un sussurro, come se
quello che stava per dirle costasse molta fatica. Victoria era
combattuta. Da una parte era felice: per la prima volta da
quando aveva iniziato le lezioni, la sua maestra appariva
chiaramente soddisfatta di lei. Ma dall'altra parte aveva
paura: si pent di essere stata cos impulsiva, ma ormai aveva
ribadito il suo impegno e doveva andare fino in fondo.
Victoria, quanto sto per svelarti  un segreto che, secondo
i nostri precetti, dovresti conoscere molto pi in l. Ma
sono costretta ad anticipartelo perch non so quando potremo
riprendere le nostre lezioni. Forse, mai.
Quelle ultime parole colpirono Victoria come un pugno
allo stomaco. Perch?
Perch quello che stai per ascoltare  un segreto per cui
si  ucciso. E forse si uccider ancora. Sto per parlarti di un
libro. Il Libro di Foglie.

 Capitolo 53.

Contea di Windsor, Fearn House.
Domenica 2 Gennaio, ore 23,52.
L'OMBRA della quercia secolare era appena scivolata sull'erba
liberando il profilo della villa che ora, rischiarata dai raggi
della luna, si stagliava in mezzo al parco in tutta la sua antica
bellezza.
Sul lato ovest, quattro metri sotto un tombino di pietra
seminascosto dal manto erboso, si apriva la cripta. L, sopra
un'ara drappeggiata di nero, giaceva il piano di una meridiana
lunare, con le tacche delle ore notturne impresse a
fuoco nel legno di quercia, ma priva dell'asta.
Di fronte, sull'impiantito di terra umida, un disco di granito
con tredici raggi incisi occupava il centro dell'ambiente.
Tredici spicchi di pietra, perfettamente uguali. Nel mezzo,
in un incavo ricolmo di braci di torba, ardeva un fuoco
lento, impassibile, senza fiamma. Appena un tepore, con
qualche raro baluginio rossastro. A perpendicolo sopra il
braciere, appeso alla volta di mattoni con una catena, c'era
un grande paiolo di rame coperto da una pelle d'agnello
candida, che ne celava il contenuto, imprigionando il poco
calore del fornello.
Intorno, tre figure che parevano statue: una all'Oriente,
una al Mezzogiorno, e una all'Occidente. Indossavano tuniche
nere lunghe fino ai piedi, su cui erano ricamati simboli
ogamici, e cappucci a punta con due fessure sottili all'altezza
degli occhi: i loro sguardi erano fissi sulla meridiana.
Al fianco destro di ciascuna, tre candelabri a piedistallo
reggevano grandi ceri spenti: quello a Sud un cero
solo, quello a Ovest due, e tre quello a Oriente. Il Settentrione
era deserto.
Quella stanza scavata nelle viscere della vecchia Windsor
era stata una carbonaia, ormai inutilizzata da pi di mezzo
secolo, ma l'aria era ancora impregnata dall'odore di litantrace
e un velo di fuliggine copriva le pareti.
L'oscurit avvolgeva ogni cosa: soltanto un pallido raggio
lunare penetrava dall'alto, attraverso l'unico foro del tombino,
e ne proiettava l'originale contorno, a forma di occhio
felino, sul piano della meridiana: quasi impercettibilmente
l'occhio del gatto si spostava verso la tacca di mezzanotte,
come attratto da un prodigioso magnetismo che lo risucchiava.
Tutto era silenzio, in attesa di quel misterioso incontro
fra la luce della luna e il tempo mediano della notte.
Appena il raggio ebbe raggiunto la sua meta, dalla tunica
a Oriente emerse un candido braccio femminile che reggeva
un ramoscello d'abete. La donna sal sul disco di pietra, lo
avvicin alla brace e lo tenne sospeso sopra finch non si gener
una fiamma: allora il profumo di resina fresca invase
l'aria e la nuova luce cre finalmente le cose dal buio.
Poi lei si mosse con passo lento intorno al disco, nel verso
del Mezzogiorno, per portare il fuoco ai ceri: una fiamma
a Sud, poi due a Ovest. Attravers il Nord ancora buio, infine
ritorn al proprio posto e infiamm le tre luci del candelabro:
il ramoscello ormai arso scivol al suolo e si estinse.
All'unisono, le tre figure sfilarono i cappucci e li deposero
in terra. Erano donne mature, ma a quella luce tremula
parevano senza et. Con gesti sicuri, come perfette coreute,
si levarono le tuniche, rivelando i corpi nudi, sui quali erano
disegnati simboli ogamici: sulle braccia i sette alberi signori,
sulle gambe i sette alberi contadini, sul ventre i sette alberi
arbusti e sulla schiena gli otto alberi pruni.
Sul petto di ognuna, invece, spiccava il disegno di un diverso
animale: una lepre, una trota, una cornacchia.
La donna con la cornacchia, a Oriente, infranse il silenzio:
Guarda,
Cerridwen  irata:
Gwyon Bach,
piccolo Sapiente,
le ha rubato il segreto del tempo,
bevendolo dal paiolo
che gli era stato affidato in cura,
e l'ha tradita.
Ora la bianca Cerridwen lo cerca nelle terre,
per divorargli le viscere e il cuore,
ma Gwyon Bach s' trasformato in lepre,
per sfuggirle.
La donna del Sud, con il nastro rosso come la porpora e
l'effigie della lepre sul petto, emise un grido prosodico, recitando
la paura. Le donne sentirono come una scossa e gli
arbusti disegnati su di loro vibrarono lievemente.
La Cornacchia riprese a parlare:
Ora Cerridwen lo cerca nel fiume,
ma Gwyon Bach s' trasformato in trota,
per sfuggirle.
La donna dell'Ovest, con il nastro candido e la trota sul
petto, guizz contorcendosi impaurita. Il suo urlo fu come
una nuova accordatura.
La Cornacchia concluse:
Infine Cerridwen lo cerca nel cielo,
ma Gwyon Bach s' trasformato in cornacchia,
per sfuggirle.
E appena ebbe terminato di parlare, lev un grido rauco.
Scese il silenzio.
Poi le tre donne salirono sul disco di pietra e si raccolsero
intorno al paiolo. Allungarono il braccio sinistro, e ciascuna
impugn un lembo del vello.
Trascorse qualche istante, che parve eterno, prima che la
Cornacchia pronunciasse l'ultima invocazione:
Oh
Gwyon Bach,
empio custode,
sei tu forse nascosto
nel ventre della tua colpa?
Appena l'eco dell'ultima parola si disperse sotto la volta
umida, le tre officianti sollevarono all'unisono il vello dal
paiolo.
Era vuoto: sul fondo, in corrispondenza del punto di
maggior riscaldamento, giaceva soltanto il residuo di una
polvere densa e biancastra, come salnitro depositato dai secoli.
Iv sospir: Finch non ritroveremo il Libro di Foglie,
tutto questo sar solo una vuota pantomima.
Ma Yana e Florette sembrarono non ascoltarla. Entrambe
cominciarono a intonare la canzone:
... Io sono l'albero pi bello,
Io sono il cinghiale valoroso,
Io sono il salmone nella pozza,
Io sono il lago nelle pianure
Io sono il luogo supremo della conoscenza...

 Capitolo 54.

Lambay Island.
Luned 3 Gennaio, ore 07,20.
LENA, delusa, si era svegliata prestissimo ed era salita fino
alla scogliera per riflettere. Lass il vento sferzava il viso,
ma lo spettacolo dell'alba lasciava senza fiato. Il mare era
ancora nero notte, mentre in cielo le nubi velavano i primi
raggi del sole. Pochi gabbiani solitari volavano immobili
sopra di lei.
Il cellulare squill e sul display apparve il nome di Borimir.
Cosa succede, Borimir? chiese soavemente lei.
Madame... il tono non lasciava presagire nulla di buono.
Io non riesco pi ad andare avanti.
Lena rivolse lo sguardo al mare, maledicendo la debolezza
del suo complice. Dimmi tutto. Sono qui per questo. Risolveremo
ogni cosa, lo rassicur.
Io... ieri stavo quasi per confessare... con la signorina.
Lena raccolse l'ira in una sfera trasparente e la isol in un
angolo buio della mente, secondo un insegnamento di Yana
che non aveva mai dimenticato.
Avrebbe potuto scaricare quell'idiota in qualsiasi momento
e lasciarlo nelle mani di Kirill. Con Gavrijl ancora vivo
sarebbe stata solo questione di tempo. Ma finch non l'avessero
scoperto, le faceva molto comodo avere occhi e
orecchie dentro villa Derzhavin, quindi sospir e prosegu
con calma.
Borimir, devi stare tranquillo. Io sono qui per te, non
dimenticartelo.
Ma se non so nemmeno dov'! piagnucol l'uomo.
Non te l'ho detto perch voglio proteggerti. Se tutto andr
come deve, tu sarai il primo a trarne vantaggio. Ma devi
dimostrarmi che posso continuare a fidarmi di te, ciecamente.
E invece tu mi dici che ti sei quasi tradito...
Ma non l'ho fatto, glielo giuro.
Segu una lunga pausa.
Borimir? Ci sei ancora?
Lena ud un sospiro profondo.
Mister Rotchko ha trovato qualcosa, le rivel il maggiordomo.
Di che stai parlando, Borimir? si allarm Lena.
Hanno delle coordinate geografiche.
Lei si sent gelare. Non era possibile. Come ci erano arrivati
senza il fondale? Avevi fatto sparire tutte le foto del
fondale, secondo le mie istruzioni?
Certo. Le ho distrutte.
Lena non si capacitava. Dove portano queste coordinate
geografiche?
Non lo so. Quello che posso dirle  che stanno venendo
da lei.
Come l'hai saputo?
Ci fu un'altra lunga pausa. Poi la voce di Borimir smise
di essere lamentosa: L'ho sentito di persona quando il signor
Kirill l'ha comunicato alla signorina Nadja.
Non c' modo di bloccarli?
Sono gi partiti, assieme a Taras e ad altri due ucraini.
Ma c' di pi...
Cosa?
Hanno detto che lei stava cercando qualcosa... ma nel
posto sbagliato.
Di nuovo una morsa gelida allo stomaco. Ecco perch gli
scavi non avevano condotto a nulla. Ma come avevano fatto
Kirill e Nadja a sapere che lei si trovava nel posto sbagliato?
C'era una sola risposta: avevano scoperto qual era quello
giusto. Si morse un labbro. Non riusciva a capire dove aveva
sbagliato. Strinse con forza il cellulare. La sfera colma di
rabbia stava rotolando lentamente fuori dal buio: la ricacci
nell'angolo. Una cosa alla volta, si disse. Tanto per cominciare,
aveva un vantaggio: stavano venendo l per coglierla
di sorpresa, ma sarebbe stata lei a sorprendere loro. Doveva
solo aspettarli, tendere loro un'imboscata e tenere in vita
soltanto Nadja. Ma per poco: giusto il tempo di strapparle
l'ubicazione esatta del Libro di Foglie. A quel pensiero la
sfera d'ira scoppi come una bolla di sapone.
Grazie, Borimir, mio preziosissimo amico, riprese soavemente
come aveva iniziato. Sarai ricompensato... come
meriti. Ma devi rimanere al tuo posto: devi farlo per me.

 Capitolo 55.

In volo sopra la Manica.
Luned 3 Gennaio, ore 8,14.
A ORIENTE l'orizzonte iniziava a distinguersi.
Lo steward port via i vassoi lasciando a Nadja il bicchiere
di cristallo con ancora tre dita di vodka.
Kirill aveva insistito in tutti i modi perch rimanesse a
Mosca, ma lei non aveva voluto sentire ragioni. Quella donna
aveva ucciso sua madre e tentato di ammazzare suo padre.
Voleva prima di tutto capire perch, poi avrebbe deciso
cosa fare.
Una parola le martellava in testa da giorni. Una parola
che non avrebbe mai pensato di prendere in considerazione
e che contrastava con tutto quanto aveva fatto nella sua vita:
vendetta.
Vendetta per la madre, assassinata per cosa? Per prenderne
ufficialmente il posto accanto al potente Gavrijl
Derzhavin? Ma davvero questo ruolo poteva valere la vita di
una persona? Lei stessa godeva di quella posizione per diritto
di nascita, e ne era scappata alla prima occasione.
Oppure vendetta per suo padre, che forse aveva pagato
per aver respinto le pretese dell'amante? Ma se era cos, che
cosa c'entrava quel maledetto fondale? Che benefici avrebbe
portato a Lena? Impossibile saperlo. La sua unica certezza
era che lei voleva Lena, non quello che Lena cercava.
Allora vendetta per lei stessa, perch, qualunque fosse
stato il movente, Lena Leskov aveva distrutto la sua famiglia.
Ma non del tutto: aveva sottovalutato l'innocua e lontana
figlioletta di Gavrijl. E questo errore l'avrebbe pagato
caro.
E, forse, vendetta per Flavio, vittima inconsapevole di
tutte quelle macchinazioni: se sua madre fosse stata ancora
viva, lei sarebbe rimasta ad Anabah e avrebbe magari potuto
salvarlo dalla follia di quel pashtun.
Chiss come stavano i suoi pazienti laggi... E come se la
stavano cavando i suoi colleghi senza di lei? Ci pensava
spesso, con il solo risultato di aumentare la sua confusione.
Il ritmo vorticoso degli ultimi eventi l'aveva sconvolta. Di
nuovo, li ripercorse a uno a uno, fino a soffermarsi su ci
che da giorni cercava di ignorare: la consapevolezza di
un'attrazione mai sopita verso Kirill, l'uomo che l'aveva
presa per mano da ragazzina. Si sentiva dentro un rimescolio
di emozioni che le toglieva lucidit, e forse anche per
quello si era abbandonata all'idea della vendetta, cos in
contrasto con l'etica di un medico di guerra...
Come sempre, per deformazione professionale, si era allontanata
dagli obl del Falcon: sapeva che la dose di radiazioni
assorbite da un viaggiatore durante un volo ad alta
quota era pari a dieci lastre a raggi X, perci, lavorando gi
tutti i giorni in un ospedale, era meglio evitare sovradosaggi
inutili.
Nel salottino di pelle crema, Kirill stava discutendo il
piano d'azione con i tre ucraini. Sul tavolino aveva steso una
mappa militare di Lambay Island. Il suo ragionamento non
faceva una piega: era impossibile che Lena si fosse spostata
da l perch le sue coordinate indicavano l'isola e, anche se
non aveva trovato quel che cercava, non disponeva di altro.
Il dispetto di Yuri Glinka a Olga Tvardovskij, a oltre sessantanni
di distanza, aveva innescato una catena di eventi
inimmaginabili, ma quest'ultimo, per fortuna, a loro favore.
Fra pochi minuti atterreremo all'aeroporto di Dublino.
Per cortesia, allacciatevi le cinture di sicurezza. Grazie, annunci
Aleksej Remizov, il pilota personale di Gavrijl.
Nadja ingoi l'ultimo sorso di vodka e appoggi il bicchiere.
Osserv le gocce pastose che colavano lungo il vetro:
le ricordarono le uniche lacrime di suo padre, un attimo prima
che chiudessero la bara.
Mamma... mormor.
Hai detto qualcosa? le domand Kirill, alzando lo
sguardo dalla cartina su cui spiccavano alcuni segni a pennarello
rosso.
Niente, Kirill.
Lui si alz e venne a sedersi di fianco a lei, posando delicatamente
una mano sulla sua, abbandonata sul bracciolo.
Andr tutto bene, le sussurr.
Lei alz lo sguardo e si fissarono per qualche istante, gli
occhi negli occhi.

 Capitolo 56.

Londra, Circolo delle Attrici.
Luned 3 Gennaio, ore 09,15.
A OVEST, Iv Lily. A Est, Florette Binta Breeze. A Sud, Yana
Svetliskaja. E, a Nord, Mary Winterthorp vedova Shelley:
l'anfitriona del Circolo. Con espressione concentrata, stavano
giocando a bridge.
Iv pass, proprio mentre la pendola batteva la mezz'ora.
Mary apr con decisione: Un picche.
Florette pens che con dieci punti, e con il pensiero altrove,
sarebbe stato prudente tacere, e pass a sua volta.
Yana svel una mano forte e bilanciata, chiedendo notizie
sull'altro seme nobile: Un senza.
Passo, sussurr Iv.
Mary incoraggi la compagna: Due cuori.
Florette valut in fretta: doppio palo nobile nella mano
di Mary, con almeno ventisette punti sull'asse avversario.
Ovviamente pass.
Yana chiuse la manche con decisione, senza neppure
informarsi sugli assi: Quattro picche.
Dopo che le altre tre ebbero passato, Iv attacc con l'asso
di quadri.
Florette accarezz con lo sguardo il suo re di quadri terzo:
tre prese a quadri erano sicure, se il seme era bilanciato.
Dunque, sarebbe bastato trovare la quarta: e il suo asso di
fiori prometteva molto bene.
Sceso l'attacco, Mary scopr le sue carte sul panno verde.
Florette sorrise: c'era un singolo a fiori che garantiva la
quarta presa, e il presuntuoso contratto di Yana era gi battuto.
Incroci per un attimo lo sguardo di fuoco di Mary: la
sua vecchia amica odiava perdere a bridge, e l'avventatezza
della compagna di gioco l'aveva fatta imbestialire.
Una sotto, ammise Yana, al termine della mano.
Mary si alz di scatto: Oh, Dio, ma  tardissimo... scusate,
devo controllare un paio di consegne: ospitiamo un
pranzo... e non voglio ritrovarmi impreparata all'ultimo
momento... Si allontan con un sorriso un po' tirato,
scomparendo dalla grande porta di rovere sul fondo.
La sala da gioco del Circolo delle Attrici di Londra era in
perfetto stile Old England, addolcito da un paio di tocchi al
femminile: le fioriere a parete con le viole di serra sempre
fresche, e la vivace fantasia dei tendoni in cretonne alle
grandi vetrate affacciate sul Tamigi. Per il resto, quel luogo
non si sarebbe distinto da un qualunque austero club maschile:
le pareti tappezzate di scene di caccia e di nobili inglesi
sistematicamente ignorati dalla storia, la gigantesca
pendola a muro, i tavoli quadrati rivestiti di panno verde,
con i lampadari da gioco a picco sul centro, le sedie con lo
schienale alto, mazzi di carte e segnapunti sparsi ovunque,
nonch l'immancabile bacheca, con l'elenco delle Socie, il
Regolamento del Circolo e i ritagli di giornale ingialliti dagli
anni che immortalavano le gesta della Squadra Sociale in
questo o quel torneo.
Florette si guard intorno e apprezz la proposta, avanzata
da Iv, di vedersi al Circolo: il bridge non  fatto per il
mattino, e a quell'ora il salone da gioco era deserto. Quanto
a Mary, con lei esisteva da tempo un tacito accordo: discrezione
assoluta sui loro incontri, in cambio di un paio di
manche a bridge fra vecchie amiche.
Ancora una volta, un fiasco totale, esord Yana imbronciata,
senza precisare se il suo disappunto nascesse dall'ennesimo
fallimento nel rito di preparazione dell'Essenza,
o dalla sua pessima dichiarazione dell'ultima mano.
Iv opt ovviamente per la prima ipotesi: Lo sappiamo
benissimo tutte e tre: la probabilit di ottenere l'Essenza
senza la pietra dosatrice  remotissima, ma non esiste altra
strada che provare e riprovare, una volta l'anno...
Florette aveva preso dalla borsetta di raso nero un fazzolettino
ricamato, con cui stava ripulendo delicatamente dal
dorso della mano sinistra l'ombra del simbolo ogamico della
quercia, non completamente svanito. Certo, ribad.
Provare e riprovare.
Per ironia della sorte, aggiunse Yana mentre raccoglieva
distrattamente le carte, l'Essenza non vede la luce da
pi di sessant'anni. E mentre noi ci danniamo tentando
un'impresa quasi impossibile, con molta probabilit il Libro
di Foglie sta per essere ritrovato.
Gi, sottoline Florette in tono di rimprovero, ma da
una Sorella sbagliata. E, se non la fermiamo in tempo, sar
la fine del Cenacolo, e l'inizio di una catastrofe.
Yana, sentendosi attaccata, la guard gelidamente: Non
l'avrei mai creduto possibile. E neanche voi.
Florette alz le spalle: Adesso non ha pi importanza.
Ma Iv, cosa stiamo facendo per trovare Lena, a parte una
mano di bridge?
Questa volta fu Iv a sentirsi punta sul vivo. Lena  in Irlanda,
annunci lentamente.
Yana trasal: Dove, di preciso?
Vicino a Dublino.
Florette squadr Iv per un attimo: Perch non ce l'hai
detto subito?
Perch non mi fido pi dei telefoni.
Iv raccont in breve ci che le Sorelle della rete irlandese
le avevano riferito giorno per giorno, da quando Lena era
arrivata a Dublino da Mosca quel mercoled sera, sotto falso
nome. L si era riunita con due uomini e una donna, tutti
russi.
Yana intervenne: Come hanno fatto a trovarla?
Avevo allertato per prima la rete irlandese, visto che la
tradizione tramanda che il Libro di Foglie sia nascosto in
quei luoghi. Le Sorelle hanno monitorato tutti i russi arrivati
negli alberghi di Dublino negli ultimi giorni. Li hanno intercettati
venerd mattina e, di l in poi, non li hanno pi
persi di vista.
A volte odio l'indipendenza di ognuna di noi, si lament
Florette.
 il sale del Cenacolo, ribatt Iv. E poi siamo qui proprio
per questo.
Va bene, va bene. Ma dov' Lena adesso?
Si trova a Lambay Island, spieg Iv, quaranta miglia a
nord di Dublino. Ci  arrivata con una barca noleggiata. E,
almeno fino a due ore fa, quella barca era ancora ormeggiata
in porto.
E allora? la incalz Yana. Anche lei sembrava indispettita
di ricevere solo in quel momento informazioni cos preziose.
Allora, se sono ancora l,  perch non hanno trovato
ci che cercano, concluse calma Iv.
E se lasciano l'isola? la incalz Florette.
Siamo pronte a seguirli, le rassicur Iv.
Se Olga Tvardovskij avesse usato un telefono anzich
disegnare quel fondale... si rammaric Yana.
Andiamo, Yana, non metterla sul personale, la interruppe
Florette. Le altre due Migliori del tempo erano morte.
E tu eri solo una ragazzina.
Sorelle, siamo le ultime figlie di una sapienza millenaria,
che non  mai stata messa in pericolo da parole scritte, ricord
Iv con voce ispirata e un tono quasi ieratico. Solo
racconti, solo canzoni, solo memoria. Da pi di venticinque
secoli niente di scritto, mai. Se la Sorella Olga fece un'eccezione
era per una buona ragione: il mondo bruciava, e non
aveva futuro. Non mi sento proprio di rimproverarla.
Florette annu: Condivido, mia cara Iv. Olga era l'ultima
Migliore vivente a quel tempo e, temendo lei stessa per
la propria vita, decise di affidare a quel fondale le indicazioni
per arrivare al Libro di Foglie.
Una specie di messaggio in una bottiglia, gettata nel
mare in tempesta della storia, riflett Iv.
Gi, disse Florette. Precauzione peraltro fondata: lei
 morta sotto le bombe. Il resto lo conosciamo: in tempo di
guerra, Olga dialogava con le Sorelle della citt attraverso i
simboli ogamici inseriti nelle sue scenografie. Ma nessuna
ha potuto vedere il suo ultimo fondale, perch il teatro fu
distrutto prima della messa in scena dello spettacolo. E questo
fece nascere la leggenda.
Il vero problema  che quel fondale sembrava perduto
per sempre, ma non era esatto, ragion Yana.
Il vero problema, concluse Florette lapidaria,  che
fra le vostre due ragazze ha vinto quella sbagliata.
Iv e Yana rivolsero lo sguardo su Florette e poi si guardarono.
Lena  sotto controllo, ribad Iv, e poi...
Un rumore di tacchi in avvicinamento le fece tacere di
colpo. Florette riprese il mazzo, cominciando a mescolare
distrattamente.
Mary arriv sfregandosi le mani: In cucina tutto procede
bene, e c' ancora tempo per rifarmi. Florette, smazza,
dichiar decisa, riprendendo il suo posto al tavolo.
Florette si pieg impercettibilmente verso Iv e le chiese a
bassissima voce: Cosa stavi per dire?
Iv osserv Mary, per accertarsi che non stesse ascoltando.
Poi avvicin la bocca all'orecchio di Florette e le rispose
con un sussurro: Cerridwen la Bianca ha finalmente trovato
il prossimo Chicco di Grano.

 Capitolo 57.

Lambay Island,
Luned 3 Gennaio, ore 13,01.
Il cielo era coperto da una spessa coltre di nubi grigio
piombo. Il gommone sfrecciava sull'acqua sbattendo la chiglia
sulle onde e sollevando spruzzi di schiuma biancastra.
Nadja sedeva sul tubolare destro tenendosi aggrappata alla
maniglia per non venir sbalzata fuori.
A Dublino si erano fermati poche ore, giusto il tempo
perch Kirill recuperasse le armi che aveva ordinato da Mosca,
attraverso una rete di contatti di cui Nadja non aveva
voluto sapere niente: purtroppo soltanto quattro pistole,
prendere o lasciare. Dopo aver noleggiato un'auto, avevano
raggiunto il villaggio di Rush, proprio di fronte all'isola, e l,
nel porto di Rogerstown, si erano procurati il gommone.
Per tutto quel tempo Kirill aveva tentato in tutti i modi
di convincerla a tornare a Dublino e lasciar fare a loro.
Non sei curiosa di vedere cosa stava cercando Lena? aveva
provato a stuzzicarla. Hai le coordinate giuste e totale libert
di movimento.
Sono qui per Lena, aveva tagliato corto lei.
Era scoppiato un confronto dai toni duri, ma alla fine l'aveva
spuntata Nadja. Aveva dovuto accettare un solo compromesso:
appena sbarcati si sarebbe fatta da parte, nascondendosi
in uno degli edifici del porticciolo dove d'estate alloggiavano
gli eventuali ospiti dei proprietari mentre d'inverno,
secondo le minuziose informazioni raccolte da Kirill,
erano disabitati.
Ma ora, mentre il gommone si avvicinava rapidamente a
Lambay Island, Nadja capiva di essere stata presuntuosa.
Non si sentiva affatto pronta per una missione del genere e
ringraziava Dio di doversi nascondere, una volta a terra. Ma
che cosa intendeva dimostrare agli uomini di suo padre? Di
essere una vera Derzhavin? Ma che bisogno c'era di arrivare
fino a quel punto? Come se poi fosse gente sensibile a queste
sfumature. Li osservava con rapidi scatti, cercando di
non incrociare i loro sguardi.
Taras.
Pamok.
Il terzo ucraino, Serghei.
Kirill.
Quattro volti indecifrabili.
Uomini che andavano incontro alla battaglia come se
fosse un dovere. Quanti ne aveva visti e curati ad Anabah.
Uomini che sembravano soddisfare con la guerra un bisogno
vitale, come mangiare, bere o dormire. Non erano necessarie
n un'ideologia n una causa. Non interessava essere
dalla parte del torto o da quella della ragione: bastava un
nemico. Ma non era cos per tutto il resto dell'umanit?
Dalla curva di uno stadio a una strada di Kabul cosa cambiava,
a parte il grado della violenza? Qualcuno decideva
chi era il nemico e qualcun altro partiva in cerca dello scontro.
Sembrava una sete inestinguibile. E se un tempo qualcuno
sosteneva di farlo per la gloria, ora nessuno la tirava
pi in ballo. Non ce n'era pi bisogno. Era falso che le guerre
si combattessero sempre per un interesse economico. Le
guerre si facevano perch c'era sempre qualcuno disposto a
combattere.
Il cielo era sempre pi scuro e il mare andava ingrossandosi.
Il gommone incroci un'onda pi alta e s'impenn
quasi in verticale, poi si abbatt sull'acqua sollevando una
nuvola di schiuma che invest in pieno tutto l'equipaggio.
Per Nadja fu come se qualcuno le avesse rovesciato una secchiata
in faccia, ma si riprese subito. L'abbigliamento tecnico
scelto da Kirill - tute Fladen nere, termoprotettive e
all'occorrenza inaffondabili - si rivel straordinario.
Nadja si volt a guardare il siberiano, che manovrava la
barra del motore: teneva gli occhi fissi sul mare, in direzione
dell'isola. E in quello sguardo Nadja lesse il vero motivo di
quella sete di guerra che da sempre accompagnava l'umanit:
c'era del fascino. Ma lei ne conosceva l'antidoto: stare
dall'altra parte. S'immagin Kirill che la riportava ad Anabah e
si fermava l con lei. Sarebbe stato un organizzatore
perfetto, autorevole e rispettato da tutti. Ma forse quella
maledetta sete si sarebbe risvegliata come un demone e, nell'arco
di poche settimane, lo avrebbe spinto a unirsi alle file
dei guerriglieri.
Un fulmine squarci il cielo, seguito subito da un tuono
fragoroso.
La pioggia cominci a scrosciare con violenza. Per fortuna
erano vicini, pens Nadja, scrutando verso il porto dove
intravedeva la sagoma di una barca a vela, con tutta probabilit
quella con cui Lena e i suoi avevano raggiunto l'isola.
Kirill moder l'andatura e, quando fu in prossimit del
molo, spense il motore. Parnok e Taras si diedero da fare
con i remi e, con qualche difficolt, il gommone attracc.
La pioggia formava ormai una cortina impenetrabile.
Kirill sfoder la pistola e prese il comando del gruppo,
disponendo i suoi uomini con una serie di rapidi gesti.
Tutti e quattro si muovevano sicuri come un corpo d'lite.
Uno avanzava. Gli altri lo coprivano.
Appena il primo raggiungeva un riparo, faceva un cenno.
Allora i ruoli si invertivano.
Nadja si sent d'impaccio: non solo non serviva a nulla,
ma comprendeva che per proteggerla, oltre a perdere tempo,
gli altri si esponevano ancor pi al pericolo.
Un minuto dopo, quando fu al sicuro fra le mura bianche
di uno dei casotti affacciati sul porticciolo, Nadja sospir
di sollievo. Poi si rese conto che adesso le sarebbe toccato
ci che odiava di pi: aspettare.

 Capitolo 58.

Dublino, Phoenix Park.
Luned 3 Gennaio, ore 13,01.
C'ERANO le aringhe, se lo sentiva. Questa volta dovevano sicuramente
esserci le aringhe.
Paul Goonan, Ispettore Capo del National Bureau of
Criminal Investigation, l'equivalente dell'americana FBI in
Irlanda, spost a lato tutti i fascicoli e fece spazio al centro
della scrivania. Poi tir fuori dalla tasca della giacca un involto
triangolare, chiuso nell'alluminio, e lo pos sul piano
del tavolo. Srotol con attenzione la carta stagnola liberando
un enorme tramezzino a due strati. Lo esamin per vedere
che cosa ci aveva messo dentro questa volta la sua Margaret:
non solo una dolcissima donna, ma anche una superba
assemblatrice di packed lunch.
Era il suo rituale quotidiano, lo spuntino di pranzo. Avvicin
alle narici il tramezzino, chiuse gli occhi e cominci ad
annusare. S, ecco subito risaltare l'odore marino e pungente.
Le aringhe c'erano, d'altronde se lo sentiva fin dall'inizio.
E poi... cos'era quel profumo di grasso cos familiare?
Burro salato? O forse maionese? O, ancora meglio, tutti e
due? Sbirci con gli occhi alzando leggermente il bordo della
fetta con il pollice: s, burro e maionese. Non pot fare a
meno di notare un sottile disco verde che spuntava dalla
farcitura: gli amati cetrioli. Richiuse gli occhi: aveva barato,
non valeva guardare dentro. Ma cos'era quell'altro profumo
agrumato, senza legami eppure perfetto? Inspir profondamente.
Scorza d'arancia? Apr gli occhi e controll, separando
uno dei due strati: aveva indovinato, scorze d'arancia.
Benedetta Margaret: non era un ingrediente a caso, ma una
stella abbagliante nella cosmologia dei sapori. Richiuse con
cura il tramezzino e lo afferr a due mani portandolo alla
bocca. Diede il primo morso e il palato venne invaso dal
piacere. Esattamente in quel momento il telefono squill.
'Fanculo, farfugli a bocca piena.
Appoggi il tramezzino sulla carta stagnola, butt gi il
boccone e alz la cornetta. Porca miseria, Bridget, sto
mangiando, disse dopo uno sguardo al display digitale.
C' uno al telefono, Paul. Una storia davvero strana.
Di che si tratta? chiese sbrigativo.
Lambay Island.
Lambay Island?
S. In linea c' il tizio che porta i rifornimenti da terra,
ogni due settimane. Dice che sono due giorni che non sente
nessuno.
E allora? Si sente solo? Ma cosa c'entriamo noi? Digli
di chiamare la Guardia Costiera.
 quello che ha fatto. E gli hanno risposto di contattare
noi.
Goonan si arrese: Va bene, passamelo. Si aggiust sulla
poltrona e attese che Bridget gli trasferisse la chiamata.
Ispettore Capo Paul Goonan, posso esserle d'aiuto?
Dall'altra parte della linea, qualcuno inspir forte, poi
una voce maschile rispose: S.
Chi parla?
Capitano Paul Clayton, si present l'uomo. Fece lo
spelling del nome e quindi aggiunse: Chiamo dal porto di
Rogerstown, nel villaggio di Rush.
Goonan si appunt il nome su un foglietto volante. Mi
dica, Capitano.
Conosce Lambay Island?
Come tutti i dublinesi, rispose con sufficienza. So che
 un'isola privata e che ci abitano quattro gatti. E so che,
nonostante la vicinanza alla costa, vivono praticamente isolati.
Ecco: Lambay sfugge all'isolamento totale proprio grazie
a me. Sono il capitano dello Shamrock, il battello che
porta l i rifornimenti.
Venga al punto.
D'inverno, ogni due settimane, Tim McCarthy, uno degli
isolani, raccoglie le richieste di tutti e mi telefona. E una
specie di sindaco, ma solo per anzianit. Non ci sono gerarchie,
perch l tutto appartiene ai Baring e...
Mi sta chiamando perch si sono dimenticati di mandarle
la lista della spesa?
Nossignore, replic il marinaio infastidito. So distinguere
fra una dimenticanza e un fatto inspiegabile.
Niente da fare, pens Goonan lanciando un'occhiata
malinconica al suo tramezzino: era una faccenda complicata
e, nell'immediato, non sarebbe riuscito a rifilare la telefonata
a nessuno. Ha provato a chiamare lei? domand.
Certo. Ho cercato Tim, ma il suo cellulare era staccato.
E in tutti questi anni non  mai successo. Allora ho chiamato
Michael O'Hara. Ma anche lui non era raggiungibile. E
cos gli altri cellulari dell'isola. Cinque in tutto.
Non hanno telefono fisso, immagino.
Esatto.
Non potrebbe trattarsi semplicemente di un guasto alle
linee?
No.
Come fa a dirlo?
Perch Lambay  una meta molto apprezzata dai pescatori
di Rush. L'altroieri uno di loro, Adam Hewson, mi ha
telefonato da l. Quindi non ci sono problemi di campo.
E perch ha chiamato?
Questa  l'altra stranezza. Mi ha chiamato perch ha visto
una barca a vela attraccata al porticciolo dell'isola.
E quale sarebbe la stranezza?
Ma gliel'ho detto: non si pu attraccare!
Potrebbe trattarsi di ospiti dei proprietari...
I Baring non ci vanno mai d'inverno.
Con la mano libera, Goonan cominci a richiudere la
carta intorno al tramezzino. Capitano Clayton, ha un'ipotesi
razionale per tutto questo?
Aspetti, c' dell'altro.
Sentiamo...
A mezzogiorno cinque russi sono partiti da qui, dal
porto di Rogerstown, con un gommone noleggiato.
Finalmente Goonan comprese perch avessero dirottato
la telefonata all'NBCI. Russi? Tipo Gorbaciov?
Che c'entra Gorbaciov?
Lasci perdere,  una vecchia storia. Continui...
Hanno detto di essere turisti che volevano fare un giro
sull'isola. Li abbiamo avvertiti che non si pu attraccare, ma
loro hanno alzato le spalle. C'era una ragazza. Ma gli altri
quattro avevano delle facce poco raccomandabili.
Ma che cazzo sta succedendo a Lambay Island?
Ecco, signore,  quello che mi sto chiedendo anch'io.

 Capitolo 59.

Londra, strade di Kensington.
Luned 3 Gennaio, ore 13,01.
VICTORIA aveva percorso la strada verso casa come sotto
l'effetto di un incantesimo. Era entrata in un ordine di idee
pi ampio e se ne sentiva allo stesso tempo intimorita ed
emozionata. Dopo l'ultima lezione di Madame, in cui aveva
interiorizzato l'accordatura fino a farne un'esperienza estatica,
ogni ciottolo che calpestava sembrava racchiudere il segreto
stesso del mondo, e in ogni filo d'erba che spuntava
fra la neve e le crepe del marciapiede scopriva un frammento
dell'immenso mistero della Natura.
Certo, Madame era stata chiara: quell'ultima lezione aveva
chiuso un ciclo. Victoria aveva raggiunto la padronanza
dei segreti della prosodia, ma sarebbero seguiti molti altri
insegnamenti. Iv non le aveva svelato i nomi delle sue prossime
Maestre ma le aveva preannunciato alcune delle discipline
che avrebbe seguito. Con lei e Raye, Victoria aveva lavorato
sulla voce, poi sarebbe venuto il tempo di dedicarsi
al corpo: portamento, sguardo, tatto... e anche alla mente:
filosofia, poesia, storia, retorica, scienze naturali... e al fondo
del percorso, l'Essenza, la magia suprema per piegare il
mondo al proprio volere. Insomma: ci sarebbero voluti anni.
Quanti? Dipendeva da lei, aveva risposto secca Madame,
non si era iscritta a un corso di cucina.
Cosa avrebbe comportato esercitare un simile potere?
Pens alle Sorelle che ne disponevano gi, accanto agli uomini
pi influenti del mondo, nei posti chiave di qualunque
campo: politico, culturale, economico. Una considerazione
in particolare la inquietava: cosa sarebbe accaduto se tutto
quel potere fosse finito nelle mani sbagliate? La consapevolezza
di poter manipolare qualunque maschio non avrebbe
potuto dare alla testa? Era previsto un ciclo di lezioni dedicato
solo a questo? Victoria sperava di s. Lei stessa ne aveva
verificato l'effetto su quel ragazzo al Maple Tree Cafe. Ed
era stata solo una semplice sillaba.
E poi c'era l'ansia per il rituale che l'avrebbe vista protagonista.
Madame le aveva accennato che, se tutto fosse andato
come doveva, Victoria avrebbe avuto la fortuna di essere
la prima, dopo molti decenni, a partecipare all'apertura
del Libro di Foglie. Su quello Iv era stata piuttosto vaga, dicendole
che sarebbe stata chiamata al momento giusto.
Ci sar un tempo in cui il tuo passato non ti apparterr
pi. Come se non fosse mai stato tuo. Il volto di Iv era diventato
impenetrabile e la sua voce era parsa arrivare da un
luogo lontano, come se provenisse da un'altra persona.
Canta con me, l'aveva invitata.
Victoria aveva sentito una leggera scossa al ventre e sulla
punta della lingua, come se l'avesse appoggiata su una pila.
Am gaeth i m-muir(1) aveva intonato Iv.
Victoria si era subito accordata, seguendo la sua voce:
Am gaeth i m-muir, Am tond trethan, Am fuaim mara, Am
dam secht ndirend, Am sig i n-aill, Am dr grne, Am cain
lubai, Am torc ar gail, Am he i l-lind, Am loch i m-maig, Am
bri a ndai...(2).
Poi una sensazione di calore l'aveva invasa e si era propagata
in tutto il corpo. Aveva sentito il pube contrarsi come
sul punto di ricevere piacere e dagli occhi erano sgorgate lacrime
calde e copiose.
Am gi ifodb fras feochtu, Am d delbas do chind codnu,
Coiche nod gleith clochur slbe.(3).
L'ultima parola era stata pronunciata quasi sussurrando,
e a Victoria era sembrato di essere adagiata su un letto di foglie,
sopra un prato tagliato di fresco. I profumi le avevano
invaso le narici ed era riuscita a distinguere la fragranza dei
lamponi, l'odore pungente degli aghi di pino e quello robusto
dei funghi celati sotto di essi.
Aveva avuto una visione: una pietra circolare, conficcata
di taglio nel terreno, sulla quale erano scolpiti simboli del
mondo vegetale: foglie, le era parso, e poi un ramo di sambuco
dall'aroma penetrante, con un foro per ogni bacca.
Dietro la pietra stava sorgendo il sole e il raggio dorato
che le trafiggeva il volto era accecante.
Victoria aveva riaperto gli occhi lentamente, come se non
volesse ridestarsi e abbandonare quel mondo magico.
Abbiamo cantato la Canzone di Amergin insieme. Sei
stata perfetta. Questo  il miglior attestato che tu possa ricevere:
il mio potere su di te e il tuo potere su di me. Come ti
senti?
Victoria aveva risposto dopo qualche istante. Dolce. Mi
sento dolce.
Madame, per la prima volta, l'aveva accarezzata. Adesso
va' a casa, Victoria. Sono fiera di te. Poi aveva voltato lo
sguardo verso la vetrata: i suoi occhi erano lucidi.
Cos, ancora immersa nel ricordo di quel paesaggio, Victoria
era uscita in strada.
Aveva percorso chilometri. Per alcuni tratti era anche
piovuto, ma non ci aveva badato.
Non aveva sentito freddo, solo quella scossa sulla punta
della lingua che non aveva smesso di pulsare.
Ancora cento metri e sarebbe arrivata a casa. Sotto il
braccio teneva il quaderno prosodico, stretto al fianco talmente
forte da farle male.
Il suo cellulare squill: Briana. Prese la comunicazione,
come in trance.
Ciao, bella, che fine hai fatto? Non dovevamo uscire insieme?
Se n'era completamente dimenticata. Scusami, Bri...
Non fa niente, perch ti vedo!
Victoria non cap, poi not una figura che si stava sbracciando
nella sua direzione. Mise via il telefono e le and incontro.
Dove ce l'hai la testa in questo periodo? le chiese Briana,
con le mani sui fianchi.
Victoria la guard come se non la riconoscesse.
Sei messa male, tesoro, rincar la dose l'amica. Da un
po' di tempo mi sembri... come dire, cambiata.
Victoria fu colta da un lieve capogiro e si sedette sul bordo
del marciapiede.
Che succede? le domand premurosa Briana stringendola
a s. Ma tu scotti! esclam dopo averle sfiorato la
fronte.
No... Sto bene.
Ti accompagno.
Sto bene, lasciami sola.
Briana rimase ammaliata. C'era qualcosa di indefinitamente
dolce in quell'ordine. D'accordo, annu come
ipnotizzata. E si allontan.

Note.
1. Io sono il vento sul mare.
2. Io sono il vento sul mare, Io sono l'onda dell'oceano, Io sono il fragore
delle profondit, Io sono il cervo dai sette palchi, Io sono il falco sulla scogliera,
Io sono un raggio di sole, Io sono l'albero pi bello, Io sono il cinghiale
valoroso, Io sono il salmone nelle acque, Io sono il lago nelle pianure, Io
sono il luogo supremo della conoscenza...
3. Io sono la frase del poeta, Io sono la punta della lancia in battaglia,
Io sono il Dio che consegna la fiamma.

 Capitolo 60.

Lambay Island.
Luned 3 Gennaio, ore 13,19.
PIOVEVA a dirotto, con un ritmo implacabile.
Lena era nascosta dietro il muro di cinta della tenuta con
accanto Vjaceslav e Cerubina. Aveva lasciato Arvo in copertura
al riparo dell'edificio e teneva puntato il binocolo in direzione
del porto.
La telefonata di Borimir le aveva dato il tempo per prepararsi
ad accogliere Nadja e i suoi nel migliore dei modi.
Per prima cosa Lena aveva ordinato di interrompere gli
scavi. Non sapeva bene come fosse potuto succedere, ma il
maggiordomo era stato piuttosto chiaro: stavano cercando
nel posto sbagliato. Non aveva ancora focalizzato l'errore,
ma al momento non era rilevante. Avrebbe ottenuto da
Nadja l'informazione che le interessava, a qualunque costo.
In ogni caso, era convinta che il Libro di Foglie si trovasse l
sull'isola, non molto distante da dove avevano scavato.
La seconda mossa era stata occuparsi dei prigionieri. La
cappella era stata scelta perch inizialmente Lena prevedeva
di rimanere sull'isola per poche ore, ma, visto che il quadro
era mutato, aveva cambiato piani. Gli abitanti dell'isola
erano stati trasferiti nella tenuta e rinchiusi nel locale pi
ampio. Avevano a disposizione un bagno, quattro letti a
castello, cibo e acqua in quantit. L'unico problema era la necessit
di lasciare un uomo di guardia. Ma era stato risolto
facilmente da Vjaceslav. Dove vuoi che vadano? le aveva
fatto notare.
Allora avevano sprangato le porte, con la minaccia di
sparare al primo che fosse uscito.
Cos ora Lena poteva disporre anche di Vjaceslav e dello
Steyr AUG: avrebbe fatto molto pi comodo per affrontare
Kirill che per piantonare gli isolani.
Pi Lena pensava alla piega presa dagli eventi e pi le
sembrava un colpo di fortuna: Kirill e Nadja stavano arrivando
da lei a tirarla fuori dallo stallo. Se solo non ci fosse
stata quella dannata pioggia!
Cosa fanno? chiese Cerubina.
Non si vede pi niente, rispose Lena passandole il binocolo.
Cerubina lo punt verso il porticciolo, ma la pioggia battente
confondeva la visuale. In ogni caso li abbiamo inquadrati
prima, disse abbassando il binocolo. Sono in cinque
e tra loro ci sono Kirill e Nadja.
Cosa facciamo ora? chiese impaziente Vjaceslav.
Nulla, decise Lena. Devono passare da qui. E l'ultima
cosa che immaginano  che li stiamo aspettando.
Gi, annu Cerubina. Appena arrivano scateniamo il
tiro al piccione.
Vjaceslav sorrise soddisfatto.
Il punto della cinta in cui si trovavano era il pi vicino al
porto, meno di cinquecento metri. Il vantaggio era che i due
punti erano separati da un ampio prato, perci Kirill e i suoi
avrebbero dovuto avanzare in campo aperto. Lo svantaggio,
invece, era che il muro dietro cui si nascondevano non li
proteggeva dalla pioggia, che ora li investiva di traverso, sospinta
dal vento.
 Lena tir fuori la pistola, imitata da Cerubina. Vjaceslav
non aveva mai smesso di imbracciare saldamente il fucile
d'assalto.
Stiamo pronti, sussurr Cerubina.
Lena aveva stabilito che fossero i due a condurre il gioco.
Certo, con qualche mese al poligono, dietro insistenza di
Gavrijl, era diventata una discreta tiratrice su sagome di cartone,
ma si rendeva perfettamente conto che l'azione vera
era tutt'altro.
Aguzzarono gli occhi nella pioggia scrosciante: una sagoma
si stava muovendo lentamente, strisciando nel fango a
circa cento metri dal muro di cinta.
Il primo a individuarla fu Vjaceslav. La indic agli altri e
Cerubina punt la pistola tenendola inquadrata, ma facendo
capire al compagno che non aveva nessuna intenzione di
sparare finch non fossero stati tutti quanti a tiro.
Una seconda sagoma cominci a strisciare verso il muro
ma, contrariamente alla prima, era molto veloce.
Si muoveva in direzione di una macchia di alberi e, se l'avesse
raggiunta, avrebbe trovato un punto in cui ripararsi
ed eventualmente rispondere al fuoco.
Vjaceslav mir nella sua direzione, ma Cerubina lo ferm
con un gesto.
Aspetta ancora, sussurr.
Se arriva agli alberi non lo becchiamo pi! protest
lui.
Le cose non stavano andando secondo i piani, pens Lena.
Sperava di fare piazza pulita con una sventagliata e poi
occuparsi di Nadja, che sicuramente era stata tenuta al riparo.
Perch quei due non sfruttavano l'occasione di dimezzare
gli avversari?
Quando spariamo? bisbigli.
Ora! rispose Cerubina. Inquadr la prima sagoma e
Vjaceslav mir alla seconda.
Due colpi a testa, in rapida sequenza, e Parnok e Serghei
volarono oltre ogni confine.
Lena non aveva avuto nemmeno il tempo di premere il
grilletto.

 Capitolo 61.

Lambay Island.
Luned 3 Gennaio, ore 13,28.
VENTI metri dietro Parnok e Serghei, con un riflesso istintivo,
sia Kirill sia Taras risposero al fuoco, sparando in direzione
dei bagliori. Poi si buttarono a terra rotolando nell'erba
sul fianco, uno a destra e l'altro a sinistra, cercando di
portarsi fuori tiro.
Kirill ebbe fortuna e fin in un avvallamento del prato.
Un paio di proiettili sollevarono le zolle un metro pi in l e
lui cap che non era il momento di rispondere al fuoco. Sotto
quella pioggia scrosciante lo avevano perso ed era meglio
non rivelare la sua nuova posizione. Perci si appiatt nell'erba
fradicia e rimase all'erta.
Si udivano dei lamenti oltre il muro di cinta. Forse la
pronta reazione sua e di Taras era andata a segno. Tese le
orecchie e gli sembr che si trattasse di un uomo. Sper che
avessero beccato Vjaceslav: secondo i fascicoli di Omarov
era il pi pericoloso del gruppo.
Il problema era che Parnok e Serghei erano caduti in
pieno nell'imboscata.
Quel che gli bruciava di pi era l'ingenuit con cui erano
finiti in trappola, neanche fossero stati quattro pivellini alle
prime armi. Ma la verit era che non se l'aspettavano. Contavano
di cogliere di sorpresa Lena e i suoi e invece la situazione
si era perfettamente ribaltata: qualcuno li aveva traditi,
non c'erano dubbi. Qualcuno dentro villa Derzhavin.
Ora per non c'era tempo per recriminare, perch erano finiti
dritti in bocca al nemico come agnelli sacrificali.
Kirill non riusciva a perdonarselo.
La situazione era una di quelle che i manuali di guerra
definiscono critica. Era solo, senza contatto con Taras, in
condizioni climatiche sfavorevoli, e contro un commando
meglio armato e riparato. Aveva distinto nitidamente i colpi
di un fucile mitragliatore. Adesso non gli restava che aspettare
l la prossima mossa del nemico.
In realt un'alternativa c'era: indietreggiare lentamente,
recuperare Nadja e darsela a gambe. Ma Kirill non la prese
neanche in considerazione.
Un rumore lo mise in allarme. Alz appena la testa e intravide
una sagoma muoversi sotto la pioggia scrosciante. Stava
tagliando il prato in campo aperto, dalla parte di Taras. La sagoma
si muoveva in modo strano. Qualche rapido scatto e
poi si immobilizzava. Quindi, pochi secondi dopo, ripartiva e
di nuovo si bloccava. Se era uno dei nemici doveva trattarsi
dell'informatico o di Lena, perch gli altri due non avrebbero
mai commesso un errore simile.
Kirill si appiatt nuovamente sul terreno e rimase ad attendere
la reazione di Taras. Se avesse sparato, avrebbe immediatamente
segnalato la sua posizione a quelli dietro il
muro di cinta. Se invece non lo avesse fatto, avrebbe dovuto
affrontare l'avversario a mani nude, visto che purtroppo
non avevano avuto il tempo di munirsi anche di pugnali.
Si erano cacciati in una situazione pericolosa, ma per lui
non era certo la prima e ne sarebbe uscito anche questa volta.
Intanto la sagoma continuava a percorrere in diagonale il
prato, senza che Taras intervenisse.
All'improvviso Kirill si accorse di una seconda sagoma:
stava nascosta nella macchia di alberi pi avanti, dove
Parnok aveva tentato di ripararsi prima di venir falciato.
Probabilmente gli uomini di Lena avevano deciso di stanarli.
Ma adesso lui era in vantaggio. Li aveva individuati
entrambi.
Cominci a tenere sotto controllo sia la sagoma fra gli alberi
sia quella sul prato. Appena la prima fosse uscita allo
scoperto avrebbe sparato a entrambe e poi si sarebbe ributtato
nell'avvallamento del terreno. Se fosse stato abbastanza
rapido, quelli dietro il muro di cinta non avrebbero fatto in
tempo a reagire. E, in ogni caso, sotto quella cortina d'acqua,
non era detto che lo avrebbero colpito.
Pochi istanti dopo la sagoma fra gli alberi ruppe gli indugi,
si appiatt sul terreno e cominci a strisciare nella sua direzione.
C'era qualcosa che non andava, si disse Kirill: entrambi
i nemici si stavano muovendo come pivelli.
Non ebbe tempo di pensare ad altro, perch Taras apr il
fuoco, centrando al primo colpo la sagoma vicino agli alberi.
Purtroppo non riusc a fare lo stesso con quella in mezzo al
prato, perch si muoveva contro ogni legge della fisica: saltellava
a zig zag in mezzo alla pioggia ed era impossibile inquadrarla.
Quell'istante di sbalordimento fu fatale per Taras,
perch dal muretto di cinta part una raffica che lo abbatt.
Kirill ebbe un brivido. Era rimasto solo e la seconda sagoma,
quella dall'andatura incredibile, stava per piombargli
addosso. Si trovava a meno di tre metri quando la distinse
nitidamente, ma ormai aveva premuto il grilletto.
Nella stessa frazione di secondo dal muro di cinta aprirono
il fuoco e un colpo lo raggiunse in pieno petto.
Dentro di lui Vurdalak e Upyri, i demoni dell'inquietudine,
finalmente si placarono. Ma la mente era rimasta lucida:
che cazzo ci faceva un canguro su un'isola irlandese?

 Capitolo 62.

Lambay Island.
Luned 3 Gennaio, ore 14,06.
AVEVANO aspettato venti minuti e nessuno aveva pi sparato.
Poi la pioggia era cessata quasi all'improvviso e Lena e
Cerubina ne avevano approfittato per fare il punto.
Vjaceslav era stato colpito proprio nel primo scambio di
colpi. Un proiettile alla gola. Ora il cadavere giaceva seduto
sul terreno, con la schiena contro il muretto e le braccia
inerti lungo i fianchi. L'erba intorno era rossa.
Cerubina gli si avvicin e rimase qualche istante accovacciata
accanto a lui, sussurrando qualcosa.
Lena attese.
Quando l'altra si rialz, il suo sguardo era tornato quello
di sempre. Fece cenno a Lena di avvicinarsi e le spieg rapidamente
le sue intenzioni. Sollevarono insieme il corpo di
Vjaceslav in modo che la testa sporgesse oltre il muretto, e
lo tennero in quella posizione per una decina di secondi.
Dall'altra parte nessuno spar. Allora lasciarono cadere a
terra il corpo.
Quindi Cerubina disse a Lena di coprirla e, con cautela,
oltrepass il muretto spianando lo Steyr AUG di Vjaceslav,
che aveva gi dimostrato di saper usare con la stessa abilit
del compagno. Era pronta a far fuoco al minimo movimento,
ma tutto era immobile.
Puoi uscire, url a Lena.
Lena oltrepass il muretto e si butt subito per terra, impugnando
la sua pistola. Solo allora se ne accorse: sull'erba
fradicia del prato erano sparpagliati sei corpi. Una strage.
Si rialz e affianc Cerubina. Diamo una controllata veloce,
propose. Sono sicura che manca Nadja.
Okay, ma facciamo attenzione.
Il cadavere pi vicino aveva due proiettili in testa ed era
un perfetto sconosciuto mentre, una cinquantina di metri
sulla destra, Lena riconobbe Parnok, uno degli ucraini di
Taras, tagliato in due da una raffica. Erano stati i primi a cadere
nell'imboscata.
Le due donne avanzarono con estrema prudenza e raggiunsero
Arvo. Era disteso nell'erba a pochi metri dalla
macchia d'alberi e aveva un grosso foro vermiglio proprio in
mezzo alla fronte.
Cerubina gli tir un calcio: Coglione! Ti avevo detto di
stare indietro e coprirci!
Lena le fece segno di proseguire, ma l'altra obbed solo
dopo aver allungato un altro calcio al cadavere: Te la sei
cercata, maledetto idiota!
Arrivarono a Taras: era crivellato di colpi. Lena prov
una punta di dispiacere: quell'uomo era sempre stato gentile
con lei. Poi tagliarono in direzione degli ultimi due cadaveri.
Trovarono Kirill immobile con la faccia riversa in una
pozzanghera arrossata.
Ma la cosa incredibile era il canguro stecchito a tre metri
da lui.
Dovremmo seppellirlo, disse Cerubina.
Kirill?
Il canguro.  stato un alleato prezioso. Cerubina si
chin e sfior la carcassa con la punta del fucile. Ma che ci
faceva qui?
Ho letto che arrivano dallo zoo di Dublino, le spieg
Lena.
Cerubina lanci all'animale un'occhiata dubbiosa, poi si
guard intorno e concluse: Nadja non c'.
Andiamo a prenderla. Viva.
Sar armata?
Non credo, rispose Lena. Ma non si sa mai...
Inforc il binocolo e lo punt verso il porto, facendo una
lenta carrellata tra il molo e gli edifici. Il gommone non si 
mosso. Perci Nadja  qui da qualche parte.
E siccome non ci pu essere passata davanti...
Non rimane che un posto, concluse Lena.
Le due donne si avviarono circospette verso il porto,
camminando a una decina di metri l'una dall'altra.
In alcuni punti il cielo si stava aprendo e un raggio trapass
le nubi per un istante, investendo il porto come un riflettore
sul volto di un attore.
Cerubina raggiunse il primo dei casotti e si acquatt dietro
il muro. Appena Lena le fu accanto, bisbigli: Se dobbiamo
fare irruzione in tutti gli edifici, perderemo un sacco
di tempo. E, se Nadja  armata, rischiamo grosso.
Dunque? chiese l'altra.
Abbiamo gli ostaggi...
Spiegati.
Una di noi rimane qui a controllare che Nadja non
scappi. L'altra raggiunge la tenuta, prende il bambino e lo
porta in punta al molo. Poi urliamo a Nadja la nostra minaccia:
se non esce subito fuori, lo uccidiamo.
Lena sembr soppesare l'idea. E se lei non esce?
Ammazziamo il bambino e prendiamo la sorella.
Okay, approv Lena.
In quel momento, dall'interno del casotto, provenne un
forte schianto, come se fosse caduta una sedia.
Cerubina si port l'indice alle labbra e sbirci dall'angolo del muro, poi indic a Lena di fare il giro dietro la casa.
Lena si mosse. Sulla facciata rivolta verso l'interno dell'isola
c'era solo una finestrella, al secondo piano. Forse Nadja
non si era ancora accorta di quello che era successo, ipotizz
Lena. Da quella finestra, con la pioggia battente di prima,
difficilmente si sarebbero distinti i bagliori degli spari, e
anche i rumori.
Un cigolio sopra la testa la mise in allarme: alz gli occhi
giusto in tempo per vedere il braccio che lanciava il vaso.
Scart sulla destra e il vaso si schiant a trenta centimetri da
lei, sulla pietra del camminatoio perimetrale. Sent la finestra
che si richiudeva.  qui dentro! url a Cerubina. 
disarmata !
Poi oltrepass l'angolo cieco e corse verso l'ingresso. Il
casotto era una classica abitazione di pescatori a due piani,
alle cui pareti era appeso tutto un campionario di reti da pesca,
stelle marine, pannelli con nodi da marinaio e altre
cianfrusaglie in stile.
Cerubina era gi entrata e si trovava ormai in cima alla
scala, con il mitragliatore spianato.
Non farle male, le intim Lena.
Non troppo, rispose Cerubina. In quell'istante venne
travolta da una furia.
Da destra, era infatti sbucata velocissima Nadja, mulinando
un remo. Centr Cerubina in pieno volto, facendola
finire di schiena contro la balaustra di legno che si schiant
sotto il suo peso. La donna piomb tre metri pi sotto, sul
pavimento dell'ingresso.
Lena punt la pistola contro Nadja, che era immobile sul
pianerottolo, con il remo minacciosamente alzato e un'espressione
incredula. Guardava gi come se non credesse
ancora di essere riuscita a neutralizzare la donna.
Molla il remo e scendi, le ordin Lena tenendola sotto
tiro. Altrimenti ti spappolo un ginocchio.
Come vuoi, disse Nadja. E lasci cadere di sotto il remo,
proprio sul corpo privo di sensi di Cerubina, che non si
mosse di un millimetro.
Adesso vieni gi, senza scherzi.
Nadja fece qualche passo di lato, verso la scala, poi scese
senza fretta i gradini.
Lena le indic una sedia. L!
Nadja obbed docilmente e a quel punto Lena, continuando
a puntarle addosso la pistola, prese un'altra sedia e
le si sedette di fronte, a un paio di metri.
Si fissarono in silenzio, per un po'.
Perch non mi uccidi? la sfid infine Nadja.
Ho bisogno di parlarti.
Oooh, ottima idea. Che ne dici se preparo un t? La tua
amica ne vuole?
Forse non hai capito la situazione.
Spiegamela tu.
Voglio sapere le coordinate esatte, le intim Lena armando
il grilletto.
Le coordinate di cosa?
Del Libro di Foglie.
Nadja rimase a bocca aperta. Del che?
Lena si rese conto che quello stupore era sincero. Evidentemente
la ragazza disponeva delle coordinate, ma non
sapeva a cosa si riferissero. Questo la sollev. Era chiaro:
Nadja aveva scelto la vendetta, e riservato la curiosit a dopo.
Peccato per lei che non ci sarebbe stato alcun dopo.
Come hai fatto a interpretare i simboli del fondale? Tua
madre non pu avertene parlato... le chiese arrivando al
dunque.
Ma Nadja era visibilmente confusa. Cosa c'entra il fondale
in tutto questo?
Indica il nascondiglio del Libro di Foglie.
Non capisco, non capisco proprio... mormor Nadja
incredula. Poi esplose: Non so di che cazzo parli. Ma spero
che non sia per un libro che hai ucciso mia madre e avvelenato
mio padre!
Lena rimase in silenzio per un istante, poi sorrise: S, invece.
Nadja scatt in piedi: Tu sei pazza!
Lena tese il braccio e spar a mezzo metro dal suo orecchio.
Ci fu un attimo di immobilit.
Poi Nadja si calm e si risedette.
Basta chiacchiere, tagli corto Lena. Borimir mi ha
detto che conosci le coordinate esatte!
Borimir? ripet Nadja con una smorfia.
Forza, le coordinate! Lena le spian la pistola davanti
al viso.
Nadja rimase un po' a guardarla, poi si arrese. Non ho
scelta. Ma prima lasciami bere, ho la gola che brucia...
Con la canna della pistola Lena le fece segno che poteva
muoversi.
Nadja si alz lentamente e a piccoli passi raggiunse il lavello
alle sue spalle. Prese un bicchiere e lo riemp d'acqua.
In quel momento tutto le fu chiaro: era nella stessa situazione
che al cinema non la convinceva mai. Una persona ne teneva
sotto tiro un'altra per ottenere un'informazione fondamentale,
ma questa seconda non si accorgeva che proprio
custodire il segreto la rendeva intoccabile. Lena non pu
spararmi, pens.
Allora si volt lentamente, fece due passi verso la donna
e le si par davanti. Ti dir tutto, disse arrendevole. Anzi:
ti accompagner sul posto. Ma prima voglio sapere perch
questo libro  cos importante.
Lena pens che, in effetti, la ragazza aveva diritto a una
spiegazione. Non si tratta di un libro in senso classico. Il
Libro di Foglie  una pietra dosatrice e serve per...
Nadja le scagli il bicchiere in piena faccia con tutta la
forza che aveva in corpo, centrandola in pieno.
Lena spar due colpi alla cieca, ma lei si era gi gettata
oltre e, spalancata la porta con una spallata, inizi a correre
a perdifiato su per il prato, verso l'interno dell'isola.
Dopo un attimo di disorientamento, Lena scatt in piedi
e si gett all'inseguimento a rotta di collo. La guancia le doleva
come se si fosse rotta uno zigomo. Le avrebbe fatto pagare
anche questo.
Nadja correva come un'ossessa, ma Lena era pi veloce e
allenata: non ci avrebbe messo molto a raggiungerla. Allora
avrebbe tirato fuori il coltello e le avrebbe tagliato i tendini
dietro il ginocchio. Poi avrebbe incominciato a torturarla.
Aveva perso anche troppo tempo su quell'isola.
Intanto Nadja aveva raggiunto la zona dei cadaveri. Certo
non si aspettava quella carneficina, perch rallent l'andatura.
Lena sorrise compiaciuta, ma si accorse subito che
si era sbagliata: Nadja si era chinata su Taras, e stava rialzandosi
impugnando la pistola dell'ucraino. Spar un colpo
nella sua direzione. Pessima mira, pens Lena, ma adesso la
faccenda si complicava.
Lena valut se prendere uno degli ostaggi, come proposto
da Cerubina, ma decise che non c'era tempo: Nadja ora
stava correndo a perdifiato verso il muretto della tenuta.
Allora Lena si ferm in mezzo al prato. Alz il braccio e
mir lentamente alle gambe della fuggiasca.
In quel momento sent una stretta alla caviglia.
Abbass di scatto lo sguardo e tutto quello che vide fu la
canna di una pistola rivolta verso di lei.
Poi ud l'esplosione e la sua fronte venne squarciata dal
proiettile di Kirill.

 Capitolo 63.

Lambay Island.
Luned 3 Gennaio, ore 14,45.
In quel punto dell'isola, riparato fra il porticciolo e la tenuta,
il vento che avevano incontrato in elicottero era calato.
L'Ispettore Capo Goonan lanci all'animale un'occhiata
perplessa. Che cazzo ci fa qui questo canguro? chiese.
Mi sembra arrivino dallo zoo di Dublino, gli spieg l'ispettore
Bridget Walsh.
E non vanno in letargo?
Pare di no, Paul.
Da quando aveva messo piede sull'isola, Goonan aveva
cercato di capire cosa fosse successo, ma sembrava un'impresa
impossibile.
Gi sorvolando il prato pieno di cadaveri, la situazione
gli era parsa grave e aveva fatto chiamare un'eliambulanza e
rinforzi via mare. Poi, una volta smontato, esaminando la
scena da vicino, era rimasto allibito: pi che una resa dei
conti fra bande di mafiosi russi - la prima ipotesi che aveva
formulato - sembrava una scena di guerra. Un macello da
Paese mediorientale.
Goonan avrebbe voluto provare a ricostruire subito la
dinamica della sparatoria, ma c'erano altre urgenze. Per
prima cosa diede disposizione ai due agenti che si era portato
dietro, James Morrison e Paul Jackson, di rintracciare
gli abitanti dell'isola. Sperava che fossero tutti vivi, ma era
preoccupato.
Poi torn da Bridget, che stava occupandosi dei due sopravvissuti.
La ragazza russa era giovane e carina, e sembrava molto
scossa dall'accaduto. Stava accovacciata sul prato accanto al
ferito. Gli aveva aperto la tuta e gli aveva fasciato il petto
con una notevole perizia, strappando una maglietta in strisce
e legandole insieme. Bridget l'aveva aiutata ad adagiare
il corpo su una coperta termica, per isolarlo dall'erba fradicia.
L'uomo era incosciente: respirava ancora ma era difficile
dire se ce l'avrebbe fatta, anche solo fino all'arrivo dell'eliambulanza.
Goonan si avvicin e rimase in silenzio a osservare la scena.
Miss, disse dopo un po' alla ragazza russa. Ho bisogno
di parlarle.
Nadja si alz lentamente.
Ispettore Capo Paul Goonan, dell'NBCI, si present
lui porgendole la mano.
Mi chiamo Nadja Derzhavin. Sono la figlia di Gavrijl
Derzhavin, rispose lei in un ottimo inglese.
Goonan si ferm: cosa ci faceva l la figlia di uno dei pi
potenti e chiacchierati oligarchi russi? Bisognava procedere
con prudenza. Pu aiutarmi a capire cos' successo
qui?
Nadja rimase a fissarlo in silenzio. Non aveva l'aria di chi
prende tempo prima di rispondere, ma quella di chi non intende
proprio farlo.
Perch si trova su quest'isola?
Finalmente Nadja rispose: Turismo... Poi lo fiss con
aria di sfida.
Non penser che le creda?
Ho gi avvertito mio padre. Fra poco lei ricever una
telefonata.
Goonan perse le staffe: Guardi che qui siamo davanti a
sei cadaveri. E spero non ce ne siano altri in giro. Perci
non mi racconti cazzate.
In tutto questo, io sono la vittima, replic Nadja con
espressione sincera. Quanto alle spiegazioni, non sono in
grado di dargliene.
Goonan sospir. Non creda di cavarsela cos. Sar costretto
a trattenerla finch non avr chiarito con precisione
la sua... A met della frase si dovette interrompere: Jackson
e Morrison stavano tornando dalla tenuta con due uomini.
Il primo era sulla sessantina, rubizzo e con una folta
barba bianca. Aveva un grosso cerotto sulla guancia e un
occhio nero. Il secondo era pi magro e decisamente pi
vecchio.
Goonan lasci Nadja. Con lei continuo dopo... Risal
il prato in direzione del quartetto e li raggiunse a met.
Stanno tutti bene, capo, lo rassicur Jackson. Li avevano
rinchiusi nella tenuta.
Goonan fiss l'uomo con il cerotto e l'occhio nero.
Ispettore Capo Paul Goonan, dell'NBCI, si qualific.
Cos' successo qui?
Michael O'Hara, rispose quello con il cerotto, stringendogli
energicamente la mano.
Io sono Tim McCarthy, si present subito dopo il pi
vecchio.
Dove sono gli altri abitanti?
Dopo quello che ci hanno detto i suoi agenti, spieg
O'Hara, abbiamo preferito evitare loro la scena. Ci sono
donne e bambini e... Si ferm e diede una lunga occhiata
circolare: Non mi aspettavo una carneficina simile.
Ha idea del perch? chiese ancora Goonan.
O'Hara si gratt la testa: No, mi spiace. Posso solo
raccontarle cosa  successo a noi.
Bene.
O'Hara gli espose i fatti: l'arrivo della barca a vela e come
i quattro dell'equipaggio li avessero catturati uno per
uno e rinchiusi prima nella cappella e poi nella tenuta. Goonan
gli propose di fare un giro del prato per riconoscerli e
O'Hara accett di buon grado.
Il vecchio Tim chiese invece di tornare alla sua abitazione,
sul porticciolo. La prego, sono troppe ore che non
prendo la medicina.
Che medicina?
La mia, rispose secco Tim.
Goonan gli accord il permesso, ma a patto che lo accompagnasse
Morrison. Poi i tre rimasti cominciarono a
esaminare i cadaveri.
O'Hara riconobbe tre dei sequestratori: Lena, Arvo e
Vjaceslav. Questo  quello che mi ha picchiato, afferm
davanti al suo corpo, poi si fece il segno della croce.
Dov' il quarto? domand Goonan.
Nessuno di quelli che abbiamo visto, rispose O'Hara.
Era un'altra donna.
Allora mi segua.
Goonan fece strada e raggiunsero Nadja, Bridget e Kirill.
La ragazza era china sul siberiano.
Si volti, Miss Derzhavin, ordin.
Nadja ubbid.
O'Hara la fiss per un lungo istante. Non  lei, disse
poi scuotendo la testa.
Sul viso di Goonan si dipinse un'espressione delusa. Allora
manca qualcuno all'appello, borbott preoccupato,
guardandosi intorno.
La donna di cui parla quest'uomo  nel primo casotto,
laggi, disse Nadja.
Ma  quello di Tim ! esclam O'Hara.
Presto, andiamo, fece Goonan precipitandosi verso il
porticciolo, seguito da Jackson e O'Hara.
Ma prima che raggiungessero la casa, venne loro incontro
Morrison.
C' un'altra donna. Ha un forte trauma, ma  ancora viva.
Il vecchio dice che era una di quelle della barca a vela.
Morrison li precedette verso la casa. Quando entrarono
il vecchio Tim stava bevendo a canna da una fiaschetta di
whisky. Intervallava i sorsi ai lamenti: Brutta strega, guarda
cos'hai combinato!
La casa era sottosopra. La donna giaceva sul pavimento
fra i resti della balaustra di legno. Si lamentava anche lei,
toccandosi le gambe, come se non le sentisse pi.
O'Hara si avvicin:  lei, conferm.
Goonan parve finalmente soddisfatto. Si chin su di lei.
Chi sei?
Vaffanculo, mormor la donna con una smorfia di dolore.
Oh, avremo modo di parlare a lungo. Molto a lungo,
disse placidamente l'ispettore. Morrison, ammanettala e
non perderla di vista. Se i medici la portano in ospedale, tu
sarai l. Se la portano in sala operatoria, tu sarai l. Se deve
andare in bagno, tu sarai l. Sono stato chiaro?
Agli ordini, scatt lui.
Poi Goonan chiese a O'Hara e al vecchio Tim di uscire
con lui e l'agente Jackson.
Appena fuori, li interrog: Perch vi hanno sequestrato?
Tim non rispose. Si limit a bere un'altra sorsata dalla
fiaschetta. Goonan fece finta di niente.
Dicevano che sarebbe stato per poche ore, spieg invece
O'Hara. Dicevano che se uscivamo, ci uccidevano.
Dicevano che dovevano solo recuperare una cosa.
Che cosa?
E chi lo sa?
E i canguri?
Stanno qui.
Uh, mugugn Goonan massaggiandosi una guancia.
Voi rimanete qui, per favore, ordin ai due.
Chi me la paga la balaustra? protest il vecchio Tim.
Goonan lo fulmin con lo sguardo, cos Tim bevve un'altra
sorsata e si allontan verso il molo.
O'Hara rimase immobile, a braccia conserte. Gi, chi li
paga i danni?
Jackson, con me, ordin Goonan al poliziotto ignorando
la domanda.
Lasciarono O'Hara e risalirono verso il prato.
Cosa ne dici, Jackson? gli chiese Goonan a bruciapelo.
Un bel casino, signore.
Grazie per aver sottolineato l'ovvio. Ma che idea ti sei
fatto?
Un regolamento di conti.
Ovvio al cubo... mormor Goonan. Ti proporr per
una promozione.
Davvero?
No.
Raggiunsero Nadja.
Allora, Miss, appurato che lei non  fra i sequestratori,
vuol dirmi cos' successo?
Questa volta la ragazza fu pronta: Molto semplice,
replic. Avevo programmato una gita sull'isola. Sono arrivata
qui con le mie guardie del corpo, siamo stati assaliti
e i miei hanno risposto al fuoco. Siamo sopravvissuti solo
in due.
Goonan sorrise: Guardi che la donna al porto  viva.
Benissimo, comment Nadja dopo un attimo di incertezza.
Cos potrete interrogarla. Anch'io sono curiosa di
sapere chi sono.
Goonan scosse la testa e borbott qualcosa, ma fu interrotto
dallo squillo del cellulare.
Pronto?
Sovrintendente Capo Willamy.
Nel sentire quel nome Goonan fece qualche passo verso
il prato, allontanandosi dagli altri.
Buongiorno, Sovrintendente, sono qui a Lambay. Un
macello. Sei morti, due feriti... tutti russi... Non si capisce
un cazzo, signore. C' stato un sequestro di persona, ma anche
un regolamento di conti... e un georadar, e scavi dappertutto...
e perfino un canguro, stecchito anche lui...
Goonan! lo interruppe Willamy, seccato.
Dica...
Allora: ascolti bene. Abbiamo ordini dall'alto. Dall'altissimo:
il Ministro degli Interni. L'ha chiamato l'ambasciatore
russo e...
Ma non possiamo mica...
Goonan, non mi interrompa: l'ambasciatore ci ha gi
spiegato tutto.
E cio?
La figlia del magnate russo Gavrijl Derzhavin  stata attirata
in una trappola mentre era in vacanza a Dublino. Questa
 la versione ufficiale, che fornir anche alla stampa.
Ma...
Silenzio, Goonan. Non ho finito. Stia bene attento: la
ragazza ha raggiunto l'isola di Lambay, invitata dai
proprietari, ma l ha trovato un commando di killer ad aspettarla.
Ha da scrivere?
Goonan si tast le tasche con una mano, senza trovare
nulla. Certo, dica.
Le faccio lo spelling dei nomi: Vjaceslav Xibirov, Cerubina
Cukovskaja, Arvo Mej e Lena Leskov. L'ultima  incensurata,
ma i primi tre sono nella lista nera della polizia di
mezzo mondo: "la banda dei guanti bianchi".
Una delle due donne  ancora viva.
Benissimo. Quella  la nostra colpevole. La porti qui.
E cosa devo fare con la figlia di Derzhavin?
La trattenga giusto il tempo necessario per la deposizione.
Poi la lasci libera.
Uno dei suoi gorilla  ferito.
Grave?
Abbastanza.
Perfetto. Se muore, pazienza. Se sopravvive, lo faccia
piantonare in ospedale. Non deve parlare con nessuno. Se
star meglio, lo interrogheremo pi avanti. Confermer le
parole dell'ambasciatore.
Far come ordina, disse mestamente Goonan.
C' dell'altro.
Ah...
Mentre trattiene la figlia di Derzhavin, ne approfitti per
sequestrarle cellulare, pc, agende e qualunque altro oggetto
possa contenere dei dati. Poi mi chiami: arriver un esperto
del Ministero degli Interni ad analizzarli. A cose fatte le restituir
tutto con mille scuse.
Va bene.
Ci sono domande?
Goonan riflett un secondo. Nossignore, disse poi.
Come avr capito, questa  una faccenda diplomatica,
Goonan. Non mi deluda.
Stia tranquillo.
Un'ultima cosa, Goonan.
Sono tutt'orecchi...
Lei  un eroe.
Willamy chiuse la comunicazione.
Goonan fiss il display. Ma che se ne vadano tutti affanculo!

 Capitolo 64.

Dublino, James Connolly Memorial Hospital.
Marted 4 Gennaio, ore 08,10.
APPENA oltrepass la porta a vetri del reparto di Chirurgia
Generale, Nadja scorse i due uomini: erano seduti su sedie
metalliche, all'altezza della stanza Dodici. Nel corridoio
non c'era nessun altro.
I due indossavano divise da poliziotti, ma Nadja avanz
con circospezione. Gli ultimi avvenimenti le avevano insegnato
a essere prudente.
Desidera? l'accolse uno dei due alzandosi.
Buongiorno, agente, rispose nel suo perfetto inglese.
Poi volse lo sguardo verso la porta socchiusa. Come sta?
Lei chi ? domand l'altro poliziotto, senza alzarsi.
La fidanzata, Nadja Derzhavin, rispose lei. Ora posso
sapere come sta?
Il primo poliziotto guard il collega, che alz le mani, come
per tirarsi fuori dall'impiccio. I medici dicono che il
peggio  passato, la inform allora.
Posso vederlo?
Mi dispiace, spieg il poliziotto. Il signor Rotchko al
momento  sotto la nostra tutela, in attesa che si chiariscano
le circostanze degli... incidenti a Lambay Island e...
Chiunque voglia vederlo deve avere un'autorizzazione,
tagli corto il secondo poliziotto.
Nadja si volt a guardarlo. Questo ci aiuta, disse rimanendo
ferma in piedi davanti a lui. La prego di telefonare
subito all'ispettore Capo Goonan.
I due si scambiarono un'occhiata stupita. Poi il primo
estrasse il cellulare e chiam un numero in memoria. Bridget,
mi passi il capo, per favore. E urgente...
Aspett qualche secondo, poi esord: Ispettore Capo,
ho qui una certa signorina Nadja Derzhavin che insiste per
vedere il ferito, ma naturalmente noi non...
Il poliziotto s'interruppe bruscamente e a Nadja sembr
di sentire una raffica di improperi dall'altro capo della linea.
Pass qualche istante, prima che l'agente riuscisse a replicare:
S, certo, ho capito... Certo... Le far le scuse della
Garda, come vuole. Okay.
Chiuse la comunicazione, poi si rivolse a Nadja, paonazzo:
Le mie pi sincere scuse, Miss Derzhavin. E anche
quelle dell'ispettore Capo Goonan e di tutto il corpo di polizia
irlandese: non mi avevano avvertito che lei...
Nessun problema, lo tranquillizz Nadja. Anzi la ringrazio,
agente...
... Mallory, Miss Derzhavin. Agente Mallory.
Ora posso entrare?
Certo, Miss. Mi permetta di dare soltanto un'occhiata
alla sua borsa. Una formalit, le assicuro... replic indicando
la grande tracolla blu.
Nadja gliela porse, tenendogliela aperta di fronte, come
si fa in dogana.
Il poliziotto lanci una rapida occhiata al contenuto, senza
toccare niente. Era in forte imbarazzo quando, indicando
qualcosa nella borsa, le chiese: Perdoni, Miss... quell'involucro
bianco?
Contiene un fiore. Se vuole vederlo, faccia pure.
Ci mancherebbe. Prego, si accomodi. E con il massimo
della grazia disponibile a un poliziotto dublinese, l'agente
Mallory si scost con una specie di goffo inchino e si
lasci cadere sulla sua seggiola, esausto.
Nadja entr nella stanza. Kirill occupava il letto vicino
alla porta. L'altro, dalla parte della finestra, era vuoto: lei
avanz lentamente per non far rumore, perch l'uomo pareva
addormentato.
Poi rimase a osservarlo a lungo, in piedi di fianco al letto,
tentando di separare dentro di s l'occhio clinico dai sentimenti:
non era facile.
Kirill respirava con un rantolo ritmico e cavernoso: era
ancora attaccato all'ossigeno e aveva una flebo nel braccio
sinistro. A Nadja bast un'occhiata alle etichette dei flaconi
appesi per conoscere la terapia: oltre alla soluzione fisiologica,
antibiotico e anestetico. Dal letto pendeva una sacca
ematica di drenaggio. Il siberiano era pallido e smunto.
Normale - tent di farsi forza lei - a poche ore da un intervento
chirurgico cos invasivo.
La voce di lui la fece sobbalzare. Ciao, Nadja... mormor
in tono debole ma chiaro.
Emozionata, si accost al bordo del letto: Ciao, Kirill,
come ti senti?
Lui rispose soltanto dopo un po': Fa molto male non
potersi muovere. E non potersi difendere.
Nadja si chin appena su di lui: Sei sorvegliato giorno e
notte. E Lena  morta.
Kirill rimase immobile, con gli occhi semichiusi.
Nadja sent la vibrazione del cellulare, che aveva silenziato.
 pap, disse guardando il display.
Kirill sollev di un poco le palpebre.
Pap?
Ciao, Nadja.
Stai bene?
Sempre meglio. E tu?
Meglio anch'io.
Kirill?
Sono qui da lui, in ospedale.
Come va?
Ce l'ha fatta. Guarir.
Ci fu una pausa, poi Gavrijl riprese: Non appena sar in
grado di prendere un aereo, lo voglio qui: vicino a me. Diglielo.
Va bene, pap.
Nadja ripet la frase al siberiano e lui mosse ancora le
palpebre.
C' un'ultima cosa, aggiunse Gavrijl.
S?
Non vedo l'ora che tu sia qui.
Allora ci vediamo presto, pap. Ora devo andare.
Nadja rimise il cellulare in borsa, poi si avvicin alla finestra.
Quella mattina la citt era una distesa bianca e s'incant
a guardare i tetti coperti di neve, quasi a voler svuotare
la testa da qualunque pensiero.
Ma si riscosse presto, e dalla borsa prese il pacchetto
bianco che aveva incuriosito l'agente Mallory. Ti ho portato
un regalo, sussurr a Kirill.
Per la prima volta lui riusc ad aprire completamente gli
occhi e la fiss intensamente.
Nadja apr delicatamente il pacchetto: dentro c'era una
specie di cespuglietto rotondo, rinsecchito e grigiastro. Un
gomitolo contorto, richiuso su se stesso come un riccio. Lo
appoggi sul comodino, di fianco al bicchiere.
Lui tent di sollevare un po' la testa dal cuscino: Che
cos'?
Selaginella lepidophylla, sussurr lei. O, come la chiamano
in molti, rosa di Gerico.
Sembra morta, mormor lui a fatica. Ti hanno fregata.
Nadja sorrise. Sembra. Ma  una pianta del deserto.
Viene chiamata anche "pianta della resurrezione" per la sua
capacit di sopravvivere senz'acqua per anni. Poi bastano
poche gocce perch si apra completamente diventando verde
e vellutata.
E come fa?
Il vento del deserto la spinge, e la fa rotolare per chilometri
e chilometri, finch non trova una pozzanghera, un rigagnolo.
Allora l'acqua la impregna, l'appesantisce: e il vento
non ha pi la forza di spingerla altrove. Cos la rosa si distende:
sboccia, fino a sembrare una stella, e brilla di verde
in mezzo alle dune. Per gli uomini del deserto rappresenta
la vita che non muore mai e l'amore che pu farla rifiorire.
A Nadja parve di cogliere un luccichio nelle pupille di
Kirill.
E se l'acqua finisce? le chiese lui, richiudendo gli occhi,
come se si fosse improvvisamente addormentato.
Nadja si chin, gli sfior la mano abbandonata sul lenzuolo
e lo baci sulle labbra: L'acqua non finisce mai.

 Capitolo 65.

Londra, Teatro B.A.S.T.E.T.
Marted 4 Gennaio, ore 08,56.
VICTORIA era rimasta sorpresa. Il messaggio di Madame,
giuntole la sera precedente, era stato laconico ma chiaro:
DOMANI MATTINA ORE 9 IN TEATRO. PROVINO MUSICAL DI
BROADWAY. PER TE. Iv.
Victoria aveva provato a chiamarla per confermare, ma il
cellulare di Iv era gi staccato.
Allora si era preparata in fretta e aveva preso un taxi:
pessima scelta, perch a quell'ora del mattino il traffico era
congestionato. Furiosa, era scesa per infilarsi nella metropolitana
e aveva preso il primo treno verso Princes Street.
Arriv in teatro con il fiato corto, ma puntuale.
Entr in sala. Le poltroncine erano tutte vuote, tranne
tre, occupate nell'ordine da un uomo di colore completamente
calvo che portava un paio di occhiali dalla montatura
bianca, una donna dai capelli biondi e fluenti e un signore
anziano con la barba bianca e una sciarpa a righe rosse e
gialle, che sembrava ansioso di cominciare.
Appena lei comparve, i tre si alzarono insieme per presentarsi.
Felice di incontrarti, la salut l'uomo di colore. Sono
Daniel Alley, il coreografo dello spettacolo. Lui  Bill
Houstin, il regista, e lei Caroline Wudrow, il produttore.
Victoria strinse a tutti la mano con un sorriso.
Abbiamo attraversato l'oceano per vederti, disse la
donna, con il tono di chi vuol farlo pesare.
Sono onorata. Sarei venuta io, senza problemi, rispose
Victoria.
Quando Iv Lily ti d una dritta  sempre meglio arrivare
prima degli altri, concluse la Wudrow.
Bill Houstin la scrutava un po' sospettoso, come se dubitasse
che in quella ragazza potesse nascondersi un vero talento.
Victoria lo fiss negli occhi e lui, come imbarazzato,
distolse lo sguardo. Iv ti avr sicuramente preparato per
questo provino...
Veramente no, confess Victoria con sincerit. Madame
non le aveva neanche accennato il titolo del musical.
Dopo l'ultima lezione, l'unico contatto che aveva avuto con
lei era stato l'SMS di convocazione per quel provino.
I tre si guardarono perplessi.
Tu sei Victoria Price, giusto? le chiese la produttrice.
S, certo.
E non sapevi nulla di questo provino?
No. Niente.
Il regista sbuff: Speriamo che Iv non ci abbia fatto un
brutto scherzo...
Be', azzard Victoria, visto che sono qui vorrei comunque
provare...
Il coreografo scambi un'occhiata con Caroline, che annu.
Sai cantare? le domand.
Naturalmente, rispose Victoria. Certo che sapeva cantare.
Come sapeva ballare e recitare. Ma questi americani
cosa pensavano che studiassero, gli attori inglesi?
Sai leggere la musica? riprese Daniel prendendo un
plico di spartiti.
Certo, annu Victoria.
L'uomo gliene porse uno. Il titolo dell'opera era Mercy
for Grace.
Stiamo facendo i provini per la protagonista, cominci
a spiegare il coreografo. Grace, che d anche il titolo al
musical,  una cantante che arriva alla fama fra mille difficolt.
Nata in Montana, in una famiglia modesta, Grace ha
sempre avuto un rapporto difficile con i genitori. Cos, giovanissima,
se ne va di casa e approda a New York dove il
suo sogno di diventare una star sembra infrangersi contro
un muro di indifferenza. Allora lei, per tirare avanti, fa di
tutto... finch...
Finch non incontra il solito principe azzurro che le
cambia la vita e l'aiuta a sfondare. Giusto? lo interruppe
Victoria.
Il suo intervento lasci Daniel sorpreso. Giusto.
Che stronzata! sentenzi Victoria.
Il coreografo sgran gli occhi.
Vuoi ripetere, per favore? salt su Caroline.
Gi, la incalz il regista. Mi piacerebbe sapere con
che coraggio questa signorina liquida tre anni di lavoro come
una stronzata. Sentiamo un po'...
Victoria non si capacitava di come diavolo le fossero
uscite quelle parole. Ma le erano venute spontanee, come se
i tre che aveva di fronte non rappresentassero il suo futuro,
ma fossero persone qualsiasi con cui scambiare due chiacchiere
alla fermata dell'autobus.
Il regista si avvicin: Adesso ci spieghi per filo e per
segno perch mai Mercy for Grace, secondo te,  una stronzata.
Dico che  una stronzata, perch la favola del principe
azzurro ormai ha annoiato tutti. Non conosco nessuno che
faccia qualcosa senza tornaconto. Certo, Grace dev'essere
molto carina, perch se fosse racchia nessun principe azzurro
la considererebbe... E poi basta con questo logoro Io
ti salver! In Inghilterra, come da voi in America, le ragazze
sono perfettamente in grado di salvarsi da sole e, scusatemi
se ve lo dico, se vedessero l'ennesimo spettacolo con il
principe azzurro che risolve tutto, lo fischierebbero! Sono
passati i tempi di My fair lady, ma anche quelli di Pretty
Woman. Oggi le ragazze non hanno pi voglia di rimanere
con il fazzoletto in mano ad asciugarsi le lacrime perch all'orizzonte
non compare nessun principe azzurro. Non sarebbe
meglio che questa Grace, anche se tra mille difficolt,
ce la facesse grazie al suo talento, alla sua grinta? Alla
sua capacit di affascinare s i potenti di turno, ma tenendoli
a bada e magari riuscendo a sfruttarli? Cos risulterebbe
davvero un personaggio moderno, attuale... E poi, se
trova anche l'amore, ben venga, ma senza obblighi. Ecco.
Questo  tutto.
Victoria, senza fiato, si ferm l, stupita lei stessa di come
quel discorso le fosse venuto naturale. Daniel la fissava a
bocca spalancata e Caroline era paonazza. Solo Bill sembrava
non aver accusato il colpo.
Gentilmente, la invit il regista, puoi salire sul palco
con lo spartito in mano e farci sentire di cosa sei capace?
Sempre che tu sia capace di far qualcosa, oltre che distruggere
il lavoro altrui.
Ma Bill... prov a dissuaderlo Daniel.
Il regista lo zitt con un gesto della mano.
Datemi un minuto, replic Victoria.
Poi a piccoli passi raggiunse la scaletta che portava al
palco. Si guard indietro solo una volta e vide che Daniel
stava cercando di convincere almeno Caroline a lasciar perdere.
Ma anche la produttrice, adesso, sembrava intenzionata
a metterla alla prova.
Victoria sal sul palco dove, illuminata dai proiettori, diede
un'occhiata allo spartito. Meno di un minuto dopo attacc
la musica. Dapprima un fraseggio dolce, che ricordava
un po' l'inizio di Cabaret, seguito da un'armonia pi moderna
e incalzante. La prima strofa della canzone esplose
fuori da Victoria senza che neanche se ne accorgesse: If th
worid is small/if th word is small/Vm sure of one thing/one
day l'il make them bigger(1).
Fu invasa dai ricordi delle lezioni di Madame Iv: una rapsodia
di emozioni che si sfioravano, prima di accarezzare
le parole della canzone, avvolgendole in una magia che colorava
di luce la sua voce.
Daniel la stava osservando, ma osservava anche lo spartito
fra le sue mani come se lo vedesse per la prima volta.
Pens che, fino a quel momento, nessuno fosse mai stato in
grado di interpretarlo veramente. Neanche lui: fino a quando
Victoria non aveva iniziato a cantare era stato come cieco.
Immagin i movimenti sinuosi del corpo di ballo attorno
a quella ragazza dal magnetismo sovrannaturale. Bisognava
ripensare la coreografia da cima a fondo. Come aveva
potuto essere cos stupido? Tutto era davanti a lui, semplice
e a portata di mano. Il lavoro svolto fino a quel momento
era da buttare: ma con un'ispirazione del genere ne sarebbe
valsa la pena.
Caroline sorrideva e guardava in alto, come se ringraziasse
Dio. Stava benedicendo la sua buona stella per averle fatto
scoprire un'autentica miniera d'oro.
Bill era il pi emozionato di tutti: la voce di Victoria
esprimeva sofferenza, ma non recriminava. Non era la voce
di un angelo. Niente di cos androgino: era semplicemente
la voce di una ragazza che aveva abbandonato la disperazione,
voltando le spalle alle sue miserie, dopo aver preso forza
da esse. Se fosse stato pi giovane l'avrebbe baciata. Ma un
vecchio come lui ormai poteva solo struggersi per un amore
che aveva sognato per tutta la vita. Una lacrima gli scivol
sulla guancia.
Non appena la musica sfum, una tenda della galleria si
scost rivelando Iv. Era l da un po' e osservava con fierezza
la sua ragazza. Nemmeno per un momento aveva dubitato
del talento di Victoria. Ora la sua allieva avrebbe dovuto allontanarsi
da casa il prima possibile, affrontare la vera solitudine,
per poi passare al livello successivo: una volta ottenuto
tutto, perdere nuovamente tutto.
Iv lanci un'ultima occhiata al palco. La musica era finita.
Vide che il suo vecchio amico Bill era salito ad abbracciare
Victoria, Caroline si era alzata e stava applaudendo con
foga e Daniel ballava di gioia.
Il suo cellulare vibr. Iv lasci andare la tenda e guard
chi stesse disturbando quel momento di vera magia.
Il messaggio era di Raye: ESAMINATO CELLULARE DELLA
DERZHAVIN. TROVATO LUOGO. INTERVENGO.

Note.
1. Se il mondo  piccolo/se la parola  piccola/ho una certezza/un giorno
li far pi grandi.

 Capitolo 66.

Dublino, National Botanic Garden.
Marted 4 Gennaio, ore 09,37.
Il National Botanic Garden era una perla incastonata nella
citt: settecento ettari di verde incontaminato, meticolosamente
accudito da pi di due secoli dai migliori giardinieri
d'Irlanda. Ospitava ogni giorno migliaia di turisti e un continuo
andirivieni di illustri botanici.
Quella mattina, nel silenzio bianco e ovattato, il parco
pareva una landa desolata: aveva smesso di nevicare da poco,
e il grande parcheggio in fondo a Old Finglas Road era
vuoto. In giro non si vedeva anima viva.
Il taxista che l'aveva presa a bordo al James Connolly Memorial
Hospital le aveva spiegato che la neve, a Dublino, era
un fenomeno raro: da quelle parti sempre solo pioggia, per
via delle continue perturbazioni atlantiche, sempre relativamente
calde per effetto della corrente del Golfo.
A sentire lui, una nevicata di quelle proporzioni aveva
convinto i pi a rintanarsi in casa, evitando il rischio di incidenti.
Mentre pagava la corsa e ringraziava distrattamente,
Nadja pens che, per quel che aveva in mente, era una vera
fortuna. E poi, dopo tanto tempo trascorso sotto una sorveglianza
continua, le faceva piacere muoversi senza nessuno
intorno: non che le fosse mai dispiaciuta la vigilanza premurosa
di Kirill, ma trovava soffocante quella degli altri.
L'occhiata impaziente del taxista la richiam alla realt:
rimise a tracolla la borsa, si calc bene in testa il cappello di
lana e scese dalla vettura, avviandosi alla biglietteria, di fianco
alla grande cancellata di ferro. In coda non c'era nessuno.
Pag e con il biglietto le consegnarono la mappa dei
giardini. All'imbocco del viale di accesso, si ferm a consultarla.
Poi, quando fu sicura di potersi orientare, prese il cellulare
e visualizz sul display Google Earth. Dal globo terrestre,
muovendo le dita sul touch screen, zoom prima sull'Europa
e poi sull'Irlanda, quindi ingrand il dettaglio fino
ad arrivare a Dublino, e infine al parco. C'era una bandierina
gialla, un segnalibro che aveva posizionato proprio in
corrispondenza delle coordinate ricavate dal bozzetto di
Yuri Glinka:
Latitudine 53 22' 1802 N
Longitudine 6 16' 1633 O
Esattamente in corrispondenza al punto, la cartina segnalava
una meridiana solare, che sorgeva davanti all'ingresso
principale della Palm House, la grande serra.
Infil in tasca il cellulare: non avrebbe faticato a raggiungerla.
Mentre camminava in perfetta solitudine, violando per
prima la neve fresca con orme profonde e regolari, pensava
a quanto fosse inverosimile la sua situazione: sapeva perfettamente
dove cercare, ma non aveva la minima idea di che
cosa stesse cercando.
Lena aveva parlato di una pietra dosatrice. Avrebbe voluto
saperne di pi, ma quello era stato il momento pi propizio
per sorprenderla.
Appena giunse davanti alla serra, guardando il viale che
conduceva alla meridiana, trasecol: cento metri pi in l,
l'area era transennata, con cartelli di divieto d'accesso e di
pericolo. All'interno di quel perimetro, si muoveva una
squadra di operai in cerata gialla. Intorno a loro bancali di
legno, un enorme rotolo di nastro di zinco per il fissaggio
dei carichi pesanti, due piccoli escavatori gialli a benna
frontale e una gru: un camion attendeva a pochi metri di distanza,
con la paratia posteriore abbassata.
Nadja si avvicin il pi possibile alla recinzione: nessuno
le badava.
La neve era stata sgombrata e ammucchiata sul prato retrostante,
e la meridiana rimossa con tutto il basamento e
appoggiata poco pi in l. Al suo posto, c'era uno scavo circolare
profondo un paio di metri e largo circa quattro.
Intorno allo scavo gli operai tenevano sollevato un disco
di pietra, grande e sottile: evidentemente lo avevano appena
dissotterrato, perch era ancora sporco di terra.
Quindi, lentamente, coordinando i movimenti sotto la
guida del caposquadra, gli uomini trasportarono il disco a
perpendicolo fin sopra una grande cassa di legno delle sue
stesse dimensioni e con cautela lo calarono dentro.
Prima che scomparisse, Nadja not sulla faccia superiore
dei raggi incisi, come un sole. E fra quei raggi, negli spicchi,
intravide strane coppelle scolpite in bassorilievo, come le
formine dei bambini sulla spiaggia.
Quello era il cosiddetto Libro di Foglie? La causa della
morte di sua madre e di molte altre persone? Ma cosa aveva
mai di speciale? E soprattutto: chi stava portando via quella
pietra?
Sporgendo il busto oltre il nastro che univa le transenne,
tent di attirare l'attenzione del caposquadra: Chiedo
scusa...
L'uomo le si avvicin. Mi dica, signorina...
Cos' quell'affare che avete tirato fuori? gli domand
bruscamente lei, indicando la cassa.
L'altro le parve leggermente imbarazzato: Purtroppo
non posso dirle molto: siamo una societ privata, specializzata
in scavi archeologici, e lavoriamo per la Sovrintendenza
Nazionale. Abbiamo obbligo di riservatezza sui siti. E sui
reperti.
Grazie comunque, disse Nadja, visibilmente delusa.
L'uomo stava per tornare sui suoi passi, quando Nadja lo
vide osservare qualcosa alle proprie spalle, e illuminarsi
d'improvviso: Signorina, sta arrivando qualcuno che potrebbe
aiutarla.
Nadja si volt: una donna stava risalendo il viale verso di
loro.
Quella  il Sovrintendente Nazionale, precis il caposquadra.
E, detto in confidenza, e qui abbass il tono di
voce, anche la moglie del nostro Ministro degli Interni. Veramente
strano, vederla in giro con questo tempaccio...
Intanto la signora li aveva raggiunti: l'uomo la salut con
deferenza e lei lo ricambi in tono familiare: 'giorno, Flanagan...
tutto bene, con il nostro...
Nessun problema, Mrs. Challoner, rispose l'uomo.
Poi si rivolse a Nadja, che era rimasta leggermente in disparte:
Signorina, sono onorato di presentarle Mrs. Raye
Challoner, il nostro Sovrintendente Nazionale. La persona
pi qualificata al mondo per soddisfare la sua curiosit.
Ora, con il vostro permesso... E con un leggero inchino si
conged, tornando verso il centro della recinzione, dove i
suoi uomini lo stavano aspettando intorno alla cassa ancora
aperta.
Nadja osserv la donna attentamente, mentre si scambiavano
le presentazioni: cappotto elegantissimo, stivaletti lucidi,
ricoperti da ghette in plastica trasparente per proteggerli
dalla neve. E un cappellino molto molto serio. Ma quegli
occhialini fucsia, con il cordino di fili colorati e intrecciati,
che accentuavano i bellissimi occhi grigi, le davano un'aria
simpatica e scanzonata, che faceva a pugni con l'aspetto
compunto e professionale.
Si interessa di archeologia, signorina...? le chiese gentilmente.
Derzhavin. Nadja Derzhavin.
Polacca?
Russa. Moscovita, per la precisione. Poi venne al dunque.
Che cos' quella grande pietra?
Per quel poco che ne sappiamo, si dovrebbe trattare di
un disco calendariale lunare. Arte megalitica celtoinsulare:
periodo di La Tne, terzo secolo avanti Cristo. O forse ancora
pi indietro: periodo Hallstattiano... Chiss... Come i
dolmen... ma bisogner attendere la pulitura e la catalogazione
cronologica esatta, per essere pi precisi.
E come avete fatto a sapere che era proprio l, sotto la
meridiana?
Mrs. Challoner le sorrise in un modo strano, che le parve
vagamente malizioso: La tecnologia dei georadar si  molto
evoluta, ultimamente...
Nadja la guard confusa.
Allora la sovrintendente le spieg con pazienza: Il georadar
 una sorta di sonar di terra in grado di evidenziare le
concentrazioni litiche... insomma, le grandi pietre. E fornisce
anche forma e peso approssimativo. Cos, sapevamo gi
di trovare un discoide, molto grande e sottile: non certo una
roccia naturale, data la forma.
Nadja insistette: S, ma perch avete cercato proprio l?
Come facevate...
Mrs. Challoner parve compiaciuta: Scansioni a campione.
Quest'area era una torbiera a cielo aperto: una sedimentazione
ideale, per la conservazione di reperti. E poi, questo
giardino ha pi di duecento anni: nulla di pi facile che fosse
sorto proprio su un sito precedente. Perci abbiamo deciso
di approfondire le ricerche.
Nadja tent il colpo: Posso vedere quella pietra da vicino?
La sovrintendente fu irremovibile: Ora certamente no,
signorina. Ragioni di sicurezza. Ma quando la esporremo al
pubblico, fra qualche anno, certamente. Se la esporremo...
Capisco... annu Nadja, piuttosto contrariata.
Mrs. Challoner prov a rinfrancarla: Una tazza di t?
C' un chiosco delizioso, l, dietro quel boschetto di pruni.
Con questo gelo...
Grazie, Sovrintendente Challoner, ma devo rientrare in
albergo. Buona giornata, e scusi il disturbo. Nadja le strinse
la mano, poi gir sui tacchi e torn verso la serra, senza
pi voltarsi indietro.
Se lo avesse fatto, avrebbe visto Mrs. Challoner impegnata
al cellulare. Come da copione, Iv, disse Raye.

 Capitolo 67.

Mosca, villa Derzhavin.
Gioved 7 Aprile, ore 17,13.
GAVRIJL aspettava: da uno dei divani di pelle bordeaux della
Sala della Musica, osservava il parco oltre la finestra, dove
l'ultima neve s'era sciolta da poco.
L'impianto Bang & Olufsen diffondeva le note rilassanti
della Partita N. 3 in A minor di Johann Sebastian Bach, interpretata
da Ramin Bahrami. Al suono liquido dei tasti del
pianoforte faceva a tratti da contrappuntato il crepitio di un
ciocco di abete che bruciava nel camino.
Borimir entr barcollando. Era ubriaco e quasi irriconoscibile,
lo sguardo vacuo segnato da profonde occhiaie.
Accomodati, Borimir, lo invit l'oligarca.
Il maggiordomo si guard intorno come un animale
braccato, poi ubbid, mosse alcuni passi incerti verso il fondo
della sala finch, con un residuo di affettazione, prese
posto in punta al divano, alla destra di Gavrijl. Subito si
concentr sulle fiamme del camino, senza trovare il coraggio
di guardare in faccia il suo principale.
Gavrijl non apr bocca per almeno due minuti, limitandosi
a studiarlo di tanto in tanto con occhiate indecifrabili.
Infine ruppe il silenzio. Perch non sei scappato, Borimir?
sussurr. Hai avuto tre mesi di tempo per farlo.
Il maggiordomo non rispose.
Allora Gavrijl si alz appoggiandosi a un bastone dal manico
d'argento. Per quanto sentisse le forze risvegliarsi di
giorno in giorno, era ancora convalescente e il lungo periodo
d'immobilit lo aveva fiaccato nel profondo. Il gesto,
perci, gli cost una fatica notevole.
And a sedersi accanto a Borimir e gli appoggi una mano
sulla coscia. L'uomo trasal.
Gavrijl rimase muto per qualche istante, poi ripet la domanda:
Perch non sei scappato, Borimir?
Anche questa volta il maggiordomo non rispose.
Allora, lentamente, Gavrijl riprese: In un altro momento
della mia vita, probabilmente ti avrei fatto squartare.
S'interruppe un istante, quindi prosegu ancora pi lentamente:
Avrei preso quattro dei miei migliori cavalli da
corsa, quelli che mando a Deauville ad agosto, ti avrei fatto
legare mani e piedi e poi...
Alz la mano dalla coscia di Borimir, come se stesse toccando
qualcosa d'infetto, poi si tir su con lentezza e torn
al suo divano. Cosa ti ho fatto mancare in questi vent'anni?
gli domand.
Borimir guardava fisso il fuoco.
Sono poche le persone di cui mi fido, continu Gavrijl.
Tu eri fra queste. Quando non c'ero hai sempre badato
alle mie donne. Portavi a scuola Nadja... Catherine ti
adorava...
Una lacrima muta scese lungo la guancia del maggiordomo,
arrossata dall'alcol.
Prendi tutte le tue cose, gli ordin. Adesso. Immediatamente.
E vattene via, il pi lontano possibile da qui. E fai
in modo di non incrociare mai pi la mia strada.
Borimir continuava a tacere. Si alz, fece un lungo inchino,
che conservava qualcosa di solenne, e raggiunse la
porta. Solo prima di scomparire si volt, incrociando per la
prima volta lo sguardo di Gavrijl: i suoi occhi urlavano rimorso.
Quella donna... biascic.
Poi spar.
Rimasto nuovamente solo, Gavrijl si concentr sul fuoco.
La visione della brace aliment il desiderio di un sigaro, ma
dovette scacciare il pensiero: i medici gli avevano vietato
tassativamente il fumo. Cos si trov a riflettere su quanto
era accaduto negli ultimi mesi. Di tutte le perdite subite,
quella di Catherine continuava a tormentarlo: niente gli era
mai mancato cos. Quante volte erano rimasti a conversare
fino a notte fonda, in quella sala, con Bach in sottofondo.
Gli sembrava di vederla ancora l: quieta e attenta. Elegante
come un felino. Se solo avesse potuto riavvolgere il nastro
del tempo... avrebbe dato qualunque cosa per riavere
Catherine. Sent gli occhi inumidirsi e fece uno sforzo per
controllarsi. Un Derzhavin non piange. Un Derzhavin non 
una donnetta. Ma un Derzhavin non  neppure una pietra,
constat con dolore. Sfior un tasto del telecomando e la
musica svan di colpo.
Si alz faticosamente e, appoggiandosi al bastone, lasci
la sala per avviarsi verso la sua camera. Ogni passo gli costava
uno sforzo immane, ma consider il lato positivo: fino a
poche settimane prima era immobilizzato a letto, e nel giro
di poco si sarebbe ristabilito, almeno nel fisico. Perch, per
il resto, non sarebbe mai pi tornato il Derzhavin di prima:
sentiva che il vecchio Gavrijl non era stato ucciso da quel
cocktail micidiale di vodka e nicotina liquida, ma da un veleno
molto pi potente, il tradimento. D'ora in poi ci sarebbe
stato un altro Gavrijl, pi prudente e freddo, e perci
pi infelice.
Mentre attraversava l'ingresso la porta principale si apr
e sulla soglia comparvero Kirill e Nadja.
Gavrijl non riusc a trattenere una smorfia di disapprovazione:
la mano del siberiano stringeva quella di sua figlia. Lo
fulmin con lo sguardo. E la seconda volta che ti vedo per
mano a Nadja in questa casa.
Kirill lo studi lentamente. Infine, con un sorriso disarmante,
rispose: Ma questa volta sono entrato dalla porta
principale. Poi sollev delicatamente la mano di Nadja e la
porse al padre.
Lui la strinse e si avvi verso la cucina trascinandola con
s. Ho fame, disse semplicemente.
Nadja si volt verso Kirill: gli lanci un'occhiata complice,
e lui spar su per lo scalone.
In silenzio Gavrijl raggiunse la cucina e si sedette al tavolo,
agganciando il manico del bastone al bordo del piano.
Cosa vorresti? chiese lei aprendo il grande frigo a muro.
Gavrijl fiss il manifesto de La ragazza di San Pietroburgo,
incorniciato alla parete: un primo piano di Catherine
quattordicenne, in costume ottocentesco. Infine le rispose:
Vorrei una ragione.
Non riporterebbe la mamma in vita, consider Nadja
con tristezza. Prese una bottiglia di latte e ne vers due bicchieri,
sedendosi accanto al padre.
Cos' questa roba? protest lui.
Ti far bene, pap.
Gavrijl afferr il bicchiere e l'annus con una smorfia disgustata.
Poi lo allontan verso il centro del tavolo. Non
mi dar pace finch non avr capito.
Il movente?
Tutto quanto: il fondale... la pietra... Catherine... Ho
mosso gli uomini pi influenti d'Irlanda. Ma pare che tu sia
l'unica ad aver visto quella pietra. Da quando  stata portata
via,  sparita. E la Sovrintendenza fa scudo... Perch? A cosa
serve? E dov' finita? Soffro pi per questo che per il veleno...
Nadja lo guard negli occhi. Forse conosco qualcuno
che pu aiutarci.
 
Capitolo 68.

New York, Broadway.
Gioved 7 aprile, ore 23,47.
Il rimbombo degli applausi scroscianti non accennava ad
attenuarsi. La prima di Mercy for Grace era stata pi di un
successo: un vero trionfo. Victoria non si era mai sentita cos
sicura sopra un palco.
Adesso nei corridoi tutti, dai costumisti agli elettricisti, la
stavano applaudendo. Una delle parrucchiere aveva il trucco
sbavato dal pianto. Una ballerina di fila le gett le braccia
al collo per la felicit, poi prese il cellulare e immortal il
momento con un autoscatto.
Victoria s'infil nel camerino per stare un momento in
pace. Aveva bisogno di rilassarsi, di deconcentrarsi, poi
avrebbe fatto gli onori di casa, si sarebbe prestata alla firma
degli autografi, alle fotografie e alle interviste che Caroline
aveva messo in scaletta.
Ma dopo. Ora aveva bisogno di rimanere con se stessa,
perch tutto quell'affetto, per quanto sincero, la stava avvolgendo
ma anche soffocando.
Appena apr la porta, Briana si alz dalla sedia di fronte
alla specchiera, le corse incontro e l'abbracci con foga. Poi
la baci sulle labbra. Scusami, non ho potuto resistere. Sei
stata... enorme!
Sembravo grassa? scherz Victoria.
Ma no, scema, sei stata pi che grandiosa. Non mi vengono
altre parole se non ENORME!.
Victoria le prese una mano e la baci sul dorso. Grazie,
mormor commossa.
Dio, se non fossi gi fidanzata e tu non fossi cos
eterosessuale... scherz Briana.
Victoria sorrise, ma si sentiva sfinita. Un mese di lavoro
per aiutare a riscrivere il copione da zero, e poi due mesi di
prove intense, senza un giorno di pausa. Le tante ore spese
alla ricerca della chiave prosodica di ogni battuta adesso le
presentavano il conto. Aveva dato tutta se stessa. Da sola.
Lontana da casa. Senza l'affetto della famiglia: qualcosa che
aveva sempre dato per scontato e che ora, invece, le sembrava
la cosa pi preziosa del mondo. Per fortuna che la mamma
e gli zii, assieme a Briana, erano piombati l il giorno prima,
facendole la pi gradita delle sorprese.
Ma le mancava un'altra cosa.
Si era aspettata che Madame Iv venisse almeno quella sera,
alla prima: ma da quando era negli USA, non aveva pi
avuto sue notizie, a parte i contratti arrivati dal suo ufficio
di Londra. L'aveva cercata pi volte, ma invano. E questo
abbandono la faceva soffrire terribilmente.
Quando Briana si scost, Victoria pass in rassegna i numerosi
mazzi di fiori che ingombravano il camerino. C'erano
iris, orchidee, rose bianche, gialle e soprattutto rosse.
Qualcuno le aveva persino regalato un mazzo di gigli contornato
da una collanina d'oro: kitsch ma d'effetto.
Ascolta Briana, Victoria prese le mani dell'amica fra le
sue, sono davvero felice che tu sia qui. Per ho bisogno di
un attimo, uno solo, per me.
Ma certo... annu Briana, mascherando il disappunto.
Non si aspettava di essere buttata fuori, anche se con
gentilezza. Io raggiungo tua madre, aggiunse. Prenditi
pure... tutto il tempo del mondo. Te lo meriti.
Grazie.
L'amica usc dal camerino e le mand un ultimo bacio:
per quel poco che la porta rimase aperta, Victoria pot scorgere
un capannello di giornalisti che la stavano aspettando
al varco. Uno riusc anche a rubare un paio di flash.
Briana cerc di tenerli a bada come meglio pot. Lasciatele
qualche minuto per riprendersi, poi sar disponibile
per tutti, li preg chiudendo la porta dietro di s.
I rumori esterni divennero subito ovattati, come se Victoria
ora si fosse trovata all'interno di una bolla.
Si sedette davanti allo specchio. Si aspettava di scoppiare
a piangere: sentiva di provare una tale gioia da non poterla
pi trattenere in altro modo. Ma non successe nulla, come
se tutte le sue emozioni fossero state prosciugate dal palco.
S, si sentiva svuotata: era quella la parola giusta per esprimere
il suo stato d'animo.
Da quando era arrivata a New York non aveva praticamente
vissuto la citt: solo il freddo glaciale che l'aggrediva
all'uscita del teatro, quando saliva sul taxi che la riportava al
residence, a continuare da sola le prove dello spettacolo.
Non aveva legato con nessuno, a parte Bill che le era stato
vicino come un secondo padre. A dire il vero, non aveva
proprio l'atteggiamento affettuoso di un genitore, piuttosto
quello di un amante che non l'avrebbe mai potuta avere.
Perci la compiaceva, consapevole che forse era l'unico modo
per sentirla un po' sua. Victoria si era spesso accorta dell'astio
dei colleghi che, dietro le quinte, malignavano di una
torbida relazione fra lei e il regista, non riuscendo a spiegare
altrimenti l'ascendente che aveva su di lui.
Quanto a Daniel, il coreografo, Victoria aveva faticato
molto per appropriarsi della tecnica di danza che aveva
ideato esclusivamente per lei, per mettere in risalto la sua figura
e il suo personaggio. Erano movimenti all'apparenza
semplici, ma richiedevano una durissima preparazione. Pi
di una volta aveva creduto di non farcela, ma Daniel l'aveva
sempre aiutata a superare i momenti difficili.
E poi c'era il pensiero dei giorni a venire. Dopo quella
prima erano gi state programmate altre trenta repliche, solo a New York. Poi sarebbe partita per una tourne di un
anno che l'avrebbe portata da un capo all'altro del Nord
America, per approdare infine in Europa. Sarebbe stata dura
ma ce l'avrebbe fatta.
Solo in quel momento si accorse di una lunga busta giallina,
infilata di taglio su una spazzola. Era intestata a lei. La
gir e lesse il mittente: Iv Lily.
Sent un tuffo al cuore, apr in fretta la busta e trov un
biglietto aereo New York-Londra e un cartoncino:
Dopodomani sera devi essere qui. Ti aspetto. Iv.
PS: Sei stata eccellente. Ma non avevo dubbi.
Victoria, confusa, rilesse il messaggio, poi controll la
data del volo sul biglietto. Era inequivocabile: Madame le
stava chiedendo di abbandonare la compagnia subito dopo
la prima. Stava scherzando?
Ripose nella busta il cartoncino e il biglietto e la pos sul
tavolino, dubbiosa.
Come poteva chiederle una cosa simile? Proprio ora,
proprio dopo un tale successo!
Victoria riafferr la busta e il primo impulso fu quello
di strappare tutto. Chiss che penali avrebbe dovuto pagare
per ritirarsi dallo spettacolo. Poi ci ripens. Non era
mai successo che Madame non pianificasse qualcosa con
estrema attenzione. Perci, sicuramente, delle penali si sarebbe
occupata lei. Inoltre, se le scriveva di andare a Londra,
c'era evidentemente qualcosa di molto importante da
fare l. Ma talmente importante da farle abbandonare lo
spettacolo?
Cosa diavolo hai in mente, Madame? domand Victoria
allo specchio.
Poi sospir. Non aveva risposte.
Di fronte a s vide Grace dal carattere d'acciaio ritramutarsi
nella ragazza di belle speranze che era partita da Londra
pochi mesi prima. Non c'era pi trucco che la nascondesse:
Victoria era tornata.
Afferr un batuffolo di cotone e lo inumid nel latte detergente.
Lo pass prima sulle guance, poi sulla punta del
naso e infine sulla fronte. Sent il cerone sciogliersi e, dopo
qualche minuto, Grace era completamente svanita, come se
non fosse mai esistita.
Victoria sfil il vestito di scena e rimase nuda davanti allo
specchio. Si gir di schiena e osserv il minuscolo simbolo
che si era fatta tatuare sulla scapola destra.
Aaallllaaaaa, pronunci a mezza voce per poi alzare il
tono fino a renderlo quasi stridulo.
Nel suo ventre qualcosa si mosse: quella era stata la sillaba
della sua prima accordatura. Dopo ne erano seguite molte
altre.
D'un tratto comprese.
Iv l'aveva preparata per anni a raggiungere il successo. E
ora le insegnava, attraverso poche righe, come perderlo.
C'erano mete pi alte per una Sorella.
Mentre si infilava il vestito da sera che le aveva regalato
Bill per l'occasione, Victoria pens a Keira Lee, l'attrice
scelta per sostituirla in caso di imprevisti. Chiss come sarebbe
stata contenta.
Ma tutto ci stava sullo sfondo: al centro delle sue emozioni
c'era l'attesa di capire a cosa la stava destinando Iv.

 Capitolo 69.

San Pietroburgo, Museo dell'Accademia delle Arti di Russia.
Venerd 8 aprile, ore 11,22.
Chi era realmente Olga Tvardovskij? chiese ancora
Nadja.
Vassijly scosse la testa.
Nadja era seduta davanti al vecchio archivista da quasi
mezz'ora ma, dopo diversi tentativi, non era ancora riuscita
a ottenere niente. Se avesse avuto a disposizione delle pinze
per tirargli fuori delle risposte, le avrebbe usate volentieri.
Perch non me lo vuole dire?
Lo sguardo di Vassijly si concentr sulla locandina che
lei gli aveva riportato, per motivare la visita.
La prego, Vassijly, insist Nadja accorata. Ho bisogno
di sapere. Per quel fondale mia madre  morta e mio
padre  stato avvelenato. La prego, mi aiuti.
Il vecchio archivista si port la mano alla fronte. Non
posso esserle utile in alcun modo, signorina.
La frustrazione di Nadja era ormai al limite. Perch quell'uomo
si comportava cos? Anche se lei avesse chiesto l'intervento
di Kirill, che aspettava fuori dalla porta, niente sarebbe
cambiato: a ogni domanda il vecchio si chiudeva sempre
di pi. Evidentemente sapeva qualcosa. Decise di non
demordere. Va bene, non vuole rispondermi. Allora le racconter
io una storia.
Vassijly alz lo sguardo.
C' una scenografa teatrale, morta sessant'anni fa, cominci
Nadja, che inserisce nei suoi fondali un codice. Alcuni
simboli di quel codice, mia madre li aveva tatuati addosso:
sono numeri. Questo  il collegamento fra il furto di
un fondale di poco valore e una coordinata geografica.
Una coordinata? sfugg a Vassijly.
S, e porta a Dublino, dov' nascosta una pietra che ho
visto, ma non ho neanche potuto sfiorare: un grande disco
circolare con delle strane cavit... l'assassina di mia madre
cercava quella, e l'ha chiamata Libro di Foglie, ma anche
"pietra dosatrice"... Nadja fiss il vecchio archivista, ma lui
non fece una piega.
Sono certa che lei conosce la risposta ad almeno una di
queste domande. Chi era realmente Olga Tvardovskij? In
che modo quel codice accomuna Olga, mia madre e la sua
assassina? A cosa serve il Libro di Foglie? E perch  cos
importante da uccidere?
Vassijly pieg con cura la locandina. Poi cominci a parlare
sommessamente. Lei ha fatto un altro lungo viaggio
per venirmi a trovare ma, come avr ormai capito, io non
parlo volentieri di questa storia. Neanche il tempo riesce a
stemperare il ricordo del pi forte dei sentimenti. Ormai sono
quasi arrivato alla fine del mio cammino, e non ho rimorsi.
Sono diventato la stessa polvere che copre questo luogo.
Ma ho vissuto. E questo lo devo a Olga.
Nadja trattenne il respiro. Sembrava che finalmente l'uomo
si fosse sbloccato. Cosa ha rappresentato per lei?
chiese invitandolo a proseguire.
Vassijly si sfior le labbra e il suo sguardo vag nel ricordo.
Mi ha donato qualcosa che nessun altro avrebbe potuto
darmi: la passione. Dopo la sua morte ho pianto per un
mese intero, mi struggevo di non poter pi sfiorare la sua
pelle. Ero poco pi di un ragazzo ma la guerra mi aveva reso
uomo molto in fretta. L'ultima volta che la vidi era per riscuotere
un pagamento, ma lo rifiutai in cambio di un bacio.
Ed  per questo che non mi va di parlarne.
Perch?
Gli occhi di Vassijly si chiusero per un attimo. Amore.
Ma Olga  morta pi di sessant'anni fa! si stup
Nadja.
L'uomo la fiss con uno sguardo pieno di malinconia. Il
mio amore non  morto con lei.
Nadja appoggi le mani al tavolo invaso da registri e vecchi
documenti. Cos'aveva di tanto speciale quella donna?
gli chiese.
Vassijly sembr di nuovo restio a rispondere, poi si decise:
Non lo so. Ma con gli anni ho collegato il suo mondo al
mito delle Sorelle.
Chi sono queste Sorelle?
Nessuno lo sa con precisione. Neppure lei, signorina,
malgrado sua madre fosse, probabilmente, una di loro.
Mia madre?
S. Il suo tatuaggio lo confermerebbe.
Un fremito corse lungo la schiena di Nadja. Il pensiero
torn all'ultimo incontro con la mamma e al lungo abbraccio
che si erano scambiate, talmente intenso da farle piangere
entrambe. Stava partendo per Anabah: Catherine l'aveva
scongiurata pi volte di non andare, ma Nadja voleva mettere
la maggior distanza possibile fra lei e il mondo di suo
padre. Cercava un luogo che le impedisse di pensare troppo
a lungo, dove ci fosse qualcosa in grado di tenerla impegnata
incessantemente. E per un po' Anabah aveva funzionato,
ma l'incantesimo si era spezzato nel momento in cui Al Jazeera
International aveva trasmesso la notizia della morte di
sua madre. Si sent confusa, ma non poteva permetterselo:
non ora che l'archivista aveva cominciato ad aprirsi. E cosa
fanno le Sorelle?
Secondo la leggenda, sono donne straordinarie.
E cosa le renderebbe cos straordinarie? lo incalz ancora
Nadja.
Il vecchio archivista si abbandon sullo schienale della
sedia. La loro istruzione. La leggenda narra di una setta,
ma chiamarla setta sarebbe riduttivo. Si tratterebbe pi di
un'idea, che si tramanda da secoli: ci sono donne addestrate
a orientare il potere degli uomini.
Ma mia madre era solo un'attrice.
Come Teodora, imperatrice di Costantinopoli.
 stata Olga a parlargliene?
Vassijly sorrise: Figuriamoci. Ho origliato una conversazione,
una volta. E, dopo la sua morte, ho dedicato buona
parte della mia vita tentando di risolvere l'enigma delle Sorelle
e del loro Cenacolo, per quanto poche e rarefatte siano
le tracce che hanno lasciato. Le Sorelle si sono mosse nella
storia con cautela, hanno avuto pazienza... celato ogni cosa.
La loro intrusione silenziosa nelle pagine dei libri  un segreto
che si pu cogliere fra le righe, ma senza certezze. Il
loro unico testo  il Libro di Foglie, ma non  un libro, come
mi conferma lei.
Gi,  una pietra... dosatrice. Ma a cosa serve?
L'archivista scosse la testa vigorosamente: Non ne ho la
pi pallida idea. Quando lei  venuta qui per la prima volta
e mi ha parlato del fondale di Olga, ho sperato che, prima
di morire, forse qualcuno avrebbe scoperto quello che io ho
cercato invano per tutta la vita. Speravo che i mezzi di una
Derzhavin fossero pi efficaci di quelli di un vecchio
innamorato. Ma mi sono sbagliato. E ora siamo qui, insieme, e
possiamo fare solo delle supposizioni.
Quali?
Che la pietra serva a realizzare una ricetta. Olga ha
sempre trafficato con erbe e pozioni, e il codice richiama
chiaramente il mondo arboreo.
La pietra filosofale? ipotizz Nadja.
Vassijly non riusc a soffocare una risata. Con fiori e radici?
Non credo proprio.
Allora, l'elisir dell'eterna giovinezza?
L'uomo, ancora una volta, scosse la testa. Quando io mi
innamorai di Olga, la giovent l'aveva abbandonata da
molti anni.
Nadja si morse un labbro. A questo punto rimane solo
il filtro d'amore... disse quasi scherzando.
Vassijly allarg le braccia. L'amore  irrazionale,  difficile
da controllare. E soggetto a sbalzi di umore e colpi di
testa imprevedibili. Pu durare lo spazio di un giorno oppure
sessant'anni... E poi come potrebbe esistere un filtro d'amore?
Sarebbe come racchiudere in un solo elemento Creativit
e Regola, Leggerezza e Gravit... No, dev'essere qualcosa
di molto pi potente...
Nadja, rapita dalle parole del vecchio, d'un tratto comprese.
Di qualunque potere si fosse trattato, non faceva alcuna
differenza: se qualcuno credeva nella promessa di quel
potere, non avrebbe esitato a uccidere per appropriarsene.
Proprio ci che aveva fatto Lena.
Vassijly si alz a fatica dalla sedia e le porse una mano.
E con questo sono costretto a salutarla. Ho poco tempo e
l'inatteso licenziamento del direttore ha colto tutti quanti di
sorpresa.
Posso tornare domani?
Temo che non ci vedremo pi, si conged garbatamente
l'uomo.
Perch? domand confusa Nadja.
I miei giorni in questo archivio sono finiti. Mi hanno invitato
alla pensione e devo preparare le valigie.
Ma mio padre potrebbe...
Vassijly la ferm con un cenno. Non si preoccupi, signorina,
sono contento cos: senza il mio lavoro, finalmente,
avr una buona ragione per morire. Il mio mondo 
scomparso e questa nuova Russia mi piace ogni giorno di
meno. Non c' pi spazio per gente come me, e forse  giusto
cos.
Nadja comprese che non gli avrebbe pi cavato fuori
neanche una parola. Gli strinse la mano e le sembr di toccare
un vecchio rotolo di pergamena, poi lasci la stanza.
Quando apr la porta e vide l'espressione curiosa di Kirill,
si limit a prenderlo sottobraccio.
Cosa ti ha detto? le domand il siberiano.
Camminando nell'angusto corridoio, Nadja appoggi la
testa sulla sua spalla: Mi ha raccontato una favola...
  Epilogo.

Contea di Windsor, Fearn House.
Sabato 9 aprile, ore 23,52.
A DISPETTO dell'ora notturna, l sotto, nell'antisala della
cripta, faceva molto caldo e l'umidit era soffocante.
Una torcia a parete bruciava, diffondendo una luce tenue
e rossastra. In una nicchia scavata nella roccia una grande
brocca di peltro, con manici ad anfora, rilasciava dense
volute di vapore.
Nel pi assoluto silenzio, come prescritto, le tre Migliori
si spogliarono con gesti lenti: quando furono nude, il rito
inizi.
Yana la Lepre impugn la brocca e vers acqua sulle
spalle di Iv la Trota: rivoli luccicanti colarono gi lungo la
schiena e fra i seni, sollevando fili di vapore.
Poi fu la volta di Iv. Mentre raccoglieva l'anfora dalle
mani di Yana, per lavare a sua volta Florette la Cornacchia,
percep l'emozione invaderle il cuore. Per anni aveva atteso
il ritorno del Libro di Foglie, e ora il suo desiderio era stato
esaudito: dopo pi di mezzo secolo, la pietra dosatrice le attendeva
dietro la porta.
Dopo aver bagnato Florette, e averle passato la brocca
perch lei a sua volta purificasse Yana, il suo sguardo indugi
sulle effigi dei tre sacri animali, dipinte sui loro ventri.
Quando il Ciclo dell'Acqua fu chiuso, le tre donne raccolsero
i capelli dietro la nuca, e li legarono in lunghi nastri
colorati: rosso quello della Lepre, nero quello della Cornacchia,
bianco quello della Trota.
Finalmente erano pronte, pens Iv, sfilando il chiavistello di quel vecchio uscio.
Raggiunsero i loro posti intorno al Libro di Foglie, poggiato
in terra al centro della cripta, e si disposero in piedi,
immobili, ai quattro punti cardinali. Tre candelabri a piedistallo
reggevano grandi ceri accesi: quello a Sud un cero solo,
quello a Ovest due, e tre quello a Oriente.
Iv fiss il disco di pietra, che Raye aveva recuperato a
Dublino. Finalmente quello vero e antico, scolpito di pugno
dalla Grande Madre. Era largo quattro metri e lo spessore
era quello di un gradino. La pietra era ripartita in tredici
spicchi: su dodici, vicino al bordo, erano scavate le formelle
dosatrici, il cui contorno riproduceva una diversa foglia sacra.
Lo spicchio a Settentrione era liscio, mentre il centro
del disco ospitava un fornello riempito di mattonelle di torba
essiccata, proprio sotto il paiolo di rame appeso alla volta.
Il fuoco era spento.
Questa volta il drappo sull'ara riluceva di lino candido, e
al posto della meridiana lunare c'era un'anfora di cristallo,
piena fino all'orlo di un liquido puro e trasparente.
Il Settentrione non era pi deserto: Iv vide Victoria ritta
in piedi, immobile, con le palme aperte appoggiate al ventre.
Ammir il suo corpo nudo, poi fiss il grande chicco di
grano che poco prima le aveva dipinto intorno all'ombelico:
Victoria sembrava sorreggerlo fra le mani. Infine risal con
lo sguardo al cappuccio bianco, senza fori per gli occhi e
lungo fin sulle spalle, che rendeva cieca la giovane, in osservanza
al rito.
Controll con un'occhiata esperta che gli ingredienti e
gli attrezzi fossero disposti nelle esatte posizioni: i dodici
sacchetti di iuta ognuno di fianco alla propria formella, il regolo
di quercia e il mestolo d'oro sullo spicchio di Luis il
sorbo, il ramoscello d'abete ai piedi di Florette, e lo scaccino
d'argento sullo spicchio di Beth la betulla.
Quando fu certa che tutto fosse giusto e perfetto, Iv alz
lo sguardo all'Oriente e lanci un cenno d'intesa: allora Florette
raccolse il ramoscello d'abete, cattur il fuoco dal cero
mediano e, salendo verso il centro della pietra, lo port alla
torba nel fornello. La fiamma cominci a lambire il fondo
del calderone, mentre lei iniziava a cantilenare.
Sono stato un vento del mare...
Alla prima strofa, Iv si mosse da Occidente: raggiunse il
bordo del disco dalla parte di Luis il sorbo, vi sal, s'inginocchi,
apr il sacchetto di iuta, e vers la polvere di ramoscelli tritati nella formella...
... lento fu il sorbo a schierarsi...
... poi raccolse il regolo di quercia e lo pass sopra la formella,
pi volte, lentamente, finch la polvere di sorbo non fu
perfettamente a livello. Infine si alz e torn al suo posto...
... cammino rapido sui rami della conoscenza...
... allora sal Yana: con il mestolo d'oro raccolse lentamente
la polvere di sorbo, e la rovesci nel paiolo, fino all'ultimo
granello, prima di fare ritorno a Mezzogiorno.
Florette, sempre immobile vicino al paiolo, mut d'improvviso
registro prosodico, intonando il profumo dell'ultima
neve:
... sono stato un vento su una vetta antica...
Iv si concentr sul rito, e svuot la mente: per altre undici
volte, ruotando intorno al disco di pietra, dos gli altri ingredienti,
e Yana li rivers nel paiolo.
Nion il cupo frassino che non indietreggi di un passo,
scaglie sottili di fusto.
Fearn l'ontano, primo a muoversi, linfa rossa come sangue.
Saille il lento, salice lacrima di sole, vimine secco tritato.
Uath bianco pruno, capo guerriero, spine acuminate disciolte
nel succo dei suoi teneri frutti.
Muschio di Duir la quercia, che d fuoco alla testa con il
suo fumo, macerato nell'olio vegetale.
Tinne agrifoglio in forma di tau, sminuzzato in nervi di
foglia.
Gusci di Coll il nocciolo, farfalla nell'agosto rovente.
Muin la vite, collina di poesia, in pampini secchi arrossati
dall'ultimo sole.
Semi di Gort l'edera, che richiama Borea il gelido.
Steli di Pethboc il giunco, freccia scoccata in battaglia.
Infine l'elisir dolce di Ruis il sambuco, lento a bruciare.
E quando la sua ultima goccia fu scivolata gi nel paiolo, la
Cornacchia tacque d'improvviso i suoi versi: ora era il tempo
di Beth, bianco albero del Settentrione, per chiudere il
cerchio dell'Anno.
Il tredicesimo spicchio, quello senza formella, portava
inciso il segno dell'Acqua di Linfa: il rito prescriveva che
fosse estratta da una betulla giovane nell'ultima notte di
Candelora, con una cannula d'oro innestata nel tronco, al
primo seno dei rami.
Iv prese la brocca dall'ara e raggiunse Florette per l'ultima
volta. Osserv i passi antichi di Yana, che si accostava al
Chicco di Grano e lo cingeva dolcemente in vita per
accompagnarlo al paiolo: Victoria, docile a quella mano, sal incerta
sul Libro di Foglie e le raggiunse avanzando cieca.
Iv, che l'attendeva reggendo nella destra l'anfora ricolma
di Acqua di Linfa, gliela porse con delicatezza, affinch la
sollevasse sopra il calderone: Ora, le sussurr.
E mentre la voce di Florette si alzava stridula e possente
per l'ultima ode:
Oh,
Gwyon Bach, empio custode, versa l'Acqua del parto di Cerridwen. E perisci, per rinascere.
Victoria inclin l'anfora con mano tremante, e il liquido si rivers nel fondo del paiolo, fino all'ultima stilla.
Poi un silenzio denso avvolse l'aria.
In quell'istante la mente di Iv fu invasa dal ricordo della sua amata Maestra, quando ormai molto avanti negli anni le
aveva rivelato il segreto dell'Essenza, prima di elevarla al rango di Migliore. Riud quella voce dolce che le narrava la
saga di Cerridwen, la Grande Madre che aveva affidato al giovane Gwyon Bach il calderone, al tramonto dell'Era Antica:
Gwyon le aveva disobbedito, e aveva bevuto tre gocce dell'Essenza, acquistando la chiaroveggenza. Allora Cerridwen lo
aveva cercato per divorarlo: lui le era sfuggito, trasformandosi prima in lepre, poi in trota, e poi in cornacchia.
Infine, nel tentativo di scomparire per sempre, aveva assunto la forma del chicco di grano: ma Cerridwen si era
mutata in gallina nera e lo aveva inghiottito, concependone il bardo Taliesin, Fronte Lucente.
Poi la sua Maestra le aveva svelato il rito di preparazione, descrivendoglielo nei minimi dettagli: il modo di dosare gli ingredienti, e come alimentare il tiepido calore della torba ogni ventotto giorni, nelle notti di transito fra i tredici mesi lunari degli Alberi sacri, e poi la coagulazione dell'Essenza nel giorno senza mese, il giorno del Vischio: un anno e un giorno, le aveva spiegato, e finalmente Iv aveva compreso  quel vecchio detto popolare Year and day... Quello riferito all'antica tradizione celtica dell'anno lunare, composto di 13 mesi di 28 giorni a cui, aggiungendo un giorno, si ottiene l'anno solare di 365 giorni.
Nei giorni seguenti la Maestra le aveva fatto ripetere tutto pi volte, per essere certa che lei non potesse dimenticare:
ma si era rabbuiata quando, alla fine, lei le aveva chiesto quando sarebbe stata la prossima volta.
L'anziana Migliore le aveva confidato fra le lacrime che forse non ci sarebbe mai pi stata una prossima volta: il Libro di Foglie era andato perduto nel frastuono della guerra...
era rimasta solo quella leggenda, il fondale di San Pietroburgo, a mantenere viva la fiamma della speranza nel cuore delle Sorelle.
Furono Yana e Florette a ridestarla da quei ricordi lontani, intonando la melodia del commiato:
Io sono il vento sul mare. Io sono l'onda dell'oceano. Io sono il fragore delle profondit. Io sono il cervo dai sette palchi. Io sono il falco sulla scogliera...
Lei si un al canto.
Dopo un tempo che le parve eterno, scandito com'era dalla Canzone di Amergin, Florette infine si mosse: spense i sei ceri con lo scaccino d'argento, poi s'incammin cantilenando verso la porta, come una regina, e scomparve. Iv la segu, e infine usc Yana, sempre conducendo con s il giovane Chicco di Grano.
Quando tutte furono tornate nel vestibolo, e l'uscio fu richiuso, il canto si spense: per un anno esatto, soltanto una tenue luminescenza rossastra e uno sfrigolio impercettibile sarebbero sopravvissuti in quella tenebra umida e silenziosa, in attesa del Giorno del Vischio dell'anno a venire. Questo era il tempo di preparazione della pi antica delle ricette.
Yana e Florette si scambiarono un bacio colmo d'affetto: Iv ne fu felice, perch vide cancellati in un istante i loro ultimi fraintendimenti, e tutto era di nuovo come all'inizio.
Allora si avvicin a Victoria, le sfil il cappuccio, e l'abbracci. Ma cosa abbiamo fatto? le chiese la ragazza, piena di emozione, stringendosi a lei.
Iv tacque: ripercorse i mille nomi dell'Essenza, il potere supremo del Cenacolo, il filtro d'amore cantato dai poeti fin dall'inizio dei tempi, il quinto elemento degli alchimisti medioevali, lo spirito d'amor gentile dei provenzali, il senno di Orlando sulla luna... comunque fosse stata chiamata nelle diverse epoche, la pozione capace di soggiogare qualunque
maschio senza che neppure se ne accorgesse: una sorta di delicata appropriazione o, come la chiamavano un tempo, una delicata possessione.
Sciolse l'abbraccio e, piangendo di gioia, rispose infine a Victoria: Siamo donne. Abbiamo cucinato.
...
.
...
FINE.